Quagliarello, ecco un altro mentecatto: parla di giustizia a bari e lo fanno smettere.

Applausi per farlo smettere: Quagliariello contestato dagli avvocati.

Anche gli applusi oltre ai fischi possono servire ad interrompere, a contestare e a invitare il relatore ad andarsene. E’ successo al senatore del Pdl, Gaetano Quagliariello, intervenuto ai lavori del XXXI Congresso Nazionale degli Avvocati durante la giornata conclusiva al teatro Petruzzelli di Bari. “La riforma della giustizia è la più dolorosa incompiuta della scorsa legislatura”, ha detto il senatore intervenendo con difficoltà dal palco. Secondo Quagliariello “tra le tante cause di disfunzione del sistema giudiziario, c’è il succedersi di provvedimenti legislativi emergenziali”. “A costo di essere additati come difensori dei corrotti – ha aggiunto – abbiamo preteso che dal Parlamento non uscisse una legge purchè sia”. Non c’è stato di diritto – ha detto il senatore del Pdl – se non c’è legalità e lealtà nei rapporti tra cittadini e Stato. Senza stato di diritto non c’è possibilità di ripresa economica. Se vogliamo andare avanti – ha concluso – dobbiamo partire da questo coraggio”. Ai fischi sono seguiti fragorosi applausi che hanno di fatto impedito volutamente a Quagliariello di portare a termine il suo intervento, tranne ringraziare per “l’accoglienza ricevuta”

http://video.repubblica.it/edizione/bari/applausi-per-farlo-smettere-quagliariello-contestato-dagli-avvocati/111797/110193

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Ryanair “Bari città di mafia e San Nicola”. °°°No, ma ci trattano bene anche ‘sti ladroni!

Quando c’era Prodi queste porcherie non se le sognavano nemmeno.

L’increduità dei passeggeri di ritorno da Parigi. Il messaggio di benvenuto tradotto anche in inglese. Una ragazza scrive alla compagnia: “Offesi da una società che per realizzare il suo hub nel capoluogo pugliese percepisce soldi della Regione”. Informato anche il sindaco

Annuncio shock sul volo Ryanair "Bari città di mafia e San Nicola"

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/10/06/news/offese_sul_volo_ryanair-43958371/?ref=HREC1-5

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Aria nuova. Tempi duri anche per i magistrati corrotti dal nano

Bari, il pm Laudati verso il rinvio a giudizio
“Ostacolò l’indagine sulle escort a Berlusconi”

Chiusa l’inchiesta a carico del procuratore capo: ipotesi di reato sono abuso d’ufficio e favoreggiamento. La vicenda ruota intorno al ruolo di “procacciatore” di Tarantini ed era nata da uno scontro tra i magistrati del capoluogo regionale.

“Escort, favorì Berlusconi”
chiuse le indagini su Laudati

L’inchiesta di Lecce sulla gestione del caso delle donne a pagamento portate da Tarantini nelle residenze dell’ex premier. Il procuratore capo di Bari accusato di aver ‘ostacolato’ le indagini, verso la richiesta di rinvio a giudizio. Indagato anche il suo ex sostituto Scelsi, che aveva in mano l’inchiesta

"Escort, favorì Berlusconi" chiuse le indagini su LaudatiAntonio Laudati

La procura di Lecce ha chiuso le indagini sui veleni che hanno inquinato il Palagiustizia di Bari nel 2011, accusando formalmente di abuso d’ufficio e favoreggiamento personale il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. L’ipotesi di abuso d’ufficio è contestata anche all’allora pm (ora alla Procura generale di Bari), Giuseppe Scelsi, titolare del fascicolo sulle escort di Gianpaolo  Tarantini e principale accusatore di Laudati.

Nella chiusura delle indagini, notificata anche a quattro giornalisti pugliesi accusati di diffamazione, un’ampia parte è dedicata alla posizione di Laudati che, secondo il capo della procura salentina, Cataldo Motta e il suo aggiunto, Antonio De Donno, avrebbe “intenzionalmente arrecato ingiusto danno ai magistrati Giuseppe Scelsi e Desirée Digeronimo”, istituendo una squadra di polizia giudiziaria scelta all’interno della guardia di finanza, e incaricando la più nota “aliquota” di indagare (sotto la sua diretta supervisione) sulle “modalità di conduzione delle indagini sulla sanità pubblica pugliese”, svolte da Scelsi e Digeronimo.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/09/25/news/escort_favor_berlusconi_chiuse_le_indagini_su_laudati-43266809/?ref=HREC1-4

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Berlusconi indagato dai pm di Bari. “Fece mentire Tarantini sulle escort”°°°Poverino, ma chi ci crede?

Mumble… mumble… Berlusconi, avete detto? Beh, allora è il minimo. Lui è un vecchio ragazzaccio che si diverte a fare piccole marachelle: rubare, corrompere, minacciare, creare dossier fasulli, comprare testimoni, sputtanare chi non gli è complice, etc. Sì, allora è evidente che i Pm hanno visto giusto. E magari hanno anche le prove.

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“La Procura di Roma sta per trasmettere gli atti su Tarantini a Bari”

L’AdnKronos rivela: “La Procura di Roma
sta per trasmettere gli atti su Tarantini a Bari”

Secondo l’agenzia di stampa da piazzale Clodio il fascicolo sarà trasmesso a Bari. Ma qui potrebbe profilarsi una connessione con l’inchiesta su Laudati aperta a Lecce. E ancora non si sa se i magistrati di Napoli ricorreranno in Cassazione per riportare le indagini nel capoluogo partenopeo.

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Una buona notizia che ci rende più civili

Assistenza legale gratuita
per i migranti in fuga dalle guerre

La decisione dell’ordine dei avvocati di Bari, che aiuteranno i migranti nelle pratiche per la richiesta dei permessi di soggiorno per motivi umanitari

Assistenza legale gratuita per i migranti in fuga dalle guerre

Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari ha deciso di ammettere, “in via provvisoria, al patrocinio a spese dello Stato”, i cittadini stranieri “provenienti dalla Libia, quand’anche non libici” affinché “possano provare in sede giudiziaria e con le garanzie che il processo assicura, il loro eventuale diritto alla protezione internazionale”.

La decisione – si legge nella delibera del Consiglio dell’Ordine forense – è stata presa anche dopo le richieste, apparse sulla stampa locale, relative ad un più attivo coinvolgimento dell’avvocatura nella tutela dei diritti dei cittadini extracomunitari “in fuga dai teatri di guerra e, in particolare, dalla Libia”.

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L’ex sindaco ladro di Bari, ora ovviamente parlamentare del Pdl, cerca zoccole per la sera.

Alla Camera consulta le foto delle escort
L’ex sindaco di Bari: «Che male c’è?»

Simeone Di Cagno Abbrescia risponde: è una goliardata
Ma è stato beccato da Oggi durante la sfiducia a Bondi

BARI – «In un momento di stanca del dibattito, ci siamo distratti scambiandoci l’iPad. Non ne facciamo un dramma, era una goliardata». Il parlamentare barese del Pdl, colto dagli obiettivi dei fotografi di Oggi.it a navigare su siti di accompagnatrici, durante il dibattito sulla sfiducia al ministro Bondi, alla Camera, non si sente in imbarazzo. L’ultraquarantenne (in realtà di anni ne ha più di sessanta) beccato dal settimanale, è l’ex sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia, come ai visitatori baresi del sito di Oggi non era sfuggito. È lui stesso a confermarlo. Senza sentire il bisogno di troppe giustificazioni.

Simeone Di cagno Abbrescia fotografato da Oggi alla Camera dei deputati
Simeone Di cagno Abbrescia fotografato da Oggi alla Camera dei deputati

LA SPIEGAZIONE - «In certi momenti bisogna stare in aula anche se il dibattito non è avvincente – dice – di solito uso l’iPad per informarmi, leggere le agenzie. Ma può capitare di soffermarsi su una di quelle immagini diciamo porno che ogni tanto compaiono. Ora tutti fanno i casti, ma ce n’è di gente che le escort le frequenta, non le guarda su internet. E le vicende del Rubygate hanno incuriosito tutti, è inutile negarlo». Nessuna tentazione, al di là delle digressioni telematiche, invece, per il tre volte sposo Di Cagno Abbrescia. «La mia era solo curiosità, non ho mai cercato la compagnia di professioniste. Del resto ho sempre avuto donne giovani».

Adriana Logroscino

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Buonanotte a tutti!

CON  UNA BUONA NOTIZIA: ECCO  CHI PARLA DI GIUDICI POLITICIZZATI: I

DELINQUENTI!

Bari, Fitto e Angelucci rinviati a giudizio

il capo di imputazione è corruzione

Il ministro per gli Affari regionali e l’imprenditore romano saranno processati. Tra le accuse quella del versamento di 500mila euro ricevute dall’uomo d’affari

costituzione-Demolitori

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Tanto fumo, pochi arresti

L’indagine di Bari

Il pusher smentisce Tarantini:

in Sardegna mezzo chilo di coca

Isolamento in carcere, domani l’udienza

Da uno dei nostri inviati Fiorenza Sarzanini (Corriere.it)

Alpini

BARI — C’era almeno mezzo chi­lo di cocaina nella cassaforte di Gianpaolo Tarantini durante la va­canza in Sardegna. A smentire l’im­prenditore, che aveva parlato di «50, 70 grammi» è stato Nico, il «pusher», durante un interrogato­rio avvenuto qualche giorno fa. Su­bito dopo i pubblici ministeri han­no firmato il provvedimento di fer­mo contro l’imprenditore finito in manette venerdì mattina subito do­po essere atterrato a Bari con un ae­reo proveniente da Roma. Gli con­testano le bugie raccontate, ma lo accusano anche di voler «inquina­re le prove avvicinando testimoni e rilasciando alla stampa dichiara­zioni allarmistiche». Tarantini rimane in isolamento in carcere e attende l’udienza da­vanti al giudice che è stata fissata per domani mattina. «È tranquillo, combattivo — assicura il suo avvo­cato Nicola Quaranta — certo di po­ter dimostrare di aver sempre avu­to una condotta leale e collaborati­va con i magistrati».
E poi torna a smentire che il suo cliente avesse intenzione di lasciare l’Italia. «Non è vero che volessi andare in Tuni­sia o altrove», fa sapere Tarantini attraverso il legale. Una tesi che l’ac­cusa cercherà di smontare deposi­tando la relazione della Guardia di Finanza in cui si parla «della vacan­za che dal 25 al 31 maggio scorso l’imprenditore ha fatto con la mo­glie e le due figlie in un villaggio turistico di Djerba e della sua inten­zione di voler trasferire nel Paese nordafricano il centro logistico del­le sue attività». Il documento elenca anche le di­chiarazioni rilasciate alla stampa da Tarantini e in particolare cita quella in cui manifestò «timore per la mia vita e per quella dei miei fa­miliari ». Secondo gli investigatori in questo modo «l’indagato voleva attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla propria persona e poi inquinare le prove», cercando di convincere testimoni e coindaga­ti a modificare le affermazioni già rilasciate davanti agli inquirenti. Elemento forte dell’accusa è an­che il verbale di uno dei suoi due fornitori di fiducia, Nico. Il 27 lu­glio raccontò al magistrato di aver acquistato in diverse circostanze a Bari e portato in Sardegna «50-70 grammi di cocaina ed un quantitati­vo inferiore di Md», droga sinteti­ca che ha lo stesso effetto dell’ec­stasy. I finanzieri non hanno mai creduto a questa tesi, anche perché le intercettazioni telefoniche evi­denziavano come gli abitanti della villa rifornissero abbondantemen­te tutti gli ospiti. E qualche giorno fa il «pusher» ha confermato: «Io gli diedi almeno mezzo chilo di co­caina ».

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Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini

Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri

La seconda regola è banalizzare. E poi c’è la campagna di discredito contro la ,

Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini

al varietà delle contraddizioni

di GIUSEPPE D’AVANZO

Ghedini e Berlusconi in Parlamento
ghedib

asini

Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla. Il “regalo” del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D’Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall’Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell’informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a

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