LE SOLITE PORCATE DEI FASCISTI MASSONI.

PROMESSE DISATTESE

Così Matteo Salvini e la Lega hanno tradito la Sardegna

Una legge edilizia che autorizza costruzioni vicino al mare, una costosa riforma sanitaria a vantaggio dei privati. E i pastori che protestavano per il prezzo del latte, usati dalla destra in campagna elettorale, processati con il decreto sicurezza: il bilancio nero di un anno della nuova giunta

Governare la Sardegna è soprattutto un atto d’amore. Terra tra le più belle d’Europa meriterebbe dedizione, competenza,
https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/02/12/news/sardegna-lega-matteo-salvini-1.344016?ref=RHRR-BE&preview=true
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Quando anche il magistrato è fascista. RESISTERE! RESISTERE! RESISTERE!

Contro il codice Rocco-Davigo

La supremazia della mano pubblica, la presunzione di colpevolezza e la negazione del diritto di difesa hanno una storia lunga e illiberale. Dai processi agli untori al fascismo

di Gian Domenico Caiazza

Contro il codice Rocco-Davigo

Piercamillo Davigo (foto LaPresse)

Si può essere “né garantisti, né giustizialisti”? Certo che no. Se poi si è giuristi, è come bestemmiare, o almeno dire parole senza senso. Al netto degli inevitabili eccessi propri di ogni semplificazione semantica, la contrapposizione tra le due culture – del primato delle garanzie e dei diritti individuali quella “garantista”, del primato della potestà punitiva dello Stato quella “giustizialista” – segna ed attraversa tutta la storia del pensiero giuridico moderno.   Sarebbe anzi il caso di riflettere, e di…

 

https://www.ilfoglio.it/giustizia/2020/02/11/news/contro-il-codice-rocco-davigo-301147/?underPaywall=true
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Catanzaro “Gamberoni, olio e orologi”: i verbali sul giudice corrotto: “Corte d’Appello trasformata in un suq” Confermate le accuse a Marco Petrini: “Mi servivano soldi per i debiti”. Emerge un “sistema a trazione massonica” Ve lo ripeto da anni: DA ALMENO SETTE ANNI SIAMO NELLE MANI DEI MASSONI! CHI CREDETE CHE ABBIA MENOMATO (PER POCO) MATTEO RENZI?

Catanzaro, i verbali sul giudice corrotto: “Corte d’Appello trasformata in un suq”

Catanzaro, i verbali sul giudice corrotto: "Corte d'Appello trasformata in un suq"

Marco Petrini conferma in tribunale le accuse per cui è agli arresti: “Mi servivano soldi per i debiti”. Emerge un “sistema a trazione massonica per ammorbidire la giustizia”

di ALESSIA CANDITO

È stato arrestato per aver trasformato la Corte d’appello di Catanzaro in un suq dove ogni sentenza era acquistabile. E adesso è lo stesso giudice Marco Petrini a confermare quel mercato, non solo raccontando gli innumerevoli episodi di corruzione di cui è stato protagonista, ma fornendo particolari su quella che sempre più appare una macchina del falso per addomesticare la giustizia nel distretto di Catanzaro.

Dichiarazioni che si incrociano con quelle del suo faccendiere, Mario Santoro, e del pentito Andrea Mantella. Tutti concordi nel dire che al giudice Petrini bastava poco per piegare le sentenze ai desiderata degli imputati. Cassette di mandarini che nascondevano soldi in contanti, gamberoni, litri d’olio, orologi preziosi, pronunce addomesticate per le donne con cui aveva relazioni. Dal dissequestro dei beni di famiglie di mafia, all’annullamento di sanzioni milionarie in commissione tributaria, dietro pagamento il giudice “sistemava” tutto. E lo ammette.

Cerca di giustificarsi. Quei soldi, sostiene, servivano “per far fronte all’indebitamento che avevo accumulato a seguito dalla separazione dalla mia prima moglie, per il mantenimento dei miei figli ed in parte per condurre una vita piacevole. A queste spese vanno aggiunte quelle, non indifferenti, che ho sostenuto per le cure di cui necessita il figlio della mia attuale moglie”. Ma sembra parlare solo di quello che non può negare perché gli investigatori lo hanno ascoltato e videoregistrato per mesi, nel corso delle perquisizioni hanno trovato assegni e carte a riscontro dei pagamenti.

Tuttavia è dai verbali di interrogatorio del suo coindagato, il faccendiere Mario Santoro,  e soprattutto dalle dichiarazioni del pentito Mantella, che viene fuori il sistema a trazione massonica che serviva per “ammorbidire” la giustizia. In Corte d’appello di Catanzaro succedeva di tutto, spiega Santoro. Perizie assegnate a consulenti complici, dissequestri di beni mafiosi su commissione, e anche in commissione tributaria, bastava pagare per far cambiare le sentenze nottetempo. Lui era il principale canale ma – ammette – ce n’erano altri. Commercialisti e avvocati, di Catanzaro, Lamezia Terme, della Locride.

Tutti o quasi massoni. Ed è proprio fra “fratelli” – fa emergere l’inchiesta – che maturavano certi legami. Lo conferma anche il pentito Andrea Mantella, ex killer del clan Lo Bianco e oggi gola profonda che sta facendo tremare la ‘ndrangheta vibonese e non solo. Ai magistrati, il collaboratore racconta che Petrini “apparteneva alla massoneria deviata”. E negli stessi circuiti gravitavano noti avvocati. Anche per questo – spiega il pentito – bastava nominate certi legali per avere la certezza di poter addomesticare le sentenze. Fra loro c’è Giancarlo Pittelli, noto penalista nonché ex senatore di Forza Italia, poi passato a Fdi, di recente arrestato come “riservato” del clan Mancuso,
ma anche Salvatore Staiano, il difensore storico di Mantella, di recente rinviato a giudizio per le perizie false con cui avrebbe fatto scarcerare alcuni clienti. “Staiano era nelle mani di Nicolino Grande Aracri, – dice Mantella – però era il pupillo di Vincenzo Gallace e praticamente all’interno dello studio dell’avvocato Staiano lavorava come avvocato un fratello di Nicolino Grande Aracri… comunque attraverso fiumi di denaro cercavano di aggiustare dei processi, ci provavano in tutti i sensi”.  E della sua capacità di condizionare i giudici, il pentito ne ha avuto prova concreta.
“Mi ha detto: entro 15 giorni io ti faro? scarcerare. Al quindicesimo giorno, alle 13 e qualcosa, la telefonata dell’avvocato Staiano come se fosse che il discorso era già fatto. Praticamente io uscii dal carcere… gli ho dovuto dare i soldi subito subito. L’avvocato Staiano mi disse che con quella cifra stavo tranquillo, con quei soldi stavo tranquillo” racconta il pentito ai pm di Salerno. Si pagava quasi sempre in contanti ma con “qualche Cartier, qualche Rolex, qualcosa e alla fine…un po’ di pazienza e ce la fai ad uscire dal carcere”.
E poi Mantella fa il nome di cinque magistrati che a suo dire erano sensibili alle lusinghe di Stajano ed altri avvocati. “A me – specifica – la frase corrompere non me l’ha detta mai. Mi ha detto ‘tu mi devi dare questi soldi e stai tranquillo’. Ma mica siamo bambini… io i soldi, come sono rimasto con lui, glieli ho dati dopo il provvedimento di scarcerazione”. C’era Petrini, chiaramente, ma anche altre quattro toghe su cui adesso si procederà ad approfondire. Forse soggetti già nel mirino della procura di Salerno che attualmente ha sette distinti fascicoli sui magistrati del distretto di Catanzaro. Secondo indiscrezioni erano aperti prima delle dichiarazioni di Mantella e adesso si stanno arricchendo di altri particolari. Inclusi diversi elementi che arrivano dalle  intercettazioni fra Petrini e il suo faccendiere. Da cui sembrano emergere i contatti di diversi magistrati del distretto con  l’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato, già in passato condannato per associazione mafiosa.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/02/11/news/catanzaro_i_verbali_sul_giudice_corrotto_corte_d_appello_trasformata_in_un_suq_-248322691/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P11-S1.6-T1
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Per colpa della follia nazista di #salvini e #meloni, contrari a Ius Soli, Ius Culturae e immigrazione ben amministrata, l’Italia sta rischiando di scomparire in pochi decenni. C’è un solo modo per salvarci: mandare a cagare questa feccia alle elezioni.

Istat, 116 mila italiani in meno. Poche nascite, è il “ricambio naturale” più basso in oltre un secolo

Per ogni 100 residenti che muoiono ne nascono solo 67. Dieci anni fa erano 96. Regioni del Centro e del Mezzogiorno in calo, mentre cresce la popolazione nel Nord. Mattarella: “Un problema per l’esistenza del Paese”. Sale la speranza di vita alla nascita a quasi 81 anni per gli uomini e 85,3 per le donne.

di ROSARIA AMATO

Istat, 116 mila italiani in meno. Poche nascite, è il ricambio naturale più basso in oltre un secolo

ROMA – Gli italiani continuano a diminuire: al primo gennaio di quest’anno i residenti ammontano a 60 milioni 317 mila, 116 mila in meno rispetto allo scorso anno. Il calo è dovuto sostanzialmente al Mezzogiorno e al Centro, mentre nel Nord Italia crescono con un buon ritmo Bolzano (5 per mille), Trento (3,6 per mille), la Lombardia e l’Emilia Romagna. Tra le Regioni del Centro quella con il tasso inferiore di perdita è la Toscana. A determinare il calo della popolazione sono le nascite, decisamente inferiori ai decessi: sono 435 mila contro 647 mila. Si tratta, sottolinea l’Istat, “del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918”. La differenza è infatti di 212 mila unità: per ogni 100 persone che muoiono in Italia dunque ne nascono solo 67, dieci anni fa erano 96. L’età media degli italiani si alza a 45,7 anni.

Rep

Mattarella: “Fare di tutto per contrastare la denatalità”

I numeri dell’Istat chiamano in causa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che usa parole gravi incontrando una delegazione del forum delle associazioni familiari. “Lei ha parlato della natalità come il punto di riferimento più critico principale di questa stagione. Ed è realmente così – spiega il presidente della Repubblica – Il dato dell’Istat indica che il numero delle famiglie in Italia è diminuito considerevolmente. Come conseguenza dell’abbassamento di natalità vi è un abbassamento del numero delle famiglie.  Questo significa che il tessuto del nostro Paese si indebolisce e va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno”.

Dati che mettono a repentaglio il futuro: “Chi è anziano come me ha ben presente l’abbassamento di scala della natalità nelle generazioni. Due generazioni prima della mia, i figli erano numerosi; poi si sono ridotti ancora. E questo è un problema che riguarda l’esistenza del nostro Paese. Quindi le famiglie non sono il tessuto connettivo dell’Italia, le famiglie sono l’Italia. Perchè (???) l’Italia non è fatta dalle Istituzioni ma dai suoi cittadini, dalle persone che vi vivono”.

https://www.repubblica.it/economia/2020/02/11/news/istat_117_mila_italiani_in_meno_poche_nascite_e_il_ricambio_naturale_piu_basso_in_oltre_un_secolo-248308363/?ref=RHPPLF-BH-I248308462-C8-P4-S1.8-T1
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Poi c’è chi ha letto il Vangelo al contrario. Buonasera a tutti!

Piemonte, parroco abbandona la tonaca e diventa referente di Forza Nuova

Piemonte, parroco abbandona la tonaca e diventa referente di Forza Nuova
Luigi Cabrino quando era “don” e nelle vesti di attivista di Forza Nuova 

Luigi Cabrino, consigliere comunale a San Giorgio Monferrato, ex sacerdote, ha aderito alla formazione di estrema destra provocando polemiche

di CRISTINA PALAZZO

Nel weekend scorso tutti gli occhi sono stati puntati su Casale Monferrato, cittadina dell’Alessandrino che sabato ha accolto in contemporanea la commemorazione per la Giornata del Ricordo organizzata da Forza Nuova, e a un chilometro di distanza quella lanciata dall’Anpi. Gli attivisti del partito di estrema destra, per l’occasione, hanno presentato il neo-referente di zona, Luigi Cabrino. E’ un ex prete che ha rinunciato alla tonaca: ora è consigliere comunale eletto a San Giorgio Monferrato nella lista civica a sostegno del sindaco Pietro Dallera. La sua adesione a Forza Nuova, nonostante lo stesso non abbia mai fatto segreto di aver militato in partiti di destra sin da giovane, ha scatenato le polemiche in paese, tra tutti il gruppo di San Giorgio Tradizioni e Futuro, candidato nel 2014 alla corsa alla poltrona comunale e le opposizioni che hanno manifestato “sconcerto”. Hanno richiesto un consiglio comunale aperto per discutere della vicenda.

Cabrino ha un passato da ex sacerdote e parroco a Ozzano, Cavagnolo e Brusasco, fino al 2014 quando ha deciso di rinunciare ai voti ed è tornato alla vita politica, già iniziata da giovane con Alleanza Nazionale proprio a Casale Monferrato. Nel 2001 ha deciso di aderire alla Fiamma tricolore, ed è diventato consigliere comunale a Villanova dove è stato eletto per due volte. Poi le missioni umanitarie al fianco di un sacerdote: è stato in Africa nel 2006, dopo in Patagonia. Oggi è un insegnante precario alla scuola primaria, è sposato con due figli e si è trasferito a San Giorgio dove ha ripreso la carriera da amministratore cittadino. “Da maggio, quando sono stato eletto, ho portato avanti ben 24 atti di diverso tipo come consigliere comunale”, spiega.

E proprio a San Giorgio la polemica è entrata in Comune dove però, stando alle ultime novità, Cabrino non costituirà un gruppo di Forza Nuova, e che quindi l’appartenenza partitica non influirà sull’operato amministrativo. L’adesione al partito resterà fuori, dove il coordinatore regionale Luigi Cortese ha deciso di dargli l’incarico come referente del Monferrato. “È tesserato con noi da un anno e non cambierà gruppo: c’è libera scelta su come comportarsi, soprattutto arrivando da una lista civica”, spiega Cortese. È di oggi una delle prime iniziative, portata avanti come apolitica: con altri consiglieri piemontesi di Forza Nuova e Fratelli d’Italia ha sottoscritto la richiesta al presidente regionale Alberto Cirio di unirsi al collega ligure Toti a impegnarsi nei confronti del governo nella richiesta di far modificare la legge che disciplina le onorificenze per revocare titoli di merito a persone come il maresciallo Tito e altri esponenti del regime jugoslavo.

Le opposizini in paese, però, non ci stanno: “Abbiamo appreso con sconcerto che Luigi Cabrino (consigliere comunale di maggioranza di San Giorgio Monferrato a sostegno del sindaco Pietro Dallera, ndr) ha aderito a Forza Nuova, formazione che dichiara apertamente la propria provenienza e militanza fascista, e dimostra ambiguità su antisemitismo e negazionismo della Shoah – dicono da “San Giorgio Tradizione e Futuro” -. Negli ultimi tempi il nostro Paese si è visto attaccare sul fronte democratico e solidale, troppe volte l’indifferenza ha permesso che manifestazioni di nostalgia sfociassero in una retorica fascista che ci fa ritornare al periodo più buio della nostra storia recente. L’adesione di Cabrino, che si era presentato come semplice cittadino, a Forza Nuova è una vera e propria presa in giro degli elettori. Il sindaco sapeva di questa ambiguità?”.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/02/10/news/piemonte_parroco_abbandona_la_tonaca_e_diventa_referente_di_forza_nuova-248268473/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

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Perché quando chiamo #berlusconi col suo nome: MAFIOSO, qualcuno teme per quello che posso subire ancora? Ormai la sua mafia mi ha assassinato nel 1990, mi hanno tolto tutto, sprecano anche un proiettile?

Mafia, il boss Graviano: “Mentre ero latitante incontrai Berlusconi a Milano”

Mafia, il boss Graviano: "Mentre ero latitante incontrai Berlusconi a Milano"

Lo rivela in videoconferenza a Reggio Calabria. “Io ho condotto la mia latitanza nel milanese tra shopping in via Montenapoleone e teatri, insomma facevo la bella vita”

di ALESSIA CANDITO

Non solo ha più volte incontrato Silvio Berlusconi, “ma la mia famiglia con lui era in società”. È un fiume in piena il boss Giuseppe Graviano, l’uomo della stagione delle stragi, che per vent’anni si è trincerato dietro il più assoluto silenzio, incassando condanne su condanne. Ascoltato al processo “’Ndrangheta stragista” a Reggio Calabria, “Madre natura” ha aperto la diga e in aula ha parlato in dettaglio dei rapporti che storicamente legano la sua famiglia a Silvio Berlusconi, conosciuto e frequentato dai Graviano ancor prima della sua discesa in campo con Forza Italia.

“Mio nonno materno, Quartanaro Filippo, era una persona abbastanza ricca. Era un grande commerciante di ortofrutta. Venne invitato a investire soldi al nord, perché era in contatto con Silvio Berlusconi”. Una valanga di miliardi da investire nell’immobiliare, con quota di partenza di 20 miliardi raccolta fra diverse famiglie. Un affare in cui anche Giuseppe Graviano entra dopo l’omicidio del padre, che all’avventura milanese – a suo dire – era sempre stato contrario.

“Mio nonno mi disse che era in società con queste persone, mi propose di partecipare pur specificando che mio padre non voleva. Io e mio cugino Salvo abbiamo chiesto un consiglio a Giuseppe e Michele Greco, che mi dissero che qualcuno doveva portare avanti questa situazione e abbiamo deciso di sì. E siamo partiti per Milano. Siamo andati dal signor Berlusconi, mio nonno era seguito da un avvocato di Palermo che era il signor Canzonieri”. Un affare “ufficiale, era tutto legittimo perché – sostiene Graviano, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – mio nonno sosteneva che dovessimo essere scritti”. Almeno loro. Perché dietro c’erano altre famiglie palermitane a titolo di finanziatori.

“Il primo incontro avvenne nell’hotel Quark, nell’83. C’erano Berlusconi, mio nonno e mio cugino Salvatore. Noi affiancavamo mio nonno perché era anziano e dovevamo essere pronti a prendere il suo posto. Siamo andati con questa situazione, di tanto arrivavano un po’ di soldi e mio cugino non li divideva, ma li reinvestiva”. Qualcuno dei vecchi finanziatori nel tempo si è sfilato, ma l’affare – sostiene Graviano – sarebbe andato avanti spedito fino al ‘93

“A dicembre di quell’anno, c’è una nuova riunione a Milano. Io ero latitante dall’84. Mio cugino mi invita a partecipare. Si era arrivati alla conclusione che si dovesse regolarizzare la situazione e far emergere il nome dei finanziatori. Ci siamo incontrati con Berlusconi, con lui c’erano altre persone che non mi sono state presentate. Berlusconi sapeva che ero latitante”. E Graviano lo era da tempo, quasi dieci anni, sebbene – specifica – quel periodo passato a nascondersi non abbia mai implicato particolari privazioni. “Stavo ad Omegna, ma Milano mi serviva per gli incontri e la frequentavo, senza usare particolari precauzioni. Andavo a fare shopping in via Montenapoleone, andavo al cinema e a teatro”.

Ecco perché incontrare Berlusconi – sostiene il boss – non sarebbe stato un problema. “L’idea era di legalizzare la situazione per far emergere i finanziatori nella società immobiliare di Berlusconi in cui c’era mio nonno, che avevano appoggiato mio nonno, perché i loro nomi apparivano solo su una scrittura privata che ha in mano mio cugino”. Del resto, il volume d’affari era ormai imponente. Gli interessi nell’immobiliare riguardavano anche Milano 3, “lì Berlusconi aveva regalato a mio cugino un appartamento, abbiamo fatto anche una cena”.

E stando a quanto racconta il boss, è stato proprio durante uno di questi incontri che il padre padrone di Forza Italia avrebbe annunciato ai Graviano la propria intenzione di lanciarsi in politica. “Io sono a Omegna, lui lo dice a mio cugino Salvo, a cui chiede una mano in Sicilia”. Il boss non lo dice, ma Graviano lo fa capire che quell’aiuto c’è stato. Ma non riesce a non perdere la calma quando parla del “tradimento” di Berlusconi. “Berlusconi fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale e si parlava di abolizione dell’ergastolo mi hanno detto che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose”.

Quasi le stesse parole che Graviano si era fatto scappare in carcere, parlando con Adinolfi. “Berlusconi prese le distanze e fece il traditore” aveva detto all’epoca. Ma oggi va oltre “”Un avvocato di Forza Italia mi disse che stavano cambiando il Codice penale – dice ancora Graviano – e che doveva darmi brutte notizie. Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Mio io cugino Salvo era morto nel frattempo per un tumore al cervello. E nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell’abolizione dell’ergastolo”. Ecco perchè (GLI ACCENTI! IMPARATE GLI ACCENTI! Nota mia.)  “questo mi portò a dire che Berlusconi era un traditore”.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/02/07/news/mafia_il_boss_graviano_mentre_ero_latitante_incontrai_berlusconi_a_milano_-247911898/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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