Ma continuate pure a sottovalutare, a giustificare, a riderne, a definirle “goliardate”…

Goliardata uno: 

“Juden”: imbrattata la porta di casa del figlio di Lidia Rolfi, la testimone di Ravensbruck. Reazioni di sdegno. Presidio antifascista

https://www.lastampa.it/cuneo/2020/01/24/news/juden-e-la-stella-di-davide-imbrattata-la-porta-di-casa-di-aldo-rolfi-figlio-di-lidia-la-testimone-del-lager-di-ravensbruck-1.38375857

Goliardata due:

“”Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

Goliardata tre: 

Risultati immagini per leggi razziali mussoliniRisultati immagini per leggi razziali mussoliniRisultati immagini per leggi razziali mussolini

Goliardata quattro: 

Risultati immagini per campi concentramento nazisti

 

FINE DELLE GOLIARDATE:

Risultati immagini per NAZISTI VINTI PRIGIONIERIRisultati immagini per NAZISTI VINTI PRIGIONIERIRisultati immagini per piazzale loretoRisultati immagini per piazzale loreto

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Ignoranti come zappe e smemorati come nessuno. Almeno leggessero e capissero questo sermone!

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

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Ma queste merde se ne rendono conto o no che se continuano a tirare la corda e noi ci rompiamo i coglioni le piazze e i piazzali saranno pieni di prosciuttoni capovolti? E’ pericoloso scherzare col fuoco, caro #salvinimmerda. Buongiorno a tutti!

Mondovì, scrivono “Qui c’è un ebreo” sulla porta del figlio di una deportata

L’uomo aveva ricordato su un giornale locale la madre, Lidia Beccaria Rolfi, che era stata imprigionata a Ravensbruck come politica. Il sindaco: “Atto vergognoso”

di JACOPO RICCA

Mondovì, scrivono "Qui c'è un ebreo" sulla porta del figlio di una deportata
La scritta apparsa sulla porta dell’abitazione di Mondovì, nel Cuneese 

Una scritta antisemita è comparsa a Mondovì, in provincia di Cuneo, a poche ore dal Giorno della Memoria. Sulla porta dell’abitazione di Lidia Beccaria Rolfi, staffetta partigiana, deportata a Ravensbruck come politica, ma testimone dell’Olocausto, qualcuno ha pensato di vergare le parole “Juden hier”, qui abita un ebreo, e una stella di David come quelle usate dai nazisti per identificare gli ebrei. Una frase che riecheggia quelle usate dai nazisti durante i rastrellamenti, in Italia quanto in Germania, per deportare gli ebrei.

Nella casa di Lidia Rolfi, morta nel 1996, abita oggi il figlio che ha già sporto denuncia contro ignoti. “Ho attraversato questa porta molte volte. La scritta è apparsa oggi, dopo che Aldo è intervenuto su un giornale locale per ricordare sua madre. Al di là della patente ignoranza – Lidia è stata una deportata politica – è uno dei molti segnali che ci dovrebbero fare alzare la voce per ricordare a tutti che essere antifascisti è il primo dovere della memoria che abbiamo” commenta lo storico Bruno Maida che con Lidia Rolfi ha scirtto diversi libri sulla deportazione. “Mi sembra un gesto molto grave tanto più nella dimensione di Mondovì e per il ruolo di Lidia”.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/01/24/news/mondovi_scrivono_qui_c_e_un_ebreo_sulla_porta_del_figlio_di_una_deportata-246567128/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

 

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Però nel Veneto, derubato, deturpato e devastato da #salvini, almeno in una cosa sono PRIMI: i morti per overdose.

L’ALLARME

Droga, Veneto primo in Italia per morti da overdose: «Peggio degli anni ‘80»

Nel 2019 già 25 casi mortali. Il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto: «Ora gli Stati generali per affrontare l’emergenza»

Spaccio di droga (foto d’archivio)
Spaccio di droga (foto d’archivio)

 

VENEZIA – «L’eroina è tornata prepotentemente sul mercato. I dati dei sequestri e dello spaccio sono strabilianti. E lo scenario che abbiamo davanti è peggiore di quello degli anni ’80 e il numero dei morti rischia di essere maggiore. Per questo organizzerò gli Stati generali sulla tossicodipendenza». Il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto non usa mezze misure e non intende stare alla finestra a guardare espandersi un fenomeno che è ormai vera emergenza.

 

 

 

L’emergenza

Quello cioè dell’aumento dei morti per overdose e del ritorno dell’eroina sulle piazze venete e in particolare veneziane. Per questo, da settimane, sta lavorando all’organizzazione di una serie di tavoli di confronto che coinvolgeranno tutti i protagonisti di quel mondo che Zappalorto include tra i confini «a monte e a valle del buco». Da chi cioè sulla strada, ogni giorno, contrasta lo spaccio e arresta i pusher, a chi sul piano sanitario e sociale si occupa di curare i tossicodipendenti e fare prevenzione. «Quello che abbiamo davanti è un quadro che ci ha riportato agli anni ’80 ma rischia di essere peggiore. L’eroina è ricomparsa in modo prepotente, con prezzi stracciati e una platea di clienti paragonabile a quella di trent’anni fa ma con un numero maggiore di morti determinato dal fatto che la sostanza è oggi molto più potente. Credo sia necessario organizzare una serie di conferenze che vedano impegnati tutti i soggetti coinvolti in questo fenomeno, dalle forze di polizia alla magistratura, dai SerD alle comunità al volontariato. È tempo di agire per arginare il fenomeno».

 

I dati e il summit sui servizi

Un lavoro che prevede una presa d’atto di quanto si sta già facendo ma anche nuove progettualità: «Dobbiamo capire se i servizi e le attività in atto sono sufficienti, o se invece servano nuove metodologie di intervento e nuovi attori». Una consapevolezza quella del Prefetto, confermata dai numeri. I dati recentemente diffusi dalla Direzione Centrale Antidroga del Ministero dell’Interno lasciano spazio a pochi dubbi: nel 2018 i morti per overdose in Italia sono stati 334 con un aumento del 12,84 per cento rispetto al 2017, e il Veneto con 36 decessi, insieme al Piemonte, è la prima regione per numero di vittime. Primato che rischia di mantenere anche per il 2019, dall’inizio dell’anno i morti per overdose sarebbero infatti già 25, 18 dei quali per eroina (fonte GeOverdose, portale che mappa la situazione sulla base di dati non certificati e che, per lo stesso periodo del 2018, registrava 15 decessi). A provocare il maggior numero di vittime l’eroina gialla o killer, con un principio attivo del 30 per cento, dieci volte quello dell’eroina tradizionale e per questo molto più pericolosa. Eroina che arriva in quantità sempre maggiori. In Veneto, dal gennaio al luglio scorso, le forze dell’ordine hanno sequestrato circa 289 chilogrammi di sostanze stupefacenti: 34 chili di eroina, 15 di cocaina, 228 di cannabis e hashish, 5 chili e 153 dosi di droghe sintetiche (fonte Direzione Centrale Servizi Antidroga).

 

Le sostanze killer

La preoccupazione è forte soprattutto per l’eroina gialla, droga che piace sempre di più per il prezzo ma anche per l’effetto potenziato. All’inizio a diffonderla è stata l’organizzazione dei nigeriani sgominata dalla polizia nel luglio 2018 a Mestre: «Ma eliminare quella banda non è bastato a sconfiggere il traffico – continua il prefetto -, perché ci sono altri attori che hanno preso il posto dei nigeriani e continuiamo purtroppo a registrare vittime». Dall’inizio dell’anno le operazioni antidroga in Veneto sono state 710 per un totale di 660 arresti e 346 denunce, 51 di soggetti minorenni. C’è poi tutto il fronte delle nuove droghe sintetiche, con produttori in grado di modificare le molecole delle sostanze non appena vengono tabellate. Droghe che si comprano anche su internet. «Questa è una delle preoccupazioni – conclude Zappalorto -, più grandi che le istituzioni devono avere per questo è necessario mettersi attorno a un tavolo e capire se c’è qualcosa in più che si può fare».

https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/cronaca/19_agosto_24/droga-veneto-primo-italia-morti-overdose-peggio-anni-80-19808926-c632-11e9-9244-1c57f5139422.shtml
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Io ti rilancio anche oggi. La gente deve sapere anche la verità, ogni tanto.

Anna Paola Sanna

@annapaolasanna
Allora: la Regione Sardegna stanzia 99 milioni a favore delle cliniche private. Di cui 40 solo per le tre del gruppo Korian a Cagliari. Chi è il gruppo Korian? Una multinazionale che sta acquistando strutture sanitarie in tutta Europa (MASSONERIA INTERNAZIONALE. Nota mia). Perché così funziona: prima gli italiani.
Anna Paola Sanna

@annapaolasanna
·

In risposta a

Forse non tutti sanno che ci sono zone in Sardegna dove mancano anche le Asl.
i
Salvatore Bruno
@TobrukBruno
·

In risposta a

E a noi pediatri di famiglia, non ci vogliono pagare i bilanci di salute e le prestazioni extra, perchè dalla Regione dicono che hanno finito i soldi. Però i milioni per la sanità privata a quanto pare li hanno trovati. Bravi i sardi ad avere votato un branco di sciacalli.
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Pessima notizia. Che tu possa continuare a far ridere gli altri Astri col tuo Genio assoluto, Maestro. R.I.P.

È morto Terry Jones, fondatore dei Monty Python

È morto Terry Jones, fondatore dei Monty Python
(afp)

Ha diretto tre dei film del gruppo umoristico inglese tra cui il cult ‘Il senso della vita’. Gli amici Terry Gilliam: “Era un ragazzaccio e ci mancherà”, John Cleese: “un uomo con così tanti talenti svanito delicatamente”, Michael Palin: “la compagnia più calorosa che si potesse avere”.

È morto l’attore e regista britannico Terry Jones. L’annuncio lo ha dato la famiglia: “Il suo lavoro con i Monty Python, i suoi libri, le sue trasmissioni televisive e le sue poesie vivranno per sempre” hanno scritto. Tra i membri fondatori dei Monty Python, aveva 77 anni, dal 2016 soffriva di demenza che gli aveva fatto perdere l’uso del linguaggio. Anche regista ha diretto tre dei film del gruppo umoristico inglese tra cui Monty Python e il Sacro Graal (insieme a Terry Gilliam), Brian di Nazareth Monty Python – Il senso della vita.

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2020/01/22/news/e_morto_terry_jones_fondatore_dei_monty_python-246398056/?ref=RHPPBT-VZ-I246399895-C4-P9-S1.4-T1

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Trovato lavoro? NO: perso agendina. Ti svegli e pensi-speri… dai, non è possibile cadere più in basso di così. E invece no: riciccia lo scarto di verme che sa bene di non essere più al 12% dei consensi, ma deve dimostrare a sua mamma di essere almeno al 70% e FA QUESTE CAGATE QUA!!!

“Uhè ti’. L’è qui una 4 formaggi e una alla diavola con contorno di patatine?… No, le bibite arrivano dopo, le porta il mio amico #giggino.”

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SCUSI, LEI SPACCIA ? Quello a sinistra è Maurizio Agostini, consigliere leghista del comune di Matterello in provincia di Trento, arrestato mentre cercava di passare la frontiera con tre etti di cocaina: la beffa è che aveva un complice, un clandestino albanese.

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“Ha fatto anche cose buone”? Quando? A Piazzale Loreto.

20 gennaio ’27, il governo fascista emana la legge che riduce i salari delle donne della metà rispetto agli uomini – Ilaria Romeo

   Commenti  

Per la serie “hanno fatto anche cose buone”, il 20 gennaio del 1927, con un decreto legge, il Governo italiano interviene sui salari delle donne riducendoli alla metà rispetto alle corrispondenti retribuzioni degli uomini.

Del resto avrebbe scritto qualche anno dopo Ferdinando Loffredo nella sua Politica della famiglia (1938): “La indiscutibile minore intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia, quanto più onestamente intesa, cioè quanto maggiore sia la serietà del marito […] La conseguenza dell’emancipazione culturale – anche nella cultura universitaria – porta a che sia impossibile che le idee acquisite permangano se la donna non trova un marito assai più colto di lei . […] deve diventare oggetto di disapprovazione, la donna che lascia le pareti domestiche per recarsi al lavoro, che in promiscuità con l’uomo gira per le strade, sui tram, sugli autobus, vive nelle officine e negli uffici […] Il lavoro femminile […] crea nel contempo due danni: la «mascolinizzazione» della donna e l’aumento della disoccupazione maschile. La donna che lavora si avvia alla sterilità; perde la fiducia nell’uomo; concorre sempre di più ad elevare il tenore di vita delle varie classi sociali; considera la maternità come un impedimento, un ostacolo, una catena; se sposa difficilmente riesce ad andare d’accordo col marito […]; concorre alla corruzione dei costumi; in sintesi, inquina la vita della stirpe”.

Diceva similmente Benito Mussolini su Il Popolo d’Italia del 31 agosto 1934 : “L’esodo delle donne dal campo di lavoro avrebbe senza dubbio una ripercussione economica su molte famiglie, ma una legione di uomini solleverebbe la fronte umiliata e un numero centuplicato di famiglie nuove entrerebbero di colpo nella vita nazionale. Bisogna convincersi che lo stesso lavoro che causa nella donna la perdita degli attributi generativi, porta all’uomo una fortissima virilità fisica e morale”.

La donna, dunque – per il bene della Patria! – deve essere collocata in casa, a fare figli.

La prima offensiva al lavoro femminile del Regime si avrà nell’insegnamento.

Con il Regio Decreto 2480 del 9 dicembre 1926 le donne saranno escluse dalle cattedre di lettere e filosofia nei licei, verranno tolte loro alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie, si vieterà loro di essere nominate dirigenti o presidi di istituto (già il Regio Decreto 1054 del 6 maggio – Riforma Gentile –  vietava alle donne la direzione delle scuole medie e secondarie.  Per estirpare il male veramente alla radice, saranno raddoppiate le tasse scolastiche alle studentesse, scoraggiando così le famiglie a farle studiare).

Una legge del 1934 (legge 221) limiterà notevolmente le assunzioni femminili, stabilendo sin dai bandi di concorso l’esclusione delle donne o riservando loro pochi posti, mentre un decreto legge del 5 settembre 1938 fisserà un limite del 10% all’impiego di personale femminile negli uffici pubblici e privati.

L’anno successivo, il Regio Decreto n. 989/1939 preciserà addirittura quali impieghi statali potessero essere alle donne assegnati: servizi di dattilografia, telefonia, stenografia, servizi di raccolta e prima elaborazione di dati statistici; servizi di formazione e tenuta di schedari; servizi di lavorazione, stamperia, verifica, classificazione, contazione e controllo dei biglietti di Stato e di banca, servizi di biblioteca e di segreteria dei Regi istituti medi di istruzione classica e magistrale; servizi delle addette a speciali lavorazioni presso la Regia zecca. L’articolo 4 della stessa legge, suggerirà altri impieghi “particolarmente adatti” alle donne: annunciatrici addette alle stazioni radiofoniche; cassiere (limitatamente alle aziende con meno di 10 impiegati); addette alla vendita di articoli di abbigliamento femminile, articoli di abbigliamento infantile, articoli casalinghi, articoli di regalo, giocattoli, articoli di profumeria, generi dolciari, fiori, articoli sanitari e femminili, macchine da cucire; addette agli spacci rurali cooperativi dei prodotti dell’alimentazione, limitatamente alle aziende con meno di 10 impiegati; sorveglianti negli allevamenti bacologici ed avicoli; direttrici dei laboratori di moda.

Del resto, scriveva Giovanni Gentile ne La donna nella coscienza moderna (1934): “La donna non desidera più i diritti per cui lottava […] (si torna) alla sana concezione della donna che è donna e non è uomo, col suo limite e quindi col suo valore […]. Nella famiglia la donna è del marito, ed è quel che è in quanto è di lui”.

In una tempo in cui al Festival di Sanremo viene invitata una donna perché è bella e “sa stare un passo indietro al proprio uomo” forse sarebbe opportuno non dimenticare…

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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