Leggete tutto. Qui c’è anche la spiegazione della mia morte civile perché dissi NO a un mio coinvolgimento in Forza Italia, che ancora non aveva un nome.

Trattativa Stato-mafia, la requisitoria: “Dell’Utri opzione politica individuata da Riina”

Trattativa Stato-mafia, la requisitoria: "Dell'Utri opzione politica individuata da Riina"

Il pm Tartaglia: “Contatto stabilito dopo gli incendi alla Standa di Catania”. Un pentito parla di un incontro con il boss Santapaola. Di Matteo: “L’intransigenza dell’ex ministro Scotti un ostacolo per la trattativa, ecco perché fu sostituito”. I pm: “Sono stati Mori e De Donno a parlare di trattativa nel 1998″. L’ex senatore in carcere sospende lo sciopero della fame ma rifiuta i farmaci

di SALVO PALAZZOLO

 “FU Marcello Dell’Utri il mediatore delle minacce lanciate da Cosa nostra”, esordisce il pubblico ministero Roberto Tartaglia, nel secondo giorno della requisitoria al processo “Trattativa Stato-mafia”. Nella ricostruzione della procura di Palermo, dopo il delitto dell’eurodeputato dc Salvo Lima, il vertice dell’organizzazione mafiosa sarebbe andato alla ricerca di un nuovo referente politico. “Dell’Utri fu l’opzione politica individuata da Totò Riina in persona”.
L’inizio della requisitoria. “Ecco i rapporti fra i boss e le istituzioni”Così il nome di Dell’Utri torna in primo piano nel processo proprio mentre l’ex senatore è al centro del braccio di ferro politico e mediatico sulla sua richiesta di cure fuori dal carcere. Intanto Dell’Utri ha sospeso lo sciopero della fame nel carcere di Rebibbia, a Roma, dove sta scontando la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ha ripreso a mangiare e bere ma continua a rifiutare le cure mediche. La settimana scorsa il tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute.

“I boss puntarono all’intimidazione, per poi raggiungere il patto”, dice Tartaglia, che cita gli attentati alla Standa di Catania del 1990-91: “Il pentito Malvagna ci ha raccontato che scese un alto dirigente Fininvest per risolvere la questione”. Era Dell’Utri, ha detto un altro pentito, Maurizio Avola, e avrebbe incontrato il capomafia Nitto Santapaola. Sembra confermare questa ricostruzione il boss Totò Riina, intercettato qualche anno fa in carcere: “Lo cercavano… dategli fuoco alla Standa accussì lo metto sotto. Mandò a chiddu, ‘u palermitano, ‘u senatore, quello che poi finì in galera”. Per la procura, è un attendibile racconto in presa diretta di quello che accadde.

Tartaglia, che conduce la requisitoria con i colleghi Di MatteoTeresi Del Bene, cita il racconto del pentito Salvatore Cancemi: “A fine 1991 mi mandò a chiamare, per dire a Vittorio Mangano di farsi da parte”. Spiega il pm: “Non serviva più un rapporto economico, ma altro”. E Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, che da metà degli anni Settanta era stato il garante del “patto di protezione” (come lo chiama la Cassazione che ha condannato Dell’Utri) fra Berlusconi e la mafia, doveva farsi da parte. Per lasciare spazio ad altri.

La procura cita anche il racconto di Pino Lipari, stretto collaboratore del boss Bernardo Provenzano, che al processo Trattativa ha fatto delle dichiarazioni, pur non essendo un collaboratore di giustizia. “Nel primo semestre 1992, Provenzano mi disse che c’era aria di un movimento politico nuovo. Disse pure che l’ideologo di questo movimento sarebbe stato Dell’Utri”.

Nella ricostruzione dell’accusa, la nascita di Forza Italia (che risale ufficialmente al 1994) era già in embrione nei primi mesi del 1992. Tartaglia cita Enzo Cartotto: “Subito dopo il delitto Lima, Dell’Utri mi incaricò di creare dei comitati di partecipazione”. Spiega il pm: “Dell’Utri sosteneva che Lima dovesse essere sostituito con qualcos’altro, anche questo disse a Cartotto. Poi, spiegò che Lima era stato ucciso perché non mantenne la parola”.

Nella requisitoria arrivano le parole del boss Giuseppe Graviano, intercettate in carcere nei mesi scorsi: “Nel 1992 voleva scendere, ma era disturbato dai vecchi… Ci vulissi una bella cosa”. Per la procura, un chiaro riferimento a Berlusconi. In un quadro che nel 1993 era in continua evoluzione: “Cosa nostra puntò inizialmente sul movimento autonomista Sicilia Libera, poi – dice il pm Tartaglia – quelle stesse persone passarono in Forza Italia”.

  • “L’INTRANSIGENZA DEL MINISTRO SCOTTI”

“Ci fu una trattativa politica – dice il pm Nino Di Matteo – tra i vertici del Ros dei carabinieri e i vertici di Cosa nostra. La requisitoria affronta adesso il capitolo riguardante l’allora colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno, che dopo la strage di Capaci avviarono un dialogo segreto con l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

Di Matteo parla della “diffusa omertà istituzionale che ancora oggi ha caratterizzato la ricostruzione di quelle vicende”, e loda “l’intransigenza, il coraggio” di una persona, l’allora ministro dell’Interno Vincenzo Scotti. Nel marzo del ’92, subito dopo l’omicidio di Salvo Lima, denunciò più volte un allarme attentati ad esponenti delle istituzioni parlando di un rischio di ”destabilizzazioni delle istituzioni”, ma l’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti lo giudicò un ”venditore di patacche”. Di Matteo cita in aula le parole pronunciate da Scotti in sua difesa, in parlamento. Disse: “Le gente deve sapere, siamo un Paese di misteri”. Parole importanti, dice Di Matteo. “La linea della fermezza di Scotti era diventato un pericolo per la trattativa. E per questo fu sostituito, con Nicola Mancino“.

  • “LA BUGIA DEL GENERALE SUBRANNI”

“Ma perché – si chiede il pm Di Matteo – i carabinieri del Ros si rivolsero proprio a Vito Ciancimino per intrattenere quel dialogo segreto nel 1992?”. Per la procura, l’allora comandante del Ros Antonio Subranni aveva “rapporti cordiali con Ciancimino sin dalla fine degli anni Settanta”. Di Matteo cita alcuni biglietti ritrovati di recente, nell’archivio del palazzo di giustizia, fra le carte sequestrate a Ciancimino al momento del suo arresto. “Biglietti di saluti e auguri inviati da Subranni all’ex sindaco, nel 1978. Eppure, in aula, l’allora comandante del Reparto Operativo di Palermo Subranni ha negato di avere mai avuto rapporti con Ciancimino. Ancora i biglietti non erano emersi, ha mentito”

  • FU MORI A PARLARE DI TRATTATIVA, NEL 1998″

“Prima ancora dei pentiti e di Massimo Ciancimino, altri hanno parlato di trattativa”. Di Matteo a sorpesa: “Sono stati proprio gli imputati Mori e Donno a lasciarsi sfuggire la parola trattativa durante la loro deposizione al processo per la strage di Firenze. Era il 1998, ancora nessuno aveva parlato di trattativa”. Il pm cita il verbale della deposizione di Mori, il 27 gennaio 1998: “Dissi a Ciancimino, ormai c’è un muro contro muro. Ma non si può parlare con questa gente?”. Per Di Matteo, parole chiarissime: “Ma quale attività investigativa, come si sono sempre difesi i carabinieri. Il comandante di un reparto di eccellenza va da un soggetto che sa in contatto con esponenti di vertice di Cosa nostra e dice quelle cose, per porre fine alle stragi e al muro contro muro. Altro che presunta trattativa – chiosa il pm – altro che pseudo trattativa, altro che patacca trattativa, altro che processo nato dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Furono Mori e De Donno ad utilizzare l’espressione trattativa dopo che era emersa la notizia delle dichiarazioni del pentito Brusca, che nel 1996 aveva parlato del papello di Riina”.

Secondo i pubblici ministeri, all’epoca i due ufficiali parlarono di trattativa “perché

erano sicuri della loro impunità”. I giudici del processo di Firenze scrissero: “Una trattativa ci fu e venne inizialmente impostata con un do ut des. L’iniziativa fu degli uomini delle istituzioni, per far cessare le stragi. Ciancimino fu ritenuto la persona più adatta per far arrivare un messaggio alla Cupola”. Dice Di Matteo: “Si rassegnino certi commentatori. Una sentenza ormai definitiva dice che una trattativa si verificò”.

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

9.8.7.6.5.4.3.2…Okkio che sta per partire l’asina @virginiaraggi che si vanterà anche di questa ennesima cosa fatta dal PD

Regione Lazio, reddito di inclusione “Riesco”, Zingaretti: «Ogni mese 600 euro per 5mila giovani dai 18 ai 29 anni» Ecco come spenderli.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il vicepresidente, Massimiliano Smeriglio, hanno presentato oggi nella sede istituzionale sulla Cristoforo Colombo, Riesco, il reddito di inclusione formativa della Regione Lazio che si pone come obiettivo specifico di rafforzare le opportunità di inserimento occupazionale dei giovani, non coinvolti in attività formative né lavorative, all’interno di percorsi di attivazione. L’iniziativa è rivolta a 5mila persone entro il 2018 per un investimento complessivo di 36 milioni di euro (Fondo Sociale Europeo).

I destinatari sono giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni compiuti, residenti o domiciliati da almeno 6 mesi nel territorio della Regione Lazio, con Isee 2017 (relativa ai redditi 2016) non superiore a 15mila euro, disoccupati, non iscritti a percorsi formativi o scolastici, a percorsi di orientamento e tanto meno all’Università. Giovani che non hanno in corso partecipazioni ad altri progetti e/o iniziative finanziati con il PorLazio Fse 2014-2020 o ad altri programmi di politica attiva del lavoro della Regione Lazio (Garanzia Giovanì).

L’iniziativa verrà attuata tramite la Carta Riesco, che consente di acquistare, attraverso piattaforma informatica, una serie di servizi su 2 cataloghi. Il primo è il Catalogo regionale dei servizi di orientamento alla formazione e al lavoro e dei servizi di formazionè, che comprende percorsi integrati di orientamento e formazione. Il secondo è il Catalogo delle attività di cultura, creatività e cura del sé, costituito da attività che stimolano l’apprendimento, la creatività e la cittadinanza attiva come libri, ingresso a teatro, musei, mostre, altri eventi. La partecipazione ai percorsi offerti nel primo catalogo dà anche diritto a ricevere direttamente sulla Carta un’indennità mensile.

La Carta, rilasciata per conto della Regione Lazio da Poste italiane, ha validità un anno e un plafond complessivo massimo di 7mila e 200 euro, pari mediamente ad 600 euro mensili, di cui 280 da utilizzare per l’acquisto dei percorsi formativi offerti dal primo Catalogo, assegnati sotto forma di buoni per l’acquisto. Si potranno invece utilizzare 120 euro per l’acquisto delle attività culturali previste dal secondo catalogo, assegnati sotto forma di buoni per l’acquisto, 200 euro come indennità di partecipazione, assegnata come disponibilità in denaro e spendibile tramite la Carta.

Il plafond della Carta, in termini di ammontare a disposizione del destinatario di Riesco, si rigenera al termine di ogni mese. Le risorse assegnate saranno corrisposte in proporzione all’impegno nei percorsi formativi, all’aumentare delle ore di formazione corrisponderanno livelli proporzionali di risorse per «attività di cultura, creatività e cura del sé» e a titolo di indennità di partecipazione. I destinatari interessati dovranno candidarsi all’avviso che sarà pubblicato dalla Regione Lazio il 15 dicembre 2017. Sarà possibile, inoltre, presentare le domande di partecipazione a partire dalle ore 9 del giorno 20 dicembre 2017 e fino alle ore 17 del 10 gennaio 2018. Tutte le informazioni saranno disponibili sul sito www.regione.lazio.it/riesco, a partire dal 15 dicembre 2017. Dopo le verifiche di ammissibilità delle candidature, la Regione Lazio pubblicherà sul proprio sito gli elenchi dei destinatari ammessi. I candidati ammessi al progetto riceveranno una prima comunicazione con tutte le informazioni utili e un modulo di conferimento di incarico, da sottoscrivere e restituire, al soggetto che per conto della Regione Lazio gestirà gli aspetti organizzativi di attuazione della carta per facilitare l’accesso ai servizi.

Dopo la restituzione del modulo di conferimento di incarico, riceveranno poi la carta (inattiva) con le relative istruzioni di utilizzo e saranno invitati a presentarsi, per l’attivazione della stessa, presso uno degli sportelli abilitati nel territorio regionale, entro il termine indicato nella comunicazione. Riceveranno, infine, una terza comunicazione con il pin della carta da utilizzare per avviare il proprio Piano individuale.

 

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

Chiedete subito scusa a questa gigantessa della politica e persona specchiata! Ma ve li ricordate i ministri di prima che ci facevano vergognare davanti al mondo?

Maria Elena Boschi e il caso Etruria: “Nessun conflitto, mi usano per coprire i veri scandali”

Parla la sottosegretaria chiamata in causa dal presidente della Consob per gli incontri in cui si parlò dell’istituto aretino: “Abbiamo parlato delle difficoltà del sistema bancario italiano e anche di Etruria, ma non ho mai fatto alcuna pressione”

DI TOMMASO CIRIACO

Maria Elena Boschi, quanti incontri ci sono stati con Vegas, e quando? “Ho incontrato più volte il presidente Vegas. La prima su mia richiesta, poco dopo la mia nomina a ministro, andai a trovarlo in Consob nel marzo 2014 per presentarmi, come capita con i rappresentanti delle istituzioni. In quell’occasione mi invitò a pranzo in un ristorante a Milano, tanto era segreto il nostro incontro”. E poi? “In seguito, l’ho visto altre volte su sua richiesta. Al…

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2017/12/14/news/maria_elena_boschi_e_il_caso_etruria_nessun_conflitto_mi_usano_per_coprire_i_veri_scandali_-184164408/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T2

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter

Mentre al senato il PD approva l’ennnesima legge di civiltà #BioTestamento , al Campidoglio… “Approvata mozione M5S su Ovidio: “No all’esilio, sia riabilitato”… Ne vogliamo parlare di questi dementi totali che hanno assassinato Roma e perdono tempo in CAZZATE?

Campidoglio, approvata la mozione M5S: “No all’esilio, torni Ovidio”

Promotori della causa i generali del movimento, De Vito e Ferrara che hanno chiesto alla sindaca di cancellare la ‘relegatio’ stabilita da Augusto

di GIOVANNA VITALE

Campidoglio, approvata la mozione M5S: "No all'esilio, torni Ovidio"

Una veduta di piazza XX Settembre e la statua di Ovidio a Sulmona (ansa)
 Si sono montati la testa, i consiglieri grillini. Credendosi Cesare Augusto e “rappresentando l’assemblea capitolina idealmente la continuità del Senato e del popolo di Roma”, hanno azionato la macchina del tempo e depositato una mozione che “intende riparare al grave torto subito da Ovidio, procedendo alla revoca del decreto con cui l’imperatore lo aveva mandato in esilio a Tomi”. Mozione approvata nel pomeriggio all’unanimità dall’Assemblea Capitolina. Che ha fatto un regalo di compleanno postumo nel bimillenario della morte, pur essendo il sommo poeta nato a Sulmona.

Dal centro abruzzese è infatti partito l’iter di riabilitazione, che solo la citta d’elezione ha potuto completare mediante ratifica della sentenza di assoluzione emessa sei anni fa in appello da una corte di insigni giuristi, composta dal locale Rotary Club. Il documento è stato approvato dall’Aula che, recita la mozione, rappresenta “idealmente la continuità storica del Senato e del Popolo di Roma” e pertanto si ritiene essere titolata ad esprimersi.

Promotori della nobile causa, i generali 5S De Vito e Ferrara, che hanno chiesto alla sindaca Raggi di cancellare l’ingiusta relegatio. Nella speranza che sia di buon auspicio per quell’altro processo, che il 9 gennaio rischia di spedire in esilio la legittima erede dell’impero.

Condividi
  • Facebook
  • Digg
  • Google Bookmarks
  • Live
  • YahooMyWeb
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Twitter