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CULTURA SARDA Sono ormai due anni che sbircio dallalto della mia nuvoletta le cose che succedono in Sardegna. E finora il cuore non fa che lamentarsi. Oggi mi vorrei soffermare sulla cultura, che non cè e non ci sarà mai con questi geni straordinari che lamministrano. Mi verso la seconda porzione di Cannonau e rifletto su un fatto, ovvio in qualunque parte del mondo, ma qui evidentemente sconosciuto: la Cultura è limmagine di un popolo, la sua prima ricchezza! Dunque, i sardi sono oggi rappresentati culturalmente? Da chi? Dal sindaco di Cagliari che da circa due miliardi a qualche cantantino venuto dal mare per la sola notte di Capodanno? Ma ci pensate a quanta cultura si potrebbe creare e diffondere con due miliardi di vecchie lire?! Da chi è amministrata la Cultura sarda? Dai videocitofoni locali, per fortuna con ascolti risibili, che fanno a gara a propinare stronzate senza senso, programmazzi copiati male dalla pessima tv di stato, o ore di duruduru sbalestrati, spacciandoli per cultura?! Dagli scemi del paese, che prima venivano a torto irrisi e relegati a soggetti ludici del circondario, mentre da qualche anno vengono nominati assessori comunali (spesso provinciali) alla cultura, presidenti delle Pro Loco, o presidenti dei comitati di sagre paesane (qualche migliaio di miliardi annui buttati). Ora, a parte le solite coglionate: complessini sguaiati e senza arte né parte, senza presenza né mestiere, mucchi di sciacquette che sgambettano sui palchi annoiate, sudate, fuori tempo e con tanta cellulite in mostra pari almeno alla mancanza di qualunque studio della danza, di comicaroli locali, volgari e privi di qualunque talento che cosa ci propinano i fantastici addetti culturali sardi? Già, dimenticavo i "colpi grossi"! I "grandi artisti nazionali"! Ora, conoscendo quasi tutti nellambiente, non farò nomi. Mi limiterò a considerare che questi fantastici "nomi nazionali" sono quasi sempre dei personaggini di serie C, scoppiati da decenni, oppure nomini senza nessun pregio, che vanno onestamente a guadagnarsi il pane dove qualcuno li chiama. A guadagnarsi il pane! Non a DERUBARE! Eh, sì. Perché cè unaltra piaga che appesta la cultura isolana, specialmente nei mesi estivi: i magnacers. Coloro i quali battono in lungo e in largo lisola e vendono a venti-trentamila euro artisti, si fa per dire, che vanno al massimo per mille euro fin giù in Calabria o nel Trentino. Perché in Sardegna devono costare VENTI/TRENTA volte di più?! Per il viaggio aereo? Per la traversata nelle barche bestiame della tirrenia? Macché! Per la coglionaggine o per la malafede degli organizzatori. Cè tra questi "addetti culturali" chi è completamente decerebrato e chi invece intasca una bella mazzetta. Il risultato è che stiamo nella merda. Che tanti giovani talenti sardi non hanno modo di crescere, di proporsi, di imparare, di fare esperienza, mentre i soldi vengono dilapidati o rubacchiati per portare il cognato di Nicola di Bari o i vecchi e inutili Cugini di Campagna, al prezzo di Sting. Vabbe, vado a finire il Cannonau. Quando Dio decise fare gli uomini li
suddivise per popolazioni e decise che tutti dovevano avere due qualità: gli africani li
fece forti e fieri, i cinesi li fece astuti e pazienti, gli americani superbi e laboriosi,
ecc. ecc. Oristano Ridente cittadina che non ha niente da ridere. Cè un sindaco che ha sbandierato per tutta la scorsa campagna elettorale uno slogan strepitoso: "Oristano, città di bellezza." Intanto, la cittadina sarebbe molto più bella se solo lui se ne restasse ben tappato in casa. Non somiglia né a Brad Pitt né a George Clooney. Diciamo che è un incrocio tra un sedano avvizzito e un vecchio boxer rincoglionito. Ovviamente, il sindaco non ha fatto che spartire poltrone e scannetti e basta. Ho girato in lungo e in largo il paesone: strade piene di buche e di erbacce, semafori in quantità industriali, per lo più inutili e dannosi (per attraversare Oristano occorre il doppio del tempo che occorre per attraversare Roma, che è seimila volte più vasta). Non esistono i parcheggi, ma quei pochi sono rigorosamente a pagamento, anche se chi becca il denaro non è responsabile di furti e danni (ma per sostare a nostro rischio, non paghiamo già il bollo?), non esiste nemmeno l ombra dei servizi indispensabili che qualunque paese di duemila abitanti della Romagna, per fare un esempio, offre a tutti i suoi cittadini. E una cittadina brutta, senza nessun arredo urbano, che la sera diventa ancora più triste e buia: lucette da albero di natale al posto di una illuminazione seria. Non esistono centri di cultura o aggregazione, scarse le librerie. Un vero e proprio villaggio del New Mexico, insomma. Questo, dinverno. Eh, già. Perché destate è tutto molto peggiore. La vita, si fa per dire, si sposta a Torre Grande. Dove non cè assolutamente nulla! Tre o quattro chioschi che vendono le stesse identiche cose a prezzi da Bulgari. Chioschi tutti fiammanti, però: in parte perché nuovissimi e in parte perché se li bruciano a vicenda. O nuovi perché nati sulle ceneri dei precedenti. In compenso cè una vitalità artistica, gestita superbamente dalla locale Pro Loco, da far invidia a qualunque cimitero. Mi piacerebbe sapere quanto spende ogni anno la Pro Loco per non fare assolutamente nulla. Ah, no. Per Capodanno hanno speso circa venti milioni di vecchie lire per fare la discoteca in piazza. Erano più DJ che pubblico. E comunque il costo della seratina fasulla, in tutta Italia è esattamente del 10%. Come MAI? Meno male che ora sta per arrivare la Sartiglia: due mesi di polvere, transenne e rotture di palle, per tre ore di corse di cavalli. Naturalmente, in occasione dellevento dellanno, quando cioè si vede qualche raro turista, i negozi e i bar sono quasi tutti regolarmente CHIUSI! Se potessi gestire io la Sartiglia, la farei durare sei mesi e darei lavoro a un sacco di disoccupati. Ne farei un Evento vero e importante. Ma che ci avranno in testa questi "amministratori"?! Non ditelo. Io aggiungo soltanto che gli oristanesi meriterebbero ben di meglio e ben di più. E invece devono vivere in Sardistan. Ciau E COSÌ SONO TORNATO A CASA FACCIO UNA GITARELLA, COME UN PELLEGRINAGGIO, DALLE PARTI
DELLA COSTA A CAGLIARI E PASSATO PIU DI UN ANNO Gennaio 2003 Ho speso quasi 180 milioni di vecchie lirette e non ho incassato un ghello. Vi risparmio i particolari, anche se vi prometto di aggiornarvi più spesso. Dunque, ho incontrato mezzo mondo indigeno e, credetemi, roba da cercare le braccia in qualche cunetta. Qui non hanno letteralmente il senso del tempo né la cognizione delle cose. Vivono alla giornatina, fottono e chiagnono. Coraggio zero, lungimiranza zero, voglia di faticare e di sudarsi la vita zero. Vi ricordate di Graziella, la ragazza "cazzuta" di cui vi parlavo allinizio dellavventura? Sparita come neve al sole, dopo quel primo incontro. E così tutti gli altri. Sia ben chiaro: non è questo un discorso che riguarda TUTTI i sardi, ma solamente coloro coi quali ho avuto a che fare io. Graziella, ho saputo, preferisce ammazzarsi di lavoro per arricchire gli albergatori di Sanremo e dintorni, collaborando a spese proprie a quella furbata di Sanremo Famosi e Accademia Sanremo, invece di lavorare per riempire e semmai costruire nuovi alberghi qui. Pace. Con più calma, vi racconterò man mano aneddoti che mi verranno in mente, riguardo a questo periodo passato. Vi dico invece come stiamo oggi. Dopo aver perso sei mesi appresso a un paio di geni, padre e figlio, che possiedono un piccolo videocitofono (che chiamano pomposamente "televisione") qui ad Oristano, mi è rimasto luzzolo di fare un programma televisivo mio. Qui. Ma come? Direte voi, sono anni che rifiuti marchette dalla Rai e da Merdaset Vero. Però, pensate che gusto a scombinare un pochino i loro conti, facendogli mancare un paio di centomila telespettatori al giorno! Nulla da fare. Questi due, pur consapevoli dellimportanza del treno che li aveva appena sfiorati, hanno preferito continuare a perdere tempo e soldi. Che vi dicevo? Ci vuole coraggio e il coraggio non si trova per la strada. Comunque, mi sono incaponito ed ho continuato a perdere tempo cercando di costituirmi un piccolo staff, per dare la scalata a una emittente regionale. Zero. Forse, giusto dieci giorni fa ho trovato una personcina a modo, Susanna, laureata, sposa e madre, che per il momento sembra la classica mosca bianca. Vedremo se riuscirò nellintento di varare uno show decente, in questa terra desolata. DESERTO CULTURALE Ebbene sì, sono tornato in Sardegna. Dopo quarantanni di peregrinare per il mondo, alla ricerca del pane e della crescita intellettuale e professionale, rieccomi qui. Erano dodici anni filati che non rimettevo piede nellisola. O meglio, quasi undici. Sono capitato due inverni fa a San Pantaleo per girare tre settimane dellultimo film cui ho partecipato: "SOS LARIBIANCOS I DIMENTICATI", tratto dal romanzo: "Quelli dalle labbra bianche" di Cicito Masala. Da S,Pantaleo siamo poi andati per cinque settimane a Belgrado e quindi a Slatjborg. Ogni sera telefonavo a mia moglie, a Roma, e lei continuava a magnificare il ricordo della Sardegna. Lei è di Mosca, povera figlia, una splendida ballerina del Bolshoj. Così, nel novembre scorso, abbiamo deciso di provare a vivere qui. Ho un contenzioso colla Rai dal 1996, che non cè verso di sbloccare, e quindi di lavorare a Roma non se ne parlava, dato anche che non minteressa apparire in questa tv spazzatura. Ma soprattutto abbiamo una figlioletta di tre anni e preferiamo che cresca allaria buona, in un posto a misura di bambino. Perché non rimettevo piede nellisola da così tanto tempo? Per la semplice ragione che ero disgustato dai politicanti, dalla loro vacuità, dalla loro insipienza, dalla loro arroganza e dalla loro presunzione. Avevo proposto a una pletora di amministratori regionali, provinciali e comunali, una serie di progetti per incrementare il turismo e creare migliaia di posti di lavoro seri nulla da fare. Mi presero in giro, mi fecero perdere un mare di tempo e un pozzo di soldi. Ripartii amareggiato e spiantato. Tornato a Roma, venne a vedermi in teatro Renato Nicolini, assessore alla cultura del Comune. Tipo sveglio e fantasioso quanto pratico, prese uno dei miei progetti e lo chiamò TEVERE EXPO: in un mese fece girare quindici miliardi di allora e diede lavoro a oltre tremila persone. Lo stesso progetto che mi era stato rifiutato, buon ultimo, dal sindaco di Villasimius. Ovviamente, lo ripropongo qui e adesso. Sono di nuovo in trincea e, caparbiamente, ho ripreso a fare il giro delle sette chiese. Offrendo, ben inteso, senza chiedere favori o elemosine. Offrendo idee, professionalità, mestiere, know how, buona volontà e capacità di faticare e di concretizzare Fortunatamente, ai giorni nostri è tutto cambiato: i nostri politici sono esempi viventi di saggezza, concretezza e lungimiranza, che tutto il mondo ci invidia. In ogni dove pullulano iniziative culturali di richiamo internazionale: mostre, rassegne, eventi, invenzioni. Da decenni ormai non si sperperano più i miliardi pubblici in stupidaggini, in nepotismi vari, voti di scambio o misere rassegnette pseudo folcloristiche da "buon selvaggio". I ministri, i tour operator e gli assessori forestieri accorrono in massa in Sardegna per annusare, per apprendere, per copiare dai nostri assessori alla cultura. E tutto un viavai di giapponesi, di parigini, londinesi, e persino di assessori romani o versiliesi, per tacere di quelli della riviera adriatica. Non cè più disoccupazione, i trasporti funzionano a meraviglia e costano pochissimo, la faraonica 131 è stata ultimata a tempo di record, così come le altre modernissime arterie di comunicazione interna. La Sardegna è piena di cartelli stradali, di alberghi diffusi, di installazioni di richiamo. Finalmente arrivano a frotte i turisti veri, non quei fabbricanti dimmondezza e di disagi: i selvaggi delle seconde case. Quelli che intasano i porti, le strade e i parcheggi, colle macchinette a tre piani: primo con lacqua minerale, secondo con carta igienica-pelati-pasta, terzo con gommone regolamentare e sacchi per asportare sabbia e reperti storici, e qui non lasciano un euro. Basta cogli inutili e dannosi campi da golf, che ospitavano dieci giocatori allanno e sperperavano tanta acqua al giorno quanta ne sarebbe bastata per il fabbisogno di una città di diecimila abitanti. Basta gettare al vento quasi un milione di euro solo per la notte di Capodanno, come facevano un tempo a Cagliari, foraggiando spettacolini insulsi quanto inutili ed effimeri. Basta col fatalismo immobile e il lamento diffuso: "Lo Stato non fa niente". Bene. Quando ripenso a quei tempi, mi sento come se mi avesse investito un camion. Raccontavo una storiella, circa trentanni fa: rapina alla banca. Uno dei banditi spara in aria e grida: "Questa è una rapina, che nessuno si muova!" Due signori gentili, a portata di mitraglietta, lo guardano con divertita tolleranza e uno fa: "E chi si muove, giovanotto? Noi siamo assessori regionali sono trentanni che non ci muoviamo. Mai mossi ci siamo." Qui, ancora una volta, ho avuto paura di trovare un deserto culturale abnorme. Amministratori stolidi con nessuna voglia di progredire, di impegnarsi coraggiosamente e seriamente per migliorare le condizioni di vita della nostra gente. Farlocchi assolutamente privi di entusiasmo e di umiltà pronti a buttar via, letteralmente, centinaia di miliardi in nulla. Ogni anno. E mi riferisco solamente al settore "cultura-spettacoli-turismo". Invece, volete sapere lultima? Vado dal sindaco di Santa Giusta, Tino Melis e gli propongo di realizzare lungo i circa due chilometri di stagno, nel tratto che parte dal boschetto e va fino al bivio per il porto, direzione Arborea, o in altro sito, la prima CITTADELLA DEI BAMBINI al mondo. Nel senso che non vuole essere un succedaneo di Disneyland, ma un centro ludico - didattico. Premetto che il suddetto lungostagno è invaso e pervaso da topi, ratti ed erbacce: assolutamente insalubre ed inutilizzato. Recintiamo tutto, dico io, e costruiamo un villaggio che comprenda tante location: dalle caverne alle palafitte, dal villaggio nuragico a quello vichingo, dalla triremi romana alla nave fenicia a quella dei pirati E via via, fino ad arrivare allera dei computer e dello shuttle. Ogni stand prevede una coppia di puericultori o di insegnanti di scuole elementari o medie (ma quanti ce ne sono disoccupati?) che, vestiti a tema, guidino i bambini alla scoperta della nostra storia; con lausilio di libri ad hoc, di filmati ed oggetti. I bambini vivranno qualche ora di full immersion, vestiti anche loro da bimbi primitivi o altro - a seconda dello stand visitato; vedranno come si mangiava allora, come si costruiva unarma per la caccia, come si confezionava un abito. Insomma, unidea che darebbe lavoro a centinaia di persone, a cominciare dagli addetti ai parcheggi, agli insegnanti, ai pensionati che farebbero una sorta di vigilanza, a ristoratori e venditori di prodotti tipici e souvenir. Provate a immaginare il flusso di turisti, di famiglie e di scolaresche. Provate a immaginare al fiume di denaro scorrerebbe intorno a una realizzazione del genere. Bene. Sapete cosa mi ha risposto il signor sindaco? "Sì, bello, basta che il Comune non spenda una lira." Ma, dico io, ci sono milioni di milioni di euro a disposizione, tra ministeri e comunità europea; soldi che non riuscite mai a spendere e ritornano puntualmente indietro. A parte il fatto che la gran parte delle attività potrebbero facilmente venire sponsorizzate da privati. A parte il fatto che il Comune potrebbe benissimo creare una società apposita pubblico - privato e limitare di moltissimo linvestimento iniziale. Al mio incalzare, mi ha promesso la convocazione del Consiglio Comunale per illustrare questo ed altri progetti. Ma questo è avvenuto quasi cinque mesi fa Secondo me, mi sta prendendo in giro e non la conta giusta. Forse non vuole investire in questidea perché ne ha una migliore: tipo creare impianti di risalita, baite, rifugi e quantaltro e fare del mio paese natale una prestigiosa stazione sciistica. Spero che le cose stiano così. Santa Giusta potrebbe essere la cittadina più ricca del Mediterraneo: cè il mare stupendo a cinque minuti, le zone umide con colonie di uccelli rari, lo stagno (che un tempo era pescosissimo e fonte di ricchezza per tutto il paese, ormai lasciato morire nellindifferenza generale), tanta campagna, la basilica monumento nazionale, monte Arci e le sue fonti, la 131 che sfiora labitato. Non cè NULLA! Ma non cè nulla nemmeno nel resto della Sardegna. Come diceva il mio amico Filigheddu? Ah, sì: la cosa più bella della Sardegna è il mare, che non a caso comincia proprio dove finisce la Sardegna. Grazie ai suoi amministratori. Vediamo di cominciare a cambiare. Adiosu!
Ragazzi, in Europa ci sono circa
quaranta milioni di miliardari, signori di mezza età che non hanno problemi di soldi e
che verrebbero volentieri qui a spendere, se solo sapessero che esistiamo e se solamente
avessimo strutture ed idee per accoglierli. Io qualche idea ce l'ho. So dove e come andare
a prenderli e portarli qui. Ma so soprattutto come farli rimanere a lungo e come far loro
venire la frenesia di tornare qui al più presto, una volta partiti. Ci vuole solo un
pizzico di cervello e di volontà politica. Ma qui, parlare di cervello e di volontà
politica, per ora, è come parlare di verginità a Jessica Rizzo.
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