Ora ho capito il sottile salvini “Aiutiamoli a casa loro”, per lui sono pesci e il Mediterraneo è casa loro. O è solo idiota e razzista?

Migranti, nuova strage: la ricostruzione di “Save the Children”

Pozzallo: Giovanna Di Benedetto, portavoce di “Save the Children” racconta la drammatica ricostruzione dell’ennesima tragedia del mare. “I barconi partiti da Sabrata erano due: il primo peschereccio aveva a bordo 500 persone e trainava il secondo, senza motore, con 400 migranti. Giovedì mattina la seconda imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua: alcune persone si sono buttate in mare per raggiungere la prima, poi la fune di collegamento è stata tagliata e il peschereccio è colato a picco”

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/migranti-nuova-strage-la-ricostruzione-di-save-the-children/241325/241299

Un momento delle operazioni di soccorso che hanno consentito di salvare oltre duemila migranti, stipati su gommoni e barconi, in viaggio verso le coste italiane, 23 maggio 2016.
ANSA/MARINA MILITARE
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Le cazzate del NO al referendum smontate una per una.

Carlo Fusaro @CarloFusaro · 28 maggio 2016
I pinocchi del No/3. Chi spara balle senza aver letto la riforma e chi aggiunge offese
Referendum Un’immagine del ‘Pinocchio’ di Enzo D’Alo’, Roma, 12 maggio 2012. ANSA/UFFICIO STAMPA
Le ultime bugie sulla riforma costituzionale, nella nostra raccolta settimanale
Stavolta nessun dubbio. Pinocchio, meglio: Pinocchia numero 1, con distacco, Anna Falcone, avvocata “specializzata in diritto costituzionale e amministrativo”, vicepresidente del Comitato nazionale per il No (Corriere della Sera, 25 maggio). Colgo fior da fiore: «I ritardi causati dalle ‘navette’ fra le Camere sono un’invenzione». E ancora: con la riforma, «il Senato non vota la fiducia, ma deve essere consultato su materie vitali per i governi, come la legge di bilancio» (come non fosse la cosa più ovvia del mondo, ferma l’ultima parola alla Camera); «per la richiesta di referendum abrogativo le firme richieste salgono da 500 a 800mila», stop: falso (ha letto la riforma?); «il governo fa le leggi», ovvero: «il governo monopolizza l’attività legislativa del Parlamento» (‘mbé? ha idea di come funzioni un regime parlamentare? lo sa che il nostro è quello con il più basso tasso di successo per le proposte governative e il più alto per quelle parlamentari, e c’è poco da vantarsi?); «mettendo tutte le regioni sullo stesso piano, si torna indietro rispetto alla spinta del decentramento» (ma ha letto l’art. 116?); lascio da parte il resto. Se gli interlocutori del “No” son questi…

Pinocchio numero 2 e premio alla carriera, un pur pacato Roberto Calderoli (Avvenire, 25 maggio). Il vicepresidente del Senato, già correlatore del progetto, uno degli uomini più intelligenti del Parlamento, ammette che le scelte di fondo sono giuste, ma poi, dice, sono state attuate male (qui è nel suo diritto). Aggiunge: «i passaggi in Senato sono stati costruttivi», ma «alla Camera hanno ribaltato completamente le cose…». Peccato che il progetto iniziale ha subito quasi 70 emendamenti al Senato (60 nella prima fase, 8 nella seconda) e circa 30 alla Camera. Soprattutto, basta vedere i testi per capire che la riforma altro non è che il testo Renzi-Boschi in versione Finocchiaro- Calderoli! Alla fine il nostro sciupa tutto associandosi alle solite balle del ‘No’(deriva autoritaria, col 20% di voti si prendono 340 deputati, le cariche di garanzia diventano di maggioranza: dette così, semplicemente cose non vere).

Non definirò invece “pinocchio”Annibale Marini, già presidente della Corte (Avvenire, 18 maggio). Egli però sposa la tesi del Parlamento non legittimato a fare revisioni costituzionali, dice che accelerare il processo legislativo non è positivo, che il Senato deve per forza essere eletto direttamente, e infine – sobriamente – che «l’Italicum fa rimpiangere non solo la legge truffa ma…» (boom!) «… la legge Acerbo». Col che mi pare pronto per il Fatto.

Extra rubrica, infine, due – come definirli? – “teppisti del no” (quelli che non si limitano alle balle, ma offendono), e un mistico. In testa Michele Prospero (Manifesto, 22 maggio): dopo aver elegantemente definito Giorgio Napolitano «il più longevo politico della ‘casta’», sbertucciato Beppe Vacca, elogiati Reichlin e Bersani, intima a Renzi («espressione crepuscolare della crisi della democrazia») di «rimuovere lo scempio dell’Italicum»: se lo fa, via libera (testuale) a «ricavare in blocco i senatori dai consigli comunali di Rignano, Montelupo Fiorentino, Campi Bisenzio o Laterina» e anche a farne nominare dal presidente «i banchieri dell’Etruria o del Credito fiorentino».

Segue Maurizio Viroli, principe del radicalismo snob pseudorepubblicano, che da Princeton (Fatto, 20 maggio) se la piglia con tutti all’insegna della tesi che la riforma farà diventare «ancora più forte e arrogante la casta politica italiana» (causa l’elezione indiretta del Senato). Per lui anche la minoranza Pd «dovrebbe vergognarsi». Quanto agli italiani, ecco un popolo di beoti che «si sarà fatto beffare ancora una volta». Solo il “No”permetterebbe loro di «riconquistare la loro dignità…». Ma come si permette?

Dulcis in fundo, l’editoriale del direttore di Panorama, Giorgio Mulé (18 maggio), dal titolo “Lo sfregio renziano a una preghiera laica” (sic). Scrive: «la Costituzione è come una preghiera…, il credo di ogni cittadino…, deve arrivare dritta al cuore e alla testa. Deve avere lo stesso profondissimo significato di una frase… del tipo ‘mamma ti voglio bene’». Mon dieu!

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“Salvini mostra il volto della peggiore destra: “Napolitano e Renzi autori di un genocidio” Una bestia è una bestia. Dal 2018 sparirà.

Salvini mostra il volto della peggiore destra: “Napolitano e Renzi autori di un genocidio”

Il leader leghista in un’intervista paventa “sostituzioni etniche” e reazioni violente. E su Twitter: “Morti in mare sono sangue sulla camicia del premier”

“Una sostituzione etnica e di popoli”, ma anche “un genocidio di chi vive in questa Penisola”. Il leader leghista Matteo Salvini in una intervista ad Affaritaliani soffia sul fuoco della xenofobia e attacca a testa bassa tutti i principali rappresentanti istituzionali, presenti e passati.

Evidentemente a Salvini non sono andate giù le dichiarazioni di Giorgio Napolitano, che si era riferito alla Lega come un partito che animava “pulsioni xenofobe e antieuropeiste”. In tutta risposta, il leader del Carroccio annovera l’ex capo dello Stato tra i “razzisti nei confronti degli italiani”, coloro i quali “coccolano i clandestini e affamano gli italiani”. Insieme a lui c’è ovviamente Matteo Renzi, ma anche Alfano, Boldrini, Fornero.

Insomma, si avvicina il voto e i toni si fanno più duri. Salvini, però, non usa alcun freno morale e arriva addirittura a paventare rivolte sociali: “O si arresta l’invasione oppure in Italia sarà il caos e la gente avrà voglia di reagire”. Lanciato il sasso, il leader leghista tira indietro la mano, ma fino a un certo punto. E quando il giornalista fa riferimento a rivolte violente, lui risponde: “Spero di no, ma quando ormai hai milioni di disoccupati e al governo si preoccupano solo di chi sbarca…”.

Su Twitter, intanto, Salvini rincara la dose e, a proposito dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo, scrive:

Altri 45 morti in mare, altro sangue sulla camicia di Renzi.
Alfano dice che io sarei un ASSASSINO..
Chi li invita a partire, li condanna.

 

 

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“Liguria, il leghista Bruzzone indagato per le pressioni sulla moglie di un pm” Lega ladrona e mafiosa.

Genova, il presidente del consiglio regionale Bruzzone di nuovo indagato. La difesa:”Solo dicerie”

di GIUSEPPE FILETTO

 

Lega Nord: pressioni sulla moglie di un pm per salvarsi dall'inchiesta spese pazze

Quello spettro della Legge Severino deve aver spaventato non poco Francesco Bruzzone, notte e giorno. Il presidente del Consiglio Regionale, già rinviato a processo per le “spese pazze”, teme una condanna, quindi le immediate dimissioni da ogni incarico istituzionale. E questa potrebbe essere la ragione che lo ha indotto a chiedere ad una dirigente della Regione di intercedere, attraverso il marito magistrato, affinché questo potesse “ammorbidire” il gip Roberta Bossi a non usare la mano pesante nel rinvio a giudizio. Bruzzone respinge ogni accusa, dice che “è tutto inventato”. E però quel cognome Bossi non porta fortuna a Bruzzone, ex segretario federale della Lega Nord in Liguria, adesso indagato anche per “induzione alla concussione”.

L’ipotesi di reato è molto grave – prevista dall’articolo 319-quater – per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità…”. In caso di condanna rischia dai sei ai dieci anni di carcere. Oltre la decadenza dai pubblici uffici, prevista appunto dalla “Severino”. Destino già toccato agli ex consiglieri regionali Maruska Piredda (Idv) e Stefano Quaini (Sel).
Bruzzone, facendo leva sulla sua posizione dominante, avrebbe fatto pressioni per commettere un illecito. Un reato. Anche se lui ripete che “non è vero niente”. E però con lui è indagata anche la sua segretaria, Anna Cavallini. Avrebbe fatto da tramite per contattare Afra Serini, capo di gabinetto dell’Ufficio di Presidenza.
Serini, arrivata in Regione (trasferita dall’ex Provincia) quando presidente era Rosario Monteleone (Udc), è la moglie del pm Alberto Lari. A quanto pare le avrebbero palesato possibili ripercussioni sull’incarico in fase di rinnovo. Bruzzone, infatti, al momento non ha nominato alcun dirigente.
E però la famiglia Lari ha denunciato tutto, e il pm Massimo Terrile ha aperto l’inchiesta, tant’è che Bruzzone ha ricevuto un invito a comparire: lunedì sarà interrogato alla presenza del suo avvocato, Giuseppe Sciacchitano.
La vicenda è un terremoto politico, a meno di una settimana dalle elezioni. Che imbarazza il centrodestra. Sopratutto perchè Bruzzone, il cacciatore di Pegli che vive a Stella Santa Giustina, ha costruito la sua carriera sulla trasparenza, urlando “Roma ladrona”; noto per il suo rigore e la sua onestà; per avere osteggiato la gestione “disinvolta” del partito da parte di Francesco Belsito, l’ex tesoriere del Carroccio legato alla famiglia del Senatur e con questa finito in disgrazia, nei guai giudiziari per i diamanti ed i soldi del forziere dei “lumbàrd” trasferiti nelle banche di Cipro e della Tanzania.
Qualcuno adesso dirà che quest’inchiesta è ad orologeria. A sei giorni dal voto. La vicenda, però, sarebbe maturata nello scorso febbraio, quando il pm Francesco Pinto ha chiesto il rinvio a giudizio di Bruzzone, Edoardo Rixi (attuale assessore allo Sviluppo Economico e vice segretario nazionale di Matteo Salvini) e dell’ex consigliere Maurizio Torterolo. I tre leghisti, insieme ad altri 23 attuali ed ex consiglieri regionali, a vario titolo sono accusati di peculato e falso. Tra il 2010 e il 2012 avrebbero speso i soldi pubblici per scopi personale e non per fini istituzionali e di funzionamento del gruppo. Bruzzone risulta aver percorso centinaia di chilometri al giorno sulle autostrade liguri, francesi, lombarde

e piemontesi, tra il 2 e il 3 settembre 2010, come attestano le ricevute del Telepass.
Nei giorni in cui c’è la richiesta di rinvio a giudizio, però, accade quello che il presidente del Consiglio Regionale non si aspetta: Torterolo in sede di udienza preliminare patteggia due anni di carcere. Non è una confessione di colpa, ma rappresenta una sorta di ammissione di responsabilità, che potrebbe segnare il destino di un processo.

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