LA CECITA’ E LA DELINQUENZA DEL REGIME DEL CEMENTO

“Cemento per finanziare i Comuni”
Così sta morendo il territorio

Nello studio annuale di Legambiente “Ambiente Italia” i dati della cementificazione crescente che sta consumando il suolo e contribuisce a frane e smottamenti in condizioni climatiche difficili. Ogni anno coperti 500 km quadrati.

Il verde divorato dal cemento
cancellata un’area come Bolzano

Dal rapporto di Legambiente emerge che sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole tra la capitale e Fiumicino. E Roma registra il record italiano di sfratti nel 2009. “E ora sono a rischio altri 9.700 ettari di territorio”

Il verde divorato dal cemento cancellata un'area come Bolzano

Tra il 1993 e il 2008 a Roma i suoli urbanizzati sono aumentati del 12% trasformando 4.800 ettari territorio. Nello stesso periodo il comune di Fiumicino ne ha trasformati 400. Se la Capitale in 15 anni ha “mangiato” una superficie pari a tre volte il suo centro storico, insieme hanno cancellato verde per un’area pari all’intero comune di Bolzano. A lanciare l’allarme è stato “Ambiente Italia 2011”, il rapporto annuale di Legambiente presentato questa mattina a palazzo Valentini dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, da quello di Legambiente nazionale e regionale, Vittorio Cogliati Dezza e Lorenzo Parlati e i curatori del rapporto Duccio Bianchi ed Edoarado Zanchini. “Il caso di Roma – si legge nel dossier – è emblematico, sia perché, negli ultimi anni, il territorio romano ha visto una fortissima crescita edilizia, sia perchè il comune di Roma è il più grande in italia in termini di superficie e di popolazione”.

Nel 2010 il consumo di suolo nel Lazio è stato del 9%, attestando la regione al quarto posto in Italia. “Il rapporto può diventare un supporto strategico dello sviluppo dell’area metropolitana – ha detto Zingaretti – oggi queste sono battaglie più popolari e comprensibili e creano posti di lavoro: è un asset che dobbiamo utilizzare. Le risposte per riprendere una fase di sviluppo sono tragiche – ha denunciato il presidente – tra deroghe, finanza raccontata e opere di non utilità, si fa tutto per creare lavoro ed è una pratica devastante. Nel Lazio c’è il piano casa che va in deroga solo per creare posti lavoro. Aumentando il consumo del territorio allontaniamo la ricchezza e penso a Tor Bella Monaca che per riqualificarla e sistemare il primo lotto costituito da 1000 persone bisognerebbe triplicare il suolo consumato”.

La popolazione della Capitale è aumentata, sempre in 15 anni, di 30.887 abitanti che hanno portato una media di 150 metri quadrati di suoli trasformati per ogni singolo nuovo cittadino. La trasformazione ha interessato in particolare suoli agricoli (la capitale è il più grande comune agricolo d’Europa) ma anche importanti porzioni di aree naturali. Sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13 per cento del totale e 416 di bosco e vegetazione riparia.

E il pericolo, secondo Legambiente, è dietro l’angolo. In base ai piani regolatori di Roma e Fiumicino e ai programmi in atto, sarebbero a rischio ulteriori 9.700 ettari di territorio prevalentemente agricolo, ossia più di quanto sia stato trasformato tra il 1993 e il 2008. “Dopo il giovedì nero di ieri – ha detto Cogliati Dezza – questi sono numeri che ci preoccupano”. Mentre Zanchibi denuncia: “Non esiste uno studio a livello nazionale che si occupa del consumo di suolo che è un indicatore della crisi italiana. Il boom edilizio ha prodotto una trasformazione cambiando in peggio l’Italia. Nel nostro Paese è ancora troppo complicato demolire e ricostruire e ristrutturare vecchi insediamenti”.

Ma i parametri negativi per Roma non si limitano al consumo di suolo. Dal rapporto di Legambiente emergono altre criticità: quelle dovute al trasporto merci, all’uso prevalente dell’auto privata, all’aumento delle polveri sottili e ossidi di azoto. Non è tutto negativo però alcuni settore fanno registrare come quello energetico, quello dell’agricoltura biologica, della tutela delle risorse naturali fanno registrare una voce positiva.

Infine un dato che fa riflettere. Nel 2009, in testa alle città con il maggior numero di case vuote c’era proprio Roma, con 245.142 abitazioni, seguita da Cosenza (165.398), Palermo (149.894), Torino (144.398) e Catania (109.573). Nello stesso periodo, il maggior numero di sfratti è stato eseguito nella capitale (8.729), seguita a grande distanza da Firenze (2.895), Napoli (2.722), Milano (2.574) e Torino (2.296).

(04 marzo 2011)

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter