Visco smonta le stronzate del ragionierino evasore e incapace Tvemonti

Visco smonta Giulio: «La sua è solo pura fantasia»

di Bianca di Giovanni

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Giulio Tremonti parla di taglio alle agevolazioni fiscali, ripete che sono oltre 400. Troppe. «E quante agevolazioni ha introdotto lui, non lo dice? Una per tutte: l’aliquota flat sul salario di produttività. Ma ce ne sono molte». Vincenzo Visco è tranchant sull’ultima uscita del ministro dell’Economia: molte parole, pochi fatti. Come dire: fumo. Quelle tre aliquote e cinque tasse annunciate ieri tecnicamente vogliono dire ben poco, perché il peso del fisco dipende da molti altri fattori.

Fino a ieri il ministro parlava di rigore. Oggi parla di riforma fiscale. Arriverà?
«Se si tratta di una delega a maglie larghe, fatta per propaganda, che poi alla fine non porterà a nulla, è possibile che arrivi. Anche durante l’altro governo presentarono una mega-delega che si risolse solo con la riforma del fisco sulle società, in cui si abolì la Dit e si introdusse la Pex, che favorì le operazioni finanziarie delle imprese. Io prevedo una delega con aliquote basse, con perdita di gettito che il ministro coprirà con le detrazioni. Ma, vorrei ricordare, che la maggior parte delle detrazioni riguardano i carichi familiari. Altro che palestre. In ogni caso, finora Tremonti ci ha fatto l’elenco delle detrazioni in vigore: quando vedremo quello delle agevolazioni che vuole eliminare potremo discutere. Ma quell’elenco non lo farà».

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Gli spot allarmistici di Maroni, l’incapace fattorino della Elizabeth Harden.

Gli spot allarmistici di Maroni

di Maria Novella Oppo

Da giorni assistiamo impotenti al collasso di Lampedusa: gli abitanti furibondi e sopraffatti e gli immigrati accatastati sul molo come merci che nessuno vuole. Una disperazione che ci viene esibita senza vergogna dai tg e dai talk show e che dovrebbe dimostrare come il ministro Maroni sia inerte e incapace. Ma figuriamoci: il leghista ci viene mostrato, invece, mentre si dà un gran da fare ad ottenere dalle Regioni l’impegno ad accogliere quote di rifugiati che potrebbero venire dalla Libia in numero di 50.000. Insomma, si abbandonano in condizioni inumane migliaia di persone reali, ma si provvede a un’ondata di arrivi che potrebbe anche non arrivare mai. Allora qual è la ragione dell’insistenza televisiva sullo scempio di Lampedusa? È la pedagogia leghista: far vedere il pericolo, lo spettro della ‘invasione’ ora che l’amico Gheddafi non fa più da palo ai nostri efferati respingimenti. Lampedusa è un set, uno spot, che serve a eccitare gli animi alla paura e al rifiuto, nonché ovviamente al voto.

maron

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Allarme sbarchi in Sicilia. °°° L’ho scritto pochi giorni fa, ora voglio vedere il regimetto razzista e incapace.

Allarme sbarchi in Sicilia
Maroni: fuga di massa verso l’Italia

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Sono proseguiti anche ieri notte gli sbarchi di immigrati nordafricani lungo le coste di Lampedusa. Nella maggiore delle Pelagie sono giunte due imbarcazioni: la prima aveva a bordo 113 clandestini dichiaratisi di nazionalità tunisina; la seconda trasportava altre 25 persone, anche loro tunisine.

Sono circa un migliaio i migranti approdati sull’isola nell’ultima settimana, dopo lo scoppio delle tensioni in Tunisia che hanno portato alla cacciata del presidente Ben Ali. Come accaduto con quelli già sbarcati nei scorsi giorni, anche gli immigrati giunti la notte scorsa saranno presto trasferiti a Porto Empedocle, e da lì destinati ai diversi centri d’accoglienza.

Maroni: è emergenza umanitaria
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni lancia l’allarme sulla «emergenza umanitaria» che interessa i paesi del Maghreb «in particolare Tunisia ed Egitto che sta portando una fuga di massa con centinaia di persone che stanno arrivando sulle coste italiane in fuga da quei paesi». Il titolare del Viminale lo ha dichiarato a margine di un convegno sulla tutela della lingua veneta alla Biblioteca Marciana a Venezia. «Come temevo – ha spiegato il titolare del Viminale – la grande crisi sociale e politica, del Maghreb, in particolare Tunisia ed Egitto, sta portando una fuga di massa dalla Tunisia verso l’Italia. C’è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria – ha proseguito Maroni – perché stanno arrivando centinaia di persone sulle coste italiane, in fuga da quei paesi».

11 febbraio 2011
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La truffa ANCHE sulle pensioni del governicchio malavitoso e incapace. Zero euro per i precari.

Inps, è ufficiale: i precari saranno senza pensione. Silenzio dei media o scatta la rivolta

LEGGETE E DIVULGATE…è uno schifo
pubblicata da ♕_LiNᏦ GℇNovℇsᎥ_♕ il giorno martedì 12 ottobre 2010 alle ore 19.56

La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l’ha garantita. Perché l’Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Intrage scrive che l’annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l’Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati.

La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima.

I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.

Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.



Fonte:

http://contintasca.blogosfere.it/2010/10/inps-e-ufficiale-i-precari-saranno-senza-pensione-silenzio-dei-media-o-scatta-la-rivolta.html

IL REGIMETTO DEL FARD (ma anche del silicone)

b.cotto



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Salute e grano! Letizia Moratti, incapace totale: ha distrutto e derubato la rai, l’istruzione pubblica e ora Milano.

Moratti condannata dalla Corte dei conti
“Consulenza inutile quand’era ministro”

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/10/08/news/moratti_condannata_dalla_corte_dei_conti_consulenza_inutile_quand_era_ministro-7868991/?ref=HREC1-12

 

IL  DISPREZZO  PER  I  NOSTRI  SOLDI

carta-igienica-euro

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Mafiolo: “Dobbiamo passare alla storia come il miglior governo d’Italia”

AHAHAHAH!!! Per  ora  siete  reputati, in Italia e in tutto il mondo, come il peggior governo di tutti i tempi. Il più mafioso, il più  corrotto,  e il più incapace. Complimenti!

ECCO  L’AQUILA: L’ESEMPIO DELLA DEVASTAZIONE BERLUSCONIANA DAVANTI AGLI OCCHI  DEL  MONDO INTERO.

aquila

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La verità che non può dire

La verità che non può dire
di GIUSEPPE D’AVANZO

Berlusconi esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse “unto dal Signore”, la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un’apparenza che si cucina in casa con i cuochi di famiglia. Senza contraddittorio, senza una domanda, senza un’increspatura, senza la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, senza un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il Cavaliere frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori – plaudenti – della sua performance. Berlusconi ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l’anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno stato d’animo e una debolezza.

Berlusconi, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell’impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) “Adesso parlo io” (di Veronica e di Noemi), ci riprova. “Adesso parlo io” strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un’atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una famiglia unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell’affetto dei figli; l’amore per Veronica ferito – certo – ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una vita irreprensibile che non impone discolpa; l’ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una “squillo” di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il “piacere della conquista”.

Acconciata così la sua esistenza che il più benevolo oggi definisce al contrario “licenziosa”, chi la racconta in altro modo non può essere che un “nemico”. Da un’inimicizia brutale sono animati i giornali che, insultati ma non smentiti, raccontano quel che accade nelle residenze del presidente. Antagonisti malevoli, prevenuti o interessati sono quegli editori che non azzittiscono d’imperio le loro redazioni. C’è qualcosa di luciferino (o di vagamente folle) nella pretesa che l’opinione pubblica – pur manipolata da un’informazione servile – s’ingozzi con questo intruglio. Dimentico di governare un Paese occidentale, una società aperta, una democrazia (ancora) liberale, il capo del governo pare convinto che, ripetendo con l’insistenza di un disco rotto, la litania della sua esemplare “storia italiana” possa rianimare l’ormai esausta passione nazionale per l’infallibilità della sua persona. È persuaso che, mentendo, gli riesca di sollecitare ancora un odio radicale (nell’odio ritrova le energie smarrite e il consenso dei “fanatizzati”) contro chi intravede e racconta e si interroga – nell’interesse pubblico – sui lati bui della sua vita che ne pregiudicano la reputazione di uomo di governo e, ampiamente, la sua affidabilità internazionale. Berlusconi sembra non voler comprendere quanto grave – per sé e per il Paese – sia la situazione in cui si è cacciato e ha cacciato la rispettabilità dell’Italia. Ha voluto convertire, con un tocco magico e prepotente, le “preferite” del suo harem in titolari della sovranità popolare trasformando il suo privato in pubblico. Non ha saputo ancora spiegare, dopo averlo fatto con parole bugiarde, la frequentazione di minorenni che ora passeggiano, minacciose, dinanzi al portone di Palazzo Chigi. Ha intrattenuto rapporti allegri con un uomo che, per business, ha trasformato le tangenti alla politica in meretricio per i politici. Il capo del governo deve ora fronteggiare i materiali fonici raccolti nella sua stanza da letto da una prostituta e le foto scattate da “ragazze-immagine”, qualsiasi cosa significhi, nel suo bagno privato mentre ogni giorno propone il nome nuovo di una “squillo” che ha partecipato alle feste a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli (che pressione danno a Berlusconi, oggi?).

La quieta scena familiare proposta da Chi difficilmente riuscirà a ridurre la consistenza di quel che, all’inizio di questa storia tragica, si è intravisto e nel prosieguo si è irrobustito: la febbre di Berlusconi, un’inclinazione psicopatologica, una sexual addiction sfogata in “spettacolini” affollati di prostitute, minorenni, “farfalline”, “tartarughine”, “bamboline” coccolate da “Papi” tra materassi extralarge nei palazzi del governo ornati dal tricolore. Una condizione (uno scandalo) che impone di chiedere, con la moglie, quale sia oggi lo stato di salute del presidente del Consiglio; quale sia la sua vulnerabilità politica; quanta sia l’insicurezza degli affari di Stato; quale sia la sua ricattabilità personale. Come possono responsabilmente, questi “buchi”, essere liquidati come affari privati?

La riduzione a privacy di questo deficit di autorità e autorevolezza non consentirà a Berlusconi di tirarsi su dal burrone in cui è caduto da solo. Ipotizzare un “mandato retribuito” per la “escort” che ricorda gli incontri con il presidente a Palazzo Grazioli è una favola grottesca prima di essere malinconica (la D’Addario è stata prima intercettata e poi convocata come persona informata dei fatti). Evocare un “complotto” di questo giornale è soltanto un atto di intimidazione inaccettabile.

Ripetendo sempre gli stessi passi come un automa, lo stesso ritornello come un cantante che conosce una sola canzone, Berlusconi appare incapace di dire quelle parole di verità che lo toglierebbero d’impaccio. Non può dirle, come è sempre più chiaro. La sua vita, e chi ne è stato testimone, non gli consente di dirle. È questo il macigno che oggi il capo del governo si porta sulle spalle. Non riuscirà a liberarsene mentendo. Non sempre la menzogna è più plausibile della realtà. Soprattutto quando un Paese desidera e si aspetta di sentire la verità su chi (e da chi) lo governa.

°°° L’unico commento che posso fare, a questa riflessione lucidissima, è: Caro Silvio, chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente. Lo vedi che brutta fine ha fatto Icaro, per essersi esposto troppo al Sole senza la giusta crema protettiva?

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primo

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