Quel tentato blitz ad personam già in Ottobre: “A Monza i reati di prostituzione”°°°FLOP!

Quel tentato blitz ad personam
“A Monza i reati di prostituzione”

A ottobre il centrodestra aveva varato in Senato l’ennesima legge per blindare il premier sul caso Ruby e strappare la competenza a Milano. La norma saltata alla Camera dopo le proteste della polizia postale e della Bongiorno

di PIERO COLAPRICO e LIANA MILELLA
ROMA – L’uovo di Colombo. Un magico, salvifico emendamento ad personam per tirar fuori dai guai il Cavaliere spunta anche nel caso Ruby. Ciao ciao a Boccassini, Forno, Sangermano. Addio alla “famigerata” procura di Milano. Benvenuta quella di Monza.

Dove, ipotizzano le menti giuridiche del premier – che tra settembre e ottobre 2010 molto hanno appreso dell’inchiesta in corso su Ruby – non ci potrà essere la stessa acredine verso il premier. Detto fatto.
Quale miglior “uovo” della convenzione di Lanzarote, grande isola delle Canarie? Là nel 2007 è stata firmata un’intesa europea per proteggere i minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. Le leggi di ratifica non hanno mai grande appeal mediatico. Vecchio del 23 marzo 2009, firmato da Frattini, Alfano e Carfagna, il ddl è passato alla Camera il 19 gennaio 2010. Non se lo fila nessuno, ma a ottobre ecco un balzo avanti: l'”uovo di Lanzarote” entra nel lungo elenco delle leggi a misura di Berlusconi. Roberto Centaro, senatore pidiellino, fa una piccola ma significativa modifica: un emendamento che trasferisce i reati di pedopornografia e prostituzione minorile dalla competenza delle grandi procure (le direzioni distrettuali antimafia: e a Milano il capo è Ilda Boccassini) alle piccole procure come Monza (le circondariali).

Centaro sostiene che “Ruby non c’entra niente”. Lo fece, spiega ieri a Repubblica, perché s’accorse che le “procurine” indagavano di più, mentre le grandi erano oberate di lavoro. Fatto sta che quella

modifica di legge viene votata al Senato e s’avvia alla Camera per la conferma. Un paio di mesi ancora e sarebbe stato un po’ meglio per l’indagato Berlusconi. Ma il Pdl non ha fatto i conti con gli investigatori. E non “quelli di Milano”.
Quando la nuova regola è finita sotto gli occhi del capo della polizia postale Domenico Vulpiani è scoppiato il finimondo. Una lettera di fuoco alla presidente della commissione Giustizia della Camera, la finiana Giulia Bongiorno, ha rotto i giochi. Vulpiani mette l’aut aut: “Se spostate la competenza, io smetto di indagare”.
Il Pd s’accorge dello svarione. Idem i futuristi. Un emendamento firmato dalla democratica Donatella Ferranti e dalla relatrice finiana Angela Napoli rimette le cose apposto. Marcia indietro. Ma, nel frattempo, che cos’era successo di concreto? Vediamo alcuni passaggi. Ad agosto, appena cinque giorni dopo l’ultimo interrogatorio in procura, Ruby aveva mandato questo sms a Nicole Minetti: “Amorino ti prego mi manderesti per messaggio il numero di Spinelli o di Gesù Cristo capisci a me: ) Ho bisogno, ho cambiato scheda e il loro numero lo perso!!”. La minorenne non se la sta passando benissimo. Le altre papi-girl parlano tra di loro del “casino della Ruby” e lei invoca il ragionier Giuseppe Spinelli: “Guardi signor Spinelli, io sono veramente nella merda. .. lui mi aveva detto che mi avrebbe aiutato per tutto il periodo. .. ho cercato di chiamare Villa Grazioli, Villa San Martino, non mi risponde”.

Sino al 6 ottobre, quando sono i berlusconiani a cercare Ruby disperatamente. Qualche notizia è trapelata. Vogliono capire che cosa sta accadendo tra la procura milanese e la minorenne che frequentava Arcore. Spunta Luca Risso come accompagnatore di Ruby. La scorta a un appuntamento: “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò, ma è pazzesco! Siamo solo a gennaio 2010 e in mezzo – comunica Risso alla sua fidanzata – ci sono pezzi da 90”. L’interrogatorio vede insieme “Lele, l avv., Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza… lei è su, che si sono fermati un attimino perché siamo alle scene hard con il pr… “. Pr uguale presidente.
Cioè c’è un cioè gigante. I berlusconiani si fanno dire da Ruby il contenuto di un interrogatorio segretato. E poco dopo, il 13 ottobre, la legge fa il balzo avanti in Senato. La frenesia è generale, Ruby il 26 ottobre parla con il padre, gli dice che è uscito “il nome ma non sono riportati né il cognome né niente, riguardo il mio incontro con Berlusconi eccetera hai capito?”.

A Ruby vengono offerti molti quattrini, ce n’è traccia in molte telefonate. Due sono più precise di altre. Il 27 ottobre la legge che modifica la competenza sulla prostituzione passa al Senato – è una coincidenza – e Ruby chiama la “cassa continua” Spinelli. Il tono della ragazza è cambiato: “La situazione sta diventando veramente molto critica, glielo dica in questo momento perché voglio avere notizie il più presto possibile. Salve”.
Il giorno dopo Ruby cambia il telefonino (santa ingenuità) e racconta che Berlusconi l’ha chiamata per dirle “Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago, ti metto tutta in oro ma l’importante è che nascondi il tutto, nascondi il tutto, non dire niente a nessuno”. Questo il quadro cronologico. Centaro comunque non demorde: “Le procure distrettuali sono oberate di mille compiti e li trascurano. Chiederò di ascoltarli, se sbaglio cambierò idea, altrimenti riproporrò pari pari l’emendamento”. Su Ruby e sulle indagini difensive di Niccolò Ghedini adesso però si sa molto di più rispetto all’inizio di ottobre.

(23 gennaio 2011)

ahia

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