Bla Bla Bla… PERACOTTARI!

Conti pubblici La «classifica» della Ragioneria generale: all’Ambiente fermi 650 milioni. Incentivi alle imprese: pagato il 15% dei 4,7 miliardi in bilancio

Ministeri, il tesoretto da 90 miliardi. Non spesi

Il 20% circa del bilancio resta inutilizzato. Lo Sviluppo potrebbe perdere 2,8 miliardi

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ROMA — Sono pochi soldi, per carità. Appena 3,1 milioni di euro: di certo insufficienti per «migliora­re la qualità urbana» di tre città del Mezzogiorno come Gela, Calta­nissetta e Quartu Sant’Elena. Però ci sono. Figurano nel bilancio del­lo Stato da

undici lunghi anni e nessuno li ha mai usati. Forse di­menticati, come i fondi per i sema­fori e gli attraversamenti pedonali in Calabria e Sicilia, gestiti dal­­l’Anas: 4,5 milioni disponibili dal 2007 e ancora intatti. Oppure le ri­sorse per la Pedemontana veneta, 20 milioni assegnati alla Regione nel 2002, mai più toccati dopo una modesta erogazione nel primo an­no.

E così, di milione in milione, tra strade e ponti progettati e poi ab­bandonati, incentivi alle imprese che nel frattempo hanno chiuso, e i tanti programmi di spesa sempli­cemente sballati dai ministeri, nel 2008, si è arrivati alla stratosferica cifra di 90 miliardi di euro. Soldi che sono stati stanziati dal Parla­mento e che esistono nel bilancio pubblico, ma che i ministeri non sono riusciti a spendere. Non sem­pre per colpa loro: molto spesso di­pende dalla farraginosità dei mec­canismi di spesa, dal fatto che gli stanziamenti vengono resi disponi­bili sul finire dell’anno, a volte per gli interventi di conteni­mento amministrativo delle uscite di cassa. An­che se qualche volta, co­me ha rilevato la Ragio­neria dello Stato nel Rapporto sulla spesa 2009, l’incapacità di spendere deriva anche dalla «scarsa capacità di programmare dei ministeri» e dal­l’ «obsolescenza degli obiettivi».

Forse è per questo che i 53 milio­ni di euro messi a disposizione dal ministero dello Sviluppo economi­co alle Regioni per la «Sicurezza e la mobilità stradale» non sono mai stati intaccati. Per non parlare dei fondi, sempre del ministero dello Sviluppo, destinati alla «Mobilità locale». Lo stanziamento è anche superiore, 96,3 milioni di euro, ed è disponibile dal 2001, ma «in set­te anni — si legge nel rapporto del­la Ragioneria — non ci sono state richieste da parte dei Comuni».

Invece di verificare puntualmen­te la spesa effettiva, ragionare sul­la sua utilità ed eventualmente de­cidere di spostare gli stanziamenti altrove, molto spesso i ministeri preferiscono riproporre pari pari i vecchi programmi di finanziamen­to, anche se non producono gran­di risultati. Per le cooperative edili­zie, ad esempio, ci sono nel bilan­cio di quest’anno ben 204 milioni di euro di incentivi. Anche se sullo stesso capitolo c’è un arretrato di spesa deliberata e mai erogata che supera gli 800 milioni di euro.

Il fenomeno dei residui passivi si è un po’ attenuato negli ultimi due anni, da quando cioè la legge ha stabilito che queste somme va­dano in «perenzione», quindi ver­so la cancellazione dal bilancio, do­po solo tre anni e non più sette co­me prima. Ma resta preoccupante, perché quella spesa, in molti casi, può diventare un debito esigibile dai beneficiari, rendendo assai pre­cario il controllo sul bilancio.

Fatto sta che dopo la sforbiciata della perenzione i residui, da una media di 120 miliardi nel 2003-2006, sono scesi ai 90 del 2007-2008. Con la tendenza a resta­re costanti, perché ogni anno, tan­ti residui si smaltiscono, tanti se ne formano di nuovi. Nel 2008, a fronte di uno stanziamento inizia­le di bilancio a disposizione dei mi­nisteri di 730 miliardi di euro, pas­sato a 748 in sede di stanziamento definitivo, i pagamenti erogati ef­fettivamente non hanno superato i 711 miliardi.

In media, i residui passivi di spe­sa rappresentano circa il 20% del bilancio dei singoli ministeri. Ma ci sono casi particolari. Come il mi­nistero dello Sviluppo economico, che ha grandi difficoltà nella con­cessione di contributi in conto ca­pitale alle imprese. Su 4,7 miliardi di euro da concedere, solo il 15,2% risultava pagato alla fine del 2008. Altri 345 milioni sono fermi nelle casse di Invitalia, l’ex Sviluppo Ita­lia. Allo Sviluppo ci sono ben 10 miliardi di euro di residui in conto capitale accertati: di questa som­ma, 2,8 miliardi, secondo la Ragio­neria, può andare in perenzione, cioè essere cancellata, entro l’an­no.

Al ministero dello Sviluppo i residui passi­vi arrivano al 60% degli stanziamenti di bilan­cio. Lì le forbici della Ra­gioneria sono già inter­venute: il taglio delle somme non spese è sta­to di 170 milioni di eu­ro nel 2006, oltre 820 nel 2007 e altri 188 l’anno scorso. La Ragioneria dello Stato ha calco­lato che in bilancio, all’Ambiente, ci sono attualmente 656 milioni di euro di somme assegnate e non pa­gate relative al periodo 2006-2008. Di questi, 400 milioni riguardano il Fondo per il finanziamento delle misure di riduzione dei gas a effet­to serra, il cosiddetto Fondo Kyo­to. «Con riferimento agli esercizi 2006-2008 — sottolinea la Ragio­neria — risulta non speso il 100% degli impegni in conto residui». Stessa sorte per il Fondo per lo svi­luppo sostenibile della Finanziaria 2007, dove giacciono 48 milioni di euro inutilizzati al 96%.

Mario Sensini

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