La “famigghia” Berlusconi: altri nodi al pettine

Unipol, un indagato rivela come la registrazione segreta finì poi sul “Giornale”
L’allora leader Ds diceva a Consorte: “Allora, abbiamo una banca?”
Così il nastro di Fassino fu dato a Berlusconi

E il Cavaliere disse: “La famiglia ve ne sarà grata per l’eternità”

di EMILIO RANDACIO

ANCORA UNA VOLTA  BECCATO  COL SORCIO IN BOCCA

b-osso

MILANO – “Signor presidente, ora le faccio sentire un’intercettazione…”. Silvio Berlusconi, la mattina del 24 dicembre del 2005, è seduto sulla poltrona del salotto principale di Arcore. Un albero di Natale bianco addobbato per le feste illumina la stanza. Il premier appare particolarmente provato, o almeno così lo descrive, mettendo a verbale la ricostruzione dei fatti, una delle persone che ha organizzato l’incontro. Sono le sette e mezzo del mattino. Il premier, con gli occhi semichiusi, avverte i suoi interlocutori: “Abbiamo mezz’ora, poi ho un appuntamento con don Verzè (il fondatore dell’ospedale San Raffaele, ndr)”. A Roberto Raffaelli, l’ex amministratore dell’azienda di intercettazioni telefoniche “Rcs-Research control system”, basta poco per spiegare il motivo della sua visita. Con l’aiuto di un computer, Raffaelli fa

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