Giornalacci e Berlusconi: una massa di cialtroni.

Pacco bomba all’ambasciata greca
“Non è esploso per caso”
Falsi allarmi in altre rappresentanze

Il plico in via Rossini, a Roma. E’ stato aperto, ma non si è innescato.

°°° VISTO? POI LEGGETE QUESTA…

Da “Libero” accuse shock a Fini

“Vuole farsi un attentato da solo”

Da “Libero” accuse shock a Fini “Vuole farsi un attentato da solo” In un editoriale il direttore Belpietro riferisce di presunte voci circa una manovra del presidente della Camera per screditare Berlusconi. La replica del finiano Lo Presti: “Belpietro è un caso psichiatrico”. La procura di Trani apre un’inchiesta
°°° E SCOPRITE IMMEDIATAMENTE QUANTO SIANO FALSI GLI “ATTENTATI” DI CUI SOPRA E QUANTO SIA FALSA L’ILLAZIONE SU FINI. Povero Gianfry, è così vile e tonto che non sarebbe nemmeno in grado di accendere un fiammifero svedese senza scottarsi…

FINI E GASPARRI COL LORO ANTICO DUCETTO: TRE TESTE DI…

fasci di merda

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Buon natale alla bossi-fini, a maroni e a berlusconi, che questi delinquenti possano patire le pene di Ahmed.

Il Natale degli eritrei
prigionieri nel Sinai

di Umberto De Giovannangeli
Vedere la propria madre stuprata dai predoni. Sentire le urla di dolore di quanti vengono picchiati brutalmente con sbarre di ferro. Aver bisogno di latte e dover bere acqua salata. È il Natale che attende il piccolo Karim. Unnome.Una storia.Comune agli oltre 250 sventurati da più di un mese ostaggi dei trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai, a ridosso con Israele. Molti di loro sono cristiani, e ciò che sperano è che quel bimbo nato in una mangiatoia nella non lontana Betlemme possa portar loro il donopiù ambito: la libertà. Karim, Fatima, Ahmed…A chi affolla le sale cinematografiche per l’immancabile cinepanettone natalizio, proponiamo un altro racconto. Vero. Drammaticamente vero.

È il «Natale nel deserto» di 250 esseri umani che avevano tentato di raggiungere l’Europa, l’Italia ma sono stati respinti e gettati in pasto a criminali senza scrupoli. La loro realtà è questa: donnestuprate davanti ai loro familiari. E i tanti, i più, che non possono pagare il riscatto – 8mila dollari a testa – possono tentare una fuga disperata, che per otto di loro si è conclusa con la morte. Oppure possono attendere, nel terrore, che la minaccia si trasformi in realtà: l’espianto di reni per chi non può pagare. Tra quei 250, in maggioranza eritrei, ci sono diverse donne.

Una di loro Fatima è agli ultimi giorni di gravidanza. Ai familiari con cui ha potuto parlare al telefono per pochi secondi – concessi dai predoni agli ostaggi per invocare il pagamentodel riscatto – Fatimaha detto in lacrime: “Come posso partorire con le catene ai piedi…».

A dar conto di una sofferenza indicibile è don Mussie Zerai, sacerdote di Asmara e fondatore di Habeshia, l’Ong che si occupa dell’inserimento di migranti africani in Italia: «Ieri – dice il sacerdote a l’Unità – ho parlato con l’ambasciatrice egiziana presso la Santa Sede. Mi ha ripetuto che per loro non ci sono riscontri, che la ricerca continua…”. Non ci sono riscontri. Per le autorità egiziane, Karim, Fatima, Ahmed…non esistono. Ma Ahmed esiste e la sua odissea dovrebbe scuotere le coscienze dei go-vernanti italiani.

Ahmed è uno di quelli che nell’ estate del 2009 avevano cercato un passaggio via mare verso l’Italia primadi essere bloccato e ricacciato indietro dalle motovedette libiche gentilmente regalate dall’Italia per permette alla Libia del Colonnello Gheddafi di svolgere al “meglio” la funzione di gendarme del Mediterraneo. Ora Ahmed è prigioniero nel deserto. Quando va bene, lui e i suoi compagni di sventura mangiano una pagnotta e bevono acqua salata. «Intanto – racconta don Zerai – continuano i maltrattamenti, ci sono persone con gli arti rotti che rischiano di rimanere invalide e non si sa più nulla di 4 ragazzi portati via dai predoni con la minaccia di asportare loro un rene per rivenderlo rivenderlo… Torniamo a chiedere che in caso di liberazione scatti una rete di protezione e che le persone rapite non siano arrestate dalla polizia egiziana come è avvenuto nelle settimane scorse perunaltro gruppo di 63etiopi, oppure deportate nel loro Paese d’origine. Che qualcuno se ne faccia carico e che i profughi, una volta accertata la loro situazione, possano essere smistati in diversi Paesi europei… ». Tra i quali l’Italia.

La storia di Ahmed
ci riporta ai respingimenti di quel luglio 2009. Respinti dall’Italia. «L’Italia non ha mai dato a questi individui la possibilità di chiedere asilo, e adesso essi corrono il grave rischio di ritrovarsi scaricati nel deserto o deportati in Eritrea”, aveva denunciato Bill Frelick, direttore del Refugee Program a HumanRights Watch. «L’Italia – aveva aggiunto – è responsabile per le persone che ha respinto in Libia, un Paese senza legge sull’asilo che li ha brutalizzati. È l’Italia che li ha esposti a questo pericolo, ed è l’Italia che da tale condizione dovrebbe toglierli”. Dovrebbe, ma non lo fa. E il non farlo contribuisce a questo Natale di sofferenza: il Natale di persone trattate come bestie, incatenate in container interrati, sprangate quotidianamente.

«Al di là delle parole – denuncia don Zerai – tutti quelli che possono e dovrebbero fare qualcosa sembrano essersene lavate le mani». Ma quelle mani rischiano di grondare sangue. Sangue di innocenti. Nessuna fonte ufficiale egiziana ha confermato le notizie riguardanti i nascondigli del Sinai in cui vengono tenuti gli ostaggi anche se l’associazione umanitaria Everyone sostiene di aver comunicato da giorni «tutte le informazioni per raggiungere i profughi, imprigionati nella periferia egiziana della città di Rafah, nei pressi di un edificio governativo, circondati da un frutteto, accanto a una grande moschea e a una chiesa trasformata in scuola».

Gli esponenti di Everyone accusano il governo egiziano di «mentire» in proposito e «per scongiurare l’assassinio di altri innocenti», affermano, «ci rivolgiamo a Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani» Karim, Fatima, Ahmed…E Hassan: l’ultima sua telefonata alla madre ad Asmara è quella di un ragazzo ormai allo stremo: «Faceva fatica a parlare – racconta la madre – non ce la faccio più, ripeteva piangendo, fate qualcosa, qui ci massacrano di botte, a chi chiede acqua rispondono: bevi la tua urina…».

L’inferno nel deserto
Quale sia il destino di quanti provano la fuga lo ricorda un rapporto del gruppo Physicians for Human Rights-Israel (Phr), che ricorda la vicenda dei 250 eritrei prigionieri in Sinai. Il rapporto dell’associazione dei medici israeliani si basa su questionari distribuiti fra i pazienti dell’ospedale del Phr-Israel a Tel Aviv. I profughi, etiopi ed eritrei, raccontano che i trafficanti beduini prendono in consegna gruppi di 2-300 persone per condurli in Israele, ma poi li rinchiudono in container e gabbie metalliche dove vengono picchiati, privati di cibo e acqua, sottoposti a torture con ustioni e scariche elettriche, appesi per i piedi o le mani. Le donne vengono separate dagli uomini e stuprate. Dei 165 aborti richiesti all’ospedale fra gennaio e novembre 2010, la metà erano per gravidanze frutto di stupri. Mentre i profughi sono prigionieri, i trafficanti telefonano ai parenti chiedendo ingenti somme di riscatto. Una volta liberati e giunti al confine con Israele, i profughi rischiano di venire feriti o uccisi dagli spari delle guardie egiziane al confine.

Molti profughi che entrano in Israele -136 nel 2010secondo i dati del ministero della Difesa, probabilmente di più secondo Phr – vengono immediatamente espulsi verso l’Egitto, dove rischiano di essere rimandati nei paesi d’origine. Altri – attualmente sono 2 milavengono rinchiusi in centri di detenzione in Israele, anche per periodi di anni, in attesa di ottenere asilo. Vite stuprate. Non è una metafora. È la realtà. Stuprate nel deserto, come lo sono state nei lager libici dove continuano ad essere segregati eritrei, somali, etiopi, nigeriani…

«Non abbiamo acqua potabile – dice Fatima – dobbiamo bere l’acqua del mare e molti di noi già hanno problemi intestinali. Ci danno da mangiare una pagnotta e una scatola di sardine ogni tre giorni, siamo costretti a vivere incatenati come bestie». Le ultime parole sono una supplica: «Chi può ci aiuti. Fate qualcosa. E presto… ». È il messaggio di Natale che giunge dal Sinai.
24 dicembre 2010

b-piduista

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Scuola pubblica devastata. Ma Fini vota l’ennesimo scempio. La destra ODIA la cultura.

Fini: «La riforma dell’università?Tra le migliori cose della legislatura»

°°° Detto da uno scianziato come lui… bisogna crederci. Quindi i milioni di ragazzi, docenti, insegnanti e precari sui monumenti e nelle piazze, sono una manica di teste di cazzo? LA DESTRA PARLA DI CULTURA MA NON HA LA PIU’ PALLIDA IDEA DI COSA SIA. Altrimenti non potrebbero mai essere di destra!

Fini.Gianfry Jones

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Salute e grano a tutti! L’Ulivo sorpassa il Pdl, Fini all’8%. Adesso Mafiolo teme le elezioni

L’Ulivo sorpassa il Pdl, Fini all’8%

Adesso il premier teme le elezioni

L’Ulivo sorpassa il Pdl
e Fini raggiunge l’8%

Nonostante i proclami di Berlusconi, la fiducia nei suoi confronti è la più bassa da due anni: il 32%. E oggi il Pdl vale meno di Forza Italia nel 2001. Per questo il Cavaliere non vuole davvero le elezioni di ILVO DIAMANTI

L’Ulivo sorpassa il Pdl e Fini raggiunge l’8% Silvio Berlusconi

SILVIO Berlusconi non ha mai pensato di aprire la crisi, in queste condizioni. Venire “sfiduciato” dalla Camera, per chi è stato eletto con una larghissima maggioranza, appena due anni fa. Come spiegarlo agli elettori? Ma c’è un problema ulteriore e forse maggiore. Aggiungere alla sfiducia della Camera quella dei cittadini. Anche se Berlusconi continua a dire che il 60% degli italiani “è con lui”, a noi – e non solo a noi – risulta un dato assai diverso: 32%. Meno di un terzo degli italiani. È ciò che emerge dal sondaggio dell’Atlante Politico di Demos, condotto negli ultimi giorni. Un grado di fiducia inferiore a quello di Bersani, ma anche di Tremonti, Casini, Fini. Solo Bossi è meno “amato” di lui. Ma il leader della Lega è, da sempre, uomo di “fazione” e di “frazione”. Più che unire, divide.

Si tratta, per Berlusconi, del livello più basso negli ultimi due anni. Dalle elezioni politiche che lo hanno visto trionfatore, a capo del centrodestra. Per questo la prospettiva della crisi lo preoccupa. Teme la trappola dei “governi tecnici” e delle “larghe intese”. Anche se invoca nuove elezioni, in caso di crisi, in realtà non le vuole. Non per ora, almeno. Le ritiene rischiose. A ragione, viste le stime elettorali di Demos. Che vedono il Pdl ridotto al 26%. (Meno di Forza Italia – da sola – nel 2001.) Mentre la Lega frena, pur superando il 10%. Insieme il centrodestra supererebbe di poco il 37%. Mentre il Pd, fermo alla soglia del 25%, insieme all’Idv, Sel (entrambe intorno al 7%) e alle altre formazioni di sinistra (Rc e Pdci), toccherebbe il 40%. Con questa legge elettorale, quindi, un centrosinistra “formato Ulivo” potrebbe perfino vincere (grazie al cedimento altrui), conquistando la maggioranza assoluta dei seggi. Alla Camera, almeno. Un’ipotesi, fino a poco tempo fa, comica più che irrealistica.

Al Senato, invece, il sistema elettorale non permetterebbe a nessuna coalizione di ottenere la maggioranza dei seggi. Vista l’ampiezza raggiunta, secondo le stime elettorali, dal Polo di Centro. Circa il 16%, contando, oltre all’Udc, il partito di Fini (e altre formazioni minori: Mpa e Api). Fli, in particolare, continua a crescere. Oggi è intorno all’8%. A (e con) dispetto del Cavaliere e dei suoi uomini. Soprattutto, i reduci di An. Fini, il “traditore”. In grado di ridimensionare il Pdl e l’attuale – presunta – maggioranza. I dubbi sull’esito del voto, peraltro, si fanno strada anche fra gli elettori. Benché il 50% ritenga ancora probabile la vittoria del centrodestra e solo il 34% quella del centrosinistra. Un divario di 16 punti. Ma due mesi fa la distanza era ben più ampia: 33 punti (e gli elettori che scommettevano sul successo del Centrodestra erano il 57%).

Naturalmente, i sondaggi non sono elezioni. Ma, in effetti, Berlusconi li sa interpretare – e usare – molto bene. Magari li comunica “a modo suo”. D’altronde, siamo in tempi di campagna elettorale permanente. E i sondaggi, oltre a rilevare le opinioni, talora le orientano. Ma oggi gli consigliano di attendere. Cercando di riconquistare la maggioranza. Intanto alla Camera, attraverso una pressante campagna acquisti. Poi, anche presso gli elettori. Preoccupati dall’andamento dell’economia. Delusi dai risultati del governo. Il federalismo annunciato e non ancora ottenuto. I “fatti” annunciati – senza grandi effetti. Le immondizie a Napoli: sparite in dieci giorni. E ricomparse dopo altri cinque. La ricostruzione dell’Aquila. Di cui i residenti non sembrano essersi accorti. E poi, la passione di Berlusconi per le donne e le ragazzine, ammessa senza scuse. Ma, anzi, rivendicata con un certo orgoglio (e un cenno di intesa. Come dire: in fondo voi siete come me, anche se non avete il coraggio di ammetterlo). I due terzi degli italiani la considerano un elemento di debolezza, per un leader. Anzi: il Leader. Il presidente del Consiglio.

Per questo, Berlusconi cerca di tirare avanti. Di allontanare – di un mese – la prova della verifica parlamentare, E spostare il voto a primavera, almeno. Intorno alla sua maggioranza, ormai minoritaria, le opposizioni si preparano. E lavorano: alla ricerca di alleanze e di leadership. Nel centrosinistra – soprattutto nel Pd – è ampia la voglia di ampie intese. Da sinistra fino al centro. Una Santa Alleanza per cacciare il tiranno. Ma, dovendo scegliere, fra gli elettori prevale nettamente l’ipotesi di ricostruire l’Ulivo. Cioè: di allearsi con le sinistre. In particolare con la Sel di Nichi Vendola. La maggioranza degli elettori di centrosinistra (30%), peraltro, vorrebbe il governatore della Puglia leader della coalizione. Un po’ più ridotto (25%) il gradimento per Bersani, il quale resta, comunque, il leader di gran lunga preferito dalla base del Pd. L’alleanza privilegiata con il polo di Centro – secondo i dati dell’Atlante Politico – appare, invece, scarsamente apprezzata dagli elettori di Centrosinistra.

Reciprocamente, gli elettori di Centro non sembrano attratti da un’intesa con il Centrosinistra. Preferiscono di gran lunga l’autonomia. Correre da soli. Fare il Terzo Polo. Alla guida di Casini oppure di Fini. In misura molto più limitata, di Luca Cordero di Montezemolo (apprezzato, anche da una quota significativa di elettori del Pd).
Insomma, il sistema politico appare incerto e aperto, come mai lo era stato negli ultimi anni. Almeno dal 1994-96. Tutto appare in movimento. Le alleanze, le leadership e di conseguenza anche gli elettori. Un po’ disorientati, di fronte a un’offerta politica fluida e instabile. Dove i partiti maggiori, due anni fa perni di un bipolarismo bipartitico, appaiono più provati degli altri. Il Pdl, fiaccato dalla defezione di Fini e dai dolori del (sempre) giovane Berlusconi. Mentre il Pd è in preda a una crisi deleteria, in parte incomprensibile. È troppo impegnato a macerarsi all’interno, a logorare ogni leader possibile, presente e futuro. A coltivare la propria eterna vocazione minoritaria e perdente. Così non si accorge che potrebbe diventare maggioranza e – perfino – vincere.

(18 novembre 2010)

Berlusconi malore montecatini[3]

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Fini: “La destra è vicina ai nostri militari che combattono i terroristi”°°° Si chiamano PARTIGIANI, non teroristi, ciccio.

L’antico vizio del nazismo e del fascismo: secondo questi guerrafondai, chi difende con tutti i mezzi il proprio paese dagli invasori NON è un PARTIGIANO, ma un TERRORISTA.  Questo modo di vedere il mondo: pacifismo contro guerre, credo che sia la questione più dirimente tra destra e sinistra. Specialmente oggi che Fini copia il 70% degli argomenti e delle proposte che sono sempre state il catechismo della sinistra italiana. Loro vogliono più militari e più cacciabombardiari, noi vogliamo più aiuti per i popoli deboli e più ospedali di Emergency.

Voi che ne pensate?

lega-ss

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Berlusconi, Fini: peggio dei bambini…

Fini ultimo atto: «Silvio dimettiti».
Il premier: «No, votami contro»

°°° Prendete due bambini di periferia, quelli col candelotto di moccio che va e viene, sporchi il giusto, spettinati e maleducati quanto basta. Aggiungete una lite per una palla sgonfia e immaginate il dialogo bleso e tartagliato di questi due poveri cuccioli:
1° – Inta… intanto tua mamma è bagassa.
2° – Nao! Mia mamma non è bagassa.
1° – Sci, invece! Tua ma… mamma è bagassa perché codda con tuo babbo! (scopa con tuo padre)
2° – NAOO! Mia mam… mia mamma non codda con mio babbo!!! E quindi non è bagassa.
1°- Ah, no?! Allo… allora codda con gli altri e qui… e quindi è più bagassa ancora! Tiè!

PROPRIO COME MAFIOLO E FINI.

cane pappone

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Il discorso di Fini a bastia Umbra, per il 70% copiato da Vendola e Bersani. PATETICO.

‎”Investire in sapere, ricerca, cultura…” Ciccio, sono tutte cose che diciamo noi da 20 anni. Ma Prodi non le ha solo dette, LE STAVA FACENDO!!! Voi avete bruciato tutto e buttato al macero! Piantala di copiare Vendola e Bersani!!! BUFFONE! Non sono “utopie”, infatti, SONO PAROLE DI VENDOLA E BERSANI!

canegatta

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