L’IDIOTA. La Russa: “Le donne di tutta l’Africa verranno a partorire in Italia”

La Russa: “Le donne di tutta l’Africa
verranno a partorire in Italia”

Sarebbe questa, secondo l’ex ministro della Difesa, la conseguenza della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati nel nostro Paese, idea rilanciata nei giorni scorsi da Napolitano.

°°° QUI LA TROPPA COCAINA NON C’ENTRA, RAGAZZI, QUESTO E’ PROPRIO TARATO. UN PICCOLO CIALTRONE MALATO DI MENTE E… LADRONE A QUATTRO PALMENTI. MA E’ UN DIFETTO DI FAMIGGHIA.

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Festa dell’Unità bufera sul poster “Insulta le donne”°°° Ma andate a cagare, tafazziane!

Festa dell’Unità bufera sul poster “Insulta le donne”

La gonna rosa di una donna che si alza a causa del vento e le sue mani che la tengono abbassata. E lo slogan «Cambia il vento». L’immagine scelta dal Partito democratico di Roma per la Festa de l’Unità 2011 della capitale fa discutere. Almeno quella in versione femminile. Un dibattito quasi esclusivamente interno al partito, quello scatenato ancor prima dell’inizio della festa e che ha visto schierarsi in posizione decisamente contraria le donne del Comitato “Se non ora quando”, che non hanno esitato a esprimere «sconcerto di fronte alla campagna pubblicitaria lanciata dal Pd romano».

°°° Io, da maschio, mi sento molto più insultato da queste quattro stupide, da d’alema-fassino-veltroni-violante-la torre-bassanini, ancora in giro e nelle tv a rappresentare anche me. E di molto! Questa è una bellissima foto, allegra, spensierata e VIVA! Ma fosrse, chi dice la stronzata, ha delle gambe orribili, un cervellino atrofizzato, e gira solo in tuta…

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GRAZIE ALLE DONNE PER LA LORO PAZIENZA.

Potere, cultura e sentimenti
i sogni per un’Italia diversa

Come può cambiare il Paese e cosa sarebbe bello che succedesse per rendere migliore la condizione femminile? Ecco quello che immaginano e vorrebbero per il domani giornaliste, scrittrici, studiose e filosofe

Potere, cultura e sentimenti i sogni per un'Italia diversa Ragazze con la mimosa

Nadia Urbinati. Una donna premier e un’altra immagine
Il peso sociale delle donne è cresciuto enormemente in questi decenni, non così quello politico. L’Italia rappresenta al meglio questa sproporzione. Ma con più donne in politica cambierebbe la politica italiana? Cambierebbe qualcosa se l’Italia avesse un presidente del Consiglio donna? Non esiste innocenza per diritto naturale; le donne sono attori responsabili e altrettanto capaci degli uomini di lasciarsi irretire dal potere. Però, quale cambiamento simbolico e di immagine! Un’utopia. Ma forse non è utopistico pensare di fare dell’8 Marzo un’occasione per augurare alle donne in Parlamento e nel Governo che sentano la responsabilità del loro ruolo. Il premier ha costruito il suo potere anche grazie a molte di loro, che ancora oggi gli sono fedelissime  –  la fedeltà a un capo é disonorevole in una democrazia, dove dovrebbe valere solo la rispondenza alla legge e agli elettori. Sarebbe bello che con un moto d’orgoglio vi riprendeste l’autorità di giudizio e rovesciaste la rappresentazione delle donne che il “pubblico” italiano ha introiettato in questi decenni: donne spesso da vendere, sempre madri, qualche volte colleghe in seconda, spesso a caccia dell’uomo potente. Sempre in posizione subordinata e vile. L’8 marzo si celebri l’autonomia e l’autostima.

Benedetta Tobagi. Nuove opportunità e saggezza antica
A scuola non resta che l’ora di educazione fisica a separare maschi e femmine, e mai le donne italiane sono state così libere di vivere, amare, lavorare, procreare. Almeno in teoria. Stereotipi mortificanti, dilemmi insolubili, aspettative sociali schizofreniche pesano ancora come macigni: devi essere tutto, non sei abbastanza – e attenta, che spaventi gli uomini! Come raccapezzarsi in questo labirinto? Come imparare a essere donna senza cacciarsi in nuove trappole, scambiandole magari per libertà? Sogno che la tv la smetta di piantare bombe a orologeria nella testa delle ragazzine (e intanto ringrazio chi gira nelle scuole per disinnescarle). Sogno che le donne non debbano patire l’invidia di altre donne che dovrebbero educarle anziché far pagare loro le proprie frustrazioni. Che le “madri dell’anima” soppiantino le madri-maitresse. Sogno che dal fiume della saggezza antica riaffiorino immagini attraverso cui una ragazza possa imparare tutte le donne che porta dentro, scoprire i propri desideri, evitare la scure di Barbablù e la tentazione di Scarpette rosse, sfuggire all’avidità dei predatori con le pelli d’orsa di Artemide e riprendersi con Afrodite la gioia del sesso che non serve ad ottenere soldi o potere e nemmeno rassicurazioni.

Michela Marzano. Un futuro rosa è possibile
Si era trasformato in un appuntamento per happy few. Poche persone che, un po’ per abitudine, un po’ per dovere, continuavano a festeggiarlo per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche degli anni Sessanta e Settanta. Proprio mentre la realtà ci stava travolgendo, trasformando le donne in comparse sempre più marginali di un copione per soli uomini. Ma qualcosa è cambiato e questo sembra un nuovo 8 marzo. Le donne sono stanche di ascoltare tutti quelli che continuano a pretendere che il “secondo sesso”, più fragile e meno sicuro di sé, non ha altro che la bellezza per farsi notare. Non si accontentano più delle briciole. Vogliono che la situazione, in Italia, migliori davvero. Che la libertà e l’uguaglianza non siano più semplici parole, ma diventino “vita, politica e realtà”. Che gli sforzi che tante di loro fanno siano realmente riconosciuti, valorizzati, ricompensati… È anche per questo che, nonostante le minacce e gli insulti, sono state più di un milione a manifestare in tutta Italia il 13 febbraio. Giovani e meno giovani. Madri e figlie. Eterosessuali ed omosessuali. E che, nonostante le battute sarcastiche di chi non ne vuol proprio sapere di queste “radical chic” che dovrebbero smetterla di creare inutili problemi, saranno tantissime a festeggiare con i propri mariti, amici e figli l’8 marzo di quest’anno in Italia. Spettacoli, conferenze, dibattiti, manifestazioni… Per la prima volta dopo tanto tempo, la festa delle donne non è più solo un giorno per commemorare le lotte e le conquiste femminili, ma un appuntamento centrale per cominciare a trasformare la società. Non più solo un modo per dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, ma anche e soprattutto per spiegare quello che vogliamo, sogniamo, speriamo…  A cominciare dal nostro corpo. Non tanto (e non solo) per riprendere gli slogan degli anni Settanta che già sottolineavano l’importanza, per ogni donna, di disporre liberamente del proprio corpo. Ma soprattutto perché, in questi ultimi tempi, il corpo femminile è diventato un vero e proprio campo di battaglia su cui ci si accanisce senza tregua. Come se, per la donna, l’unica possibilità di esistere fosse quella di “incarnare” la perfezione. Certo, esistono come sempre delle eccezioni. Come quando Glamour pubblicò le foto della modella “normale” Lizzi Miller, che sfoggiava con orgoglio i suoi 79 chili. Allora furono centinaia di migliaia le lettrici che scrissero alla redazione del giornale: “Finalmente una donna vera, una come noi!” Ma si trattò solo di un istante di sollievo. Prima di ripiombare nella routine, e soffocare di nuovo sotto il peso delle norme. Essere, apparire, controllare… nel nome delle immagini! Eppure sarebbe bello “liberare” definitivamente il corpo delle donne. Non liberarsi dal corpo, come hanno preteso per secoli i filosofi. Perché, nonostante tutto, il corpo c’è. È nel corpo e grazie al corpo che ciascuno di noi è nato, vive, muore. È nel corpo, e per suo tramite, che si incontrano gli altri, si esprimono le proprie emozioni, si manifestano i propri sentimenti. Ma liberare per sempre il corpo femminile dalle aspettative e dagli stereotipi di genere. Questa sarebbe la vera libertà. Il primo passo per l’uguaglianza. Indipendentemente dalla dittatura del gusto, dalle ingiunzioni sociali, dalle norme culturali. Per poter scegliere se vestirsi di rosa, di nero o di giallo, non perché “si fa” o di “deve”, ma semplicemente perché si ha voglia di farlo. Per decidere se essere conformi o ribellarsi, senza che qualcuno ne tragga immediatamente le conclusioni che impone il bon ton. E smetterla, una volta per tutte, di ridurre la donna ad un semplice corpo-immagine…

Melania Mazzucco. Che nessuno giustifichi la violenza quotidiana
Non è un sogno. Miserabili azioni si compiono ogni giorno nelle famiglie italiane, nelle case, nelle automobili, nei luoghi in cui ci limitiamo a compiere l’esercizio quotidiano dell’esistenza. Succedono talmente spesso e a talmente tante donne  –  e uomini  –  da diventare numeri, per statistiche sociologiche, irrilevanti. Picchiare una donna per gelosia, per timore di perderla o di essere perso, per imporre rispetto, mandarla al pronto soccorso e costringerla a vergognarsi di avere accettato i calci, i pugni e gli insulti – a sentirsi meritevole di punizione e perciò a tacere e a rendersi complice. Perseguitare la ex moglie o la ex convivente che se n’è infine andata, negarle un futuro e, quando la riconciliazione appare ormai impossibile, aggredirla, magari accoltellarla. Difendere un figlio che ha stuprato un’amica, una compagna di scuola, una ragazza conosciuta in discoteca, giustificandolo perché lei era consenziente mentre lui è sempre stato un bravo ragazzo. Cose che capitano. Ma fino a quando? Finché non sembreranno – non a chi le subisce, ma a chi le commette – scandalose, ributtanti, imperdonabili. Non è un sogno, è una pretesa.

Natalia Aspesi. Realizzare i desideri tra figli e lavoro
Se le mogli non riuscivano ad avere figli era solo colpa loro ed erano donne mancate. Se le donne diventavano madri senza essere sposate erano disonorate e i genitori cacciavano di casa. Se le donne non volevano quel figlio e tentavano clandestinamente di interrompere la gravidanza potevano morire. Le mogli allevavano da sole i figli ma la patria potestà era del marito. Il solo scopo delle donne era essere madri rinunciando ad essere donne. Il rapporto delle donne con la maternità è sempre stato gestito e approvato da leggi, idee, paure, maschili. Ma le donne molto hanno ottenuto e ancora più sognano. Vorrebbero, alla rinfusa: essere persone prima che madri; scegliere di essere o non essere madri; accedere alle tecniche di inseminazione eterologa; essere aiutate sin dall’adolescenza a non trovarsi madri per puro caso; essere madri di quanti figli desiderano senza dover rinunciare alla carriera o scegliere di rinunciarci per essere del tutto madri; avere accanto un uomo-padre come loro sono donna-madre, malgrado il lavoro e l’organizzazione domestica; essere madri di figli maschi e saperli far crescere affinché imparino ad amare, rispettare, aiutare le donne della loro vita; essere madri di figlie femmine che imparino a rispettare il proprio corpo, la propria intelligenza, il proprio valore, impedendo a chiunque di irriderle perché in grado di star sedute sulla propria fortuna.

Miriam Mafai. Conquistare il successo senza trucchi né colpe
Corri, bambina, corri…, tu che hai buona la testa, le gambe e il cuore. Corri senza rallentare davanti agli ostacoli, alla stanchezza, alla nostalgia (che pure talvolta ti coglie) del tempo della lentezza e della protezione. Corri per arrivare dove avevi deciso, per soddisfare il tuo sogno e la tua ambizione. La modestia, la rinuncia alle proprie ambizioni, se pure riuscirono, segretamente, a nutrirle, fu il connotato delle donne delle generazioni che ti hanno preceduto, donne educate alla modestia e alla rassegnazione, a mettersi al servizio dell’ambizione del maschio della famiglia, fosse il marito, il fratello, il figlio. Tu sei diversa, tu hai deciso di arrivare dove ti sei proposta. Tra le donne che oggi hanno successo, molte portano nomi illustri. Hanno successo, dunque, per diritto ereditario. Tu non hai un nome illustre, né una famiglia importante alle spalle, ma hai buona la testa, le gambe e il cuore. E hai diritto a correre, e ad arrivare prima se la corsa non sarà truccata. Noi, della generazione che è venuta prima di te, una generazione che si è impegnata nella corsa, che spesso ha vinto, che più spesso ha perso, ti daremo una mano, se ce la chiederai. Ma tu devi sapere che hai diritto a una corsa non truccata, che hai diritto al successo.

(08 marzo 2011)

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Donne del ventunesimo secolo, non lesbiche ma flexisexual

donne del ventunesimo secolo

Sta con lui, bacia lei: è la donna flexisexual

È attratta dalla bellezza femminile, frequenta ragazze sexy, ma continua a preferire sessualmente gli uomini

È attratta dalla bellezza femminile, frequenta ragazze sexy, ma continua a preferire sessualmente gli uomini

MILANO – Non sono bisex, ma amano baciare le ragazze. Se la prima decade del ventunesimo secolo sarà ricordata per le profonde trasformazioni nell’immagine dell’uomo (si è passati dal metrosexual – l’uomo eterosessuale, metropolitano e curatissimo nell’aspetto – all’ubersexual – virile, elegante e sicuro di sé – fino ad arrivare ai più moderni heteropolitan – uomini con un fisico da urlo e modi da bravo ragazzo) l’inizio della seconda decade di questo secolo è caratterizzata dall’emergere di una nuova figura femminile: la donna flexisexual. Come ha raccontato in un lungo articolo il sito web dell’Abc questo tipo di donna è attratta profondamente dalla bellezza femminile e ama frequentare ragazze carine e sexy. Tuttavia non è né lesbica, né bisessuale, ma continua a preferire sessualmente gli uomini.

Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne Le dive «attratte» dalle donne

SESSUALITÀ PIÙ FLESSIBILE – Uno studio realizzato dall’Università di Northwestern (Usa) nel lontano 2003, già preannunciava la futura nascita della donna «flessisessuale». La ricerca affermava che la figura del gentil sesso stava profondamente cambiando e con il passar degli anni la donna avrebbe sviluppato una sessualità sempre più flessibile rispetto agli uomini. La moderna flexisexual ama provocare, gioca con l’ambiguità e spesso si scambia effusioni con altre donne. È attratta dallo stile femminile e ama baciarsi pubblicamente con persone dello stesso sesso. Ciò non toglie che nel momento in cui deve scegliere un partner sessuale, si affida al maschio. Un’anticipatrice della donna flexisexual può considerarsi Madonna che per provocare nel 2003 durante gli MTV Video Music Awards bacio la più giovane Britney Spears, oppure Angelina Jolie che più volte ha confessato la sua passione per la bellezza femminile e che ha avuto anche una lunga relazione lesbo con Jenny Shimizu. Il manifesto della flessisessualità è la canzone del 2008 I kissed a girl di Kate Perry. La cantante statunitense nella canzone afferma che le feste e l’alcol accendono la voglia di provocare delle donne moderne: «Ho baciato una ragazza e mi è piaciuto il gusto del suo lucidalabbra alla ciliegia – canta la Perry – Ho baciato una ragazza solo per provare, spero che al mio ragazzo non importi».

PROVOCAZIONE E PIACERE – Non solo i ricercatori e gli psicologi, ma anche le moderne flexisexual hanno tentato di spiegare i motivi dell’avvento di questo nuovo tipo di figura femminile: «Penso che le ragazze bacino altre donne per attirare l’attenzione dei ragazzi, perché questi ultimi pensano che il bacio saffico sia sexy e seduttivo – spiega al sito della Abc la giovane Lauren DeGiorgi, laureanda in psicologia alla East Carolina University – Di solito noi siamo ubriache quando facciamo cose simili». Lisa Diamond, autrice del libro Sexual Fluidity: Understanding Women’s Love and Desire («Fluidità sessuale: capire l’amore e il desiderio delle donne») afferma che oggi «vi è una crescente consapevolezza che non bisogna essere al 100% gay per avere un contatto sessuale con una persona dello stesso sesso. In passato – continua la scrittrice – qualsiasi forma di attrazione per lo stesso sesso è stata bollata automaticamente come un esempio di bisessualità o di omosessualità. Invece ora ci rendiamo conto che le donne sono molto più complesse». Esiste anche un sito web (www.flexisexual.net) che permette alle ragazze «sexy, aperte intellettualmente e desiderose di esplorare la propria sessualità» d’incontrarsi e chattare con altre donne: «Questo – recita la homepage del sito web – è il luogo da dove possono partire le donne che si sentono curiose di passioni bisessuali e di romanticismo».

Francesco Tortora
25 febbraio 2011

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