Piglia, incarta, e porta a ca’

I legali Cir: «Mazzata è non risarcire»

La replica alla Fininvest: corretta la valutazione del tribunale civile, 20 fa ingiustizia contro di noi

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SUOR  MARINA  VERGINE  E  MARTIRE

marina
MILANO – «Che l’obbligo di pagare 750 milioni euro sia una “mazzata” per il debitore Fininvest, si può capire. Ma è stata una “mazzata” ancora più dura e ingiusta per il creditore Cir avere subito

20 anni fa, per responsabilità di Fininvest, un danno di pari dimensione economica». È quanto scrivono i legali della Cir in merito alle prese di posizione «anche di fonte Fininvest» sulla sentenza che ha condannato al Fininvest a pagare 750 milioni di euro alla Cir per il Lodo Mondadori. Proprio Marina Berlusconi, figlia del premier e presidente della stessa Mondadori, aveva usato il termine “mazzata” nell’intervista al Corriere della Sera, per descrivere gli effetti della sentenza che ha condannato la honding di Silvio Berlusconi a risarcire alla Cir 750 milioni di euro. « La “mazzata” – concludono i legali – si ripeterebbe, a danno di CIR, se questa oggi non ne ricevesse il giusto risarcimento».

NOTA IN OTTO PUNTI – La nota, a firma degli avvocati Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, si articola in otto punti a commento delle «recenti prese di posizione sulla sentenza del Tribunale di Milano, fra cui alcune di fonte Fininvest» che «hanno toccato aspetti tecnici e politici». I legali si astengono da commenti sugli «aspetti politici» limitandosi a fare osservazioni sugli «aspetti tecnico-legali». In primo luogo ritengono «apprezzabile a anzi doveroso» il deposito della sentenza di condanna della Fininvest «di sabato, quindi a borsa chiusa» visto il coinvolgimento di società quotate. In secondo luogo precisano che «alla notizia del deposito si è avuto accesso non per e-mail, ma tramite il sistema telematico» del Tribunale di Milano «per le comunicazioni di cancelleria, al quale possono liberamente accedere tutti gli studi legali». Per gli avvocati della Cir poi il Tribunale civile «non ha affatto “celebrato” un suo nuovo processo penale, arrivando a conclusioni cui neppure in sede penale si era giunti», come affermato dalla Fininvest, in quanto «la verità è che in sede penale si è definitivamente accertato nel 2007 che la corruzione fu commessa per iniziativa e con fondi neri esteri di Fininvest».

BERLUSCONI E LA PRESCRIZIONE – I legali ricordano inoltre che nel 2007 Berlusconi fu prosciolto «per prescrizione» e che non ha ritenuto di «insistere per l’assoluzione nel merito, cosa che avrebbe potuto fare rinunciando alla prescrizione». «In sede civile – spiegano – il Tribunale è potuto entrare nel merito, e ha giudicato Berlusconi, allora presidente di Fininvest, coautore della corruzione». I legali ricordano poi che «l’ingiustizia della sentenza Metta» è stata «argomentata dal Tribunale in modo molto ampio e articolato». E prima della sentenza di sabato scorso era «stata ripetutamente affermata e motivata in sede penale». Per gli avvocati di Cir il Tribunale di Milano ha poi «ampiamente argomentato anche l’irrilevanza del fatto che dei tre giudici della Corte di appello di Roma che annullò il lodo Mondadori, solo il relatore Metta fosse corrotto». E ciò in base a tre dati: «il ruolo dominante del giudice relatore nel determinare la decisione collegiale, il modo artificioso in cui Metta impostò e orientò la discussione nel collegio, la recentissima sentenza della Cassazione (n. 35525/2009) secondo cui “la presenza di un componente dell’organo giurisdizionale privo del carattere dell’imparzialità perchè partecipe di un accordo corruttivo… infirma la validità dell’intero iter decisionale”».

L’ENTITA’ DEL RISARCIMENTO – Il collegio difensivo di Cir ricorda poi che il criterio della probabilità nella determinazione del risarcimento «è uno dei criteri fondamentali e costantemente applicati» per il risarcimento del danno e «si traduce necessariamente e abitualmente in termini percentuali». Infine la scelta del giudice di non avvalersi di un consulente tecnico per quantificare il danno «è normale, quando», come nel caso della causa in questione, «risultano già disponibili negli atti di causa tutti gli elementi necessari e sufficienti per la quantificazione». I legali concludono quindi affermando che «si può capire» come il maxi-risarcimento rappresenti «una “mazzata” per il debitore Fininvest» ma aggiungono che «è stata una ‘mazzatà ancora più dura e ingiusta» quella subita dalla Cir 20 anni fa a causa della sentenza del giudice Metta.

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