I genitori di Renzi e la giustizia usata per drogare la pubblica opinione

I genitori di Renzi e la giustizia usata per drogare la pubblica opinione

Il punto centrale non è come funziona la giustizia ma come funziona il circo mediatico giudiziario. Lettera al direttore

Claudio Cerasa

di Claudio Cerasa

I genitori di Renzi e la giustizia usata per drogare la pubblica opinione

Foto Imagoeconomica

Al direttore – I dati su cui fa leva la richiesta di restrizione cautelare, per sua natura urgente, dei genitori di Renzi sono del marzo 2018 e anche la stessa richiesta di arresto risale a cinque mesi fa ma ha magicamente visto la luce lunedì, in una giornata segnata da un evento di straordinario peso politico. Direttore, è solo un caso?

Luca Maffei

La tempistica è sospetta e quando si parla di indagini sulla famiglia Renzi il legittimo sospetto che ci sia qualcosa in più di una semplice indagine è più che legittimo essendoci oggi per un’altra inchiesta un maggiore dei carabinieri di nome Gianpaolo Scafarto indagato con l’accusa di aver manipolato un informativa col presunto scopo – ritengono il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi – di incastrare Tiziano Renzi. Per il resto il punto centrale non è come funziona la giustizia, o almeno non solo questo, ma è come funziona il circo mediatico giudiziario e come funziona l’ordalia sanguinaria di giornali e televisioni che, per citare il post di un bravo avvocato milanese, Carlo Cerami, usano la giustizia per demolire persone, per scarnificare carriere, per drogare la pubblica opinione e deviare la vita politica del paese. E anche questa volta sta andando così.

 

https://www.ilfoglio.it/politica/2019/02/19/news/i-genitori-di-renzi-e-la-giustizia-usata-per-drogare-la-pubblica-opinione-239043/

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La farsa tragica della mafia per colpire il miglior statista italiano:

Che cosa non torna nell’arresto dei due genitori più famosi d’Italia

Se ci fosse stato il rischio concreto che Tiziano Renzi e Laura Bovoli manomettessero le prove a loro vantaggio o reiterassero il reato, sarebbe forse stato il caso di intervenire prima

di Annalisa Chirico

Che cosa non torna nell’arresto dei due genitori più famosi d’Italia

Tiziano Renzi e Laura Bovoli (foto LaPresse)

Roma. Perché infliggere l’umiliazione dell’arresto? E’ l’interrogativo su cui si interroga Matteo Renzi, rispetto alla vicenda giudiziaria legata ai suoi genitori finiti due giorni fa ai domiciliari. E lo fa nelle stesse ore in cui il suo smartphone è inondato dai messaggi di solidarietà, anche dagli avversari che non ti aspetti, leghisti e grillini inclusi. Nessuno crede ai complotti ma alle singolari coincidenze, queste sì. Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono i genitori più famosi d’Italia, una coppia di quasi…

https://www.ilfoglio.it/giustizia/2019/02/19/news/che-cosa-non-torna-nellarresto-dei-due-genitori-piu-famosi-ditalia-239085/
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Ne servono altri magistrati corrotti? E ripeto, stiamo parlando solo di un paesone come Tempio, fate il rapporto con l’Italia intera. E RICORDATEVI CHE IO NON PARLO MAI A VANVERA. QUALCUNO DI QUESTI MI AVEVA QUERELATO E PROCESSATO PERCHÉ QUI LO AVEVO SCRITTO CHE ERANO CORROTTI.

Tempio Pausania, falsi e abusi dei giudici per speculare su ville all’asta

Disposta l’interdizione per un anno del magistrato Alessandro Di Giacomo e del suo consulente Ermanno Giua. Tentavano di far prendere una villa pregiata a Baja Sardinia a prezzo stracciato ad altre due toghe conniventi

di MARIA ELENA VINCENZI

Tempio Pausania, falsi e abusi dei giudici per speculare su ville all'asta

“Vizi macroscopici nella procedura di vendita” e “gravi falsità nella perizia”. Non usa mezzi termini il gip di Roma nell’ordinanza con la quale dispone l’interdizione per un anno per il giudice di Tempio Pausania, Alessandro Di Giacomo, e per il suo consulente, l’ingegnere Ermanno Giua, accusati a vario titolo di falso, abuso d’ufficio e turbativa d’asta.

La storia è quella di una villa mozzafiato affacciata sul mare di Baja Sardinia, appartenuta a un noto imprenditore locale. L’immobile, secondo l’accusa, sarebbe stato aggiudicato all’asta a due magistrati per un prezzo decisamente inferiore al suo valore reale. Un affare che, se andato in porto, avrebbe permesso alle due toghe, Chiara Mazzaroppi, figlia dell’ex presidente del tribunale Francesco, e al suo convivente, Andrea Schirra, una speculazione edilizia. La villa, pagata 440mila euro, avrebbe potuto essere ristrutturata e rivenduta a circa 2milioni. Non a caso il procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo e il sostituto Stefano Fava, hanno iscritto anche gli altri tre giudici nel registro degli indagati.

A far abbassare considerevolmente il prezzo dell’immobile, spiega il gip di Roma Giulia Proto, una serie di falsi contenuti nella ctu delegata da Di Giacomo a Giua. Tra queste anche la presenza di un comodatario all’interno della villa che, in realtà, era morto qualche mese prima. Dettaglio che era stato riferito al giudice che, però, ha scelto di ignorarlo.

La vicenda rientra nella procedura di fallimento dell’impero di Sebastiano Ragnedda, vulcanico imprenditore di Arzachena, morto a 85 anni il 21 ottobre 2015. Ragnedda, padre del celebre vino Capichera, aveva costruito la sua fortuna anche grazie a una serie di operazioni immobiliari sulla costa di Baja Sardinia, ai confini della Costa Smeralda, in particolare il residence Rena Bianca, dotato di oltre 100 unità immobiliari e l’hotel delle Vigne. Un impero travolto da debiti con le banche per 19 milioni di euro che, nel novembre del 2012, era finito all’asta.

Il sospetto degli inquirenti romani, che avevano chiesto il carcere per Di Giacomo e Giua, è che questo sia solo uno di tanti casi analoghi. E che, a Tempio Pausania, esistesse un sistema che permetteva ai magistrati amici una serie di “affari” immobiliari. Sempre a Tempio, un anno fa, un altro magistrato, Vincenzo Cristiano, fu arrestato per corruzione in atti giudiziari.

 

https://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/15/news/tempio_pausania_falsi_e_abusi_dei_giudici_per_speculare_su_ville_all_asta-184259488/ …

Giudice corrotto, ecco la lista dei regali

Per i giudici di Roma l’ex gip Vincenzo Cristiano dopo una assoluzione avrebbe ricevuto un computer e l’uso di un furgonedi Tiziana Simula

OLBIA. A novanta giorni esatti dalla sentenza di condanna dell’ex gip del tribunale di Tempio Vincenzo Cristiano, 50 anni, originario di Napoli e dell’imprenditore olbiese, Manuel Spano, 40 anni, accusati di corruzione in atti giudiziari – pena cinque anni di reclusione per il primo, quattro anni e otto mesi per il secondo – il tribunale di Roma ha depositato le motivazioni. Un verdetto duro quello del collegio dei giudici presieduto da Anna Maria Pazienza che ha abbracciato in pieno l’impianto accusatorio del pubblico ministero Stefano Rocco Fava. Per i giudici romani è stata raggiunta piena prova del fatto illecito: l’ex gip è corrotto e il corruttore è Spano. E la corruzione è consistita nell’aver ricevuto regali dall’imprenditore olbiese dopo una sentenza a lui favorevole (era stato assolto in un procedimento per stalking). Una condotta, quella del magistrato napoletano, non isolata per i giudici romani. Che nelle motivazioni, ben 113 pagine supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche, parlano di «imbarazzanti connivenze e frequentazioni del giudice con soggetti indagati o loro stretti familiari». Di «intrecci tra l’attività di magistrato e il ruolo di “amico” e “consigliere” disinvoltamente tenuti da Cristiano». Per il tribunale di Roma, i regali ricevuti dal giudice da parte di Spano non sono scambi reciproci di doni tra amici, come ha sostenuto la difesa, ma costituiscono il reato corruzione.

I regali oggetto di contestazione, sono il dono di un computer, il prestito di due furgoni utilizzati per raggiungere Napoli e trasportare da lì a San Teodoro le stoviglie fornite dall’imprenditore campano Umberto Galizia (la cui posizione è stata stralciata, con udienza preliminare fissata per il 9 aprile) alla società Farvic della quale Cristiano era socio insieme a Cristian Ambrosio (che recentemente ha patteggiato 1 anno e 10 mesi per spaccio di droga), e il recupero parziale da parte di Spano della refurtiva rubata a casa dell’ex gip. Le tesi difensive hanno cercato di smontare l’accusa e di dimostrare tutt’altro. Che i furgoni erano stati prestati ad una terza persona e non a Cristiano, che la refurtiva rubata a casa di Cristiano era stata recuperata da un parente del ladro e non da Spano, e che il macbook era stato regalato dall’imprenditore olbiese al magistrato napoletano in un reciproco scambio di doni natalizi. Niente da fare. I giudici capitolini hanno ritenuto raggiunta la piena prova del reato contestato ai due imputati. Ora le difese hanno 45 giorni di tempo per impugnare la sentenza in Appello. «Da un primo esame delle motivazioni – commentano gli avvocati Giovanni Azzena e Franco Luigi Satta che assistono l’ex gip del tribunale di Tempio – abbiamo la sensazione che la sentenza sia stata ispirata esclusivamente a considerazioni di tipo poliziesco e soprattutto sia caratterizzata da uno stravolgimento e travisamento delle risultanze processuali». Ribatte alla tesi accusatoria del pubblico ministero, l’avvocato Guido Da Tome, difensore di Manuel Spano. «È stato completamente travisato il contenuto delle testimonianze dei testi della difesa – dice il penalista – Riteniamo che ci siano tutti gli elementi perché in sede di appello gli imputati vengano mandati assolti». Secondo l’avvocato Antonello Desini, anche lui difensore di Spano, le sentenze che non si condividono non si commentano ma si impugnano. «Sono sicuro che i giudici dell’appello avranno quella serenità necessaria per un attento esame di quanto emerso nell’istruttoria dibattimentale a favore di Manuel Spano. Serenità mancata nel giudizio di primo grado».

http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2019/01/17/news/giudice-corrotto-ecco-la-lista-dei-regali-1.17666425?ref=search

Corruzione, arrestati un magistrato di Tempio e un imprenditore di Olbia

In corso un’operazione della polizia per un’inchiesta avviata dalla Procura di Roma per corruzione in atti giudiziari

Il tribunale di Tempio

Il tribunale di Tempio

TEMPIO. Un magistrato del tribunale di Tempio, un imprenditore di Olbia e un terzo cittadino di origine campana sono stati arrestati con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’operazione della polizia è stata eseguita al termine di una inchiesta avviata dalla Procura di Roma. Per Vincenzo Cristiano, giudice della sezione penale di Tempio con funzioni di GUP, sono stati disposti gli arresti domiciliari in Campania. Arrestato anche un noto imprenditore olbiese: Manuel Spano. Spano, titolare di “Centro musica” è un noto imprenditore nel campo degli spettacoli, in particolare degli impianti audio e da anni si occupa dei concerti in Costa Smeralda, compresi quelli del Cala di Volpe. Il cittadino napoletano è Umberto Galizia.

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I particolari della vicenda sono stati resi noti a Roma durante la conferenza stampa condotta da Procura e Questura. A Vincenzo Cristiano sarebbero stati fatti diversi favori: stoviglie da utilizzare nel ristorante ’Story’ di proprietà della società Farvic di cui era uno dei soci formali fino all’anno scorso quando poi le quote sono state cedute al fratello avvocato; l’utilizzo gratuito di un appartamento a Olbia di cui aveva «stabilmente» le chiavi; l’intermediazione nell’acquisto di una Smart, del valore di 8mila euro ma comprata a 1500. E poi, un pc di marca Apple del valore non inferiore a 1000 euro, il prestito di un furgone per trasportare la merce da Napoli a San Teodoro, dove c’era il ristorante ’Story’ e il recupero parziale della refurtiva di un furto subito in casa. Sono queste alcune delle «utilità» di cui avrebbe beneficiato  il giudice del tribunale di Tempio finito oggi agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione, secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, Giulia Proto. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava, competenti a indagare sui magistrati sardi, avevano chiesto la misura più grave del carcere. A elargire queste «utilità» – raccontano le carte dell’inchiesta – sono stati Umberto Galizia e Manuel Spano (anche loro ai domiciliari) che il giudice sardo, legato ai due da rapporti di amicizia, avrebbe favorito nei procedimenti penali in cui si fossero trovati coinvolti. Il via all’indagine nasce a seguito di una segnalazione dei carabinieri della Tenenza di San Teodoro quando Vincenzo Cristiano si presentò ai loro uffici per chiedere conto di un controllo che era stato effettuato nei confronti della società Farvic.  Cristiano si qualificò come magistrato del tribunale, lasciò ai carabinieri la propria utenza cellulare e chiese di poter essere informato in caso di successivi controlli sulla società. Dalla visura societaria si scoprì poi che socio della Farvic era, tra l’altro, Cristian Ambrosio, un soggetto coinvolto in un’inchiesta per traffico di stupefacenti, amico del giudice, stando ad alcune intercettazioni telefoniche, e in contatto con ambienti criminali non solo locali ma anche del napoletano, con particolare riferimento ai fratelli Marco e Umberto Galizia.

Secondo l’ordinanza cautelare, «l’amicizia con Ambrosio è tale che il gip  Vincenzo  Cristiano cercherà di influenzare nel luglio del 2015 la collega (la pm Ginevra Grilletti, ndr) che aveva in carico il procedimento assegnatole dopo un sequestro di droga ai danni di Ambrosio».

Ma c’è dell’altro: nel gennaio del 2014, il gip  Cristiano si era occupato dei due fratelli Galizia, fermati per i reati di usura ed estorsione aggravata dall’uso delle armi, e abusiva attività finanziaria. Il pm chiese la convalida del fermo e la misura cautelare in carcere,  Cristiano invece non convalidò il fermo e dispose solo la misura del divieto di dimora a Olbia. Quando a Spano, il giudice lo aveva già assolto in un procedimento per stalking, facendo decadere automaticamente la misura cautelare emessa nel 2014 da altro gip quando, in virtù di questo rapporto di amicizia già consolidato, avrebbe dovuto astenersi.

http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2016/12/01/news/corruzione-arrestati-un-magistrato-di-tempio-e-un-imprenditore-di-olbia-1.14498070

Indagata l’ex presidente del tribunale di Tempio

Bufera giudiziaria sul presidio giudiziario gallurese: nel mirino la presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa a Baia Sardinia dell’impresario Ragneddadi Tiziana Simula

 L'ex presidente del tribunale Gemma...

L’ex presidente del tribunale Gemma Cucca con Domenico Putzolu, Riccardo Rossi ed Ettore Angioni

OLBIA. La bufera giudiziaria soffia senza tregua sul tribunale di Tempio. Nell’inchiesta della Procura di Roma sulla presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa a Baia Sardinia dell’imprenditore Sebastiano Ragnedda, emerge un altro nome eccellente: quello dell’ex presidente del tribunale di Tempio e attuale presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Gemma Cucca. Indagata per aver sottoscritto un atto riconoscendolo come proprio. Atto, in realtà, redatto dal giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo, indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta e destinatario della misura interdittiva per un anno.

Dagli atti emerge che l’ex presidente del tribunale è stata chiamata dall’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, a relazionare in merito alle procedure dell’asta sospetta con riferimento all’operato svolto dal giudice dell’esecuzione Di Giacomo. Nella relazione riservata, inviata alla Corradini il 26 agosto 2016, come riportato nell’ordinanza del gip Giulia Proto, Gemma Cucca scrive «che tutto si è svolto nel rispetto della legge».

Dagli atti emerge che l’ex presidente del tribunale è stata chiamata dall’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, a relazionare in merito alle procedure dell’asta sospetta con riferimento all’operato svolto dal giudice dell’esecuzione Di Giacomo. Nella relazione riservata, inviata alla Corradini il 26 agosto 2016, come riportato nell’ordinanza del gip Giulia Proto, Gemma Cucca scrive «che tutto si è svolto nel rispetto della legge».

Nessuna anomalia viene rilevata dall’allora presidente del tribunale. Ma secondo l’accusa, quello a firma della Cucca, sarebbe un atto in realtà redatto dalla stesso giudice di cui avrebbe dovuto controllare l’operato. In pratica, la presidente avrebbe preso per buona la relazione del magistrato sottoposto a verifica. Secondo l’accusa, l’ex presidente del tribunale Gemma Cucca non avrebbe ottemperato all’esercizio delle sue funzioni di vigilanza attribuendo, di fatto, tale esercizio alla stessa persona la vigilare. Questo, secondo quanto contenuto negli atti d’inchiesta, riportati all’interno dell’ordinanza del gip sul giudice Alessandro Di Giacomo. Un altro nome eccellente si aggiunge a quelli già noti nell’inchiesta sulle presunte aste pilotate su cui da un anno ha acceso i riflettori la procura romana, con l’inchiesta del pubblico ministero Stefano Rocco Fava. Lo stesso titolare dell’inchiesta che nel dicembre 2016 portò all’arresto con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, il giudice Vincenzo Cristiano.

Da allora, per il tribunale di Tempio non c’è stata più pace. Un mese fa, il secondo colpo assestato al palazzo di giustizia dalla procura romana, con cinque magistrati – il giudice Alessandro Di Giacomo, l’ex presidente del tribunale di Tempio Francesco Mazzaroppi, la figlia Chiara e il marito Andrea Schirra e il giudice Elisabetta

Carta –, due avvocati, Giuliano Frau e Tomasina Amadori, e il perito Ermanno Giua, tutti indagati per turbativa d’asta per aver favorito l’aggiudicazione ai coniugi Mazzaroppi-Schirra della villa di Ragnedda, venduta a un prezzo inferiore a quello reale, con un abbattimento del 25 per cento.

http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2018/01/13/news/lindagata-l-ex-presidente-del-tribunale-di-tempio-1.16346350

 

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La feccia del cambiamento. Vi ricordo che Renzi prese un Paese completamente FALLITO e per 14 trimestri consecutivi crescevamo più di tutti in Europa. Oggi siamo tornati fanalino di coda. Ma voi votate ancora il ladro #selfini e la sua feccia.

Industria, brusco calo di ordini e fatturato a dicembre. Risale lo spread

I dati Istat: su base annua la peggiore flessione del volume di affari dal 2009. Piazza Affari gira in calo.

Brusco calo del fatturato e degli ordinativi dell’industria, secondo i dati diffusi dall’Istat. A dicembre 2018 il fatturato diminuisce del 3,5% rispetto a novembre, subendo il ribasso più forte sul mercato estero. Su base annua il ribasso è del 7,3% (dato corretto per gli effetti di calendario). Si tratta della flessione tendenziale più accentuata dal novembre del 2009.

Gli ordinativi a dicembre calano dell’1,8% rispetto al mese precedente, sempre a causa delle perdite subite sul mercato estero. Per gli ordinativi la flessione su base annua è del 5,3% (dato grezzo), la più ampia dal luglio del 2016. Anche sul ribasso tendenziale pesa soprattutto la cattiva perfomance registrata fuori confine.

Nella media dell’intero 2018 risultano in frenata sia il fatturato che gli ordinativi: la crescita del primo si ferma al 2,3%, dal +5,6% dell’anno precedente (dati corretti per gli effetti di calendario); mentre per le commesse si registra un +2,0%, in deciso rallentamento a confronto con il +6,3% del 2017 (valori grezzi). Ripercorrendo gli ultimi dodici mesi, l’Istituto di statistica fa notare come il fatturato nel corso dell’anno abbia «mostrato un andamento tendenziale stabile nei primi nove mesi, con un peggioramento nell’ultimo trimestre».

Dopo la diffusione dei dati Istat lo spread Btp-Bund è balzato al rialzo. Il differenziale sulla scadenza decennale, che aveva aperto a 264 punti, è velocemente balzato a 274 punti base (265 la chiusura di ieri). In forte rialzo anche il rendimento del decennale italiano che si attesta al 2,83%, dal 2,77% di ieri.

In calo anche piazza Affari, dove l’impennata dello spread fa scattare le vendite sui bancari. Scivolano in particolare Mps (-3,5%), Ubi Banca (-3,05%), Unicredit (-2%) e Banco Bpm (-1,65%), mentre Intesa lascia sul campo l’1,23%. Pesanti anche gli industriali con Cnh (-1,43%), Pirelli (-1%), Fca (-0,75%) e Ferrari (-0,72%), che scontano l’incertezza sui dazi tra Usa e Cina.

https://www.lastampa.it/2019/02/19/economia/industria-brusco-calo-di-ordini-e-fatturato-a-dicembre-risale-lo-spread-6bUUmQC9O67GOmHOEbO0OI/pagina.html

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Matteo Renzi : “Tutti parlano di complotto, io no. Ma lo sanno anche i sassi che colpiscono i miei genitori per fermare me. Ma io non mollo. NON MOLLO DI UN CENTIMETRO” Buongiorno a tutti!

Le “menti raffinatissime” (Borsellino) sono le stesse del colpo di stato Consip, del colpo di stato Etruria e delle stragi del ’92/93. Anche le persone più idiote che oggi gongolano si ricrederanno e si sputeranno addosso.Non esiste nessun reato e chi ha letto le carte, non gli idioti rancorosi e complessati, non io, ma gli avvocati della famiglia – che sono tra i migliori d’Italia – dicono che è un atto inaudito e senza nessuno straccio di prova. Quindi la mafia russa, la Cia, la P2 e le mafie italiane hanno colpito ancora per nascondere l’immane puttanata del finto voto per salvare un pluriomicida, ladro e nazista, della “casaleggio truffe e affini” che sta ulteriormente facendo li schifare dal mondo. Ma la verità è più dura di quella feccia e Matteo Renzi pure. E noi ancora di più.

Renzi sull’arresto dei genitori: “Abnorme, ma non grido ai complotti”

Renzi sull'arresto dei genitori: "Abnorme, ma non grido ai complotti"

Tiziano Renzi 

L’ex premier nell’enews. “La vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato tutto ciò che è accaduto ieri nel mondo della politica. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersene conto. Un capolavoro mediatico”. E sul tour per il suo libro: “Riparte il 22 con sala doppia, io non mollo”.

ROMA - “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. I miei genitori, come tutti, hanno diritto a un processo giusto e spero rapido. Non grido ai complotti: chiedo che i processi si facciano nelle aule dei tribunali e non sul web o nelle redazioni dei giornali. Noi aspettiamo le sentenze, ma le sentenze si pronunciano in tribunale e non nelle piazze populiste”.

Così Matteo Renzi nell’enews all’indomani del provvedimento che ha posto i suoi genitori agli arresti domiciliari. “Chi ha letto le carte e ha un minimo di conoscenza giuridica sa che privare persone della libertà personale per una cosa come questa è abnorme (emblematico il post di Enrico Mentana, che certo non può essere tacciato di renzismo)”, aggiunge l’ex premier che poi assicura: “Non mollo di un solo centimetro… Se qualcuno pensa di fermarmi, non mi conosce. Non ci conosce”.

rep

“Anche se in tanti cercano parole di consolazione, io conosco la verità che nessuno vuole dire: se non avessi fatto politica, oggi i miei genitori non subirebbero questo”. “Avevo immaginato – ha aggiunto – di scrivervi tutta un’altra enews. Pensavo di raccontarvi l’entusiasmo di questo fine settimana. Ho girato molto in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte per presentare il libro ‘Un’altra strada’. E ho trovato un’accoglienza superiore alle più rosee aspettative. Ovunque centinaia di persone, voglia di non mollare, desiderio di discutere. Le foto di questi giorni parlano chiaro”.

“Poi – racconta – ieri sera mentre firmavo copie a Nichelino, in un centro anziani della periferia di Torino (perché questo tour serve anche per ritornare in mezzo alla gente di tutti i giorni), la notizia più assurda che potessi ricevere, una notizia che gela il sangue: i miei genitori ai domiciliari”.

L’ex premier ringrazia “le migliaia di persone che mi stanno scrivendo per dare solidarietà”.

Infine “chi conosce la realtà sa che quelle carte, peraltro, non corrispondono al vero. Ma per questo ci sarà il processo. Tra cinque anni, tra dieci anni, quando tornerà la calma e si potrà analizzare con serenità ciò che è accaduto in questo periodo alla mia famiglia, saranno in tanti a stupirsi. Chi ha letto il libro ‘Un’Altra Strada’ sa a cosa mi riferisco”.

“A questo punto – prosegue Renzi – c’è solo una cosa da fare. Mantenere la calma. Sapere che il tempo farà giustizia di tutte le bugie. Avere lucidità e pazienza”. Parlando “da uomo delle istituzioni”, afferma l’ex segretario Pd, “dico: mi fido della giustizia. Questo è un grande Paese e io credo nell’Italia, sempre. Non riusciranno a farmi parlar male dell’Italia, non riusciranno a farmi parlar male dei giudici. Chi vuole il mio fallo di reazione, non lo avrà. Né oggi, né mai”.

Ma “da figlio: ho il cuore gonfio di amarezza. Mi basta che lo sappiano i miei figli e i loro cugini. E vedere la loro chat whatsapp di queste ore mi commuove e mi fa pensare che i dieci nipoti conoscono bene i loro nonni. E sanno che persone sono”. “Anche se in tanti cercano parole di consolazione, io conosco la verità che nessuno vuole dire: se non avessi fatto politica, oggi i miei genitori non subirebbero questo – assicura Renzi -. Lo sanno anche i sassi. Se loro sono in questa situazione umiliante è colpa del mio impegno politico di questi anni.

Tutti noi siamo figli. E sappiamo che è doloroso far soffrire la tua mamma, il tuo babbo. Ti capita di farli soffrire quando la pagella non è quella che pensavano, quando torni troppo tardi dalla discoteca, quando salti scuola, quando fai una stupidata adolescenziale. È capitato a tutti noi, è capitato a me. Non avrei mai pensato, però, di farli soffrire così. Per colpa del mio impegno civile. E mi piacerebbe dire: prendetevela con me. Non con la mia famiglia”.

“E tuttavia – conclude – concepisco la politica non come figlia di un’ambizione personale, ma come un dovere civile. Dunque: non mollo di uno solo centimetro. Anzi. Mi scuso con gli amici di Torino che mi hanno aspettato ieri. Ho dovuto per ovvi motivi interrompere il tour di presentazione. Ripartiremo allora proprio da Torino: appuntamento per venerdì 22 febbraio alle 18. Ho chiesto di prenotare una sala grande il doppio di quella che avevamo fissato ieri. Perché deve essere chiaro anche plasticamente che io non mollo. Che noi non molliamo”.

“Ci vediamo venerdì 22 febbraio alle 18 a Torino e alle 21.30 a Genova. Presentiamo ‘Un’Altra Strada’. Se qualcuno pensa di fermarmi, non mi conosce. Non ci conosce”. Infine una chiosa: “Inutile dire che la vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato tutto ciò che è accaduto ieri nel mondo della politica. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersene conto. Un capolavoro mediatico, tanto di cappello”.

https://www.repubblica.it/politica/2019/02/19/news/renzi_sull_arresto_dei_genitori_abnorme_ma_non_grido_ai_complotti_-219519785/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

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L’ennesima porcata della P2 e delle mafie alla famiglia Renzi. Come con Consip ed Etruria, due autentici colpi di stato, la verità verrà a galla. E tutta l’Italia sana – e siamo la maggioranza assoluta del Paese – spera che questa feccia vada presto a casa o in galera e che Matteo Renzi torni presto al governo per salvare ancora una volta questo Paese devastato. Fateci caso: tutti i delinquenti sono a destra e l’Italia fallisce sempre con la destra. Con Renzi cresceva inesorabilmente da 14 trimestri.

Matteo Renzi

L’inchiesta partita da 2 fatture sospette.

(Da morire dal ridere! Abbiamo un governo pieno di ladri e truffatori, assassini, evasori fiscali e incompetenti che ci sono già costati 500 miliardi e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Oltre alla reputazione dell’Italia nel mondo. Avevamo al governo due mafiosi che ne hanno combinato di tutti i colori: stragi di stato, assassini di stato, rapine, insider trading, aggiotaggio, mandanti di stragi, complici delle mafie, riciclatori di miliardi sporchi di sangue… e mandano un galantuomo e sua moglie, solo perché GENITORI DEL MIGLIOR STATISTA ITALIANO , AI DOMICILIARI?! e I CRIMINALI FUORI, AL GOVERNO O CANDIDATI ALLE EUROPEE. MI VERGOGNO DI QUESTA FECCIA. Nota mia)

Renzi sui genitori arrestati: «Provvedimento assurdo e sproporzionato». E annulla 
la presentazione del libro

Sono costretto ad annullare la presentazione del libro a Torino per una grave vicenda personale. Da circa un’ora mio padre e mia madre sono ai domiciliari. Ho molta fiducia nella giustizia italiana e penso che tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. Dunque sono impaziente di assistere al processo. Perché chi ha letto le carte mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato. Mai.
Adesso chi crede nella giustizia aspetta le sentenze. Io credo nella giustizia italiana e lo dico oggi, con rispetto profondo, da servitore dello stato.
Arriveranno le sentenze e vedremo se questi due cittadini settantenni, incensurati, sono davvero i pericolosi criminali che meritano – oggi, casualmente proprio oggi – questo provvedimento. Arriveranno le sentenze e misureremo la credibilità delle accuse. Arriveranno le sentenze e vedremo chi è colpevole e chi no.
Da rappresentante delle Istituzioni difendo lo Stato di diritto e chiedo a tutti di credere nella giustizia.
Da figlio sono dispiaciuto per aver costretto la mia famiglia e le persone che mi hanno messo al mondo a vivere questa umiliazione immeritata e ingiustificata. Se io non avessi fatto politica, la mia famiglia non sarebbe stata sommersa dal fango. Se io non avessi cercato di cambiare questo paese i miei oggi sarebbero tranquillamente in pensione.
Dunque mi sento responsabile per il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli, dei miei figli e dei miei nipoti. I dieci nipoti sanno però chi sono i loro nonni. Sanno che possono fidarsi di loro. E sanno che ciò che sta avvenendo è profondamente ingiusto.
Ma voglio che sia chiaro a tutti che io non mollo di un solo centimetro. La politica non è un vezzo personale ma un dovere morale.
Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona. Non ho mai avuto così tanta voglia come stasera di combattere per un Paese diverso e per una giustizia giusta. Chi ha letto le carte dice che di questa storia si parlerà a lungo e che siamo davanti a una decisione assurda. Io non ho letto le carte, aspetto le sentenze. So però ciò che hanno fatto in questi anni alla mia famiglia. E mi basta per dire che non accetteremo nessun processo nelle piazze o sul web. I miei genitori si difenderanno in aula, come tutti i cittadini. Io continuerò a combattere per questo Paese, forte della mia onestà. Forte delle mie idee. Forte dell’affetto di tanta gente che sa perfettamente che cosa sta accadendo.

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Farage inizia dicendo “sono convinto che l’Irlanda lascerà la Ue” e la conduttrice lo interrompe subito: “veramente l’88% degli irlandesi è a favore della Ue, lei non può dire bugie”.

Eccolo il vero giornalismo. Distingue tra fatti e opinioni. È così impossibile da realizzare?
Se l’ebete #dimail e l’idiota nazista travestito da poliziotto provassero a sparare le loro cazzate false davanti a un giornalista vero, al massimo direbbero 4 frasi in mezzora. Sarebbero oggetto della presa per culo da parte dei giornalisti e di tutto il pubblico presente. Invece qui, nei media addomesticati, sparano delle minchiate oceaniche senza che i giornalai servi battano ciglio e qualunque stronzata passa per verità sacrosanta.

This is the rubbish Nigel Farage was peddling, pity more journalists in the UK didn’t take Claire Byrne’s approach on RTE, stopping him every time he tells a lie….which is most of the time.

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Non vogliono essere presi per culo nemmeno i babbei del voto di scambio del sud.

La rivolta di Taranto contro i parlamentari M5s

I parlamentari grillini erano andati a Taranto per propagandare le riforme del governo. L’accoglienza che gli hanno riservato non è stata quella sperata

Rabbia e contestazioni. A Taranto va in scena la protesta contro il M5s. Le promesse (irreali) in quella terra erano state molte. E dopo pochi mesi di Governo sono state tutte infrante. Ilva e Tap in entrambi i casi il voltafaccia è stato clamoroso. La giustificazioni delle penali, qualcosa che non ha convinto i cittadini. Così i deputati M5s Giovanni Vianello, Gianpaolo Cassese e Anna Macina hanno ricevuto un’accoglienza da incubo. Sembra passato un secolo da quando le visite in città erano accompagnate da applausi. Adesso la colonna sonora sono fischi e insulti. Tutto riportato sul quotidiano La Stampa da Jacopo Iacoboni (leggi)

La rabbia è tanta per chi pensa a ragione di essere stato preso in giro. L’iniziativa aveva un nome che ha ancora di più scaldato gli animi: “Se lo diciamo lo facciamo”. Uno slogan falso che i tarantini hanno provato sulla loro pelle. I tre malcapitati parlamentari grillini hanno provato a mediare, ma non c’è stato verso.

Video incorporato

Mario Lavia@mariolavia

Clamorosa e significativa contestazione a Taranto contro il m5s

 “State con i fascisti”, “Siete morti”una situazione irreale con Vianello che provava a dire “Non siete cortesi”, citazione di Grillo a Oxford e che cercava il dialogo: “Fateci parlare. Siete venuti per il dialogo sì o no?”.

Insomma una piccola dimostrazione del sentiment da parte di chi aveva dato tanto credito al M5s e ha visto tutte le promesse fatte non mantenute.

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