NON LASCIAMOLI SOLI! Ingroia, Scelsi e gli altri 400 magistrati: lettera al Csm in difesa di Scarpinato

L’iniziativa del pm di Modena Imperato e dei giudici di Trani e Vicenza Messina e Bertotti dopo la pratica aperta dal Csm per l’intervento del pg di Caltanissetta alla commemorazione di via D’Amelio. “Scarpinato ci ha ricordato la coscienza, il coraggio, l’impegno per la giustizia e la verità di Borsellino”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/08/ingroia-scelsi-e-altri-400-magistrati-lettera-al-csm-in-difesa-di-scarpinato/320120/

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Non lasciamo soli Ingroia e Scarpinato, la mafia si è scatenata anche dentro il CSM.

Scarpinato, la famiglia Borsellino: “Sdegno per pratica Csm”. Anm: “Sorpresa”

La vedova del giudice ucciso: “Condivido ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. E i fratelli: “ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d’Italia a Palermo”. L’associazione dei magistrati: “Discorso manifestazione di libero pensiero”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/26/caso-scarpinato-famiglia-borsellino-sdegno-per-pratica-csm-anm-sorpresa/306503/

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Csm apre pratica su pg Scarpinato per lettera a Borsellino

Ecco come stiamo messi, con anche il CSM pieno di magistrati piduisti e corrotti dal mafionano. Finirà tutto in una bolla di sapone, ma certo che è una vergogna impresentabile e ancora una volta il mondo intero diffiderà di noi e ci riderà in faccia. Non sono tenuti a sapere che il 50% dei togati sono dei culi venduti. Questa è l’immagine ridicola e schifosa che diamo: gli eroi sotto inchiesta e i delinquenti liberi di continuare a spassarsela e a fare affari e… addirittura a inficiare la politica.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/25/csm-apre-pratica-su-pg-scarpinato-per-lettera-a-borsellino/305427/

In una lettera rivolta al giudice ucciso per il ventennale della strage di via D’Amelio, il magistrato aveva definito “imbarazzante” partecipare alle cerimonie ufficiali per le stragi per la presenza “talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità”, di “personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione” dei valori di giustizia e di legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere

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Il Pdl, nota associazione a delinquere, fa di tutto per sfasciare la giustizia e far arrivare a prescrizione il boss.

Il Csm boccia la responsabilità civile dei giudici: “Rischio di condizionamento”

Solo tre consiglieri del centrodestra votano a favore dell’emendamento passato a sorpresa alla Camera il 2 febbraio. “Il sistema a rischio di implosione, non è vero che ce lo chiede l’Europa”"

Il deputato leghista Gianluca Pini

Il plenum del Csm ha bocciato con un parere l’emendamento in tema di responsabilità civile del magistrato: 19 i voti a favore, un astenuto e tre contrari. L’emendamento era stato approvato a sorpresa alla Camera il 2 febbraio. A presentarlo era stato il leghista Gianluca Pini. I tre voti contrari – quindi favorevoli alla norma sulla responsabilità – sono stati espressi dai laici del pdl Nicolò Zanon eBartolomeo Romano e della Lega Ettore Albertoni. L’altro laico del Pdl, Annibale Marini, ha votato con la maggioranza, come ha fatto pure il vice presidente del Csm Michele Vietti.

A preoccupare il Csm è soprattutto l’introduzione della possibilità di agire direttamente nei confronti del magistrato da parte di chi si sente danneggiato dalla sua decisione, invece che verso lo Stato come prevede attualmente la normativa. “Il magistrato, destinato a scegliere tra tesi contrapposte, potrebbe essere condizionato e influenzato in tale scelta e portato a preferire la soluzione che lo possa meglio preservare dal rischio dell’esercizio dell’azione diretta”, piuttosto che quella “maggiormente conforme a giustizia”, avvertono i consiglieri.

Questo aspetto, sottolinea Csm, rende l’Italia unica, visto che “in nessun paese europeo è prevista la possibilità indiscriminata di intraprendere un’azione diretta per responsabilità civile del giudice”, cosa che espone “il sistema al rischio di implosione”.  C’è infatti il rischio che le parti, “attraverso l’esercizio immediato e diretto dell’azione nei confronti del magistrato, possano costringere il giudice non gradito all’astensione ovvero, possano, indirettamente, scegliersi il proprio giudice”.

Peraltro, sostiene l’organo di autogoverno dei magistrati, non è affatto vero che l’Europa ci chiede di modificare le nostre attuali regole: “Non può in alcun caso addursi la normativa comunitaria e la giurisprudenza della Corte a sostegno della necessità di modificare il regime di responsabilità del giudice nazionale”. Anche perché “i limiti previsti dalla legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati sono conformi alla legislazione degli altri paesi europei”.

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Smontata anche la bufala dei “giudici comunisti”: sono gli unici per bene. Il marcio sta a destra anche lì.

La sfango col fango

Quando emergono nuove prove in grado di ribaltare sentenze anche definitive, è prevista la revisione del processo (vedi strage di via d’Amelio). Purtroppo nulla di simile avviene per le sentenze del Csm, che in questi anni si è distinto nel colpire i magistrati perbene che tentavano di fare pulizia nella cloaca che collega Puglia, Basilicata, Calabria e Campania.

Un pozzo nero fatto di ruberie di fondi pubblici (soprattutto europei), assunzioni clientelari, lobby cricche e logge spurie, servizi deviati, poliziotti infedeli, scambi di favori fra malapolitica, malagiustizia e malaimpresa. Un sistema trasversale di finanziamento occulto dei partiti cresciuto e ingrassato al riparo dai riflettori, visto che l’informazione è molto distratta sugli scandali del profondo Sud.

In questo sistema si erano imbattuti alcuni magistrati coraggiosi a Potenza, Catanzaro, Salerno, perlopiù giovani, magari un po’ ingenui, non ancora formattati alla

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La Boccassini li fa cagare tutti in mano, compreso un venduto del CSM. E Sallusti delira.

Perquisizioni in sede romana ‘Giornale’
Indagato consigliere Csm Brigandì

Carabinieri anche nell’abitazione della giornalista del quotidiano Anna Maria Greco. Il direttore Alessandro Sallusti: “Per l’ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale”

Perquisizioni in sede romana 'Giornale' Indagato consigliere Csm Brigandì   Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Bocassini

ROMA - Dopo la pubblicazione da parte de Il Giornale di un vecchio dossier, risalente agli anni ’80 e poi archiviato che riguardava l’ex pm di Milano Ilda Boccassini, oggi procuratore aggiunto, Matteo Brigandì, membro laico del Consiglio superiore, è stato accusato di abuso d’ufficio per aver passato al quotidiano 1 le carte riservate. Il consigliere laico della Lega al Csm, che rischia di essere sospeso dalla carica, è stato quindi iscritto nel registro degli indagati per il reato di abuso d’ufficio (art. 323 cp) dalla procura di Roma. I carabinieri hanno apposto i sigilli al suo ufficio al Csm.

Nell’ambito della stessa inchiesta in mattinata il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina l’indagine, ha ordinato una serie di perquisizioni nella redazione romana del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e nell’abitazione della giornalista Anna Maria Greco. L’indagine a carico di Brigandì è partita da una denuncia da parte dello stesso Consiglio superiore della magistratura dopo la rivelazione di Repubblica 2 del 28 gennaio, che sosteneva come il consigliere avesse preteso gli fosse consegnato, per documentarsi, il vecchio fascicolo della disciplinare su Ilda Boccassini.

Per

la redazione del quotidiano di via Negri si tratta di “Un nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla libertà di informazione e al Giornale in particolare – si legge in una nota – dopo le perquisizioni di pochi mesi fa al direttore, Alessandro Sallusti, al vicedirettore, Nicola Porro, e alla redazione milanese del quotidiano per l’affaire Marcegaglia”. A disporre le perquisizioni nell’abitazione romana della giornalista Anna Maria Greco e nella sede del quotidiano sarebbe stata, secondo quanto ha inizialmente denunciato la direzione de Il Giornale, il pubblico ministero Silvia Sereni per la presunta violazione dell’articolo 323 del codice penale, quello relativo all’abuso d’ufficio.

All’origine ci sarebbe l’articolo sul procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini dal titolo “La doppia morale di Bocassini” in cui si ricordava come nel 1982 il magistrato fu “sorpresa in atteggiamenti amorosi” con un giornalista di Lotta Continua. “Davanti al Csm – riferiva l’articolo – si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore – si sottolineava – ma allora parlò di ‘tutela della sfera personale’”.

L’accusa più grave è però quella che ha portato a indagare per abuso d’ufficio il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì. E’ in relazione a quest’inchiesta che è stata eseguita la perquisizione nell’abitazione della cronista de Il Giornale. In base a quanto si è appreso a piazzale Clodio l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Secondo l’accusa, come aveva rivelato Repubblica il 28 gennaio, Brigandì avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini. “Non ne so nulla, e quindi non ho niente da dire”, ha detto oggi il consigliere Brigandì (Lega Nord).

Giorni fa il consigliere aveva già smentito di aver dato a Il Giornale gli atti del procedimento disciplinare sul pm di Milano. “Ovviamente non sono stato io” aveva detto la scorsa settimana proprio dopo la denuncia di Repubblica 3. “Se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili”, aveva detto Brigandì. “Ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d’ora e poi ho restituito”, aveva precisato Brigandì, che poi aveva annunciato di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di “far luce” sulla vicenda.

Secondo il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, queste perquisizioni dimostrano come “per l’ennesima volta la casta dei magistrati abbia mostrato il suo volto violento e illiberale”. Sallusti ha aggiunto che “la perquisizione nell’abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell’articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi”.

La giornalista Anna Maria Greco il 30 gennaio aveva scritto un altro articolo in cui si dava conto dei risarcimenti ai cittadini vittime di ingiusta detenzione o di errori giudiziari negli ultimi 10 anni e si sottolineava come nello stesso periodo le sanzioni per le toghe fossero state solo una decina: “il Csm – scriveva la giornalista – fa da scudo alla Casta”.

(01 febbraio 2011)

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Ruby, le stronzate FALSE di maroni in aula, SMENTITE dalla PM dei Minori Anna Maria Fiorillo

Ruby, pm minori contro Maroni: «Non dice il vero, andrò al Csm»

Il Pm dei Minori Anna Maria Fiorillo si rivolgerà al Csm «in quanto le parole del ministro Maroni che sembrano in accordo con quelle del procuratore Bruti Liberati non corrispondono a quella che è la mia diretta e personale conoscenza del caso». Il Pm è lo stesso magistrato che si occupò quella notte della vicenda della marocchina Ruby, portata in questura.

GIUSTIZIA E LEGALITA’ CALPESTATE «Io non dico più niente e parlerò eventualmente dopo, quando il Csm sarà intervenuto. Ma penso che sia importante il rispetto delle istituzioni e della legalità, cose a cui ho dedicato la mia vita e in cui credo profondamente. proprio per questo, quando vedo calpestate rispetto, legalità e giustizia parlo, perchè altrimenti non potrei più guardarmi allo specchio». Così il pm dei minori di Milano, Anna Maria Fiorillo, spiega, ma senza entrare nel merito delle dinamiche, la sua decisione di ricorrere al Csm per quel che riguarda la ricostruzione dell’affidamento di Ruby da parte del ministro dell’Interno, Roberto Maroni e del procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Ricostruzione che, «per la conoscenza personale del caso» Anna Maria Fiorillo contesta.

MARONI E BRUTI LIBERATI TORNANO DA UN FESTINO DI  HARDCORE.

festini-invernali

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I finiani praticamente hanno guidato per 16 anni con una benda sugli occhi e solo ora si…

… accorti dei milioni di morti che hanno provocato sulle strade e sui marciapiedi? Mah…

Giustizia, stop dei finiani alla riforma
‘No su Csm, poteri del ministro e polizia’

Giulia Bongiorno illustra le “forti perplessità” di Fli sullla composizione a maggioranza laica del Csm, le prerogative del guardasiglli e la nuova collocazione della giudiziaria, non più alle dirette dipendenze della magistratura.
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/21/news/giustizia_fli-8309490/?ref=HREA-1

SVEGLIA, FINIIIIIIIIIII!!!

fini-tonto

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