Gli investitori disertano Piazza Affari, colpa dell’immagine italiana all’estero

Gli investitori disertano Piazza Affari
colpa dell’immagine italiana all’estero

Le troppe incertezze sul futuro del Paese e sulle scelte del governo tengono lontani gli acquirenti dal mercato azionario

di ANDREA GRECO

Gli investitori disertano Piazza Affari colpa dell'immagine italiana all'estero

MILANO – Un altro avvio sulle montagne russe per Piazza Affari. Il listino italiano dopo un tentativo impetuoso di rimbalzo (quasi +3% l’apertura per l’indice Ftse Mib) ripiega quasi subito e va in rosso. Perdite oltre l’1,5% a un’ora dall’avvio – le maggiori in Europa – e vendite concentrate sul settore bancario e assicurativo. La facilità con cui i titoli cambiano di prezzo impressiona anche gli operatori più esperti, ma almeno una buona giustificazione, a questo mercato azionario apparentemente folle, molti la trovano.

Nessuno vede il futuro dell’Italia spa, e nessuno si azzarda a fare nuovi investimenti in azioni, salvo che siano ricoperture tecniche (quel movimento che costringe gli speculatori al ribasso a ricomprare i titoli precedentemente venduti, quando questi rimbalzano). Il capo di una grande sala operativa, che

non vuole comparire, spiega il concetto: “I nostri clienti ci chiedono perché si vendono le azioni italiane, ma la vera domanda da porsi sarebbe: perché non le compra nessuno? Oggi il mercato non è venduto, ma semplicemente non è comprato”.

I motivi dell’abbandono sono diversi; per esempio i giornali di mezzo mondo scrivono dei dissidi dentro il governo Berlusconi, che venerdì scorso ha annunciato l’anticipo della manovra finanziaria e ora è diviso tra i proclami leghisti e tentennamenti di vario tipo nell’eseguire le misure per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013.

Nel frattempo la Borsa italiana continua a scremarsi e ormai raggiunge una capitalizzazione totale non dissimile da quella di Apple, marchio di ben altra risonanza che ieri ha raggiunto i 338 miliardi di dollari scalzando Exxon dal trono mondiale. “Oggi non si vedono ricoperture in acquisto, quindi è un deserto dei Tartari – prosegue l’operatore -. E non importa se molti titoli del listino trattano a prezzi d’occasione, anche sotto la metà del valore di libro. Un investitore sano non mette i soldi in un titolo deprezzato, se non vede un futuro a 15 giorni di distanza. Finché non cambia il governo di Italia spa, e il modo in cui nel resto del mondo è percepita la situazione italiana, credo che il grafico non cambierà”.

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