A livello del nano

“Fratelli”, “struppoli”, “santità”
ecco il vocabolario del malaffare

I dialoghi della loggia, tra lessico massone e slang napoletano. Dalle conversazioni di un pezzo di classe dirigente italiana emergono deficit culturali e calembour da caserma. I “dardi di noia” di Carboni e le recriminazioni di Lombardi nei confronti del presidente del Consiglio
di ALBERTO STATERA
Nicola Cosentino
“DORME cò a zizza mmocca”. Chi è che dorme con un seno di donna in bocca? Faticano gli ufficiali e gli appuntati del reparto investigativo del Comando di Roma della Legione Carabinieri del Lazio a tradurre in italiano il delirio lessicale della P3, un “lessico familiare” – ci perdoni lo spirito di Natalia Ginzburg per l’uso del titolo del suo grande romanzo – fatto di napoletano, casertano, irpino stretto, metafore di sodali che

 sospettano o sanno di avere i telefoni sotto controllo, che per non farsi intercettare s’incontrano all’Ara Coeli, parente di Regina Coeli, nelle vicinanze dell’appartamento di Denis Verdini, o in un’area di servizio sull’autostrada Roma-Napoli. Ma in migliaia di telefonate esibiscono involontariamente il loro lessico di potere e di ignominia. Per il toscano nutrito di quarti di bue ma intellegibile di Denis Verdini non c’è bisogno d’interprete, come per il lombardo Roberto Formigoni. Autentico volpino, il governatore lombardo chiede in codice al suo faccendiere di riferimento Arcangelo Martino, l’ex socialista che presentò a Berlusconi il padre di Noemi Letizia, con il quale era finito in galera, e che con la sua azienda fa milioni e milioni di affari con l’”eccellente” sanità lombarda, se “malgrado la neve ci saranno passeggiate”. Cioè se gli ispettori manipolati dalla loggia pitreista di riferimento arriveranno con mezzi non proprio ortodossi per sbloccare la lista a lui collegata esclusa dalle elezioni regionali del marzo scorso per irregolarità nella firme.
Più che ai giuristi, è al faccendiere Martino, capace di aggiustare i magistrati attraverso il geometra di Cervinara Pasqualino Lombardi, che il pio governatore di Comunione e Liberazione si affida subito per risolvere la sua grana elettorale, appena la Commissione elettorale ha annullato le firme.

“Si dà atto – scrivono i benemeriti carabinieri-trascrittori all’inizio di ogni verbale – che alcuni tratti della conversazione in dialetto napoletano sono stati tradotti in lingua italiana”.

All’inizio, l’analisi del deficit semantico e culturale di un pezzo rilevante della cosiddetta classe dirigente italiana, giudici, sottosegretari, deputati, senatori, coordinatori di partito, imprenditori, dirigenti ministeriali, pregiudicati, spacciatori, faccendieri di ogni risma, che dialogano tutti insieme appassionatamente, è un’amara goduria, tra inediti calembour da caserma degni dei film scoreggioni di Alvaro Vitali.

Poi, via via, producono in chi legga dotato di una media dose di civiltà, un senso di disperato sconforto. Dopo aver scorso le prime centinaia di pagine delle 15 mila di intercettazioni tra i gentiluomini che governano la società italiana sotto l’ala della maggioranza di governo, vien voglia di respirare forte, di archiviare per sempre o di bruciare le carte parlanti dell’Italia mucillaginosa, secondo la definizione fin troppo ottimistica di Giuseppe De Rita, che in una federazione interregionale di comitati d’affari dilaga su su fino alle stanze ovattate di Gianni Letta a Palazzo Chigi e di Berlusconi in una delle sue molteplici residenze.

L’uomo “cò a zizza mmocca”, immagine quasi poetica che richiama l’allattamento di un neonato al seno della mamma, sembra essere proprio lui.

Nessun altro che Silvio Berlusconi. Ma non per le sue performance erotiche, che l’”imprenditore” Arcangelo Martino presentatore di Noemi deve conoscere bene, ma per le ingenuità politiche che manifesterebbe nel difendere Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, coordinatore del Pdl campano e aspirante candidato alla presidenza della regione, di cui è stato richiesto l’arresto per collusioni con la camorra. “Se quella posizione di Berlusconi, invece di prenderla ieri, io ce lo dicette, l’avesse preso quindici venti giorni fa, il discorso di oggi sarebbe tutto diverso”, dice Lombardi, perché dorme proprio “cò a zizza mmocca”. E Cosentino, ridendo: “Vuonno fà fori a Berlusconi”.

Persino i nipotini della Banda della Magliana, che ha trafficato per anni con Flavio Carboni, il più intimo con Marcello Dell’Utri e Denis Verdini, sono nel lessico più soavi dei sottosegretari in carica, dei presidenti di Corte d’Appello e dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. L’inchiesta che porta alla scoperta della P3 sembra nascere dalle intercettazioni dei membri di un’organizzazione criminale di tipo mafioso con base a Roma che ricicla i proventi del traffico di droga e dell’usura nei videogiochi e nelle scommesse online. Indagato con altri 23 gentiluomini, compreso Carboni, è Pasquale De Martino, che racconta al telefono come “Flavio gli serve lavorare in Sardegna. gli servono i punti, sta facendo una società. lui mette qualche persona sua in questa società. questi tutte le settimane fanno la raccolta dei soldi”. Questo De Martino non è andato evidentemente a scuola dalle Orsoline, ma la droga che la figlia di un’attrice gli chiede via sms viene soavemente nominata, con un altro richiamo all’infanzia, “caramelle belle”.

Anche Carboni ha qualche squarcio poetico quando, tra le multiformi attività affaristiche e politiche e le quotidiane telefonate con Marcello Dell’Utri (“Li sento tutti i giorni che ha fatto dio”) confessa: “A volte provo dardi di noia”. Peccato che poi confonda il condizionale col congiuntivo quando annuncia a Martino che va a mettersi a letto con lo sciroppo ma lo vedrà lo stesso “se sarebbe necessario”. E a Lombardi, il geometra di Cervinara che sussurra ai giudici e ai sottosegretari più potenti e che la collaboratrice del presidente della Cassazione Vincenzo Carbone chiama “ingegnere”, garantisce di osservare “le tue desiderata”.

Poi è tutta un’orgia di struppoli (“E’ proprio uno struppolo”, dice Lombardi di Cosimo Ferri parlando con una collaboratrice del giudice del Csm), pipoli, sbrodoloni, chiavici o chiaviche, falsoni, fracichi, stronzi, cessi, animali, culattoni, froci, ricchioni, femminielli, bocchinari, accattoni e delinquenti. Su struppoli e pipoli i benemeriti carabinieri- trascrittori non sono riusciti a trovare sinonimi accettabili. Ma tra loro i pitreisti, quando non si dicono infamie alle spalle, sono prodighi di complimenti. Per Martino, Carboni è “Sua Santità”, ricambiatone con un “Caro Eminenza”. Cosentino è “Fratello mio”, espressione che ricorre anche tra altri pitreisti, citazione della fratellanza massonica. “Sei bellissimo come fotografia. e resti sempre il migliore”, sbrodola Lombardi con il presidente della Cassazione Carbone, che vorrebbe una proroga nell’incarico. E quello: “Va be ia’, mo’ non esageriamo se no viene a piovere, statte buone, ce vedemmo”. Celestina Tinelli del Csm è “Sua Eccellenza” e Alfonso Marra, a favore del quale i pitreisti si sono impegnati per ottenere che anche Nicola Mancino lo votasse alla Corte d’Appello di Milano, è soltanto “Fofò”. L’altro votante in bilico, Giuseppe Maria Berruti, se lo è “lavorato” il sottosegretario “Giacomino” Caliendo in persona, che lo considera “proprio una vergine”.

Dopo qualche migliaio di pagine, quando appena parte la “valanga mediatica” contro Stefano Caldoro accusato di andare coi transessuali in un falso dossier della P3 che fa il giro del governo fino a Berlusconi, l’interconnessione dei segni, come la chiamerebbe Roland Barthes, non lascia dubbi. Viviamo nella repubblica pitreista del malaffare. E il lessico dei protagonisti ne è lo specchio.

°°°  Quando avevo 13 anni e noi di “prazz’e cresia”  (zona della basilica)  facevamo la guerra contro gli altri quartieri di Santa Giusta (guerra vera: pietre, catene, frecce e archi fatti con raggi di bici e di moto, (tirallasticu) fionde con pietre e dadi arrugginiti, calci, cazzotti, testate, ginocchiate, sangue, ecc…) eravamo MOLTO, MA MOLTO,  più scafati e pericolosi di questi quattro cialtroni. Secondo me, perché  avevamo i COGLIONI e gli avversari erano all’altezza…

TIPICO  “CONCH’E  CAZZU”

b+capello

 

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