L’ultimo assalto alla diligenza televisiva del mafionano brianzolo

Assalto del premier alle tv del Nord Est

di Claudia Fusani

 Perché il governo – cioè Berlusconi – ha ritenuto urgente nominare un ministro per l’attuazione del federalismo (poi s’è capito: per

 sottrarre Brancher ai suoi giudici) e invece non procede a sostituire sollecitamente il ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, dimissionario a furor di popolo dopo che aveva “scoperto” di abitare in una casa regalata – per carità, a sua insaputa – dalla cricca?

Palese conflitto di interessi
La risposta è lì, nero su bianco, a dieci righe dalla fine di un’interrogazione parlamentare dell’Italia dei valori: «Dal 5 maggio il ministero allo Sviluppo economico è stato assegnato ad interim al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La legge 121 del 2008 assegna al ministero sopra citato le competenze del ministero delle Comunicazioni, ivi compresa la gestione delle concessioni televisive e dell’intero settore delle televisioni». Se in Italia da quasi vent’anni il bubbone purulento della politica si chiama conflitto d’interessi, questa che dal 5 maggio è in atto è la sua fase più violenta e pericolosa. Dopo aver sottratto se stesso e le sue aziende dal giudizio della magistratura grazie a leggi ad hoc, dopo aver finanziato il passaggio al digitale terrestre con i soldi pubblici (di cui ora l’Europa chiede la restituzione allo Stato da parte di Fininvest), dopo aver innalzato l’Iva ai danni di Sky, dopo aver ridotto la Rai a una dependance di Cologno Monzese, ora il presidente del Consiglio si occupa personalmente, in quanto ministro allo Sviluppo economico, di definire di fatto chi e come si porterà a casa il «dividendo digitale», ossia le frequenze che diventano disponibili con il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale.
L’interrogazione parlamentare è firmata dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro. E’ molto documentata e sarà seguita da una proposta di legge firmata anche da Donadi, Borghesi e Monai.

Il ragionamento, molto specialistico e infarcito di sigle (Sfn, Dvb-H, Pnaf), prende le mosse dalla denuncia di alcuni editori locali del nord est tagliati fuori dall’assegnazione delle frequenze digitali. Nel nord est, infatti, è stata violata la legge del 1997 che garantisce alle emittenti locali un terzo delle frequenze tv disponibili. L’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (quella del commissario Giancarlo Innocenzi, ora dimissionario, che concordava con il Cavaliere le mosse per far fuori Santoro), ha scelto infatti di creare 25 reti nazionali digitali, un piatto dove Mediaset la fa da padrona. Questa decisione è incompatibile con le frequenze digitali assegnate dalla conferenza di Ginevra del 2006 all’area tecnica del nord est, perché una quota significativa della capacità trasmissiva è stata garantita ai paesi confinanti, ossia Croazia e Slovenia. Questo significa che, a fronte dei canali garantiti alle emittenti nazionali, a quelle locali di Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia resta poco o niente. E’ come se per una strada – l’unica disponibile – potessero passare cento auto al giorno e i permessi dati a sindaco, assessori, maresciallo dei carabinieri, farmacista, notaio e parroco e notabili del posto fossero appunto cento. E gli idraulici, le mamme che portano i figli a scuola e i muratori come si muovono?

L’interrogazione di Di Pietro termina con un quesito, alla luce del conflitto d’interessi, più che retorico: «Quali azioni urgenti il governo, e il ministero per lo Sviluppo economico al quale spettano il coordinamento e le competenze sulle modifiche del Piano nazionale di ripartizione delle frequenze, intende assumere nei confronti di Slovenia e Croazia?». Lo “spazio” per le emittenti locali dovrebbe essere trovato tagliando i canali a disposizione di Mediaset, Rai, La7 eccetera. Arduo immaginare Berlusconi che toglie qualcosa al Biscione di famiglia per darlo, come la legge prevede, ai piccoli editori televisivi delle nostre regioni di confine. Più probabile, invece, che il presidente del «ghe pensi mi» agisca alla fonte, eliminando per legge quel terzo di banda dedicato alle emittenti locali. Di Pietro interroga il governo. La faccenda è seria. Riguarda, ancora una volta, la qualità della nostra informazione.

berlusconi-ladro

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