“I diportisti scappano dall’Isola” solo il giornaletto della P2 chiama diportisti gli evasori fiscali.

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/284785

L’unione sarda, storico giornale cagliaritano, ha perso da almeno 20 anni qualunque prestigio, da quando è finito nelle grinfie del mafionano e dei suoi zerbini massoni. Ovviamente scrive pro domo sua e non tiene conto della volontà dei sardi che è diametralmente opposta.

Questi “diportisti” sono ovviamente dei delinquenti che hanno frodato milioni se non miliardi al fisco – cioè a tutti noi -, che magari hanno abusato di mazzette e lavoro nero di tanti padri di famiglia. Quindi e perciò HANNO TERRORE DEI CONTROLLI DI LEGGE. Chi ha la coscienza pulita non ha nulla da temere dalla GdF, nemmeno quando è comandata da delinquenti acclarati, come accadeva col mafionano a palazzo Chigi. Ma questi destronzi vogliono far passare il messaggio secondo cui “i comunisti ce l’hanno con chi è ricco”. Non è così. Un imprenditore vero, come l’ex orfanello milanese creatore dell’impero Luxottica, ad esempio, non ha certo fatto i soldi alla berlusconi o alla briatore e dunque dorme tranquillo. E come lui tantissimi. Sono i delinquenti a calunniare e ad aver paura dei controlli. O no?

Crisi, i diportisti scappano dall'Isola gioiello Il benvenuto della Corsica: "Grazie, italiani"

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I DELINQUENTI BERLUSCONI E LAVITOLA SI MINACCIANO E SI RICATTANO A VICENDA.

Un fax a B: “Ti rompo il c…”, così Lavitola ricattava il Cavaliere

Arrestato il “mediatore” Pintabona. A giugno, intercettato sulle escort fornite da Tarantini, diceva: “Giochiamo la partita a briscola con il nano maggiore”. Secondo i pm, Valterino voleva 5 milioni di euro. Tra gli indagati dell’inchiesta compare anche Sammarco uno dei legale dell’ex presidente del Consiglio

berlusconi_lavitola interna

Più informazioni su: .

“Torno e ti spacco il culo”, scrive Valter Lavitola a Berlusconi sotto il biglietto di ritorno per l’Italia mostrato all’avvocato Gennaro Fredella. “Dobbiamo parlare con il nano maggiore – gli fa ecoCarmelo Pintabona – una volta che lui è fuori dobbiamo sederci a tavola per giocare una briscola, ed è una briscola che perde di sicuro”. Una briscola da cinque milioni di euro, il prezzo dell’estorsione costata ieri un nuovo ordine di custodia cautelare per l’ex direttore de l’Avanti!, già detenuto. Con la stessa accusa è finito in carcere Carmelo Pintabona, faccendiere siciliano con interessi in Argentina legato all’Mpa di Raffaele Lombardo, latore delle richieste estorsive.

Nell’indagine sono coinvolti anche l’avvocato Alessandro Sammarco, pronto a volare in Argentina da Lavitola per interrogarlo nell’interesse di Berlusconi (indagato per induzione alle dichiarazioni mendaci), l’avvocato di Lavitola Eleonora Moiraghi e un amico siciliano di Pintabona, Francesco Altomare. Grazie alle testimonianze della sorella di Lavitola, Maria che ha riferito parole della compagna del fratello, Neire Cassia Pepe Gomez, e numerose intercettazioni telefoniche (tra cui una telefonata-confessione di Pintabona) i pm napoletani Henry Woodcook e Vincenzo Piscitellihanno ricostruito tutte le tappe della richiesta di cinque milioni di euro partita con una lettera battuta al computer nella casa di Lavitola a Panama, e poi inviata ad una casella di posta elettronica della quale entrambi possedevano la password. I due magistrati sono piombati ieri a Palermo per l’arresto di Pintabona e in mattinata hanno incontrato il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, con il quale hanno avuto uno scambio di informazioni utili alle rispettive inchieste, entrambe per estorsione nei confronti dell’ex premier. Convocato il 26 luglio scorso, Berlusconi ha disertato anche l’appuntamento napoletano.

La sorella Maria e le richieste di soldi

È Maria Lavitola a rivelare ai pm un incontro nel novembre scorso a Roma, alla fermata della metro Anagnina, con Neire Cassia Pepe Gomez, appena giunta dal sudamerica: “Con la Neire andammo nello studio dell’avvocato Fredella, che mi disse che mio fratello Valter aveva spedito una mail o un fax all’on. Berlusconi con il quale mostrava un biglietto aereo di ritorno in Italia con sotto scritto: “Torno e ti spacco il culo’’. Fredella non è d’accordo, considera il suo cliente ‘pazzo’ e rivela a sua volta a Maria Lavitola di avere incontrato l’avvocato di Berlusconi, Alessandro Sammarco.

I problemi del legale

“Mi disse che era andato nello studio della sua collega Nicla Moiraghi credendo di incontrare un investigatore privato, ma invece trovò Sammarco – rivela Maria Lavitola – il quale gli disse che si sarebbe recato egli stesso in Argentina per incontrare Valter ed esporgli i termini dell’accordo che prevedeva, tra l’altro, la garanzia per mio fratello di un’adeguata difesa. Gli disse poi che la possibilità di offrire la salvezza a Valter, perché la salvezza di Valter era la salvezza del suo cliente”.

Italiani d’Argentina

Sammarco appare determinato a partire e in effetti vengono spesi seimila euro per acquistare due biglietti Roma-Buenos Aires per il legale di Berlusconi e l’avvocato Moiraghi. La somma arriva in contanti, e per i pm è il tentativo di non lasciare tracce visibili del viaggio. Ma i due legali di Lavitola considerano l’interrogatorio di Sammarco ‘inopportuno ’ e sconsigliano il loro cliente, invece entusiasta, ad affrontarlo. “Lavitola si mostrò molto contrariato – dice Fredella – ma pretese di incontrarsi almeno con la Moiraghi”. Che, infatti, partì. Sola.

Il riscontro messo a verbale

Interrogato dai pm Fredella ha confermato sostanzialmente l’episodio, negando però di avere ascoltato quest’ultima frase. Che Alessandro Sammarco,sentitodalFatto,negadiavere pronunciato: “È vero – dice – ho incontrato Fredella, ma era doveroso farlo dovendo sentire un suo cliente. I biglietti sono stati pagati da un’agenzia su incarico del mio cliente, non so nulla del pagamento, ma tenderei a escludereicontanti.Enonhomaiparlato di salvezza di Lavitola, l’unica ad interessarmi è quella di Berlusconi”.

Il faccendiere dei due mondi

Carmelo Pintabona? “Un mio amico carissimo”, detta a verbale Lavitola, che poi prosegue nel goffo tentativo di sminuirne il ruolo di “latore dell’estorsione”. Amico, prestanome, sponsor e soprattutto socio “negli affari del pesce”, Pintabona assiste a Panama alla scrittura della lettera a Berlusconi, gli presta centomila euro, gli compra persino il biglietto di ritorno in Italia e poi “confessa” al telefono al suo amico Francesco Altomare: “Mi aveva chiesto di intermediare con il presidente” (Berlusconi, ndr), che lui chiama “nano maggiore”.

Pintabona arriva a pochi passi da Berlusconi (non si capisce se a palazzo Grazioli o ad Arcore), ma è fermato dalla polizia, che loavverte:“Nonlosacheèreato incontrare un latitante?”. E nel-l’attesa della scarcerazione dell’amico Valter progetta la costruzione di 400 mila case in Argentina con l’appoggio della Presidente del paese sudamericano e coltiva sogni megalomani: “Io sto aspettando che Valter esca tranquillo, e quando lui uscirà, io mi siederò con Putin, con Lula, Condoleezza Rice, mi siederò con persone che questi manco se lo sognano. Valter (ndr) mi ha scritto una lettera, non a me, l’ha mandata a Caselli (Esteban, senatore eletto nel Pdl in Argentina, (ndr) e mi ha mandato molti saluti anche per altrepersone…aCarmeloglivoglio tantissimo, tanto bene, me lo ha detto lui, tu mi hai salvato la vita, come ti ripago?”.

Il mercenario gentiluomo

Un Lavitola molto diverso da come lo ha descritto la sua compagna Neire Gomez nell’incontro con la sorella Maria alla fermata della Metro Anagnina.“Era tornata in Italia in segreto e mi disse che Valter stava sclerando, perché assumeva con frequenza psicofarmaci. Lo aveva sentito poco prima e le aveva detto che era in Argentina dove stava eseguendo lavori come mercenario, lavori che gli stessi argentini rifiutavano di eseguire perchè pericolosi. La Neire – continua Maria – mi disse che temeva per la propria vita perchè in passatoavevalavoratoconilfratello per conto dei servizi segreti. Mi disse che per Valter la vita umana non valeva nulla e questo lo aveva dimostratointantecircostanzeanche se non si era mai spinto a commettere omicidi personalmente ma ne aveva commissionati”.

di Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco

da Il Fatto Quotidiano del 4 agosto 2012

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Solo in Italia i delinquenti attaccano i magistrati e la stampa decente, da berlusconi e figlia a Forminchioni, da dell’Utri a Riina.

All’estero si beccherebbero 30 anni solo per un decimo delle minchiate calunniose espresse dal mafionano pubblicamente nei confronti dei magistrati che non si sono fatti comprare. Ditemi se possiamo andare avanti così. Ora si permette anche la figlia demente e cocainomane del nanerottolo di rincarare la dose. IN GALERAAAAAAAAAAAA!

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Sgarbi, come tutti i delinquenti, odia il PM Ingroia.

Sant’Agostino, demolito municipio. Sgarbi contestato. Lui: “Siete amici di Ingroia”

°°°Sempre meglio che essere amici di Dell’Utri, Burlesquoni e mafia varia. Imbecille!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/19/santagostino-demolito-municipio-sgarbi-contestato-dalla-folla-siete-amici-di-ingroia/298703/

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Blitz Pdl per riaprire il condono edilizio “Stop alle ruspe anche in zone vincolate”°°°DELINQUENTI COME SEMPRE.

E MAFIOSI. Insomma, che c’entrano con la politica questi malavitosi? Il nano e la sua cosca E’ SEMPRE PIù SFACCIATO IL LORO COMPORTAMENTO, sono al potere (coi brogli e i reati di compravendita che conosciamo tutti) solo per RUBARE, CORROMPERE, SFASCIARE TUTTO, AFFAMARE IL POPOLO E COLLABORARE CON LE MAFIE. PUNTO.

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La cosca del Pdl si fa riconoscere anche a livello locale: delinquenti e condannati candidati.

 

Catanzaro, la candidata Laria condannata per concussione: “Assunzioni in cambio di fondi”

Due anni e dieci mesi in primo grado per l’ex assessore, con interdizione dai pubblici uffici. Ma il suo avvocato dice: “Può presentarsi lo stesso”. Con la “Lista Scopelliti” sostiene l’aspirante sindaco Sergio Abramo, indagato per falsa testimonianza dopo una deposizione contestata nello stesso processo

Due anni e 10 mesi di carcere e interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. È stata giudicata colpevole di concussione l’ex assessore al Comune di Catanzaro Caterina Laria, in carica fino al
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