Bravo! Non sia mai che qualcuno faccia brogli o firme false. Ops…

Disse quello che fa parte di una setta dove mille clic diventano 12 mila e con gli indagati per le firme false che non rispondono ai giudici.

 

Regionali Sicilia, Di Maio: “Vogliamo gli osservatori Osce per le elezioni”

Regionali Sicilia, Di Maio: "Vogliamo gli osservatori Osce per le elezioni"

Il leader dei Cinque Stelle con Cancelleri in conferenza stampa sugli “impresentabili” in lista: “Antimafia dia i nomi prima delle consultazioni”

di CLAUDIO REALE

Una richiesta all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, perché vigili sulle elezioni siciliane. E un appello a Rosy Bindi perché velocizzi le operazioni di controllo sugli “impresentabili” in lista. A poche ore dall’arresto del sindaco di Priolo Antonello Rizza, in corsa alle Regionali per Forza Italia, il candidato premier e l’aspirante governatore del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri, chiedono gli osservatori internazionali per il voto del 5 novembre: “L’Antimafia – dice Di Maio – non ha ancora partorito l’elenco ufficiale. Si dice che ci sono problemi a trasferire le informazioni. Ma stiamo scherzando? Quando lo diremo all’Osce si faranno una risata. Chiediamo il loro intervento per controllare i seggi perché finora gli impresentabili sono stati segnalati solo dalla stampa e da una forza politica”.

Regionali siciliane, Cancelleri e Di Maio: “Ispettori Osce per controllare elezioni”

http://palermo.repubblica.it/politica/2017/10/16/news/regionali_sicilia_di_maio_vogliamo_gli_osservatori_osce_per_le_elezioni_-178428709/

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Qualche notizia REALE sull’associazione a delinquere chiamata MoVimento a 5 stelle.

TUTTI O QUASI GLI INDAGATI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

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TUTTI O QUASI GLI INDAGATI DEL M5SVolgeva la fine del ‘400, perdonatemi ma oggi la prendo alla lunga, quando un oscuro frate domenicano di origini ferraresi si presentò al popolo fiorentino nelle vesti del moralizzatore per eccellenza. Le sue appassionate prediche pubbliche investivano la Chiesa di Roma, corrotta e immorale, sede non solo del potere spirituale ma anche politico  e temporale. Una Chiesa immersa in una società lasciva e viziosa e il popolo che, nella sua entità astratta, ieri non era diverso da quello di oggi, lo seguì affascinato e rapito dai suoi “roghi della vanità” dove venivano bruciati libri, opere d’arte e strumenti musicali, ammaliato dalle parole ardenti, urlate e passionali.

Era quel frate Girolamo Savonarola, contrario al lusso quale fonte di depravazione provava un autentico godimento nel  far processare chiunque lui, a suo insindacabile giudizio, ritenesse indegno e dissoluto. Una cosa che il popolo fiorentino amava moltissimo, tanto che attorno alle sue parole infuocate riunì un vero e proprio movimento, quello dei “Piagnoni”, cosi detti per il loro continuo sollecitare azioni di riforme politiche usando come argomento principale quello della collera divina. Una iniziativa in se anche lodevole considerati quei tempi corrotti, solo che avevano anche la pretesa voler imporre a tutti il loro modo di vedere il mondo.

La storia ci insegna come andò a finire. Quella stessa “gente” che lo aveva osannato assaltò il convento dove era ospitato e lo fece incarcerare. Fu processato, impiccato e per essere ben sicuri che non tornasse indietro fu anche bruciato su un rogo, che le precauzioni non sono mai troppe.  Come è potuto accadere, vi starete domandando che quello stesso popolo che lo amava gli si possa essere rivoltato contro? A Roma una teoria ce l’abbiamo per quanto prosaica possa sembrare: “se sputi per aria te ritorna in faccia”. Il che oltre che dalla saggezza popolare,  è anche scientificamente supportato dalla ben più nota legge di gravità.

L’esperienza della vita, spesso ben oltre la storia, ci insegna anche che l’esistenza ha una sua intrinseca ironia e spesso si diverte assai più di me a prendere per il culo gli attori che si affacciano sul panorama del mondo prendendosi troppo spesso troppo sul serio.

E’ cosi che possiamo dire, senza timore di esser smentiti che la prima forte e stupefacente botta al mantra dell’onestà grillina l’abbia data, ironia della sorte, tale Diletta Botta, eletta nel 2012 a Genova nel Consiglio Circoscrizionale di Medio Ponente con una quarantina di preferenze e arrestata solo due mesi dopo la sua elezione.DILETTA BOTTA M5S

Caspita direte voi, stupefacente! E nemmeno poco visto che il suo locale di via Molfino era ritenuto dagli inquirenti un vero e proprio supermercato della droga dove si poteva acquistare ogni ben di dio.  Insomma a rigore, se non fu diletta per i grillini di sicuro fu una gran botta, tanto  che possiamo considerarla senza ombra di dubbio La Madre di tutti gli indagati e arrestati grillini. Una che, nello stile del nuovo che avanza,  ha voluto bruciare tutte le tappe senza nemmeno passare dall’avviso di garanzia. Direttamente dal meetup al carcere genovese di Pontedecimo.

Prima di andare avanti dobbiamo dire per dovere di cronaca satirica, visto e considerato che, anche la presa per il culo ha una sua sacralità, che la “tecnica” del movimento pentastellato è quella di espellere immediatamente inquisiti e arrestati, compresi quelli che poi risulteranno innocenti. Un simpatico modo di lavarsi le mani ricreandosi ogni volta una verginità del tipo“Ifigonia in Culide”, celebre poemetto goliardico dei primi del novecento, che, qualora non ricordaste il suo ritornello, cosi recitava: “noi siam le vergini dai canditi manti, siam rotte di dietro, ma sane davanti”.

Il fatto poi che Beppe Grillo, noto Testimone di Genova, si proclami “personale garante dei candidati” pentastellati, va considerato alla stessa stregua della sua dichiarazione “se perdo le elezioni me ne vado”: una cazzata, e, mi perdonerete il francesismo, considerando che parlo di uno la cui linea politica e programmatica si sintetizza con un “vaffaculo”.

Archiviata la Diletta Botta subito defenestrata, nel 2013 lo scettro passa ad Andrea Defranceschi,capogruppo del M5S in Emila Romagna. L’accusa della procura di Bologna è di peculato per l’utilizzo improprio di fondi assegnati ai gruppi regionali per le interviste a pagamento. DE FRANCESCHI M5 CONDANNATOUn anno dopo viene condannato dalla Corte dei Conti, in quanto quelle spese erano contrarie alla legge a un anno e sei mesi più il pagamento delle spese giudiziarie. Condanna ribaltata in secondo grado. Viene assolto. Il Movimento 5 stelle comunque era a posto. Defranceschi era stato regolarmente cacciato dal movimento dopo la condanna in primo grado e pubblicamente sputtanato dai suoi colleghi grillini.

Vicenda analoga in Piemonte, Davide Bono e Frabrizio Biolè, Consiglieri Regionali pentastellati finisco nel mirino della magistratura per lo scandalo rimborsopoli e ovviamente vengono messi alla gogna dai grillini. Anche qui quindi tutto regolare e come da statuto grillico. Alla fine dell’inchiesta per i due arriverà archiviazione. Nel frattempo Biolè aveva abbandonato il movimento mentre Davide Bono ne era stato espulso. Dopo la sentenza Biolè dichiarava che “questo dovrà farci riflettere e imparare a distinguere nettamente tra indagini e rinvio a giudizio”. Naturalmente  questione nemmeno presa in considerazione dai suoi, il divertimento sta tutto nel dileggio.., che poi sia il tuo avversario o uno dei tuoi, si tratta solo di un dettaglio e, in quanto tale insignificante o, in subordine non sarà di certo un grillino a poter decidere. Va bene che “uno vale uno” ma nel movimento c’è sempre Uno che vale per tutti.

Tanto per farvi tirare in sospiro di sollievo, vi ricordiamo che dal 2010, anno in cui il M5S si presenta per la prima volta, i grillini sebbene sbandierino il contrario, hanno ottenuto un magrissimo bottino di governo nei comuni italiani. Su più di 8000 ne hanno conquistati solo 16: Porto Torres, Quarto, Venaria, Augusta, Gela, Pietraperzia, Sarego, Mira, Livorno, Assemini, Pomezia, Comacchio, Parma, Ragusa, Civitavecchia e Bagheria. In tutto poco meno di un milione di abitanti, ha scelto i pentastellati,  ovvero 1,5% della popolazione italiana. Secondo quel sistema tanto caro alla propaganda grillina che però gli si ritorce contro come un boomerang, al M5S basta avere 8 indagati o condannati per avere il 50% di amministratori ladri o corrotti nelle amministrazioni locali. Quindi andiamo avanti, non dimenticando mai che “quando sputi per aria te ritorna sempre in faccia”, il che è assai più divertente che fare il moralizzatore.

Patrizio Cinque è il giovane sindaco grillino di Bagheria. Immacolato? Nemmeno per sogno,  secondo la migliore tradizione del suo mentore Beppe Grillo è indagato per diffamazione nei confronti del suo concorrente alle elezioni Gino Di Stefano. sindaco abusivoNon pago, è stato anche denunciato da un suo concittadino ex netturbino al quale durante un Consiglio Comunale avrebbe urlato “Ti strappo il cuore”. Non sappiamo se il sindaco Patrizio solo nel nome sia un estimatore della ben più di lui nobile “coratella coi carciofi” o un fan di Hannibal Lecter, fatto sta che il novello sindaco non ha avuto nessuna remora nell’ammettere l’accaduto:

 “Ho detto quella frase ma solo perché volevo difendere la mia famiglia. Non permetterò mai nessuno di fare del male o subire minacce. Tutto questo accanimento nei confronti della mia amministrazione è almeno sospetto”.

Insomma una personcina a modo,che dell’onestà e la trasparenza fa la sua . Infatti il sindaco vive casa regolarmente abusiva e mai sanata, sebbene abbia sostenuto il contrario quando fu colto con le mani nel sacco da un servizio delle “Iene”, le quali hanno invece dimostrato carte alla mano che non era vero nulla. Ma “Le Iene” non fanno testo…”so iene” per l’appunto.

La sua amministrazione si è anche contraddistinta per essere stata condannata dal TAR per non aver garantito l’assistenza scolastica ai diversamente abili. Il tribunale ha condannato l’Ente e ammonito il sindaco, il servizio deve essere garantito in quanto essenziale.

Ora, se l’onesto sindaco di Bagheria nemmeno si è insediato e già ha al suo attivo due denunce per le quali viene indagato, poteva essere da meno il suo Presidente del Consiglio? Certo che no, infatti, senza alcuna clemenza per la situazione già difficile del movimento anche  Claudia Clemente è stata iscritta sul  registro degli indagati presso la Procura di Termini Imerese per un classico degli amministratori locali: l’omissione d’atto d’uffico.CLEMENTE INDAGATA M5S

La vicenda è semplice, la denuncia è di un Consigliere Comunale, Filippo Tripodi e riguarda la convocazione di un Consiglio Comunale chiesto e sottoscritto come da regolamento. La Clemente si rifiutò di convocarlo, da qui l’indagine della magistratura. A questo proposito vi ricordiamo che un avviso di garanzia è tutt’altro che una condanna, ma siccome i grillini fanno spesso finta di non saperlo, perché mai dovrei saperlo io?

Da Bagheria saliamo a Quarto per note ben più dolenti che la semplice omissione d’un atto d’ufficio. Qui sono indagati il marito di Rosa Capuozzo, sindachessa pentastellata.,Ignazio Baiano, per falso e violazione di norme urbanistiche riguardanti la casa dove vivono, ma per questo fatto la stessa è stata ricattata da un suo consigliere, tale Giovanni De Robbio che ne era a conoscenza, il quale a sua volta è però indagato per voto di scambio mafioso e, ovviamente, per tentata estorsione nei confronti della Capuozzo.QUARTO GRULLINI CAMORRA

A supporto delle infiltrazioni della camorra nel comune grillino ci sono le intercettazioni dei carabinieri dove risulta l’impegno di un uomo del clan Polverino per la campagna del Movimento 5 Stelle. Conoscendo il “livello” nazionale della preparazione amministrativa e politica dei grillini, mi è anche venuto il dubbio che la camorra avesse optato per loro proprio per la palese incapacità che hanno nella cosa pubblica ma questo, dalle intercettazioni, per dovere di satira, non traspare.

In un primo tempo la Capuozzo aveva annunciato la sua intenzione di dimettersi, poi invece ha continuato dritta per la sua strada, nonostante l’avesse  abbandonata il suo assessore al bilancio Umberto Masullo e il consigliere Ferdinando Manzo, dimessosi per motivi personali. In verità vi dico, scusate  mi è scappata, che anche quest’ultimo è indagato. Le indagini attorno al consigliere grillino ruotano attorno alla sua ineleggibilità a causa di pendenze economiche nei confronti del Comune. L’accusa riguarda il fatto che all’atto del suo insediamento, alla faccia del partito degli onesti, avrebbe dichiarato il falso. Per lui il reato è falso in atto pubblico, reato che non si cancella con le sue dimissioni.

Vogliamo invece aprire una parente, come direbbe Totò sul caso anomalo di Giovanni Pantano? Si, lo vogliamo e quindi la apriamo.  In realtà Pantano non è mai stato eletto con i cinque stelle e viene arrestato in quanto ritenuto un esponente della ‘ndrangheta di San Ferdinando. Cosa c’entra con grillini allora direte voi? Questo lo lascerò decidere a voi, io lo riporto solo ed esclusivamente per palese cattiveria con una sottile vena di complottismo, il che trattandosi di un articolo sui pentastellati ci sta sempre bene a prescindere dalle scie chimiche, che invece in questo caso, sono fuori contesto.

Giovanni Pantano nel 2011 viene eletto nella lista Futuro Migliore, il che, converrete con me, ha una sua intrinseca ironia. Qui succede un fatto strano, Pantano  è anche a tutti gli effetti “l’organizer” del meetup grillino di San Ferdinando, l’organizzazione di base del Movimento 5 Stelle. Meetup che non è mai stato disconosciuto come è avvenuto in altre per altri e quindi facente parte a tutti gli effetti del movimento di Beppe Grillo che utilizza per l’appunto la piattaforma inglese Meetup. Sono una sorta di gruppi simili a quelli che trovate su Facebook ma la piattaforma è a pagamento.

Ora se è evidente che non si possano addebitare responsabilità dirette a Beppe Grillo in questa questione, è altrettanto vero che risulta impossibile sostenere che Giovanni Pantano non fosse un attivista, oltretutto ben inserito in una realtà piccola come quella di San Ferdinando. Un vero e proprio pantano per i 5 stelle che si sono preoccupati subito di smentire. Giovanni non hanno idea di chi sia, se la hanno non c’erano e se c’erano non hanno visto ne sentito nulla.

C’è anche un altro caso di un attivista che non è mai arrivato ad essere eletto benché regolarmente candidato dal M5S alle comunali di Bassano del Grappa. Tale Stefano Costa, detto “il Moralizzatore”. Il “meraviglioso ragazzo” è accusato di rapina aggravata, sequestro di persona e tentativo di estorsione, insomma un onestissimo cittadino. Sebbene come spesso avviene,(lo fanno notare proprio i grillini) precedentemente al primo arresto avesse la fedina penale immacolata. Mi rendo conto che voi non ci avreste mai pensato ma loro si. Se vi state domandando come vengano scelti i candidati grillini e quali requisiti debbano avere, me lo sto domandando anche io e per ora tutte le risposte che mi vengono contengono una serie infinita di locuzioni difficilmente trascrivibili.  Ovviamente il M5S ha ritirato la sua candidatura se non altro considerato la sua impossibilità di presenziare i Consigli comunali in caso di elezione. Risulta essere ancora ospitato nelle patrie galere.

Comprendo che eravate convinti che la lista fosse assai più breve ma non è affatto cosi, anzi sicuramente ne tralascerò qualcuno che non me li posso ricordare tutti a memoria. A Vicenza abbiamo Daniele Ferrarin, consigliere comunale grillino, è indagato per bancarotta fraudolenta. Mentre in Abruzzo Riccardo Mercante, consigliere regionale è stato condannato dal Tibunale Civile di Teramo a restituire le commissioni ricevute da un cliente Fineco, avendolo gravemente danneggiato per una serie di operazioni condotte dal grillino per conto della banca. Si tratta di un ex Italia dei Valori perché non è nemmeno vero che gli eletti pentastellati siano dei vergini della politica come si vorrebbe far credere.

A questo proposito giunge come il cacio sui maccheroni il caso emblematico di Davide Bertoletti, ex AN poi passato al PdL per approdare “finalmente” nei 5 stelle. Lui è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Secondo l’accusa era uno degli “intermediari stabili” di una banda con ramificazioni fino a Milano, “ avendo il compito di reclutare clienti e prestanome cui intestare i mutui oggetto di truffe”.

E va bene direte voi, ma non è che il M5S può stare li a controllare tutto e tu sei malizioso. Invece per la stessa ammissione dei grillini di Busto Arsizio sapevano tutto e lo hanno candidato ugualmente.  «Nel momento in cui il signor Bertoletti è entrato a far parte del Gruppo del Movimento 5 Stelle di Cesano Boscone aveva comunicato agli attivisti il fatto di essere coinvolto in un procedimento e che questo era in via di conclusione». 

Va detto a onor del vero che la via di conclusione del processo è vera ma si tratta della prescrizione non dell’assoluzione. Ovviamente anche in questo caso il Bertoletti aveva la fedina penale immacolata, avendola chiesta a Milano, motivo per cui nonostante, un processo in corso era stato lo stesso inserito nelle liste. Aggirare la regola della fedina penale pulita è abbastanza semplice. La cosa divertente è che i grillini per giustificarsi scriveranno anche sul loro sito ufficiale che il Bartoletti «sin d’ora si impegna a rimettere la nomina nel caso risultasse eletto in consiglio comunale».

Insomma votatemi lo stesso che poi tanto mi dimetto e, comunque, a prescindere dalla vicenda in corso  «il Gruppo Locale esprime la massima solidarietà a Davide». perché una presa per il culo nei confronti degli elettori, va giustamente portata fino in fondo.

“Il cammino del Movimento 5 Stelle all’interno delle istituzioni è lento ma inesorabile” scriverà Beppe Grillo ma anche quello verso le patrie galere procede. Diamo tempo al tempo che sono ancora giovani, infatti che dire di  Davide Bugli, solito capogruppo pentastellato nonché candidato sindaco di Torrazza Piemonte? E’ accusato di aver rubato materiale elettrico in un centro commerciale di Settimo Torinese.davide bugli m5s denunciuato

Il grillino al quotidiano locale Nuova Periferia ha dichiarato di ritenersi “assolutamente estraneo alla vicenda”, e fin qui ci starebbe pure, non è che uno va dai giornali per dichiarasi colpevole, ma poi aggiunge: “devo fare ancora delle indagini ma mi difenderò fino alla fine.” Le indagini dei carabinieri invece sono finite quasi subito e Bugli è stato denunciato per furto aggravato.

A Pomezia il sindaco Fabio Fucci, sempre per rimanere nell’ambito dell’onestà,  da un incarico a una municipalizzata, la Pomezia Servizi il cui dirigente è indagato nell’ambito di Mafia Capitale, mentre ad Assemini l’amministrazione grillina di Mario Puddu è al centro di una inchiesta giudiziaria. Tre consiglieri del M5S Irene Piras, Rita Piano e Stefania Fau si sono recate in Procuraaccusando il sindaco di aver affidato la gestione del comune a una sorta di governo ombra a capo del quale ci sarebbe Francesco Murtus con, udite udite, un passato nel PD.

Non c’è bisogno di dirlo le tre sono state immediatamente espulse dal movimento, ree di aver ostacolato la giunta e il sindaco, una sorta di intollerabile lesa maestà grillica. “I 5 Stelle chiedono ai cittadini di denunciare le irregolarità riscontrate nei Comuni in modo anonimo ora abbiamo capito il perché: se ci metti la faccia ti buttano fuori, volevano tre consigliere come tre scimmiette, ovvero non vedo, non parlo e non sento. – ha dichiarato Rita piano -Ma se credevamo nel Movimento era proprio per cambiare il sistema, non per diventarne parte integrante. Il male lo denunci anche se lo hai in casa tua”.

Dulcis in fondo ma non ultimo,  Pippo Nogarin a Livorno è raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulla raccolta dei  rifiuti, concorso in bancarotta fraudolenta. Lui si dice pronto a dimettersi se “durante le indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del Movimento 5 Stelle”, come se alla magistratura importassero i principi grillini piuttosto che le leggi dello Stato.  Beppe Grillo dal canto suo gli ha fatto sapere che gode della sua fiducia.Nel caso di Livorno l’ironia è dovuta, sono stati gli stessi grillini a portare gli atti in procura, salvo poi a fare una serie di operazioni per le quali ora sono indagati. I grillini naturalmente gridano al complotto, le colpe sono tutte delle precedenti amministrazioni, il che può darsi ma fino a prova contraria i procedimenti penali sono personali, per atti compiuti dalle persone e di quelli dovrà rispondere anche il nostro, o meglio il vostro, insomma mio non di certo, Pippo Nogarin.

Se avevamo iniziato con una per me assai diletta botta alla credibilità del Movimento 5 Stelle non potevamo che concludere con uno dei più esilaranti arresti nell’ambito delle cinque stelle sempre più cadenti, quello di Angelo Malerba, capo gruppo grillino del comune di Alessandria. Candidato sindaco alle passate elezioni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di furto.

Il grillino è stato preso con il “sorcio in bocca”,  aveva appena scassinato un armadietto della palestra sottraendo da un portafoglio 100 euro, non sapendo che  a causa di numerosi furti, il centro sportivo frequentato dal grillino era sotto osservazione delle forze dell’ordine. Tanto va il grillino al lardo che ci lascia lo zampino.

La vicenda per ovvi motivi ha suscitato l’ilarità della rete nei confronti di quelli che volendo aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, sono finiti invece a scassinare con il piede di porco gli armadietti delle palestre.. Rimanga tra noi, ma che facessero questa fine era già scritto nel primo giorno che si affacciarono sulla scena politica italiana.Le scatolette ormai hanno da un pezzo la linguetta a strappo.

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C’è chi diffama, racconta barzellette volgarissime, spara bestialità razziste e chi lavora per i cittadini.

Delrio: “30 miliardi per il trasporto pubblico
e abbonamenti bus detraibili”

Intervista a Graziano Delrio ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture: “Abbiamo i bus più datati d’Europa: 7 mila su 50 mila ancora a euro zero. Vere bombe per sicurezza e inquinamento. Dobbiamo sostituirli”, di Valentina Conte, La Repubblica

Trasporto pubblico

«Il piano Marshall per il trasporto pubblico locale è partito. Abbiamo messo oltre 30 miliardi, da spendere da qui a quindici anni. Ma ora dobbiamo anche aiutare le famiglie a lasciare auto a casa. Ecco perché pensiamo di introdurre in legge di Bilancio una grande misura sociale. E di consentire a 2 milioni di persone di detrarre dalla dichiarazione dei redditi una parte di quanto spendono per l’abbonamento annuale».
Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio assicura che domani la misura sarà discussa nel Consiglio dei ministri, convocato per varare la manovra.

Graziano Delrio

GRAZIANO DELRIO – Foto di Palazzochigi – CC BY-NC-SA

Ministro, siete sicuri di trovare le risorse?
«Stiamo cercando 70 milioni di euro nelle pieghe del Bilancio. Sono fiducioso».

Come funzionerà? Sarà una detrazione per tutti o differenziata per reddito?
«Gli abbonati potranno detrarre una quota, fermo restando gli sconti che le singole aziende già prevedono per categorie o condizioni sociali. Ciò che conta è il senso dell`operazione. Abbiamo riscritto le regole del trasporto locale, sono stati stanziati molti soldi per i mezzi pubblici, ora aiutiamo le famiglie a usarli».

Sempre che funzionino. Il piano Marshall è operativo o ancora su carta?
«Al contrario, è su ferro e gomma. Da più di vent`anni non veniva fatto un investimento infrastrutturale per le ferrovie suburbane – quelle che oggi portano alle grandi città e sono abbandonate- e le metropolitane. Abbiamo già a disposizione 6 miliardi e mezzo, altri 3 arriveranno in finanziaria. Ferrovie ne aggiungerà 2 e mezzo. Così da superare 10 miliardi. Serviranno a costruire chilometri di metro e tranvie nelle città. In tutta Italia abbiamo una lunghezza di metropolitane quasi pari a quella della sola Madrid: 243 chilometri contro 220-230. Non possiamo aspettare, ne va della qualità della vita».

Questo è il ferro. E la gomma?
«Il piano “Connettere l’Italia” prevede 10 miliardi per il rinnovo dei mezzi rotabili, tutte risorse dello Stato, un mix tra quanto stanziato nelle ultime due finanziarie e il Fondo sviluppo e coesione. Abbiamo i bus più datati d’Europa, con oltre dodici mesi di vita media. Ce ne sono 7 mila su 50 mila ancora a euro zero, vecchi di 25 anni. Vere bombe per la sicurezza e l`inquinamento. Ecco perché vogliamo sostituirli con un ritmo di 2.500 all`anno. Molte città hanno iniziato le gare. La filiera si è attivata».

Italiana o straniera?
«Per i treni gli stabilimenti sono tutti in Italia. Ferrovie ha messo in cantiere 450 treni regionali nuovi, arriveranno dal 2019 in poi. Un’operazione di ricambio da 4 miliardi per rinnovare il 70% della dotazione esistente, mai avviata prima e che porterà anche posti di lavoro. Al contrario, la produzione italiana di autobus è scarsa. Ecco perché con il ministro Calenda abbiamo stanziato 100 milioni di incentivi alle aziende che si inseriscono nella filiera della gomma. In ogni caso, molti autobus e treni sono in consegna. Abbiamo trasferito già un miliardo e mezzo. E aggiudicati altri 4 a Ferrovie».

Quanto è forte il rischio che tutto si blocchi a livello locale?
«Il prolungamento delle metro di Napoli e Milano è in corso: stanno facendo i progetti, tra due anni avranno i soldi. Da un anno e mezzo garantiamo flussi costanti di risorse. Poi certo chi è svelto tira la cassa e spende. L’Emilia Romagna ad esempio ha fatto subito il contratto di servizio con Ferrovie e avrà 80 treni in tre o quattro anni. Stanno già consegnando. E nel 2018 avremo la prima gara Consip per i bus».

Nel decreto fiscale il governo ha stanziato 300 milioni in più per Alitalia e allungato i tempi per la vendita. Lo avete fatto perché lo spezzatino è sempre più inevitabile?
«Al contrario. Significa dare tranquillità alla gestione commissariale. Non vogliamo svendere, ma vendere Alitalia. Guardiamo a quello che è successo ad Air Berlin, acquisita da Lufthansa: hanno dimezzato aerei e personale. Ma spezzettare un core business è sempre una sconfitta per tutti. Ecco perché per Alitalia guardiamo piuttosto al modello Meridiana: trovare un partner adatto, in grado di valorizzarla».

Ci penserà il prossimo governo, a questo punto?
«Non è detto. La compagnia c’è e continuerà ad esserci. Domani si chiudono le offerte, vediamo cosa ci diranno i commissari. Da qui a Natale capiremo il futuro di Alitalia. Ma questo governo non vuole prendere decisioni affrettate».

Gli ecobonus per le ristrutturazioni saranno rinnovati e ampliati?
«Di sicuro non saranno ridotti. Studiamo come estenderli agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Fin qui sono stati incentiva 29 miliardi di lavori. Una misura che funziona».

Le risorse per la crescita in manovra sembrano davvero limitate. Non è un controsenso?
«Godiamoci il fatto che la ripresa c`è. E rafforziamo i meccanismi messi in campo. Continuando a seminare si raccoglie».

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Ecco come il Pd al 41% non dovrà fare coalizioni con nessuno. Solo i giornalai delirano di coalizione con berlusconi. Buffoni!

Legge elettorale, Parrini: «Il vantaggio del Rosatellum? Col 38% si hanno i seggi per governare»

Dario Parrini, deputato Pd ed esperto di leggi elettorali
di Diodato Pirone

Dario Parrini è deputato del Pd e segretario regionale della Toscana. E’ stato anche sindaco di Vinci, dove nacque Leonardo. Forse per questo gli piacciono gli argomenti complicati e con qualche venatura ingegneristica come quello delle leggi elettorali. Si diverte a studiare quelle in vigore in tutto il mondo e in Parlamento è fra i pochi deputati che sanno quello che dicono su questo argomento. Gli abbiamo chiesto un giudizio da esperto sul Rosatellum.

Onorevole Parrini, quali sono pregi e difetti della nuova legge?
«I pregi maggiori, rispetto al Consultellum attualmente vigente, sono due: migliora la rappresentatività reintroducendo i collegi uninominali e quindi uno stretto rapporto tra eletti e elettori; gli elettori sanno per chi votano perché i nomi dei candidati saranno sulle schede; garantisce un apprezzabile tasso di disproporzionalità nella conversione dei voti in seggi anche se la coalizione vincitrice sta sotto il 40% dei suffragi. Inoltre l’assenza dello scorporo è un notevole elemento di trasparenza. Per tutti questi motivi la legge Rosato è un passo avanti: favorisce la governabilità più del Consultellum, pur non potendola assicurare, ma va detto che nessuna legge a turno unico col tripolarismo può dare questa certezza»

E i difetti?
«Se avessimo potuto prescindere da un accordo con gli altri partiti della maggioranza e con buona parte delle opposizioni, ma realisticamente non potevamo farlo, avremmo previsto una quota maggioritaria del 75% e non del 37%».

La legge Rosato è incostituzionale?
«Non c’è un solo punto della legge Rosato che contrasti con le due sentenze con cui la Consulta ha dichiarato illegittimi il Porcellum prima e l’Italicum poi. La disproporzionalità non deriva da un premio di maggioranza. E le liste bloccate corte visibili sulla scheda elettorale sono state dichiarate legittime da una delle due suddette sentenze, quella del 2014, che faceva un riferimento esplicito in tal senso, alludendo, nemmeno tanto velatamente, alle leggi elettorali spagnola, portoghese, tedesca».

Non era meglio il modello simil-tedesco messo in cantiere di prima dell’estate?
«Assolutamente no. I collegi uninominali della legge Rosato sono maggioritari. Quelli del tedesco erano proporzionali. Inoltre nel simil-tedesco i due canali del sistema (collegi e liste) erano comunicanti, il che creava incertezze, asimmetrie e opacità di funzionamento. Difetti che con i canali separati del Rosatellum non esistono. Infine la quota maggioritaria della legge Rosato incentiva la formazione di coalizioni omogenee, cosa che il simil-tedesco non faceva, e consente, qualsiasi sia la percentuale di voti raccolta dal partito o dalla coalizione vincitrice, una disproporzionalità significativa, cosa impossibile con il simil-tedesco».

Quel modello consentiva alla sinistra di spaccare il centro-destra. Ora invece….
«Conta di più la presenza dei collegi uninominali, e il fatto di avere norme coerenti per Camera e Senato».

È vero che con il 37/38% dei voti una coalizione potrebbe arrivare alla maggioranza?
«Col 38% probabilmente sì. Certamente la sfiorerebbe. Sopra il 40% la supererebbe di sicuro. E questo smentisce chi dice che il Consultellum, col suo premio di maggioranza che appunto scatta alla Camera solo se chi vince raggiunge il 40% dei voti, darebbe ciò che la legge Rosato non dà».

Da esperto del ramo, come bisognerebbe sfruttare la nuova legge per vincere le elezioni?
«Costruendo coalizioni credibili come soggetti di governo, e schierando nei collegi uninominali candidati radicati e autorevoli, che possono fare la differenza assai più di quanto avveniva 15-20 anni fa nei collegi uninominali del Mattarellum. Perché oggi, nelle competizioni elettorali, in quelle nazionali come in quelle locali, il peso della capacità attrattiva delle persone in campo è aumentato. Mentre quello dei simboli di partito si è ridotto».

Non crede che cambiare legge elettorale così spesso e averne di diverse fra comunali, regionali e nazionali allontani ancora di più le persone dalla politica?
«Se le leggi in questione sono condivise da ampie maggioranze e sono basate su meccanismi chiari, no».

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