Salute e grano! I magistrati pronti alla rivolta “Serve uno sciopero immediato”

Sulle mailing list delle toghe parte l’offensiva contro il governo.  Il procuratore aggiunto di Milano Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali” di LIANA MILELLA

I magistrati pronti alla rivolta "Serve uno sciopero immediato"

ROMA - Assicurano che lo ufficializzeranno a tempo debito, ma già se lo dicono tra loro. Anche al vertice dell’Anm: “Se questi vanno avanti, altro che sciopero faremo”. E la magica parola, sciopero, corre nelle mailing list delle toghe per un intero pomeriggio, rimpalla nelle telefonate, assieme all’ormai famoso, forse abusato, ma pur sempre valido slogan “se non ora, quando?”. Per dirla con il pm di Milano Armando Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali…”
Le prime fondate indiscrezioni sulla riforma costituzionale della giustizia compaiono su Repubblica.

Trapela la minaccia di una norma transitoria che farebbe entrare in vigore subito parti definite “devastanti” dai giudici, come il ridimensionamento del Csm, l’autonomia della polizia giudiziaria, il nuovo potere della difesa nei processi. L’esistenza di tal norma non viene ufficialmente smentita per tutta la domenica. Si scatena l’allarme, parte il tam tam della voglia di reagire, di non essere schiacciati da una riforma che subito il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ribattezza “la controriforma”. Quella che, negli scambi di messaggi sul web, fa dire a un’autorevole toga di Magistratura democratica: “L’Anm dovrebbe deliberare immediatamente uno sciopero”.

L’accelerazione sul ddl costituzionale produce uno shock. Cui non può che seguire la necessità di un’immediata e forte reazione. Spataro parla a RaiNews24, ribadisce che “nessuna delle riforme annunciate serve per far funzionare la giustizia e per rispondere agli interessi dei cittadini”. Poi, a sera, invia in rete il suo messaggio. Cita Gustavo Zagrebelsky: “Ciò che viene presentato come il “nuovo costituzionale” difficilmente potrebbe fregiarsi del titolo di disegno costituzionale organico. Siamo a un bivio: o questa china, o la difesa e la rivitalizzazione della Costituzione che abbiamo. Ognuno… faccia la sua scelta”. Spataro, già protagonista di una lettera appello a Napolitano, chiede all’Anm “una risposta in tempi rapidi che non consista nell’ennesimo, per quanto ottimo e condivisibile, comunicato stampa”. Aggiunge che questa “non è una messa in mora”, ma la richiesta di “una mossa epocale a una riforma epocale”.

Non c’è ancora un testo ufficiale, è vero, ma le anticipazioni disegnano un ddl che riscriverà tutto il capitolo della Costituzione sulla magistratura. Scrive il magistrato di Trani Francesco Messina: “Se dovesse passare la devastazione della giustizia che si legge sui giornali, non saranno pochi coloro che penseranno seriamente di cambiare lavoro. Ritengo che nessuno di noi abbia studiato e agito, mirando al modello di magistrato che si vorrebbe imporre”. Chi vuole cambiare le regole “avrà il problema di trovare altre persone disponibili”. E l’annuncio di una possibile fuga, l’ammissione che se il cambiamento delle regole sarà proprio quello, molti magistrati potrebbero anche decidere di lasciare la toga e cambiare mestiere.

Non è più tempo di “cincischiare”, né di “sfogliare margheritine”. È tempo di reagire. Il magistrato di Bologna Marco Imperato ricorda il suo appello con 137 adesioni in cui chiedeva all’Anm di sbarcare su Facebook proprio per contrastare i quotidiani attacchi di Berlusconi e aprirsi alla gente. Ma riconosce anche che la minaccia della riforma non è, né potrebbe, essere immediata. Ben che vada, se essa dovesse effettivamente andare avanti, se il governo arriverà fino al termine della legislatura, se ne parla tra due anni. Questo spinge alcuni, anche nell’Anm, ad avere un tono più meditativo. “Facciamo uno sciopero. Bene. E poi? Ne rifacciamo uno a ogni passaggio parlamentare? I nostri passi devono essere più attenti e tenere conto che Berlusconi, mentre tenta in tutti i modi di liberarsi dei suoi processi, ora gioca a fare lo statista. Gliel’avrà consigliata Ferrara ‘sta storia delle riforme epocali”. Attendere? Interrogarsi? Prevale l’input a lanciare subito un segnale forte per dire “fermatevi, lasciate la Costituzione com’è, non fate prevalere la voglia di dare una lezione ai giudici”.

°°° Le faine che vogliono fare le leggi sulle galline. Siamo al delirio totale!

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Siamo al delirio totale! Festa nazionale della lega in lomnbardia (minuscolo).

La festa del Carroccio

Feste e buoi dei paesi tuoi. Finirà proprio così, ciascuno con la sua festa, le sue ghirlande e i suoi colori. La Lega, che sente sulla propria pelle il dolore insopportabile di destinare il prossimo 17 marzo a festa dell’unità d’Italia, e vive il dramma, la disperazione di vedere i padani a braccia incrociate quando la crisi economica suggerirebbe invece di “lavurà” tantissimo, ha appena ottenuto dal consiglio regionale lombardo di festeggiare lo statuto della Regione e innalzare la bandiera il 29 maggio. E’ il giorno della battaglia di Legnano “dunque la festa del Carroccio che per noi è una data importante”, ha spiegato Stefano Galli, capogruppo al consiglio regionale

Nella funzione propria di partito-Stato la Lega sovrappone il suo vessillo a quello delle istituzioni e riduce la bandiera, in questo caso della Regione Lombardia, a stemma di partito, conducendo lo Stato dentro di sè. Festeggiare l’Italia una volta ogni cinquant’anni è una disgrazia. Mentre ricordare il Carroccio nella terra natìa, innalzare la bandiera che, secondo le ultime notizie, avrà anche la croce di San Giorgio, chiudendo ogni anno per un giorno fabbriche, scuole e uffici è atto sentito e conseguente al principio – supponiamo – che chi comanda impone i suoi eroi.

lega.lo

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Silviooo! Ma quale complotto? Ormai sei al delirio totale.

Berlusconi, la teoria del complotto
primo passo verso la campagna elettorale

Una filastrocca per giocare la carta dell’emergenza. Gli eventi messi in fila da Frattini per gridare alla cospirazione non hanno alcun punto di contatto, nessuna coerenza

di GIUSEPPE D’AVANZO

Berlusconi, la teoria del complotto primo passo verso la campagna elettorale

Un complotto contro l’Italia, dunque. Il governo condivide la preoccupazione di Franco Frattini che esista una cospirazione, “una strategia diretta a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale”. L’aggressione al nostro Paese, sostiene il ministro degli Esteri, si alimenta enfatizzando quattro crisi.

La tragedia delle tremila tonnellate di rifiuti che soffocano Napoli; il crollo della Domus dei Gladiatorii a Pompei; le investigazioni (fondi neri?) negli affari di Finmeccanica, il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia, tra i primi dieci player nel mondo per Aerospazio, Difesa e Sicurezza; le rilevazioni che Wikileaks si prepara a diffondere, cablogrammi diplomatici con accuse di corruzione, 2,7 milioni di e-mail che il Dipartimento di Stato americano ha scambiato con le rappresentanze diplomatiche nel mondo: conterrebbero “imbarazzanti commenti” su diplomatici e leader mondiali, ce ne sarebbe anche per il nostro Paese e per i nostri leader.

Gli eventi messi in fila da Frattini per gridare alla cospirazione non hanno alcun punto di contatto, nessuna coerenza. Anche a forzarne la lettura non possono “far sistema” e sistematico è sempre un complotto. È difficile sovrapporre o accostare l’archeologia ai rifiuti o i rifiuti ai sistemi di difesa, se si vuole stare ai fatti. Più agevole forse scorgere dei nessi ipotetici tra Finmeccanica e Wikileaks, tra il lavoro nel mondo del gruppo industriale e l’attività corruttiva che il sito di Julian Assange svelerànelle prossime due settimane.

Per farla corta, il complotto contro l’Italia denunciato da Frattini è troppo elaborato e, si sa, tanto più è

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