E dietro i forconi rispunta la feccia siciliana del mafionano e di Cuffaro/Romano


Quei berluscones “ripuliti” che fanno i masanielli

di Enrico Fierro

Non solo politici alla Castelli che di fronte all’esasperazione del cassintegrato sardo scappano (è accaduto nell’ultima puntata di Servizio Pubblico), ma anche politici che in questi giorni ballano sulla punta dei forconi. Movimento dove c’è di tutto: disagio vero, lotta feroce per difendere antichi e
non più proponibili privilegi, corporativismi, disperazione, abbandono del Sud dopo anni di politiche leghiste. “Sì – avverte il meridionalista Gianfranco Viesti – vedo con chiarezza il rischio che interi pezzi del vecchio sistema di potere, anche di matrice berlusconiana, siano alla ricerca di una rilegittimazione sfruttando il movimento”.

Che nasce nel 2011 in Sicilia all’uscita di un cinema dove il ministro Saverio Romano (Udc, inquisito per mafia), parlava del meraviglioso futuro dell’agricoltura. Fu una vera, altissima benedizione. Perché in questi giorni di blocchi stradali, manifestazioni e proteste dure, si sono visti in giro tanti volti di vecchi marpioni della politica di centrodestra in terra sicula. L’onorevole Pippo Gennuso, deputato regionale siciliano dell’Mpa di Raffaele Lombardo, nelle ore più infuocate della protesta girava per i negozi di Rosolini invitando i commercianti a chiudere. “Per il bene della Sicilia”.

Raffaele Lombardo, il governatore autonomista dell’Isola, anche lui sta giocando un ruolo in questa partita. Mariano Ferro, l’imprenditore agricolo di Avola diventato leader della rivolta, nel 2008 fu candidato nel suo Mpa. Come tanti proveniva da Forza Italia e aveva tentato di conquistare il Comune di Avola e un seggio alla Camera. Impresa fallita. Anche Giuseppe Richichi, Zu Pippu, leader indiscusso di Forza D’Urto, il “re dei camionisti”, che lancia strali contro i politici corrotti, ha avuto le sue simpatie politiche. Ai tempi in cui Totò Cuffaro, ora in galera per mafia, era il governatore della Trinacria, lui, Zu Pippu, gli faceva da consulente in materia di trasporti.

“La rabbia è sacrosanta – tuonava all’inizio delle proteste il governatore Lombardo – ma adesso i forconi li portino a Roma”. Parole durissime, usate per vincere la gara con Gianfranco Miccichée il suo “Grande Sud”, a chi mette prima il cappello su Forconi e Forza d’urto. L’ex viceministro all’Economia di uno dei governi Berlusconi-Bossi ora fa il Masaniello e schiera i suoi. Pippo Fallica, il suo ex autista diventato deputato, appoggia i Forconi, Titti Bufardeci, ex sindaco di Siracusa e capogruppo alla Regione del partito di Micciché, sostiene i camionisti. Altro che lontani dalla politica-politicante.

Il professor Viesti si chiede “chi trascina chi? perché i movimenti sono troppo forti per essere spontaneiSiamo di fronte a disagi sociali veri, ma anche a una somma di interessi individualisti e corporativi, manca la mediazione dei grandi corpi sociali e mi spaventa l’assenza di partiti come il Pd e dei grandi sindacati. A questo punto il rischio di scivolare in un ribellismo con forti connotazioni mafiose è fortissimo”.

Mafia, ne ha parlato Ivan Lo Bello, il leader degli industriali siciliani e lo hanno sommerso di attacchi. I fatti dimostrano che aveva ragione. Francesco Gagliano, grande autotrasportatore siciliano, tra i leader del movimento, lo hanno arrestato ieri in una operazione che ha scoperto l’alleanza mafia-clan dei casalesi per monopolizzare il business del trasporto dell’ortofrutta. I giornalisti di Corriere. it hanno notato che in una conferenza stampa dei Forconi c’era anche Enzo Ercolano, nipote del boss Nitto Santapaola. Ercolano era dietro le spalle di Giuseppe Richichi.

Michele Gravano è stato fino a pochi mesi fa segretario regionale della Cgil in Campania, da pochi giorni Susanna Camusso lo ha spedito in Calabria. Motivazione: la situazione è esplosiva. “La verità– dice – è che il corpo sociale che ha determinato il successo di Berlusconi si sta sgretolando e cerca nuovi referenti. Li cerca a destra, in pezzi del vecchio sistema di potere, il rischio è che anche le mafie giochino un ruolo. Per dare una risposta a marzo riuniremo a Reggio Calabria migliaia di delegati da Lombardia, Veneto, Calabria e Sicilia. Nord e Sud si salvano insieme.

Dialogo, contatto, proposte. È questo che ha spinto l’onorevole Stefano Esposito del Pd a scendere nella piazza di Montecitorio e a parlare con gli ambulanti inferociti. C’erano le telecamere di Piazza Pulita che hanno filmato quel “figlio di p… vattene” urlato con toni minacciosi. “Ho il cellulare pieno di sms di dirigenti del partito che mi dicono chi te l’ha fatto fare, quelli sono tutti fascisti. Così non andiamo da nessuna parte, bisogna parlare con questa gente, metterci la faccia, dire che abbiamo sbagliato quando è necessario, e dire dei no quando serve. La rappresentanza politica e sociale diffusa è saltata e ora servono politici con le palle che sappiano confrontarsi con la piazza, ma francamente in questo momento ne vedo pochi”.

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