Onna, L’Aquila, e la propaganda

Sconvolgenti rivelazioni di sfollati costretti al silenzio.

L’Aquila, 14 ottobre 2009 ore 20:00.

La colonnina di mercurio segna 0 gradi.

OPERAIO  SCELTO  DA  BURLESQUONI, NOTO PER LA SUA ELEGANZA

operaio

Il 30 settembre le tendopoli dovevano sparire, tutti dovevano avere una casa nell’aquilano, tutti gli follati dovevano tornare a L’Aquila… queste erano le promesse…
Se si tiene conto dei tempi e dei

costi di Onna, poteva essere fatto e sarebbe stato possibile persino iniziare le ricostruzioni.

Ad Onna, in meno di 2 mesi sono state costruite tutte le abitazioni provvisorie, così, da circa un mese, tutti gli abitanti hanno un tetto sulla testa.
In un’intervista qualche cittadino di Onna mi ha manifestato tutta la soddisfazione per il lavoro fatto in questo posto TOTALMENTE distrutto dal terremoto. E il mio pensiero è corso subito al governo Berlusconi, che nulla ha potuto qui ad Onna, dove le costruzioni sono dovute al buon cuore del Trentino, sotto la supervisione del governo tedesco, chissà quanto avrà rosicato Berlusconi!!!!

Mettiamo a confronto le casette di Onna e il progetto C.A.S.E. de L’Aquila:

Onna: costo 800€ al mq, garantendo agli onnesi un quartiere provvisorio grazioso, risparmiando molti soldi da utilizzare nella ricostruzione.
Progetto C.A.S.E.:costo 2700€ al mq, quasi 5 volte la somma impiegata ad Onna, soldi sperperati tra le varie ditte edili.

Onna: Sono tutti in casa da metà settembre.
Progetto C.A.S.E.: Sono ancora nelle tende, o deportati sulla costa o in paesini lontani anche oltre 70 km, contro il loro stesso volere di restare a L’Aquila.

Onna: Casette ecologiche smontabili e riutilizzabili per un eventuale altro disastro in qualsiasi altra città..
Progetto C.A.S.E.:Per farle hanno deturpato un paesaggio meraviglioso, sfondando intere montagne. Un’inutile colata di cemento per una base che dovrebbe in realtà mantenere palazzi dai 10 piani in su, non i tre piani realizzati.
Palazzi moderni dagli infissi blu elettrico o giallo canarino che nulla hanno a che fare con lo stile pittoresco degli antichi paesini aquilani.

Onna: il quartiere è stato costruito rispettando spazi per la viabilità automobilistica.
Progetto C.A.S.E.: i palazzoni sono concentrati in un unico punto, servito da una sola strada principale, già trafficatissima. Quando tutti i residenti occuperanno le case si prevede un caos bestiale!!

Sono tornata da loro, gli aquilani, probabilmente si è instaurato in me quel meccanismo di ribellione che non accetta che tutto resti impunito e silenzioso.
Per entrare nella tendopoli ho nascosto la mia piccola telecamera nella borsa. Al controllo documenti mi dicono che sono tutti in mensa, questa volta sono riuscita ad entrare nella tendopoli senza problemi…
Non li conoscevo prima di quel maledetto 6 aprile, pensavo “chissà se mi riconosceranno, se si ricorderanno di me”.
Al mio arrivo in mensa sono stata invasa da sorrisi, abbracci e baci…noto con piacere che la gioia di rivederci non è solo mia.
Per loro sono chi ha permesso che la loro voce arrivasse a voi… sembra poco, a L’Aquila pare tanto…
Mi invitano a sedermi con loro, nonostante il cibo scarseggi cercano di costringermi ad accettare di dividere il loro pasto, o quel pezzettino di ciambella a testa che avevano…
penso, “se lo sapevo preparavo la Caprese Napoletana e la portavo… sono proprio una cafona!”

Non faccio in tempo a sedermi che cominciano a raffica i racconti dell’orrore:
“Dopo che hai pubblicato l’intervista che mi hai fatto ho ricevuto minacce, leggi qui questo sms”
“Mi hanno telefonato, mi hanno minacciato, dicono che se rilascio altre interviste mi denunciano, io ho detto solo la verità”
“Sai cosa ci fanno qui, riutilizzano le bottiglie dei tavoli e le riempiono con altre bottiglie degli altri tavoli”
“Non ci lasciano portare l’acqua nella tenda”
(penso, “se fanno un annuncio televisivo dicendo che a L’Aquila mancano cibo e acqua gli italiani si mobiliteranno di nuovo… perchè tutta questa indifferenza?
Probabilmente perchè questa vetrina mediatica deve risultare perfetta”)
“Hai saputo della roulotte che è andata a fuoco? Stavamo per bruciare vivi tutti”
“L’Enel ha abbassato i voltaggi e la notte va via la luce, ci svegliamo ghiacciati”

E per quanto riguarda gli abitanti delle case popolari di San Gregorio…
“Siamo gli sfollati di serie B, noi delle case popolari saremo gli ultimi ad avere casa”
“Le nostre case classificate “C” (grossi danni strutturali) sono state riclassificate “A”(piccoli danni strutturali) senza ulteriore controllo, vogliono farci rientrare in quelle case e nessuno si prende la responsabilità di eventuali tragedie”
“Ho scoperto che le case popolari al comune erano registrate come stalle e garage e non come case”…
“La mia casa risultava una stalla… io sarei una mucca? Ti rendi conto di cosa ci hanno fatto?”
“San Gregorio risultava terreno agricolo, non poteva essere usato come terreno edificabile, ci hanno fatto le case, ci hanno costruito un intero paese, ci hanno mandato a morire, la faglia che hai sotto i piedi è ad altissimo pericolo sismico!”
“Una ragazza aveva aperto un sito trasparente per raccogliere soldi per noi delle case popolari, l’hanno minacciata, gli hanno fatto chiudere il sito!”

Li fermo, troppe informazioni, tutte insieme, non memorizzo… chiedo loro di raccontare tutto davanti alla telecamera, si rifiutano, dopo le minacce ricevute non possono più raccontare la verità…

Helene Benedetti

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