ORA BASTA! I cittadini abbandonano il mafionano ma anche il socio Bossi.

Leghisti sul web contro Bossi
«Bugiardo, vuole una poltrona»

di Giuseppe Rizzo

sgommati sky bossi fini

Agli occhi di Berlusconi è un successo, a quelli di Bossi un moderato passo avanti, a quelli della base padana una iattura infinita. Il pareggio, e quindi la sostanziale bocciatura, del federalismo fiscale dei comuni in Bicamerale ha fatto andare su tutte le furie i militanti del Carroccio. E non è bastato neanche il Consiglio dei Ministri straordinario convocato da Berlusconi per scavalcare lo stop del Parlamento per calmarli. Sui blog, sulle pagine Facebook dei dirigenti nazionali, tra i commenti agli articoli di Padania.org, nelle trasmissioni di Radio Padania Libera e di TelePadania è esplosa tutta la loro rabbia.

Obiettivo principale, il Senatur in persona. «Bossi sta diventando più bugiardo di Berlusconi – scrive Fabio su www.padania.org –. Se non passa il federalismo si va subito al voto. Ed ora che si fa? Noi della Lega stiamo perdendo sempre più fiducia nel grande capo! Bisogna staccarsi dal grande puttaniere». E Gianni Baggini rincara la dose: «Berlusconi = Mubarak, e Bossi vende i vostri voti in cambio di una poltrona calda nel palazzo del faraone». Militanti come Fabio e Gianni, appena possono, dimostrano di avercelo più duro dei loro capi, il concetto di federalismo. Si sentono traditi, inascoltati: «Sono emiliana, ho sempre pensato che il popolo leghista avesse voce in capitolo, fosse anzi l’unico motore della Lega. Chiaro che non è così, grandissima la delusione, Bossi ha i numeri per poter staccare la spina a questo governo infame e vincere sul campo alle elezioni. Se fa in fretta, però. Se invece continua a incassare e a fare da scudo a un premier che sta tirando gli ultimi e che non è più difendibile la Lega i voti li perde. A cominciare da quelli delle donne padane».

Rivendicano quel voto che fino a qualche giorno fa Bossi minacciava, spada di Alberto da Giussano in una mano e sigaro in un’altra. «Che figuraccia, tanti bla bla bla, – scrive Umberto, sempre tra i commenti della Padania on line – noi non abbiamo paura del voto, l’unica soluzione è il voto, ma siccome il voto a Berlusconi faceva paura gli abbiamo parato il culo. Ora dopo gli ultimi comportamenti abbiamo mangiato tutto il credito elettorale che avevamo guadagnato a vantaggio del PdL. Ma mi spiegate perché io che ho la tessera della Lega e credevo che la Lega avrebbe fatto da controllore di Berlusconi, invece mi ritrovo una Lega che avvalla tutte le [XXX]te di Berlusconi, a questo punto mi conviene tesserarmi col PdL».

E hanno voglia Tremonti, Calderoli e via via tutti i leader del Carroccio a dire che l’approvazione del decreto, seppure per vie così tortuose, è «una svolta epocale». Sui loro profili Facebook i militanti la pensano in maniera diametralmente opposta. Su quello di Roberto Cota, per esempio, Giovanni Pau scrive: «Come al solito il maiale di Arcore ha fatto solo i suoi interessi e continua a prenderci per il c…..col federalismo bloccato. In più pure la Lega non volendo ammettere la sconfitta finge che ci sarà un altra via!!! Le bugie hanno le gambe corte, il voto non ve lo diamo più! A meno che non si vada subito al voto ma con la Lega in solitario!» Gli fa eco Maurizio De Berardi sulla bacheca di Luca Zaia: «Cosa aspettiamo a mollare il porco di Arcore??? Ne abbiamo piene le scatole di lui e le sue puttanelle… Maroni premier ora o mai più!!!».

Maroni premier è il grido di battaglia che accomuna molti militanti. Alessandro Buccelli lo mettere nero su bianco sulla pagina dello stesso ministro dell’Interno: «Dovevamo dare un calcio in culo al maiale di Arcore e Maroni premier o elezioni subito!!! Basta coprire quel puttaniereeeee!!!!! Bossi aveva detto elezioni subito!! Che delusione!!! Che schifooo».

Ai peana nei confronti della “svolta storica”, gli ascoltatori di Radio Padania Libera e di TelePadania, gli internauti che animano blog e pagine facebook verde-carroccio contrappongono una definizione del decreto sul federalismo approvato tutt’altro che lusinghiera. Di “federalismo alla pummarola”, parlano, una pietanza che gli da immediatamente il voltastomaco.

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