Nessun rappresentante del governicchio fascista ad omaggiare uno dei più grandi imprenditori del mondo che anche in Italia ha dato lavoro e pane a migliaia di famiglie. Fate sempre più schifo, fate.

Tra i politici Renzi e Fassino. Nessun rappresentante del governo presente

Torino, in duemila in Duomo per il ricordo di Marchionne a due mesi dalla scomparsa

La messa celebrata dall’arcivescovo Nosiglia, Nelle prime file i familiari, John Elkann, i vertici delle aziende del gruppo e delegazioni di lavoratori

di PAOLO GRISERI

Torino, in duemila in Duomo per il ricordo di Marchionne a due mesi dalla scomparsa

Almeno duemila persone nel Duomo di Torino per la messa di suffragio in ricordo di Sergio Marchionne, scomparso il 25 luglio scorso a Zurigo. La cerimonia, alle 11, è presieduta dall’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. Nei banchi il Gotha dell’industria e della finanza italiana. Ma anche del mondo sportivo a. Al termine della messa John Elkann prenderà la parola per un breve ricordo del manager scomparso.
Accanto alla compagna Manuela, ai parenti giunti dall’ Abruzzo, ai vertici del Gruppo, il presidente John Elkann e l’ ad Mike Manley, delegazioni di lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti del Gruppo, Fca, Cnh e Ferrari in tuta di lavoro.
In rappresentanza della Juventus sono presenti il presidente Andrea Agnelli, Massimiliano Allegri e Chiellini.  Per la Ferrari , l’ad Louis Camilleri e la presidente di Cnh Suzanne Heywud. Ed ancora Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens. In rappresentanza del governo è presente il prefetto di Torino Renato Saccone. Poi il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, il questore di Torino, Francesco Messina. Anche gli ex premier Mario Monti e Matteo Renzi hanno voluto rendere omaggio al manager di Fca. A rappresentare la città di Torino e la regione, la sindaca Chiara Appendino e Sergio Chiamparino.
Nella chiesa gremita, tanti rappresentanti del mondo imprenditoriale ed economico: l’ad di Unicredit Jena PIerre Mustier , Marco Tronchetti Provera ad di Pirelli e Zegna, Alberto  Bombassei presidente di Brembo, Gabriele Galateri presidente di Generali, Raffaele Jerusalmi ad di Borsa Italiana, Dario Gallina leader dell’Unione industriale di Torino. Ed ancora Luca De Meo, ad di Seat, gli ex manager del gruppo Alfredo Altavilla, Paolo Monferino e rappresentanti del mondo sindacale, il segretario nazionale Fim Ferdinando Uliano e il numero uno della Fismic Roberto Di Maulo.

“Dio ci ha donato Sergio Marchionne, ricco di doni particolari, frutto certo della sua intelligenza e professionalità, ma anche di Dio, perché i tanti talenti che egli possedeva, dlobderivavano anche da quel padrone che c’è lo ha donati e ci chiederà conto di come li abbiamo uilizzati”. Così l’arcivesco di Torino Cesare Nosiglia ha ricordato nella sua omelia la figura di Sergio Marchionne. “Possiamo ricordare il suo coraggio, la sua intelligenza – anche spregiudica a volte – il cammino della sua vita, lungo la quale ha conosciuto bene la condizione difficile dell’emigrato”. Per Nosiglia “a Sergio Marchionne è stato affidato un patrimonio glorioso, nel momento in cui era gravemente compromesso. C’era bisogno non solo di risanare conti economici ma, insieme, di ricostruire il senso della “fabbrica” in rapporto alla città e con la fabbrica era cresciuta e sulla fabbrica aveva costruito il suo destino di metropoli. E’ stato uno sprone a non perdere la speranza, ci ha aiutato a comprendere che dobbiamo continuamente fare i conti con la nostra storia. Dobbiamo considerare le difficoltà come opportunità su cui scommettere, non accontentandosi mai dei risultati raggiunti”. Secondo Nosiglia bisogna ripartire da questi elementi, dalla scommessa e dagli obiettivi, per permettere “a Torino di scuotersi dalla rassegnazione. Come nella parabola, non può bastare neppure oggi a noi limitarci a custodire i talenti acquisiti nel tempo. Dobbiamo invece camminare con convinzione  e speditamente verso un avvenire in cui tutte le componenti della città, industriali ed economiche, politiche e culturali, religiose e sociali condividono con gli altri ciò che hanno di più prezioso, per superare uniti l’opaca stagione che stiamo vivendo”. Nosiglia ha una speranza: “E’ questa utopia della speranza basata su garanzie concrete di occupazione e di sviluppo innovativo, che mi auguro posso continuare ad essere considerata a Torino una scelta irreversibile . Ma questo sarà possibile solo se riusciremo abbattere le barriere che ancora esistono tra le due città: tra centro e periferia, tra chi sta bene e chi sta male”.

Sergio Marchionne è morto il 25 luglio scorso nella clinica universitaria di Zurigo, dov’era stato ricoverato a fine giugno per quello che doveva essere un intervento di routine alla spalla. Le sue condizioni si sono aggravate nelle settimane successive, si disse per complicazioni di carattere infettivo. Secondo altre versioni Marchionne avrebbe avuto un aggravamento a causa di un ictus. È un fatto che solo dopo l’annuncio della morte e quando molte voci sui giornali svizzeri iniziavano ad ipotizzare errori compiuti dai medici nel trattamento del paziente, la clinica, violando una elementare consegna di riservatezza, ha scelto di rivelare che l’amministratore delegato di Fca era in cura da un anno per una grave malattia.
In quelle ore dammatiche il consiglio di amministrazione riunito al Lingotto aveva accelerato i tempi della successione indicando il numero uno di Jeep, Mike Manley.
Nei giorni scorsi sia il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, sia la sindaca Chiara Appendino (che è arrivata in chiesa indossando la fascia tricolore) avevano colto l’occasione di un dibattitto pubblico per ripetere che “la città e la regione attendono dal nuovo gruppo dirigente certezze sul loro futuro”.
Ci vorrà ancora qualche settimana per comprendere quali saranno gli uomini scelti da Manley per far parte della sua squadra. A cominciare dal nuovo responsabile delle attività europee dopo le polemiche dimissioni di Alfredo Altavilla (tra i primi stamani a entrare in Duomo). Ma certo oggi molti si attendono da John Elkann una rassicurazione sul futuro del polo del lusso torinese. In sostanza sulla confema del rapporto secolare tra la società e l’azienda anche in una fase in cui il nuvo amministratore delegato non parla più italiano e ha per anni basato la sua attività a Detroit alla guida del marchio più americano del gruppo.
Inevitabilmente infatti la celebrazione di oggi si presenta come un nuovo passaggio di fase per la vita della città. Quale sarà il futuro delle fabbriche torinesi nella post-globalizzazione, quando l’idea stessa di un’azienda mondiale sembra essere messa in discussione dal prevalere dei sovranismi, dei dazi, delle guerre commerciali?
Anche a questa domande le centinaia di dipendenti che questa mattina affolleranno i banchi del Duomo, attendono una risposta.

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