Salute e grano! Così Verdini svuotava il forziere. Storia del macellaio …

Il macellaio diventato banchiere
tra intrighi, massoneria e affari

L’ascesa di Denis Verdini, icona della Seconda repubblica. In passato venne assolto dall’accusa di aver molestato un’avvenente correntista. Possiede quote del “Foglio” ed edita l’edizione toscana del “Giornale”
di ALBERTO STATERA
MALEDETTI toscani! Lo chiamarono subito il banchiere Supercazzola di Campi Bisenzio, citazione degli Amici miei di Monicelli. Denis Verdini, l’ex macellaio che non solo scalò il credito, ma divenne poi il Triumviro berlusconiano al fianco di altri due personaggi da commedia all’italiana come Sandro Bondi e Ignazio La Russa. Ora, per favore, Verdini lasci senza esitazione alcuna il ruolo di coordinatore del primo partito italiano, quando la Banca d’Italia, a parte gli altri rilievi penali, lo accusa di gravi colpe amministrative, che vanno persino al di là della costituzione di una loggia segreta che gestiva affari oscuri all’ombra del governo con un pregiudicato ben noto come Flavio Carboni.

Al banchiere di Campi Bisenzio toccò il soprannome di “banchiere supercazzola” quando finì in tribunale con l’accusa di violenza a un’avvenente correntista della sua banca, che fin da allora sembrava la succursale del tinello di casa, con la Vigilanza della Banca d’Italia che, se non era proprio distratta, era piuttosto inascoltata. La signora accusò il banchiere di averle usato violenza. Fu assolto dall’accusa, che nel cielo berlusconiano è in fondo tra le meno infamanti, per finire accusato di rivelazione di segreto bancario, violazione della privacy e diffamazione, per difendersi legalmente dell’avvenente correntista. Da allora fu a Firenze il Supercazzola.

La Vigilanza di Via Nazionale era già sbarcata a Campi Bisenzio a vedere le carte di una banchetta gestita come la cucina di casa che muoveva denari ai limiti della legalità, con un’ispezione tosta. Ma che fine fanno le ispezioni Bankitalia, nella migliore tradizione berlusconiana della Banca Rasini, lo sportello mafioso di piazza del Duomo dove lavorava il papà e che finanziò le sue prime performance palazzinare, finché non deflagrano gli scandali? Difficile persino a Firenze per la Vigilanza immaginare una qualsiasi banca, piccola o popolare, in mano a uno come Verdini.

Ma si sa, che in questo paese la politica può fare tutto, soprattutto quando la massoneria si incrocia con la politica politicante e magari con gli atei devoti, quei papisti cinici che Oltre il Portone continuano, nonostante tutto, a ricevere ascolto, nell’antica tradizione riciclatrice dello Ior.

L’ex macellaio edita l’edizione toscana del “Giornale” di famiglia, in una poltiglia politica di ex democristiani, ex comunisti, massoni e Legionari di Cristo. Con Veronica Berlusconi, diventa persino socio del “Foglio”, il giornale “intellettuale” diretto da Giuliano Ferrara, il quale ama esercitare la sua supposta supremazia culturale – si sveglino finalmente i suoi sponsor – di cui Berlusconi cadde vittima (ma forse poi si resepì), con i più brutti sporchi e cattivi del bigoncio. I reietti, rispetto alla società civile, sono la sua corte privilegiata, manovrabile, affarista, gonfia di ricchezze oscure, con pochi scrupoli e ancor meno strumenti intellettuali.

Denis Verdini, il banchiere che metteva i depositi di ignari clienti al servizio degli interessi suoi e della sua parte, è l’icona vivente della Seconda Repubblica, che coniuga il controllo delle istituzioni e il motto pseudo-liberale “Andate e arricchitevi”, quello su cui il berlusconismo ha sfondato elettoralmente su un popolo ansioso di imitare modelli forniti chiavi in mano dalle sue televisioni e dai suoi giornali, ben addestrati al ricatto politico.

Nella storia del Supercazzola di Campi Bisenzio, che fornisce un codice antropologico dell’odierno comando di questo paese, si dovrebbe anche dar conto, visto il ruolo supremo di Triumviro berlusconiano, del ricco cotè massonico, che in Italia presiede sempre alle questioni di potere. Denis è accreditato di lunga militanza massonica. Ma il Gran Maestro della Massoneria, Gustavo Raffi ce lo descrisse come un piccolo opportunista che, per meri scopi politici, insidiò la sua riconferma ai vertici della massoneria ufficiale. Sarà vero?

L’uomo di Campi Bisenzio, banchiere in affari col pregiudicato Flavio Carboni, e quindi con tutti i suoi soci trafficanti, eredi della banda della Magliana, indignato, ci ha annunciato una querela, peraltro mai giunta a destinazione, quando scrivemmo di quella massoneria fiorentina che, a detta di molti, lui rappresentava. Disse che non facevamo che raccogliere “insinuazioni, falsità, imprecisioni e malizie” sul suo sacro corpo. Se così fu, ci perdoni per questa volta il Triumviro. O, se preferisce, venga per favore in Tribunale, magari a spiegarci come funzionava la sua banca. Purché, per un minimo rispetto alle istituzioni della repubblica, lasci stamattina stessa la carica di coordinatore del primo partito italiano.

°°° La quintessenza del regime berlusconico: mafia, massoneria deviata, banda della magliana, corruzione, arroganza… Un bel quadretto tragicomico.

VACANZE  ITALIANE NELL’ERA  DI MAFIOLO E DELLA SUA CRICCA DI LADRI

vacanze 2010

 

 

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Facezie del partito dei ladri

Verdini:”Fini non mi ha difeso” 

“La P3? Mai stato in associazioni segrete”
Bocchino: “Ora se ne deve proprio andare”

(Rep)
Il coordinatore del Pdl. “Su Caldoro nessun dossier”. “Ho messo in contatto Cappellacci con Carboni, ma non ho chiesto nulla”. “Non ho scaricato Dell’Utri, è un amico”. “Io non ho messo soldi in tasca”. Caliendo: “Alla cena in cui si parlò del Lodo Alfano non c’ero”. Sul presidente della Camera, un riferimento all’articolo del Giornale su una casa a Montecarlo. L’opposizione accelera sulla sfiducia Pdl diviso in provincia, lascia il sindaco di Reggio Calabria.

°°° Fini non lo ha difeso. Ha ragione. Però non ha difeso nemmeno riina e provenzano! Traduco le minchiate punto per punto: su Caldoro almeno due dossier.  A cappellacci e carboni  non ha chiesio nulla, nemmeno ha rilasciato ricevuta però. Ma sono arrivati milioni sul suo conto A SUA INSAPUTA!  Non ha messo soldi in tasca, ma in un conto alle Cayman.  Mi faccio tagliare tutti e cinque i coglioni se ho sbagliato di una virgola. Come se non li conoscessi questi delinquenti!

LADRONES

verdini5001

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Verdini, gli ex Fi all’attacco: “Bocchino spieghi”. °°° Bocchino?! Ma spiegate voi criminali! E spiegatelo a noi e ai giudici!!!

Carboni provò a condizionare i pm

delle inchieste sulla Protezione civile
Verdini, gli ex Fi all’attacco: “Bocchino spieghi”

La “P3” intendeva avvicinare i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi al centro degli scandali. Bondi e Cicchitto definiscono “di una gravità inaudita” le affermazioni dell’esponente finiano e si chiedono come abbia avuto i verbali. La replica: “Nessun mistero”.

°°° Ma che faccia da culo! Che arroganza! Solo in questa italietta delle banane si deve spiegare il Pm o il giudice, o il giornalista onesto e NON I DELINQUENTI CHE COMMETTONO I CRIMINI!  Vivono davvero in una pessima fiction tutta loro, che non ha nulla a che spartire con l’occidente civile…

APTOPIX ITALY BERLUSCONI

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la cricca “sarda” di berlusconi: in manette alcuni elementi!

Eolico in Sardegna, tre arresti
in manette Flavio Carboni

L’imprenditore e faccendiere sardo coinvolto nell’inchiesta sugli impianti da costruire nell’isola. Fermato a Roma. In cella anche altri due degli indagati, il geometra Pasquale Lombardi e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino. Contestata anche la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete: spunta l’ombra della Massoneria. Le indagini sulle tangenti coinvolgono anche il coordinatore del Pdl Verdini e il presidente della Regione sarda Cappellacci

°°° Se venissero a galla tutte le porcate e le rapine fatte da silvio berlusconi e dalla sua cricca malavitosa in Sardegna dagli anni ’70… gli ergastoli si sprecherebbero. Ma i sardi… DORMONO!

cappella

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Il giro di regali della «cricca», capito il BAVAGLIO?

Le carte – Stima del Ros su viaggi, orologi, prestazioni sessuali e ristrutturazioni

 

Il giro di regali della «cricca»
vale un milione di euro

«Matteoli chiese a Balducci di nominare commissari incompetenti»
Le carte – Stima del Ros su viaggi, orologi, prestazioni sessuali e ristrutturazioni

 

L’ITALIETTA DI BERLUSCONI:DEVASTATA COME L’AQUILA. ECCO COSA LASCERA’ QUESTO VERMICIATTOLO. DEVASTAZIONE E VERGOGNA!

 

aqui
FIRENZE — Al netto dei decimali, e arrotondando per difetto, la cifra è di un milione tondo tondo. A tanto ammonterebbe l’importo dei regali fatti e ricevuti dalla presunta «cricca ». In un allegato dell’informativa che cerca riscontri a intercettazioni telefoniche e pedinamenti, i carabinieri del Ros fanno una stima dell’indotto generato in nome e per conto di Angelo Balducci e Diego Anemone. Non fanno valutazioni, si limitano a far di conto tra prostitute, assunzioni fittizie o immotivate, ristrutturazioni di case, orologi e viaggi-vacanza. Il risultato è una cifra a sei zeri, importo tale da fornire legna al fuoco dei pubblici ministeri, convinti che queste spese siano in realtà tangenti mascherate.

Omaggi
Il catalogo, supportato da ricevute e scontrini, propone qualche novità. Una delle signorine messe a disposizione di Fabio De Santis, provveditore alle Opere Pubbliche toscane, in realtà è una cassiera del Salaria Village, centro benessere ormai celebre. La fattura emessa dall’hotel Fenix di Roma è intestata alla ragazza. Se il sesso è una voce minore delle regalie, i posti di lavoro assegnati occupano invece un capitolo importante. La Cobar, impresa che in consorzio con una società di Anemone si aggiudica i lavori per il teatro San Carlo di Napoli e il restauro del museo di Reggio Calabria, appaltato nell’ambito delle Celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia, dal dicembre 2009 assume Valentina Sciarra, figlia di Maria Pia Pallavicini, direttore dell’Edilizia statale al ministero delle Infrastrutture. Il contratto di assunzione prevede come sede di lavoro Altamura, quartier generale della Cobar. Pur stipendiata da un privato, Valentina continua a lavorare negli uffici della Ferratella, alle dipendenze di Mauro Della Giovampaola, ex soggetto attuatore del G8 della Maddalena, arrestato il 10 febbraio. Alla voce cene si è scritto di tutto. Risulta inedita quella celebrata lo scorso 20 novembre al Bolognese, ristorante romano. A tavola, accanto ad Angelo Balducci c’erano gli immancabili De Santis, Della Giovampaola e Francesco Piscicelli. Quest’ultimo si occupa della prenotazione, per 16, e di saldare il conto, 1.870 euro in contanti. Prezzi impegnativi anche per la cena dell’11 luglio 2009 al Four Seasons di Firenze. Sala riservata e sette tavoli, per celebrare la nomina di Fabio De Santis. Totale: 22 mila euro.

Matteoli
Dopo le rivelazioni sul pranzo all’Harry’s bar di Roma in compagnia di Denis Verdini e dell’imprenditore Fusi, toscani come lui, e di un suo funzionario, il ministro per le Infrastrutture commenta così un suo possibile coinvolgimento nell’inchiesta sulle Grandi opere. «Sono sereno — dice Matteoli — non ho ricevuto un avviso di garanzia. Ho completa fiducia nella magistratura, e il fatto che io riceva qualcuno alla presenza di un funzionario è il mio modo di lavorare. Quando viene un imprenditore non lo ricevo mai da solo ma alla presenza di collaboratori».

Incompetenti
La procura fiorentina è convinta che tutto l’appalto della Scuola Marescialli sia stato truccato a spese dei contribuenti. A sostegno di questa impostazione gioca la deposizione resa dal professor Remo Calzona, che stilò il progetto strutturale dell’opera. Il 12 aprile scorso, i magistrati gli chiedono della Commissione ministeriale che nel 2009 viene incaricata di trovare una soluzione allo stallo del cantiere. «Il ministro (Matteoli, ndr) chiama Balducci perché nomini una commissione di tre persone incompetenti, lo dimostro perché… incompetenti a dare un parere sulla resistenza sismica di questi edifici. Loro girano, si arrampicano e compagnia bella, ma non riescono a dimostrare veramente nulla». La commissione è incaricata di esprimere un parere sul coefficiente sismico adatto dell’edificio, che dovrebbe essere la leva per estromettere l’azienda Astaldi titolare dei lavori e ridare il cantiere alla Baldassini Tognozzi Pontello di Riccardo Fusi. I componenti erano De Santis, Sergio Albanesi e Andrea Ferrante, che alla fine proporranno la sospensione temporanea dei lavori, propedeutica alla restituzione dell’appalto a Btp. Dice Calzone: «Ferrante è un povero funzionario amministrativo… De Santis è un miracolato, Albanesi è abilissimo nell’ambito delle procedure amministrative ma non in queste cose». Calzona definisce così l’operato della commissione: «Alla fine se ne esce con affermazioni incredibili, non vere».

Marco Imarisio

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Berlusconi: “La lista è giustizialismo. Nessuno mi può dare lezioni di morale”.

Berlusconi: “La lista è giustizialismo
Scajola e Verdini sono casi isolati”

Il premier per “appaltopoli” mette al riparo governo e Pdl: “La diffusione dei nomi è una isteria che i9nfanga persone come se fossero tutti colpevoli”. Ripete: “nessuna indulgenza”, e alle opposizioni dice: “Nessuno mi può dare lezioni di morale”. Intanto il ministro Matteoli difende Incalza: “Ho fiducia in lui e non lo rimuovo dal suo incarico”

°°° Ciccio, lezioni di morale a una merda di verme come te le possono dare anche Hitler, Hannibal Lecter, lo strangolatore di Boston e… persino quella troia di tua madre, complice di quel mafioso di tuo padre. Stai basso, nano. La resa dei conti sta arrivando.

b.aforas

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Gli affari sporchi di Berlusconi & co.

Affari con politici e magistrati
Carboni sotto accusa a Roma

Nelle intercettazioni i nomi di Dell’Utri e Verdini. Al vaglio della magistratura tra l’altro l’attività di un giudice tributario di FRANCESCO VIVIANO
ROMA – Ancora una volta l’ipotesi di reato è quella di corruzione. È quanto emerge in un’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma , partendo da grandi affari immobiliari, arriva in Sardegna e ritorna nella capitale. Una rete di affari che investe i palazzi della politica, della magistratura e dell’imprenditoria, non soltanto romana. Secondo gli inquirenti, al centro di questa indagine – che preoccupa personaggi eccellenti e sfiora esponenti parlamentari del centrodestra – c’è il “faccendiere” Flavio Carboni che, coinvolto nelle indagini sulla morte del banchiere Roberto Calvi trovato impiccato sotto il ponte dei “Frati Neri” a Londra nel 1982, ora riaffiora nel dossier elaborato a Roma.

Carboni è infatti indagato dalla Procura romana: sull’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, sono stati accesi i riflettori per l’invio dell’ordinanza di conclusione delle indagini ad alcuni dei personaggi coinvolti in questa vicenda. Nelle intercettazioni di alcuni indagati spuntano anche alcuni nomi eccellenti. Tra questi il senatore Marcello Dell’Utri, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, e altri esponenti politici del centrodestra che, allo stato, non sarebbero indagati.

Ma i loro nomi ricorrono spessissimo nelle conversazioni telefoniche tra Flavio Carboni ed un magistrato, Pasquale Lombardi, che guida associazioni nelle quali figurano tra gli iscritti altri giudici e avvocati di grido. Lombardi sarebbe promotore di molti convegni su economia e attività societaria in Italia ed in Europa. Sarebbe stato Lombardi, secondo le indagini, a creare una sorta di rete di cui farebbero parte magistrati, politici ed imprenditori: tutti indirettamente intercettati dai carabinieri di Roma che da qualche anno monitoravano gli affari di Flavio Carboni. Dalle intercettazioni emergono molti contatti tra lo stesso Carboni e il senatore Dell’Utri.

chehttp://www.repubblica.it/politica/2010/04/20/news/affari_con_politici_e_magistrati_carboni_sotto_accusa_a_roma-3473304/

°°° Ecco, amici, i magistrati VENDUTI  che piacciono tanto a Silvio Berlusconi.

Questo Carboni, se non sbaglio, faceva affari  in Sardegna per conto di Berlusconi, con la Banda della Magliana, con Pippo Calò: il cassiere della mafia, e con i prestanome di Mafiolo qui in Sardegna, a cominciare da un certo Comincioli. Ecco perché il delinquente brianzolo vuole stoppare le intercettazioni e i magistrati ONESTI! Troppi nodi cominciano a venire al pettine e troppe porcate puzzolenti cominciano a venire a galla.

merda

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LE MINCHIATE DEL CAZZARO

L’ANALISI
Le menzogne del Cavaliere
da Noemi al caso Mills

di GIUSEPPE D’AVANZO

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Dice Berlusconi a Santa Margherita Ligure: “Su quattro calunnie messe in fila – veline, minorenni, Mills e voli di Stato – è stata fatta una campagna che è stata molto negativa per l’immagine all’estero dell’Italia”. Il significato di calunnia è “diceria o imputazione, coscientemente falsa e diretta ad offendere l’integrità o la reputazione altrui” (Devoto e Oli). Per comprendere meglio quali siano, per il premier, le “dicerie o imputazioni coscientemente false” raccolte contro la sua reputazione bisogna leggere il Corriere della sera di ieri.

Nel colloquio il Cavaliere spiega quali sono le quattro menzogne, strumenti del fantasioso “progetto eversivo”. Qui si vuole verificare, con qualche fatto utile e ostinato, se la lamentazione del Cavaliere ha fondamento e chi alla fine mente, se Berlusconi o chi oppone dei rilievi alla “verità” del capo del governo.

1 “Hanno iniziato scrivendo che c’erano “veline” nelle liste del Pdl alle Europee. Non erano “veline” e sono state tutte elette”. (Berlusconi al Corriere, 13 giugno, pagina 9)

I ricordi del Cavaliere truccano quel che è accaduto e banalizzano una questione che, fin dall’inizio, è stata esclusivamente politica, per di più sollevata nel suo campo. Sono i quotidiani della destra, e quindi da lui controllati direttamente o indirettamente influenzati, a dar conto dell’affollamento delle “veline” nelle liste europee del Popolo della Libertà. Comincia il Giornale della famiglia Berlusconi, il 31 marzo. Ma è il 22 aprile, con il titolo “Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore” – sommario, “Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl” – che Libero rivela i nomi del cast in partenza per Strasburgo: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e “una misteriosa signorina” lituana, Giada Martirosianaite.

Contro queste candidature muove la fondazione Farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini. Il pensatoio, diretto dal professor Alessandro Campi, denuncia l'”impoverimento della qualità democratica del paese” e, con un’analisi della politologa Silvia Ventura, avverte che “l’uso strumentale del corpo femminile (…) denota uno scarso rispetto (…) per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima” (www.ffwebmagazine. it).

Queste scelte sono censurate, infine, anche da Veronica Lario che le definisce “ciarpame senza pudore del potere” (Ansa, 29 aprile). Il “fuoco amico” consiglierà Berlusconi a gettare la spugna, nella notte del 29 aprile. In una telefonata da Varsavia alle 22,30 in viva voce con i tre coordinatori del Pdl, La Russa, Bondi e Verdini, il premier dice: “E va bene, bloccate tutto. Togliete quei nomi. Sostituitele”. Molte “veline”, in interviste pubbliche, diranno della loro amarezza per l’esclusione.

2 “Poi hanno tirato in ballo Noemi Letizia, come se fossi una persona che va con le minorenni. In realtà sono solo andato a una festa di compleanno, e per me – che vivo tra la gente – è una cosa normale”. (Berlusconi al Corriere, 13 giugno, pagina 9).

Non c’è un grano di “normalità” nei rapporti tra il Cavaliere e i Letizia. Dopo 31 giorni, è ancora oscuro (e senza risposta) come sia nato il legame tra Berlusconi e la famiglia di Noemi. L’ultima versione ascoltata è contraddittoria come le precedenti. Elio Letizia sostiene di aver presentato la figlia al capo del governo in un luogo privato, nel suo studio a Palazzo Grazioli, alla vigilia del Natale del 2001. Berlusconi, nello stesso giorno, ha ricordato di averla conosciuta in un luogo pubblico, “a una sfilata”. Ma la “diceria” che il capo del governo denuncia è di “andare con minorenni”. E’ stata Veronica Lario per prima a svelare che il marito “frequenta minorenni” (Repubblica, 3 maggio). La circostanza è stata confermata dall’ex-fidanzato di Noemi (Gino Flaminio) che colloca il primo contatto telefonico tra il capo del governo e la ragazza nell’autunno del 2008. Le parole di Gino costringono Berlusconi – contrariamente a quanto fino a quel momento aveva detto (“Ho visto sempre Noemi alla presenza dei genitori”) – ad ammettere di aver avuto Noemi ospite a Villa Certosa per dieci giorni a cavallo del Capodanno 2009, accompagnata da un’amica (Roberta O.) e senza i genitori. Nel gennaio del 2009, Noemi come Roberta, era minorenne. Dunque, è corretto sostenere che Berlusconi frequenti minorenni.

3 “Nel frattempo si sono scatenati sul “caso Mills”, un avvocato che non conosco di persona” (Berlusconi al Corriere, 13 giugno, pagina 9)

Negli atti del processo contro David Mills (teste corrotto, condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere) e Silvio Berlusconi (corruttore, ma immune per legge ad personam), sono dimostrati con documenti autografi, per ammissione dell’imputato, con le parole di testimoni indipendenti, gli incontri del Cavaliere con l’avvocato inglese che gli ha progettato e amministrato l’arcipelago delle società off-shore All Iberian, il “gruppo B di Fininvest very secret”. Un documento scovato a Londra dà conto di un incontro al Garrick Club di Garrick Street (discutono delle società estere e Berlusconi autorizza Mills a trattenere 2 milioni e mezzo di sterline parcheggiati sul conto dell’Horizon Limited). Un altro documento sequestrato a Mills fa riferimento a una “telefonata dell’altra notte con Berlusconi”. Mills, interrogato, ammette di aver parlato con il Cavaliere la notte del 23 novembre 1995. Ancora Mills, il 13 aprile 2007, conferma di aver incontrato Berlusconi ad Arcore. L’avvocato “descrive anche la villa” (dalla sentenza del tribunale di Milano).

Due soci di Mills nello studio Withers, ascoltati da una corte inglese, così rispondono alla domanda: “C’è stata mai una riunione tra Mills e Berlusconi?”. Jeremy LeM. Scott dice: “So che c’è stato un incontro per mettersi d’accordo sul dividendo”. A Virginia Rylatt “torna in mente che lui [Mills] era ritornato dal signor Berlusconi”. E’ una menzogna, forse la più spudorata, che il capo del governo non abbia mai conosciuto David Mills.

4 “Infine hanno montato un caso sui voli di Stato che uso solo per esigenze di servizio” (Berlusconi al Corriere, 13 giugno, pagina 9).

In una fotografia scattata dal fotografo Antonello Zappadu si vede lo stornellatore del Cavaliere, Mariano Apicella, scendere da un aereo di Stato. Dietro di lui, una ballerina di flamenco. Il fotoreporter sostiene che l’immagine è stata scattata il 24 maggio 2008. In quel giorno era ancora in vigore un decreto del governo Prodi che limitava l’uso degli aerei di Stato “esclusivamente alle personalità e ai componenti della delegazione della missione istituzionale”. Si può sostenere che Apicella e la ballerina facevano parte di una “missione istituzionale”? E’ quanto dovrà accertare il Tribunale dei ministri sollecitato dalla Procura di Roma a verificare, per il capo del governo, l’ipotesi di abuso d’ufficio. Infatti soltanto due mesi dopo, il 25 luglio 2008, il presidente del consiglio ha cambiato le regole per i “voli di Stato” prevedendo “l’imbarco di personale estraneo alla delegazione”, ma “accreditato su indicazione dell’Autorità in relazione alla natura del viaggio, al rango rivestito dalle personalità trasportate, alle esigenze protocollari e alla consuetudini anche di carattere internazionale”. Il caso sui “voli di Stato”, che è poi un’inchiesta giudiziaria dovrà accertare se musici, ballerine, giovani ospiti del presidente viaggiano in sua compagnia (con quale rango?) o addirittura in autonomia, nel qual caso l’abuso d’ufficio può essere evidente.

Quindi, quattro “calunnie” o quattro menzogne presidenziali? Si può concludere che Berlusconi, a Santa Margherita Ligure, ancora una volta ha precipitato coscientemente la vita pubblica nella menzogna nella presunzione di abolire l’idea stessa di verità.

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