E dietro i forconi rispunta la feccia siciliana del mafionano e di Cuffaro/Romano


Quei berluscones “ripuliti” che fanno i masanielli

di Enrico Fierro

Non solo politici alla Castelli che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e
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Sicilia bloccata dal «Movimento dei Forconi»°°°Internet, come sempre, batte le tv di merda.

SI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI LOMBARDO, ACCOLTELLATO UN AUTISTA

Sicilia bloccata dal «Movimento dei Forconi»

Le cinque giornate di rivolta degli autotrasportatori contro il caro gasolio: «Devono essere trovate soluzioni a questa crisi»

CATANIA – Le avevano annunciate come le «Cinque giornate di Sicilia» i capipopolo di un appena nato «Movimento dei forconi», di gruppi spontanei e di una cordata chiamata «Forza d’urto», tutti alla testa di

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Palermo, si dimette il sindaco Cammarata, uno dei peggiori asini malavitosi berlusconiani della Sicilia.

Palermo, si dimette il sindaco Cammarata

Palermo, si dimette il sindaco Cammarata“L’ho fatto per amore della città” – video
Era al secondo mandato e da mesi si parlava di un suo possibile addio anticipato. Adesso la Regione nominerà un commissario. “Lombardo è stato ostile alla città”. Pd: “Una città al fallimento”

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Crisi, in Sicilia nasce il movimento “dei forconi”°°° Toh, si comincia?

Crisi, dalla Sicilia parte la protesta
del movimento dei forconi

Cinque giorni di mobilitazione. Tir e trattori fermi sulle strade dell’isola. Una settimana di mobilitazione del movimento, alleati con i trasportatori. Per la terra che non produce reddito ma solo debito

Il movimento dei forconi

Gli “indignati” di Sicilia hanno rispolverato un’icona di chi lavora la terra: il forcone. In Trinacria è diventato il simbolo di un movimento di agricoltori che vuol far sentire la propria voce. Quelli dei forconi sono assolutamente determinati. Perché non hanno più nulla da perdere. Le loro aziende agricole sono in default. Quello che producono non genera più profitto, è solo un costo. Arance e pomodori, grano e zucchine non hanno più valore. I prezzi al mercato ortofrutticolo sono alterati dalla globalizzazione, dalla grande distribuzione, da prodotti importati spacciati per locali. Un chilo di limoni ormai si vende a meno di 30 centesimi di euro. Trasportarlo su un tir che va al Nord costa più del doppio.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/crisi-dalla-sicilia-parte-protestadel-movimento-forconi/184027/

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Ecco chi sono i magnaccia italioti. Complimenti a Lombardo, che doveva cambiare le cose.

Cellulari gratis per figli e mogli
e la maxi-bolletta la paga l’Ars

Cellulari gratis per figli e mogli e la maxi-bolletta la paga l'Ars

La sede dell’assemblea della Regione Sicilia

Sono 700 i telefonini distribuiti con credito illimitato ai 90 deputati regionali siciliani nel 2001. Nessuno di loro però li restituiti  a fine mandato. Parenti e amici hanno continuato a utilizzarli. La magistratura indaga per peculato e truffa. Nel mirino una convenzione tra la Tim e l’Assemblea
di SALVO PALAZZOLO

A spese dell’Assemblea regionale siciliana hanno telefonato mogli, figli, parenti e collaboratori di moltissimi deputati. Anche qualche amante. Un esercito di 700 “portoghesi”, che dal 2001 al 2006 ha trovato il sistema per approfittare di una convenzione fra l’Ars e la Tim: la società telefonica forniva gratuitamente ai deputati i cellulari e le schede che poi venivano girate a collaboratori dei politici o ad altre persone. Per tutti ha pagato l’Assemblea regionale siciliana.

Eccolo, l’ultimo scandalo della casta, su cui adesso indaga la magistratura. È stato scoperto quasi per caso, durante un’inchiesta che riguardava tutt’altra storia: i carabinieri del nucleo Investigativo del Gruppo Monreale stavano rianalizzando, per conto della Procura, alcuni contatti telefonici di Massimo Ciancimino, così sono saltate fuori alcune schede intestate all’Ars, ma utilizzate non da deputati e neanche da loro familiari o parenti.
Adesso, il sostituto procuratore Gaetano Paci e il procuratore aggiunto Leonardo Agueci ipotizzano i reati di peculato e truffa. Nelle scorse settimane, in Procura, sono stati ascoltati alcuni dirigenti dell’Assemblea regionale: è emerso che nei saloni di Palazzo di Normanni lo scandalo telefonini era già scoppiato nel 2008. Ma non se n’è saputo mai nulla.

Ora, grazie all’indagine dei carabinieri e della Procura, sappiamo che tre anni fa la Tim inviò una lettera di fuoco ai vertici dell’Ars: la società telefonica chiedeva il pagamento di una bolletta di 300 mila euro per le chiamate fatte da quei 700 telefonini fra il 2007 e il 2008. Cos’era accaduto? Perché quella convenzione telefonica così vantaggiosa (per chi ne approfittava) si era bloccata?

I magistrati hanno scoperto che il velo di omertà è stato rotto da un dirigente dell’Ars, che nel 2008, appena arrivato al servizio Informatica, ha cominciato a porsi qualche domanda. E lì il giocattolo di tanti si è rotto. È bastato fare qualche controllo incrociato per scoprire che molti deputati eletti nel 2001 si erano accaparrati anche sette o dieci schede: dopo la scadenza del mandato, nessuno le aveva restituite.

Quella convenzione stipulata nel 2001, sotto la presidenza di Guido Lo Porto, era stata davvero un successo. “Quando sono arrivato, nel novembre 2006, ho trovato un notevole disordine contabile e amministrativo”, dice a Repubblica il dottore Gaetano Savona, direttore del servizio Informatica dell’Ars: “Qualche tempo dopo il mio insediamento mi sono ritrovato sulla scrivania un telegramma della Tim, che chiedeva all’Ars il pagamento di 300 mila euro. Dopo una lunga trattativa con la compagnia telefonica siamo riusciti a chiudere questa vertenza senza sborsare un solo euro di soldi pubblici. L’abbiamo detto chiaramente alla Procura della Repubblica”.

Ma fino al 2006, l’Ars ha pagato per i 700 portoghesi. Ed è probabile che presto la Procura della Repubblica trasmetterà gli atti anche alla Procura presso la Corte dei conti, per quantificare il danno erariale. “Adesso, le cose sono cambiate”, assicura Savona. “Grazie a tagli e contratti rivisitati risparmiamo fino a un milione di euro all’anno rispetto al passato”. Perché gli sprechi non erano solo quelli dei cellulari a familiari e parenti dei deputati. Mettendo ordine, nel 2008, all’Ars si sono accorti che pagavano il servizio “Blackberry” (le email sul telefonino) per 115 telefonini, ma 80 apparecchi erano sempre rimasti impacchettati.

La Procura ha disposto nuovi accertamenti, soprattutto per rintracciare tutti i 700 utilizzatori dei telefonini. Nel 2004, l’Ars aveva stabilito che i contratti dovessero essere intestati a qualcuno: è risultato che i familiari di alcuni deputati hanno fornito anche nomi o residenze fasulle.

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Sicilia: trivelle pronte per l’oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia

Ferruccio Sansa

Sicilia: trivelle pronte per l’oro nero.

E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia

In Sicilia le trivelle sono pronte a cercare il petrolio. E’ coinvolta la società di famiglia del ministro dell’Ambiente. La “sua” Coemi ha tra i clienti, colossi come: Eni, Erg, Esso. Tutte aziende petrolifere interessate direttamente ai risultati

Decine di pozzi di petrolio nel blu del Mediterraneo, per fermare le trivelle si sono mobilitati cittadini e comitati. Ma intorno alla Sicilia pendono 40 richieste di concessioni. Le trivelle sono pronte a entrare in azione a pochi chilometri da gioielli come Pantelleria e le Egadi.

Per arrestare la febbre da oro nero si è schierato anche Montalbano, alias Luca Zingaretti. In molti, però, da queste parti oltre che sul commissario più famoso d’Italia, puntavano anche su un altro alleato: il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Chi meglio di lei? È siciliana e vicina a Berlusconi.

Da qualche settimana, però, la gente di Pantelleria, delle Egadi, di Trapani comincia ad avere qualche dubbio. Già, perché in Sicilia c’è chi

punta il dito sui legami che Prestigiacomo e la sua famiglia hanno con le società che affondano i loro pozzi nel mare dell’isola. Niente di illegale, per carità, ma una questione di opportunità, questo sì. Racconta Alberto Zaccagni, nemico accanito delle trivellazioni: “Ci chiediamo se questo ministro dell’Ambiente possa valutare obiettivamente le concessioni petrolifere in Sicilia quando le società amministrate da suoi parenti hanno rapporti d’affari con chi affonda i pozzi nel nostro mare”. Una leggenda metropolitana? Articoli di cronaca (per esempio su Terra) e visure camerali del ministro e dei suoi familiari confermano i nodi sollevati da cittadini e comitati. I giornali di Siracusa hanno raccontato che sono riprese le attività del campo petrolifero Vega (Edison ed Eni) nello Stretto di Sicilia. Una notizia accolta con entusiasmo dagli industriali locali, anche perché alle operazioni hanno collaborato con massicci investimenti imprese di Siracusa. Ecco allora il consorzio Cem che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto.

Una commessa da 30 milioni che ha portato una boccata di ossigeno alle imprese. Niente di male, ma i maligni ricordano che del consorzio Cem fanno parte diversi soggetti tra cui la Coemi. Ecco il punto: la Coemi, come dice lo stesso sito della società, è nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo. L’amministratore delegato è Maria Prestigiacomo, sorella maggiore del ministro dell’Ambiente. Di più: la Coemi è oggi proprietà della società Fincoe, di cui Stefania Prestigiacomo deteneva il 21,5 per cento fino al novembre 2009 quando l’ha donato alla madre Sebastiana Lombardo, oggi azionista di maggioranza. Emergerebbe quindi che una società di cui fanno parte familiari stretti del ministro dell’Ambiente è impegnata nell’attività di estrazione di petrolio intorno alla Sicilia. Ancora niente di illegale, ma certo una questione che non rassicura chi si oppone alla caccia al petrolio nei mari dell’isola. Di più: sul sito della Coemi si legge che tra i clienti della società (oltre al ministero della Difesa, ma questa è un’altra storia) ci sono anche Eni, Erg, Esso.

Insomma, alcuni tra i principali operatori nel settore petrolifero in Italia. E in Sicilia. Proprio a Priolo, denunciano le associazioni e i comitati siciliani, “la Erg e l’Eni sono interessate agli accordi transattivi previsti dal ministero dell’Ambiente per chiudere la vertenza sui danni ambientali provocati dalle raffinerie”. Pierfrancesco Rizza, presidente Wwf Sicilia commenta: “Le cifre finora spuntate dai privati (nell’ordine di decine di milioni) sono modeste rispetto a un danno enorme. Ma bisogna dire che molte delle società coinvolte non esistono più oppure sono passate di mano”. Un’altra storia, certo, ma sempre una questione di opportunità per Prestigiacomo. Perché qualcuno in Sicilia si chiede se sia giusto che un ministro dell’Ambiente (pur avendo alienato le proprie quote sociali) possa vigilare sull’operato di colossi petroliferi che sono clienti di imprese legate alla sua famiglia.

Ecco, però, allora che le questioni da chiarire per il ministro non riguardano più solo i pozzi di petrolio. Certo non è un anno fortunato per la Prestigiacomo, già ampiamente citata negli atti dell’inchiesta P4 per i suoi rapporti con Luigi Bisignani. Un colloquio tra il faccendiere e il ministro dell’Ambiente del 2 dicembre 2010 è diventato famoso. Prestigiacomo sbotta: “Mamma mia, ma come si può vivere così! Se escono le intercettazioni con me, mi rovini”. Il punto adesso è un altro: il nome Prestigiacomo ricorda soprattutto una delle ministre in lizza come miss governo, ma a Siracusa tutti lo collegano a una delle dinastie industriali più note dell’isola.

La Coemi (che controlla tra l’altro la Nuovenergie), ha ricordato il Corriere della Sera, è anche impegnata nel business del fotovoltaico che dipende da scelte politiche del ministero dell’Ambiente. Un’altra questione di opportunità. Non basta: della galassia Fincoe fa parte la Ved (Vetroresina Engineering Development) di cui è amministratore Maria Prestigiacomo (il ministro non ha cariche, né quote sociali). Una società in passato finita due volte nel mirino della magistratura di Siracusa anche per questioni ambientali (nel 2008 i manager di allora non furono processati anche per intervenuta prescrizione). Nessun reato, fino a prova contraria. Ma le domande restano: Prestigiacomo è il ministro giusto per occuparsi di Ambiente? È lei la persona che può decidere delle trivellazioni in Sicilia? Dal ministero dell’Ambiente respingono i dubbi: “Da quando è arrivata Stefania Prestigiacomo la legge in materia di trivellazioni è diventata più severa. Abbiamo messo il limite di 5 miglia dalla costa e di 12 miglia da qualsiasi zona protetta. Nessun altro Stato fa altrettanto”.

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Allarme sbarchi in Sicilia. °°° L’ho scritto pochi giorni fa, ora voglio vedere il regimetto razzista e incapace.

Allarme sbarchi in Sicilia
Maroni: fuga di massa verso l’Italia

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Sono proseguiti anche ieri notte gli sbarchi di immigrati nordafricani lungo le coste di Lampedusa. Nella maggiore delle Pelagie sono giunte due imbarcazioni: la prima aveva a bordo 113 clandestini dichiaratisi di nazionalità tunisina; la seconda trasportava altre 25 persone, anche loro tunisine.

Sono circa un migliaio i migranti approdati sull’isola nell’ultima settimana, dopo lo scoppio delle tensioni in Tunisia che hanno portato alla cacciata del presidente Ben Ali. Come accaduto con quelli già sbarcati nei scorsi giorni, anche gli immigrati giunti la notte scorsa saranno presto trasferiti a Porto Empedocle, e da lì destinati ai diversi centri d’accoglienza.

Maroni: è emergenza umanitaria
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni lancia l’allarme sulla «emergenza umanitaria» che interessa i paesi del Maghreb «in particolare Tunisia ed Egitto che sta portando una fuga di massa con centinaia di persone che stanno arrivando sulle coste italiane in fuga da quei paesi». Il titolare del Viminale lo ha dichiarato a margine di un convegno sulla tutela della lingua veneta alla Biblioteca Marciana a Venezia. «Come temevo – ha spiegato il titolare del Viminale – la grande crisi sociale e politica, del Maghreb, in particolare Tunisia ed Egitto, sta portando una fuga di massa dalla Tunisia verso l’Italia. C’è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria – ha proseguito Maroni – perché stanno arrivando centinaia di persone sulle coste italiane, in fuga da quei paesi».

11 febbraio 2011
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