CULTURA SARDA

Sono ormai due anni che sbircio dall’alto della mia nuvoletta le cose che succedono in Sardegna. E finora il cuore non fa che lamentarsi. Oggi mi vorrei soffermare sulla cultura, che non c’è e non ci sarà mai con questi geni straordinari che l’amministrano. Mi verso la seconda porzione di Cannonau e rifletto su un fatto, ovvio in qualunque parte del mondo, ma qui evidentemente sconosciuto: la Cultura è l’immagine di un popolo, la sua prima ricchezza! Dunque, i sardi sono oggi rappresentati culturalmente? Da chi? Dal sindaco di Cagliari che da’ circa due miliardi a qualche cantantino venuto dal mare per la sola notte di Capodanno? Ma ci pensate a quanta cultura si potrebbe creare e diffondere con due miliardi di vecchie lire?! Da chi è amministrata la Cultura sarda? Dai videocitofoni locali, per fortuna con ascolti risibili, che fanno a gara a propinare stronzate senza senso, programmazzi copiati male dalla pessima tv di stato, o ore di duruduru sbalestrati, spacciandoli per cultura?! Dagli scemi del paese, che prima venivano – a torto – irrisi e relegati a soggetti ludici del circondario, mentre da qualche anno vengono nominati assessori comunali (spesso provinciali) alla cultura, presidenti delle Pro Loco, o presidenti dei comitati di sagre paesane (qualche migliaio di miliardi annui buttati). Ora, a parte le solite coglionate: complessini sguaiati e senza arte né parte, senza presenza né mestiere, mucchi di sciacquette che sgambettano sui palchi annoiate, sudate, fuori tempo e con tanta cellulite in mostra pari almeno alla mancanza di qualunque studio della danza, di comicaroli locali, volgari e privi di qualunque talento… che cosa ci propinano i fantastici addetti culturali sardi? Già, dimenticavo i "colpi grossi"! I "grandi artisti nazionali"! Ora, conoscendo quasi tutti nell’ambiente, non farò nomi. Mi limiterò a considerare che questi fantastici "nomi nazionali" sono quasi sempre dei personaggini di serie C, scoppiati da decenni, oppure nomini senza nessun pregio, che vanno onestamente a guadagnarsi il pane dove qualcuno li chiama. A guadagnarsi il pane! Non a DERUBARE! Eh, sì. Perché c’è un’altra piaga che appesta la cultura isolana, specialmente nei mesi estivi: i magnacers. Coloro i quali battono in lungo e in largo l’isola e vendono a venti-trentamila euro artisti, si fa per dire, che vanno al massimo per mille euro fin giù in Calabria o nel Trentino. Perché in Sardegna devono costare VENTI/TRENTA volte di più?! Per il viaggio aereo? Per la traversata nelle barche bestiame della tirrenia? Macché! Per la coglionaggine o per la malafede degli organizzatori. C’è tra questi "addetti culturali" chi è completamente decerebrato e chi invece intasca una bella mazzetta. Il risultato è che stiamo nella merda. Che tanti giovani talenti sardi non hanno modo di crescere, di proporsi, di imparare, di fare esperienza, mentre i soldi vengono dilapidati o rubacchiati per portare il cognato di Nicola di Bari o i vecchi e inutili Cugini di Campagna, al prezzo di Sting. Vabbe’, vado a finire il Cannonau.

Quando Dio decise fare gli uomini li suddivise per popolazioni e decise che tutti dovevano avere due qualità: gli africani li fece forti e fieri, i cinesi li fece astuti e pazienti, gli americani superbi e laboriosi, ecc. ecc.
Quando fu il turno degli italiani disse:
"Questo sarà un popolo intelligente, onesto e voteranno Forza Italia!!"
San Pietro fece subito notare a Dio che si trattava di TRE qualità e quindi le altre popolazioni avrebbero potuto protestare. Allora Dio disse: "Hai ragione Pietro, ma non posso mica rimangiarmi la parola, quindi facciamo così, gli italiani avranno queste tre qualità ma potranno usarne solo due alla volta!
E’ da allora che chi vota Forza Italia ed è onesto non può essere intelligente, chi vota Forza Italia ed è intelligente non può essere onesto, va da sé che chi è intelligente e onesto non vota Forza Italia.
Ovviamente, questo discorso non vale per i sardi. I nostri concittadini, notoriamente astuti, pazienti, laboriosi, forti e fieri, non si sognerebbero mai di votare per un partito retto da pregiudicati e pluricondannati; per un partito che sta pasticciando l’Italia e la Sardegna in una maniera tale che nemmeno Mago Merlino potrà metterci una pezza in tempi brevi. No. Qui da noi, per fortuna, le fesserie e gli slogan propagandistici non attecchiranno mai. La nostra gente ha i piedi saldamente posati per terra. A ben vedere, non solo i piedi.
Vuoi vedere che mi sbaglio? Azz… Ma sono i miei occhiali o c’è metà della popolazione col culo per terra? Ma porca paletta! C’è qualcosa che non torna. Ma chi è che diceva: Pocos, locos y male unidos?
Mi sa che mi conviene chiamare mia zia in Svizzera e farmi mandare un TIR di sveglie.
Ciau

29 gennaio
Oristano

Ridente cittadina che non ha niente da ridere. C’è un sindaco che ha sbandierato per tutta la scorsa campagna elettorale uno slogan strepitoso: "Oristano, città di bellezza." Intanto, la cittadina sarebbe molto più bella se solo lui se ne restasse ben tappato in casa. Non somiglia né a Brad Pitt né a George Clooney. Diciamo che è un incrocio tra un sedano avvizzito e un vecchio boxer rincoglionito. Ovviamente, il sindaco non ha fatto che spartire poltrone e scannetti e basta. Ho girato in lungo e in largo il paesone: strade piene di buche e di erbacce, semafori in quantità industriali, per lo più inutili e dannosi (per attraversare Oristano occorre il doppio del tempo che occorre per attraversare Roma, che è seimila volte più vasta). Non esistono i parcheggi, ma quei pochi sono rigorosamente a pagamento, anche se chi becca il denaro non è responsabile di furti e danni (ma per sostare a nostro rischio, non paghiamo già il bollo?), non esiste nemmeno l’ ombra dei servizi indispensabili che qualunque paese di duemila abitanti della Romagna, per fare un esempio, offre a tutti i suoi cittadini. E’ una cittadina brutta, senza nessun arredo urbano, che la sera diventa ancora più triste e buia: lucette da albero di natale al posto di una illuminazione seria. Non esistono centri di cultura o aggregazione, scarse le librerie. Un vero e proprio villaggio del New Mexico, insomma. Questo, d’inverno. Eh, già. Perché d’estate è tutto molto peggiore. La vita, si fa per dire, si sposta a Torre Grande. Dove non c’è assolutamente nulla! Tre o quattro chioschi che vendono le stesse identiche cose a prezzi da Bulgari. Chioschi tutti fiammanti, però: in parte perché nuovissimi e in parte perché se li bruciano a vicenda. O nuovi perché nati sulle ceneri dei precedenti. In compenso c’è una vitalità artistica, gestita superbamente dalla locale Pro Loco, da far invidia a qualunque cimitero. Mi piacerebbe sapere quanto spende ogni anno la Pro Loco per non fare assolutamente nulla. Ah, no. Per Capodanno hanno speso circa venti milioni di vecchie lire per fare la discoteca in piazza. Erano più DJ che pubblico. E comunque il costo della seratina fasulla, in tutta Italia è esattamente del 10%. Come MAI? Meno male che ora sta per arrivare la Sartiglia: due mesi di polvere, transenne e rotture di palle, per tre ore di corse di cavalli.
Naturalmente, in occasione dell’evento dell’anno, quando cioè si vede qualche raro turista, i negozi e i bar sono quasi tutti regolarmente CHIUSI! Se potessi gestire io la Sartiglia, la farei durare sei mesi e darei lavoro a un sacco di disoccupati. Ne farei un Evento vero e importante. Ma che ci avranno in testa questi "amministratori"?! Non ditelo. Io aggiungo soltanto che gli oristanesi meriterebbero ben di meglio e ben di più. E invece devono vivere in Sardistan.
Ciau

E COSÌ SONO TORNATO A CASA
I figli sono sistemati, almeno i tre grandi. Alla Rai, Saxa Ruba e via Teuladra, e a Merdaset le cose e i programmi peggiorano di giorno in giorno. La7 è stata strozzata nella culla. Il cinema e il teatro sono morti da un pezzo… che fare a Roma? Continuare a mangiare merda, in nome di chi? Per che cosa? Continuare a rifiutare marchette televisive in programmi di settima categoria o filmazzi ignobili, dove ti chiedono di fare il sardo tonto e deficiente o di inchiappettarti pecore e affini? No, grazie. C’è qualche decerebrato che non vede l’ora di poter dire ai parenti che «fa cinema o tv» e accetta volentieri. Io no, grazie. Ho sempre speso la mia vita e la mia professione per migliorare l’immagine dei sardi e della Sardegna. Vi pare che potrei, ora, gettare a mare un lavoro oculato e schizzinoso durato quarant’anni? Naaa! Non io. Torno a casa, mi dico. C’è così tanto da fare in Sardegna e così poca iniziativa. Poco coraggio. Poche idee.

Mi manca la mia terra, il suo profumo, la mia gente, le sue storie. Mi manca andare a pesca, a cercare funghi o asparagi. Intendiamoci, le faccio anche qui alcune di queste cose,  però… Mi faccio anche arrivare il Cannonau e mi tengo informato sulle cose dell’Isola, però… Mi mancano le mangiate di ricci di mare e i granchi femmina. Così mollo tutto e il 27 settembre arricchisco un po’ i camorristi della Tirrenia. Carretta puzzolente, personale scoglionato e gentile quanto Tyson quando gli girano le balle. Vini siciliani al self service… Tutto come prima, mi dico. Peggio di prima. Sbarco ad Olbia e trovo l’amico Bebo ad aspettarmi: mi deve far incontrare dei potenti locali.

FACCIO UNA GITARELLA, COME UN PELLEGRINAGGIO, DALLE PARTI DELLA COSTA
Incredibile! Vergognoso! Masochista: gli alberghi migliori del mondo, nel posto più bello del mondo, nelle giornate più belle del mondo… CHIUSI!!!
Irrimediabilmente, spudoratamente, assurdamente chiusi! E siamo ancora in piena estate. E poi ville e villette, mucchi di scatoloni abitativi osceni, cemento e immondizia. E il turismo? Il mio vecchio cervello si mette in moto, quasi lo sento sferragliare allegro, e ripesca da un vecchio magazzino delle idee niente male. Idee da realizzare subito. Idee che possono moltiplicare il periodo turistico.
La mattina dopo, Bebo e io riusciamo ad incontrare l’assessore al turismo di Golfo Aranci. Giovane, sveglio (sembra), entusiasta. Gli prospetto al volo delle idee per incrementare il turismo. Per far diventare quella parte di Sardegna una specie di Florida. «Bello!». Mi promette che ne avrebbe parlato immediatamente col sindaco, vero padre-padrone, e che ci avrebbe fatto incontrare immantinente. Mi avrebbe dovuto chiamare quello stesso pomeriggio. Voi avete ricevuto la sua telefonata? Io no. E oggi siamo già al 4 di ottobre.
Alle 18 dello stesso giorno, miracolo! Incontro Settimo Nizzi, giovane e rampante sindaco di Olbia. Dieci minuti di fuoco. «Mi piace, dice, mandami una e-mail». Alle otto riceve la mia e-mail. Ieri gliene ho mandata un’altra… Gli chiedo anche la cortesia di una risposta, possibilmente entro una settimana. Anche se ho paura che il tempo, per i politici e per i politicanti sardi, non abbia poi quella grande importanza: sono duemila anni che non fanno un cazzo per la gente! Parenti e amanti esclusi, ça va sans dire…

A CAGLIARI
Ieri ho passeggiato a lungo per il centro di Cagliari. Bello! Mancavo da dodici anni. I sardi cagliaritani sono dei geni della conservazione. Tutto come prima: stessa sporcizia, stessa puzza esalante da qualunque tombino, stesso caos del traffico, stesse strade dissestate, stessi marciapiedi adatti solo a corsi di sopravvivenza, stessi cantieri aperti (che siano aumentati i membri delle famiglie che devono «magnare»?). Mi avevano avvertito: «Stai attento in via Roma. Tieni stretta la borsa. La malavita è sfacciata e ti portano via anche la catenina mentre cammini!».
Cazzate! Nessuno mi ha molestato. La vera malavita cagliaritana controlla gli appalti, non ha tempo per le catenine. E i cagliaritani sono onesti e non toccano nulla. Pensate che in via Sassari ho ritrovato persino due bucce d’anguria che aveva gettato un mio conoscente circa dodici anni fa!
Un altro avvertimento mi perseguita in questi primi giorni di permanenza nell’isola: «Non dire mezza parola su Burlesquoni, qui sono tutti innamorati di lui. Se parli ti rovinano». Ma va?

Ho incontrato Graziella Marchi e abbiamo mangiato insieme. È una giovane donna squisita e cazzuta, che probabilmente mi darà una mano a realizzare i miei progetti.

E’ PASSATO PIU’ DI UN ANNO…

Gennaio 2003

Ho speso quasi 180 milioni di vecchie lirette e non ho incassato un ghello. Vi risparmio i particolari, anche se vi prometto di aggiornarvi più spesso. Dunque, ho incontrato mezzo mondo indigeno e, credetemi, roba da cercare le braccia in qualche cunetta. Qui non hanno letteralmente il senso del tempo né la cognizione delle cose. Vivono alla giornatina, fottono e chiagnono. Coraggio zero, lungimiranza zero, voglia di faticare e di sudarsi la vita zero. Vi ricordate di Graziella, la ragazza "cazzuta" di cui vi parlavo all’inizio dell’avventura? Sparita come neve al sole, dopo quel primo incontro. E così tutti gli altri. Sia ben chiaro: non è questo un discorso che riguarda TUTTI i sardi, ma solamente coloro coi quali ho avuto a che fare io. Graziella, ho saputo, preferisce ammazzarsi di lavoro per arricchire gli albergatori di Sanremo e dintorni, collaborando a spese proprie a quella furbata di Sanremo Famosi e Accademia Sanremo, invece di lavorare per riempire e semmai costruire nuovi alberghi qui. Pace. Con più calma, vi racconterò man mano aneddoti che mi verranno in mente, riguardo a questo periodo passato. Vi dico invece come stiamo oggi. Dopo aver perso sei mesi appresso a un paio di geni, padre e figlio, che possiedono un piccolo videocitofono (che chiamano pomposamente "televisione") qui ad Oristano, mi è rimasto l’uzzolo di fare un programma televisivo mio. Qui. Ma come? Direte voi, sono anni che rifiuti marchette dalla Rai e da Merdaset… Vero. Però, pensate che gusto a scombinare un pochino i loro conti, facendogli mancare un paio di centomila telespettatori al giorno! Nulla da fare. Questi due, pur consapevoli dell’importanza del treno che li aveva appena sfiorati, hanno preferito continuare a perdere tempo e soldi. Che vi dicevo? Ci vuole coraggio e il coraggio non si trova per la strada. Comunque, mi sono incaponito ed ho continuato a perdere tempo cercando di costituirmi un piccolo staff, per dare la scalata a una emittente regionale. Zero. Forse, giusto dieci giorni fa ho trovato una personcina a modo, Susanna, laureata, sposa e madre, che per il momento sembra la classica mosca bianca. Vedremo se riuscirò nell’intento di varare uno show decente, in questa terra desolata.

DESERTO CULTURALE

Ebbene sì, sono tornato in Sardegna. Dopo quarant’anni di peregrinare per il mondo, alla ricerca del pane e della crescita intellettuale e professionale, rieccomi qui. Erano dodici anni filati che non rimettevo piede nell’isola. O meglio, quasi undici. Sono capitato due inverni fa a San Pantaleo per girare tre settimane dell’ultimo film cui ho partecipato: "SOS LARIBIANCOS – I DIMENTICATI", tratto dal romanzo: "Quelli dalle labbra bianche" di Cicito Masala. Da S,Pantaleo siamo poi andati per cinque settimane a Belgrado e quindi a Slatjborg. Ogni sera telefonavo a mia moglie, a Roma, e lei continuava a magnificare il ricordo della Sardegna. Lei è di Mosca, povera figlia, una splendida ballerina del Bolshoj. Così, nel novembre scorso, abbiamo deciso di provare a vivere qui. Ho un contenzioso colla Rai dal 1996, che non c’è verso di sbloccare, e quindi di lavorare a Roma non se ne parlava, dato anche che non m’interessa apparire in questa tv spazzatura. Ma soprattutto abbiamo una figlioletta di tre anni e preferiamo che cresca all’aria buona, in un posto a misura di bambino. Perché non rimettevo piede nell’isola da così tanto tempo? Per la semplice ragione che ero disgustato dai politicanti, dalla loro vacuità, dalla loro insipienza, dalla loro arroganza e dalla loro presunzione. Avevo proposto a una pletora di amministratori regionali, provinciali e comunali, una serie di progetti per incrementare il turismo e creare migliaia di posti di lavoro seri… nulla da fare. Mi presero in giro, mi fecero perdere un mare di tempo e un pozzo di soldi. Ripartii amareggiato e spiantato. Tornato a Roma, venne a vedermi in teatro Renato Nicolini, assessore alla cultura del Comune. Tipo sveglio e fantasioso quanto pratico, prese uno dei miei progetti e lo chiamò TEVERE EXPO’: in un mese fece girare quindici miliardi di allora e diede lavoro a oltre tremila persone. Lo stesso progetto che mi era stato rifiutato, buon ultimo, dal sindaco di Villasimius. Ovviamente, lo ripropongo qui e adesso. Sono di nuovo in trincea e, caparbiamente, ho ripreso a fare il giro delle sette chiese. Offrendo, ben inteso, senza chiedere favori o elemosine. Offrendo idee, professionalità, mestiere, know how, buona volontà e capacità di faticare e di concretizzare… Fortunatamente, ai giorni nostri è tutto cambiato: i nostri politici sono esempi viventi di saggezza, concretezza e lungimiranza, che tutto il mondo ci invidia. In ogni dove pullulano iniziative culturali di richiamo internazionale: mostre, rassegne, eventi, invenzioni. Da decenni ormai non si sperperano più i miliardi pubblici in stupidaggini, in nepotismi vari, voti di scambio o misere rassegnette pseudo folcloristiche da "buon selvaggio". I ministri, i tour operator e gli assessori forestieri accorrono in massa in Sardegna per annusare, per apprendere, per copiare dai nostri assessori alla cultura. E’ tutto un viavai di giapponesi, di parigini, londinesi, e persino di assessori romani o versiliesi, per tacere di quelli della riviera adriatica. Non c’è più disoccupazione, i trasporti funzionano a meraviglia e costano pochissimo, la faraonica 131 è stata ultimata a tempo di record, così come le altre modernissime arterie di comunicazione interna. La Sardegna è piena di cartelli stradali, di alberghi diffusi, di installazioni di richiamo. Finalmente arrivano a frotte i turisti veri, non quei fabbricanti d’immondezza e di disagi: i selvaggi delle seconde case. Quelli che intasano i porti, le strade e i parcheggi, colle macchinette a tre piani: primo con l’acqua minerale, secondo con carta igienica-pelati-pasta, terzo con gommone regolamentare e sacchi per asportare sabbia e reperti storici, e qui non lasciano un euro. Basta cogli inutili e dannosi campi da golf, che ospitavano dieci giocatori all’anno e sperperavano tanta acqua al giorno quanta ne sarebbe bastata per il fabbisogno di una città di diecimila abitanti. Basta gettare al vento quasi un milione di euro solo per la notte di Capodanno, come facevano un tempo a Cagliari, foraggiando spettacolini insulsi quanto inutili ed effimeri. Basta col fatalismo immobile e il lamento diffuso: "Lo Stato non fa niente". Bene. Quando ripenso a quei tempi, mi sento come se mi avesse investito un camion. Raccontavo una storiella, circa trent’anni fa: rapina alla banca. Uno dei banditi spara in aria e grida: "Questa è una rapina, che nessuno si muova!" Due signori gentili, a portata di mitraglietta, lo guardano con divertita tolleranza e uno fa: "E chi si muove, giovanotto? Noi siamo assessori regionali… sono trent’anni che non ci muoviamo. Mai mossi ci siamo."

Qui, ancora una volta, ho avuto paura di trovare un deserto culturale abnorme. Amministratori stolidi con nessuna voglia di progredire, di impegnarsi coraggiosamente e seriamente per migliorare le condizioni di vita della nostra gente. Farlocchi assolutamente privi di entusiasmo e di umiltà pronti a buttar via, letteralmente, centinaia di miliardi in nulla. Ogni anno. E mi riferisco solamente al settore "cultura-spettacoli-turismo". Invece, volete sapere l’ultima? Vado dal sindaco di Santa Giusta, Tino Melis e gli propongo di realizzare lungo i circa due chilometri di stagno, nel tratto che parte dal boschetto e va fino al bivio per il porto, direzione Arborea, o in altro sito, la prima CITTADELLA DEI BAMBINI al mondo. Nel senso che non vuole essere un succedaneo di Disneyland, ma un centro ludico - didattico. Premetto che il suddetto lungostagno è invaso e pervaso da topi, ratti ed erbacce: assolutamente insalubre ed inutilizzato. Recintiamo tutto, dico io, e costruiamo un villaggio che comprenda tante location: dalle caverne alle palafitte, dal villaggio nuragico a quello vichingo, dalla triremi romana alla nave fenicia a quella dei pirati… E via via, fino ad arrivare all’era dei computer e dello shuttle. Ogni stand prevede una coppia di puericultori o di insegnanti di scuole elementari o medie (ma quanti ce ne sono disoccupati?) che, vestiti a tema, guidino i bambini alla scoperta della nostra storia; con l’ausilio di libri ad hoc, di filmati ed oggetti. I bambini vivranno qualche ora di full immersion, vestiti anche loro da bimbi primitivi o altro - a seconda dello stand visitato; vedranno come si mangiava allora, come si costruiva un’arma per la caccia, come si confezionava un abito. Insomma, un’idea che darebbe lavoro a centinaia di persone, a cominciare dagli addetti ai parcheggi, agli insegnanti, ai pensionati che farebbero una sorta di vigilanza, a ristoratori e venditori di prodotti tipici e souvenir. Provate a immaginare il flusso di turisti, di famiglie e di scolaresche. Provate a immaginare al fiume di denaro scorrerebbe intorno a una realizzazione del genere. Bene. Sapete cosa mi ha risposto il signor sindaco? "Sì, bello, basta che il Comune non spenda una lira." Ma, dico io, ci sono milioni di milioni di euro a disposizione, tra ministeri e comunità europea; soldi che non riuscite mai a spendere e ritornano puntualmente indietro. A parte il fatto che la gran parte delle attività potrebbero facilmente venire sponsorizzate da privati. A parte il fatto che il Comune potrebbe benissimo creare una società apposita pubblico - privato e limitare di moltissimo l’investimento iniziale. Al mio incalzare, mi ha promesso la convocazione del Consiglio Comunale per illustrare questo ed altri progetti. Ma questo è avvenuto quasi cinque mesi fa… Secondo me, mi sta prendendo in giro e non la conta giusta. Forse non vuole investire in quest’idea perché ne ha una migliore: tipo creare impianti di risalita, baite, rifugi e quant’altro e fare del mio paese natale una prestigiosa stazione sciistica. Spero che le cose stiano così. Santa Giusta potrebbe essere la cittadina più ricca del Mediterraneo: c’è il mare stupendo a cinque minuti, le zone umide con colonie di uccelli rari, lo stagno (che un tempo era pescosissimo e fonte di ricchezza per tutto il paese, ormai lasciato morire nell’indifferenza generale), tanta campagna, la basilica monumento nazionale, monte Arci e le sue fonti, la 131 che sfiora l’abitato. Non c’è NULLA! Ma non c’è nulla nemmeno nel resto della Sardegna. Come diceva il mio amico Filigheddu? Ah, sì: la cosa più bella della Sardegna è il mare, che non a caso comincia proprio dove finisce la Sardegna. Grazie ai suoi amministratori. Vediamo di cominciare a cambiare. Adiosu!


TURISTI O ALLIGATORI (che portano aliga)?

Parlavo del deserto culturale che attanaglia le menti e l'operato degli amministratori sardi e che si riflette, con danni che scopriremo solo tra qualche anno, sulla vita e sul territorio dei cittadini. Ma come si fa a vantarsi di aver creato "ben venti posti di lavoro" o di aver avuto "ben 420 turisti" in cinque mesi?! Come si fa? Come si fa a non capire che il turismo in Sardegna va completamente ripensato e inventato? Il turismo vero azzererebbe del tutto la disoccupazione. Ma chi ci crede che questi poveretti che vengono in estate sono TURISTI? Il turismo è ricchezza, ovunque nel mondo. Solamente da noi il turismo, voluto dai nostri amministratori, è immondezza. Fateci caso. A Luglio e Agosto qui abbiamo l'invasione dei barbari. Un'orda selvaggia ci intasa porti e aeroporti e quelle due strade che abbiamo. Arrivano a bordo di catorci regolamentari a tre piani, che perdono olio dappertutto e inondano il cielo di fumate bianche da pre-motore fuso. Vediamo da vicino queste carcasse dei "turisti": nell'abitacolo, tra pannolini sporchi, giocattoli rotti, bottiglie vuote di minerale-cocacola-aranciata e resti di panini alla mortadella, si stipano otto dieci nonne-zie-nipoti-cognati, tutti sudati,unti, e scarmigliati, che gridano forte per far sapere a tutti che sono in Sardegna! Primo piano del portapacchi per acqua minerale, pelati, pasta, biscotti per il pupo; secondo piano, carta igienica, borsoni con maglie pesanti, racchettoni, radioni; terzo piano, gommoncini del 15/18 pieni di pezzette e buste di plastica, per riempirle di sabbia, conchiglie, corallo, reperti vari da portare a casa. Molti si portano persino le angurie. Da Varese! Poi, quest'orda barbarica si riversa sulle spiagge incontaminate ed è tutto un tripudio di moto d'acqua, motori smarmittati dei gommoni fantozziani fin sulla risacca, grida e strilli nei dialetti più svariati: "A Nando, ma vedi da finilla de lancià la sabbia sulla faccia della nonna, li mortacci tua! Guarda che l'anno che viene cor cazzo te ce porto più 'n Zardegna! A Ladispoli te scarico!" "Uhè Gino, tira quella palla ché ti faccio veder io come si sgancia un rigore bomba!" "Minchia che schifiu chiste spiagge sarde!" blatera il coatto che sparpaglia lattine di birra ovunque. A sera, ritiratisi nelle loro tende malsane o nelle roulotte o nelle catapecchie a tre milioni a settimana, lasciano sui litorali tonnellate di rifiuti puzzolenti e inquinanti. Turismo? Ma quale? Quello delle seconde case? Ma se non spendono nemmeno un centesimo qui?! C'è da dire che anche i nostri commercianti fanno la loro parte. A Giugno, già cominciano ad aumentare di mille lire le bottiglie di minerale. E i compaesani, zitti. Come se non pagassero anche loro quanto il Cannonau una bottiglia di acqua rancida, quasi sempre stipata sotto il sole, nel cortile della bottega.

Ragazzi, in Europa ci sono circa quaranta milioni di miliardari, signori di mezza età che non hanno problemi di soldi e che verrebbero volentieri qui a spendere, se solo sapessero che esistiamo e se solamente avessimo strutture ed idee per accoglierli. Io qualche idea ce l'ho. So dove e come andare a prenderli e portarli qui. Ma so soprattutto come farli rimanere a lungo e come far loro venire la frenesia di tornare qui al più presto, una volta partiti. Ci vuole solo un pizzico di cervello e di volontà politica. Ma qui, parlare di cervello e di volontà politica, per ora, è come parlare di verginità a Jessica Rizzo.
Statemi bene!