Il partito dei ladri in liquidazione. Sì, amici, grazie al cielo è davvero finita!

PdL: processo di liquefazione Berlusconi succederà a se stesso

di Susanna Turco  (L’Unità)

 Ancora non è dato decifrare l’autentico scopo dell’anatema lanciato da Berlusconi dalla Russia con furore: di certo, in queste ore di trepidante convalescenza (del caro Silvio, sul quale i più ripetono: «È stanco, è stanco»), mentre persino l’irenico Gianni Letta è dato «come una furia» per via delle intercettazioni che lo tirano in mezzo, il paradosso è che quel Pdl messo

 sotto bersaglio da Fini sembra sul procinto di deflagrare e liquefarsi proprio nel momento in cui il co-fondatore non c’è più. Adesso, senza il polarizzatore dei dissensi, tutti i problemi esplodono, in serie. Aggravati da mille fattori: 45 parlamentari in meno, sondaggi in picchiata, la consapevolezza di essere espressione di qualcosa che «non funziona», forse davvero «non c’è più», o quantomeno, in caso di voto, non potrà garantire a tutti la poltrona. Non è un caso che, come accade nei momenti difficili, stiano rispuntando figure antiche: Claudio Scajola pare si sia messo addirittura a sorridere ai finiani pur di accreditarsi come interlocutore, ma anche Antonio Martino e, udite udite, Marcello Pera.

I problemi del Pdl non nascono certo ora: già il 17 marzo, dieci giorni dal voto, a Milano larussiani ed ex forzisti si pigliavano letteralmente a schiaffi. Ma adesso, visto che partono raccolte di firme degli uni contro gli altri e ci si accapiglia persino sull’opportunità che Berlusconi compaia alla festa meneghina del Pdl (pareva troppo un favore a La Russa), conviene partire dai vertici, per provare a fare ordine. Dunque a capo del Pdl ci sono tre coordinatori: uno, Sandro Bondi, conviene metterlo subito da parte, anche perché è ciò che egli desidera. Gli altri due, Denis Verdini e Ignazio La Russa, non ci pensano per niente a mettersi da parte ma sono gravati da alcuni piombi: entrambi sono invisi all’ex Forza Italia (quasi tutta) e, in più, il primo ha come si sa problemucci giudiziari e una guerra interna in corso in Toscana (Bergamini, Bonciani, Tortoli); il secondo, in quanto ex aennino, questioni di concorrenza interna sul territorio (in Lombardia, anzitutto, con Liberamente di Gelmini-Frattini: ormai fanno riunioni separate, e i dispetti si sprecano), ma anche problemi a spartirsi gli spazi con Alemanno.

Chi non ama Verdini, dunque, spiega che le paginate di inchieste sui giornali non fanno che indebolire la posizione di Berlusconi («indebolisce la tesi del complotto dei magistrati»), e che comunque «lui sta tutto il giorno a via dell’Umiltà ma non fa un tubo». Chi non ama La Russa, sottolinea come sia stato lui a «indurre Berlusconi in errore» quando si trattava di fare i conti alle forze di Fini e ritira fuori la questione del 70-30 dicendo che ormai quella roba è superata (a danno degli ex An, come è evidente). Chi non ama entrambi, e sono molti, tira a smantellare tutto: «Questo partito pachidermico ci serviva per coesistere con An, ora ci vorrebbe una struttura più agile. Che bisogno c’è di responsabili dei vari settori, visto che ci sono i ministri?».

Al progetto smantellatorio si contrappone la proposta di congressi territoriali per eleggere i coordinatori locali, e – parallelamente – il progetto dei team delle libertà. I congressi sono cosa che piace assai agli ex aennini, ma non piace per niente ai sostenitori del partito leggero (e comunque non è ancora chiaro chi dovrebbe votare, visto che il tesseramento del Pdl non si è ancora chiuso). I team della libertà sono qualcosa cui ciascuno è rassegnato: ma anche quelli, Brambilla, Santanché, Mantovani a parte, sono sempre in capo a Verdini – con il che il gioco dell’oca è concluso.

E Berlusconi? Chiuso in qualcuna delle sue ville, medita su un colpo d’ala senza capire ancora bene quale possa essere (e deve prima incassare lo scudo giudiziario). Un altro predellino? Mah. Tutti giurano che, mettendo o no da parte Verdini (il problema è quello), punterà solo su di sé, sulla sua leadership, sul suo nome: che non è quello del “moribondo” Pdl.

13 ottobre 2010

B-governo

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