Radio Cagliari

Dunque, negli anni ’70 facevo dei programmi alla Rai regionale per la Sardegna. Prima col mio caro amico Giovanni Sanna e poi da solo o col mio fido Pierangelo Filigheddu. Facevamo delle gag così carine, che molte vengono riciclate ancora oggi. Spesso, arrivavo molto presto e andavo a sfruculiare i giornalisti, l’amico Antonio Capitta si ricorderà quello stanzone della redazione e quei personaggi. Un giorno, dopo aver rotto le palle a Mario Guerrini, che commentava la boxe su Raidue (lo facevo sempre arrabbiare perché – essendo io ex pugile novizio e grande appassionato della noble art – gli mortificavo sempre le sue telecronache piene di errori… ad esempio: tutti vedevamo benissimo un diretto sinistro, ma per lui era un montante destro. Io mi segnavo gli svarioni durante la diretta e il giorno dopo andavo a rompergli i coglioni, con gran divertimento di tutta la redazione). Dunque, dopo aver adempiuto al mio dovere di scassacazzi, mi mettevo a sbirciare sulle varie scrivanie per conoscere le ultime novità della cronaca. Magari ci trovavo qualche spunto per il mio programma. Leggi qui e leggi là, pagine già pronte per il Gazzettino sardo che sarebbe andato in onda da lì a mezz’ora, ti becco una notizia con “qual’è”… “Ma chi è lo scienziato che ha scritto questo pezzo?” chiedo, sventolando il foglio. Irrompe il redattore capo (credo) Dino Sanna, fratello di Giovanni… (che essendo il più colto della famiglia faceva solo il collaboratore esterno e non credo che venne mai assunto), mi strappa il foglio dalle mani e mi rimprovera per il mio vizio di non farmi mai gli affaracci miei. “Tu non ci dovresti nemmeno entrare in redazione. Cosa c’è qui che ti fa ridere?” Gli faccio notare che loro sono tutti dottori, tutti laureati, tutti giornalisti, ma… “qual è” si scrive senza aportrofo. Part un coro generale di “Ma smettila!” “Ma che cazzo stai dicendo?!” Io me la rido e dico: “Ok. Scommettiamo una cena a testa a base di frutti di mare?” Silenzio. Loro lo sapevano che avevo solamente la terza media, ma studiavo come un ossesso di tutto e che, probabilmente, sapevo scrivere molto meglio di loro. A dire la verità, mi vanto spesso anche della mia specializzazione in ginecologia… mi mancavano appena 18 anni alla laurea.
Fattostà che entra Giovanni e si schiera dalla mia parte, ovviamente. Suo fatello dibatte un po, ma essendo anche lui perfettamente a conoscenza del fatto che Giovanni era ed è molto più colto… si arrende. Faccio questo quadretto solo per dirvi del clima, tutt’altro che asettico, che si respirava allora alla Rai. Una grande famiglia. Oggi se lo sognano. Vabbeh, tocca a noi. Arriva Filigheddu, con la fida chitarra, e ci sdiamo in studio. Mentre i tecnici si danno da fare con microfoni, effetti e volumi, metto il mio partner al corrente delle nuove gag. Gli passo la sua copia del testo e partiamo. Tutto in diretta. Telefono aperto. Io faccio il mio fervorino introduttivo sull’immondezza che ho trovato nel fine settimana a La Maddalena e a Caprera e poi si parte coi personaggi. Facevo Felice Pillittu, un campidanese ignorante come molti sindaci e assessori di oggi; Cualbu, un astuto nuorese scarpe grosse e cervello fino; un personaggio cagliaritano (di cui non ricordo il nome) molto coatto e cazzaro. Poi intervistavo l’ospite musicale: Elton John, Frank Sinatra, ecc. che faceva sempre Filigheddu, ottimo cantante e con grande padronanza della lingua inglese. Insomma, il programma si dipana e scorre a meraviglia, quando mi informano dalla regia che c’è il sindaco di La Maddalena in linea e che è piuttosto incazzato. Lo annuncio e stento a restare serio davanti alle smorfie di Filigo. Il sindaco si presenta con fare austero, tipo il sindaco-sceriffo gentilini per capirci, e mi “diffida” dal dare notizie false sulla pulizia della Maddalena e di Caprera. Io, con calma, gli faccio notare che non ho detto nulla di falso e che mi fa piacere che lui si dimostri partecipe, telefonando a una trasmissione di grande ascolto come la nostra. Mi interrompe arrogantemente e sbraita che la Maddalena e Caprera sono zone di grande afflusso turistico e che quindi magari sono stati i turisti sporcaccioni e incivili a lordare le spiagge. A quel punto mi girano le balle e prendo in mano la situazione, gentilmente ma fermamente:
“Caro sindaco, gli faccio, ha perfettamente ragione. Le chiedo scusa a nome mio e a nome di tutta la Rai. In effetti, sabato scorso, quando sono venuto a Madalena per trovare degli amici torinesi, ho notato benissimo molti turisti – specialmente sul traghetto – che nascondevano sotto le canotte e sotto le gonnelline delle signore: lavatrici rotte, montagne di buste di spazzatura, gomme d’auto usate, bici vecchie e motorini a pezzi. Ma non basta, caro sindaco, uno aveva addirittura una 500 L carbonizzata sotto l’ascella destra e l’ho visto coi miei occhi parcheggiarla a bordo strada, nel bel mezzo di una curva a gomito!”
Lui sbraitava fonemi incomprensibili, ma il nostro fonico aveva puntualmente abbassato il volume del suo telefono.
“Infine, caro sindaco, ho percorso chilometri sugli scogli di Caprera. Ci sono tante di quelle bottiglie di birra che, se le fa recuperare e le vende al riciclaggio, potrebbe addirittura illuminare le strade e rendere percorribili quelle con i buchi e le voragini. E lei vorrebbe fare turismo con uno dei posti più belli del mondo che è ridotto peggio di Beirut DOPO UN BOMBARDAMENTO A TAPPETO? Ma mi faccia il piacere. Si vergogni! Anzi, se ha un po’ di amor proprio e di dignità, si dimetta!”
Il tipo sbatte giù il telefono. Ma dopo una settimana si è dimesso lui e tutta la giunta. Quando la radio era servizio pubblico.
madd

spazz

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maddalena

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