La sedicente sinistra-sinistra che poi in fondo è destra e favorisce le destre. Il Pd non vi vede nemmeno.

·

23 giugno 2017

Dai girotondi al Brancaccio. Le presunte praterie della sinistra al caviale

Nessun prezzo è abbastanza alto pur di vedere sconfitto l’odiato Pd

Praterie. Nel ghetto auto-compiaciuto del radicalismo da apericena, sono così chiamati i presunti spazi di Reconquista della sinistra dura e pura; salvo poi scoprire, puntualmente, che si tratta solo di miraggi, gli stessi da quasi un ventennio. Illusorie oasi ideologiche dove mettere comodamente a riposo ogni residuo di senso critico.

La realtà ci consegna invece una sinistra rinchiusasi in spazi sempre più angusti, dove in ordine sparso, un manipolo di capetti autoreferenziali e senza popolo sale continuamente in cattedra, rinfacciando agli altri i propri errori, le proprie mancanze, la propria evanescenza, e soprattutto l’essere percepiti come elementi vestigiali da quelle stesse masse di cui tanto si riempiono la bocca.

Elezione dopo elezione si compiacciono sotto i baffi della crescente astensione e dell’erosione di consenso dei grandi partiti tradizionali, in modo particolare del Partito Democratico, che più delle tre destre italiane (nostalgico-fascista, leghista e grillina), rappresenta il nemico da abbattere a qualunque costo politico, culturale, sociale e istituzionale. Nessun prezzo è abbastanza alto pur di vedere sconfitto l’odiato Pd.

Soprattutto perché il PD è l’unico partito dove il segretario è scelto mediante consultazione democratica; una colpa tremenda per chi vive e ha vissuto di logiche di apparato. Lo abbiamo visto alle elezioni amministrative, in parlamento, nei talkshow (odiati a parole ma frequentatissimi), lo vedremo alle politiche.

Ma elezione dopo elezione, non una parola sulla loro corsa sfrenata verso l’estinzione. Non un’autocritica che vada oltre formule di rito alla fine sempre autoassolutorie e protese verso il sol dell’avvenire.

Praterie, praterie a sinistra. Questa continua a essere la risposta, mentre si brinda alla perdita di voti del Pd. Voti che però, elezione dopo elezione, vanno ovunque tranne che verso la sedicente vera sinistra. Presunte praterie a sinistra che la destra estrema sta asfaltando sul serio e senza alcuna opposizione. L’opposizione è tutta per il Pd. Silvio e Beppe incassano.

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

“Siamo un Paese ricco d’acqua, ma povero di infrastrutture” Il piano investimenti di Renzi c’è. Poi ci sono le burocrazie. Avete votato NO? Ecco l’Italia rallentata che volevate.

Ma ora non ci rompete i coglioni.

·

22 giugno 2017

“Siamo un Paese ricco d’acqua, ma povero di infrastrutture”. Parla Erasmo D’Angelis

“Il piano di investimento c’è, va applicato il prima possibile superando burocrazie e ritardi”, spiega il coordinatore di #italiasicura

L’aumento delle temperature, la diminuzione delle piogge ed è subito allarme idrico. Non solo in Emilia Romagna, dove il governo ha decretato lo stato di emergenza, ma anche in altre regioni del Paese, sia nelle campagne che nelle città. Nei Comuni più a rischio, tra cui la Capitale, le amministrazioni hanno diramato un’ordinanza per limitare l’uso dell’acqua potabile ed evitare sprechi. “In realtà noi siamo tra i Paesi più ricchi d’acqua”, spiega a Unità.tv Erasmo D’Angelis, coordinatore di #italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche di Palazzo Chigi. “I dati più recenti, resi noti durante la seconda conferenza nazionale delle acque, elaborati dall’Istat e dall’Ispra ci danno una media di 302 miliardi di metri cubi di pioggia ogni anno. Una cifra superiore addirittura alla Gran Bretagna e alla Germania”. Siamo ricchi di piogge, ma anche di fiumi, torrenti, specchi d’acqua alpini, laghi naturali e artificiali. Di questa grande quantità di acqua noi usiamo solo un 11%.

Quindi qual è il problema in Italia?
Il punto è che l’acqua è dipendente dalle infrastrutture. Per fare un esempio, fino agli anni ’90 tutta la Toscana centrale in una situazione del genere non avrebbe nemmeno visto scorrere l’Arno. Oggi con la costruzione della diga di Bilancino che è stata consegnata agli inizi del 2000 non c’è più alcun problema per l’acqua potabile e la diga è piena. Laddove non ci sono infrastrutture c’è periodicamente un problema enorme, soprattutto in annate siccitose come questa.

Che tipo di infrastrutture servono?
È fondamentale aumentare gli invasi per l’irrigazione. Abbiamo un piano di 7 miliardi che è stato consegnato dai consorzi di bonifica in tutta Italia che prevede tanti piccoli e medi invasi che vanno assolutamente realizzati per catturare l’acqua quando piove e conservarla per periodi come questi. Serve un grande piano di infrastrutture idriche sia per l’irriguo che per l’agricoltura: soprattutto al sud la situazione è impressionante con situazioni di sciatteria e di bieca speculazione. Servono impianti di dissalazione lungo le coste per prelevarla e produrre acqua potabile; si tratta di impianti che vanno a energia fotovoltaica, non c’è nemmeno consumo di energia. Poi bisogna puntare sulla lotta alla dispersione idrica, cambiando e riparando chilometri di tubazioni. Impianti come questi ci difendono dalla mutazione climatica che è in corso.

Dov’è il rischio maggiore?
Noi abbiamo già oggi 17 mila chilometri di zone in desertificazione, cioè aree con inaridimento e riduzione della produttività agricola. E queste aree si concentrano soprattutto al Sud, dalla Puglia alla Sicilia.

Che bisogna fare quindi per evitare ulteriori interventi per tamponare le emergenze?
Questo è il paradosso italiano: spendere di più per gestire le emergenze che per realizzare le opere. Ora il piano c’è: si tratta di ritagliare il piano finanziario e anche le aziende idriche devono rivedere i loro piani sulla base di queste emergenze. Bisogna raggiungere questo obiettivo il prima possibile, superando burocrazie e ritardi, perché rispetto al passato abbiamo un rischio clima che ci deve far accelerare su questi investimenti.

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

“Codice Antimafia, Casson: “Destra agevola corrotti” Nooo! E come l’hai capito? E i corruttori no?

L’ex giudice oggi parlamentare Mdp: “Forza Italia contraddittoria: parla di lotta a criminalità poi insabbia questa norma. E il Pd sbaglia se accetta di modificare il testo”

di LIANA MILELLA

Codice antimafia, Casson: "Centrodestra agevola corrotti, corruttori e grandi criminali"

Felice Casson 

ROMA – “Se il Codice Antimafia non passa rideranno corrotti, corruttori e grandi criminali”.Dice così l’ex giudice istruttore del caso Gladio, Felice Casson, che dal Pd è passato al gruppo di Mdp.

Allora Casson, Forza Italia ha provato a bloccare il codice antimafia. 
“Sì, ma non lo ha fatto solo Forza Italia, ma tutto il centrodestra nel suo insieme”.

Perché sta allargando le colpe? Gianni Letta e il capogruppo al Senato Paolo Romani si sono incontrati col Pd.
“Ma in commissione Giustizia abbiamo visto una serie di emendamenti di varie forze politiche di centrodestra tendenti a bloccare l’ampliamento della platea dei destinati alle future misure di prevenzione”.

Perché la destra ha così paura?
“C’è una contraddizione fortissima nel loro comportamento tra quando dicono di voler combattere la criminalità e l’adozione di norme che consentano di contrastare i peggiori fenomeni criminalità della nostra epoca, terrorismo, mafia e corruzione”.

LA CAMPAGNA: SEI LEGGI DA SALVARE

Ritiene che Fi abbia tentato di incassare il voto dato sulla mozione Consip del Pd?
“Sono circolati sospetti in questo senso. Ma il fatto vero è che il blocco del ddl avvantaggerebbe notevolmente corrotti e corruttori, oltre che grandi criminali”.

Il tentativo di ritardare i tempi potrebbe bloccare definitivamente il voto sul codice?
“L’esperienza parlamentare mi ha insegnato che ogni settimana di rinvio è una settimana guadagnata e che un intoppo tira l’altro. Per cui la prossima settimana bisogna andare in aula, votare gli emendamenti e l’intero disegno di legge, proprio per evitare rischi di insabbiamento”.

Senta, ma lei si è fatto un’idea su quali potrebbero essere i soggetti che Fi vuole tutelare?
“Basta scorrere i giornali e ascoltare la tv per capire chi potrebbe essere avvantaggiato dall’insabbiamento”.

LA SCHEDA: LEGGE SOTTO ATTACCO DA 18 MESI

Capisco che lei non possa fare dei nomi, ma almeno può individuare le categorie da proteggere?
“In questo caso sarebbero i corrotti e i corruttori”.

Ma i destinatari delle future misure di prevenzione dovranno per forza essere dei “corrotti  che sono anche mafiosi” come sostiene l’avvocato e senatore Niccolò Ghedini?
“Assolutamente no”.

Però Ghedini sostiene il contrario e quindi esclude Berlusconi dal novero dei possibili destinatari.
“Al di là dei casi singoli noi dobbiamo evitare l’annacquamento delle norme. E che le future misure di prevenzione riguardino soltanto mafiosi e terroristi”.

Trova che sia incostituzionale applicare le misure anche a chi ha commesso un reato molti anni prima e per reati come la corruzione?
“Anche in questo caso le rispondo di no. Proprio la gravità del fenomeno impone l’adozione di norme più rigide. D’altra parte la stessa Consulta e le Corti europee del Lussemburgo e di Strasburgo hanno ammesso la possibilità giuridica di un doppio binario per i crimini gravi, come

nel caso di cui stiamo discutendo”.

Ma Zanda ha fatto male a vedere Letta e Romani?
“In Parlamento gli incontri si fanno con tutti. Però sarebbe stato molto grave se avesse accettato il loro invito a rinviare il Codice oppure a cambiarlo”.

http://www.repubblica.it/politica/2017/06/23/news/codice_antimafia_casson_se_non_passa_rideranno_corrotti_corruttori_e_grandi_criminali_-168863936/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

Vedi le foto dei padri di di maio e dibba e pensi “A questi? Manco il mio cane per la passeggiata affiderei”.

M5s, i due padri fascisti antesignani del "vaffa": il lessico familiare di Di Maio e Di Battista

Antonio Di Maio e (a destra) Vittorio Di Battista 

Nel pantheon dei grillini spunta anche Almirante: un faro per i genitori dei ‘dioscuri’ più volte in lista con sigle di destra

di CONCHITA SANNINO e CONCETTO VECCHIO

http://www.repubblica.it/politica/2017/06/23/news/m5s_i_due_padri_fascisti_antesignani_del_vaffa_il_lessico_familiare_di_di_maio_e_di_battista-168863929/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter