“Ha fatto anche cose buone”? Quando? A Piazzale Loreto.

20 gennaio ’27, il governo fascista emana la legge che riduce i salari delle donne della metà rispetto agli uomini – Ilaria Romeo

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Per la serie “hanno fatto anche cose buone”, il 20 gennaio del 1927, con un decreto legge, il Governo italiano interviene sui salari delle donne riducendoli alla metà rispetto alle corrispondenti retribuzioni degli uomini.

Del resto avrebbe scritto qualche anno dopo Ferdinando Loffredo nella sua Politica della famiglia (1938): “La indiscutibile minore intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia, quanto più onestamente intesa, cioè quanto maggiore sia la serietà del marito […] La conseguenza dell’emancipazione culturale – anche nella cultura universitaria – porta a che sia impossibile che le idee acquisite permangano se la donna non trova un marito assai più colto di lei . […] deve diventare oggetto di disapprovazione, la donna che lascia le pareti domestiche per recarsi al lavoro, che in promiscuità con l’uomo gira per le strade, sui tram, sugli autobus, vive nelle officine e negli uffici […] Il lavoro femminile […] crea nel contempo due danni: la «mascolinizzazione» della donna e l’aumento della disoccupazione maschile. La donna che lavora si avvia alla sterilità; perde la fiducia nell’uomo; concorre sempre di più ad elevare il tenore di vita delle varie classi sociali; considera la maternità come un impedimento, un ostacolo, una catena; se sposa difficilmente riesce ad andare d’accordo col marito […]; concorre alla corruzione dei costumi; in sintesi, inquina la vita della stirpe”.

Diceva similmente Benito Mussolini su Il Popolo d’Italia del 31 agosto 1934 : “L’esodo delle donne dal campo di lavoro avrebbe senza dubbio una ripercussione economica su molte famiglie, ma una legione di uomini solleverebbe la fronte umiliata e un numero centuplicato di famiglie nuove entrerebbero di colpo nella vita nazionale. Bisogna convincersi che lo stesso lavoro che causa nella donna la perdita degli attributi generativi, porta all’uomo una fortissima virilità fisica e morale”.

La donna, dunque – per il bene della Patria! – deve essere collocata in casa, a fare figli.

La prima offensiva al lavoro femminile del Regime si avrà nell’insegnamento.

Con il Regio Decreto 2480 del 9 dicembre 1926 le donne saranno escluse dalle cattedre di lettere e filosofia nei licei, verranno tolte loro alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie, si vieterà loro di essere nominate dirigenti o presidi di istituto (già il Regio Decreto 1054 del 6 maggio – Riforma Gentile –  vietava alle donne la direzione delle scuole medie e secondarie.  Per estirpare il male veramente alla radice, saranno raddoppiate le tasse scolastiche alle studentesse, scoraggiando così le famiglie a farle studiare).

Una legge del 1934 (legge 221) limiterà notevolmente le assunzioni femminili, stabilendo sin dai bandi di concorso l’esclusione delle donne o riservando loro pochi posti, mentre un decreto legge del 5 settembre 1938 fisserà un limite del 10% all’impiego di personale femminile negli uffici pubblici e privati.

L’anno successivo, il Regio Decreto n. 989/1939 preciserà addirittura quali impieghi statali potessero essere alle donne assegnati: servizi di dattilografia, telefonia, stenografia, servizi di raccolta e prima elaborazione di dati statistici; servizi di formazione e tenuta di schedari; servizi di lavorazione, stamperia, verifica, classificazione, contazione e controllo dei biglietti di Stato e di banca, servizi di biblioteca e di segreteria dei Regi istituti medi di istruzione classica e magistrale; servizi delle addette a speciali lavorazioni presso la Regia zecca. L’articolo 4 della stessa legge, suggerirà altri impieghi “particolarmente adatti” alle donne: annunciatrici addette alle stazioni radiofoniche; cassiere (limitatamente alle aziende con meno di 10 impiegati); addette alla vendita di articoli di abbigliamento femminile, articoli di abbigliamento infantile, articoli casalinghi, articoli di regalo, giocattoli, articoli di profumeria, generi dolciari, fiori, articoli sanitari e femminili, macchine da cucire; addette agli spacci rurali cooperativi dei prodotti dell’alimentazione, limitatamente alle aziende con meno di 10 impiegati; sorveglianti negli allevamenti bacologici ed avicoli; direttrici dei laboratori di moda.

Del resto, scriveva Giovanni Gentile ne La donna nella coscienza moderna (1934): “La donna non desidera più i diritti per cui lottava […] (si torna) alla sana concezione della donna che è donna e non è uomo, col suo limite e quindi col suo valore […]. Nella famiglia la donna è del marito, ed è quel che è in quanto è di lui”.

In una tempo in cui al Festival di Sanremo viene invitata una donna perché è bella e “sa stare un passo indietro al proprio uomo” forse sarebbe opportuno non dimenticare…

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

BRAVI! Dopo quello che vi siete magnati, che ci sfamavamo tre volte l’Africa, e i miliardi che ci avete rubato… un po’ di dieta non vi fa male di sicuro. Dovreste farla anche con gli alcolici e le … polveri sottili.

Ma che vigliacchi merdaioli: prima fanno i bulli e poi – come tutti i fascisti – si cagano in mano e scappano.Immagine

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CAZZARI VERGOGNOSI! I dati reali dicono tutt’altro. “Forum famiglie “Dal governo solo assistenzialismo e interventi spot”

Reddito di cittadinanza a oltre un milione di famiglie, in media 493 euro a sussidio

Reddito di cittadinanza a oltre un milione di famiglie, in media 493 euro a sussidio

I dati dell’osservatario (osservatario? manco rileggono le stronzate che pubblicano. Nota mia)  dell’Inps fino all’inizio di gennaio: quasi il 10% sono relative alla pensione di cittadinanza. Accolte due domande su tre. Raggiunte 2,5 milioni di persone.

MILANO - Fino all’inizio di gennaio sono sono poco più di un milione le famiglie che hanno visto accolte le proprie domande per reddito o pensione di cittadinanza. Sono i numeri diffusi oggi dall’Inps nel consueto Osservatorio mensile, che evidenzia anche come, tra gli iniziali beneficiari, 56 mila nuclei abbiano perso l’accesso al sussidio.

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!

https://www.repubblica.it/economia/2020/01/20/news/reddito_di_cittadinanza_a_oltre_un_milione_di_famiglie_in_media_493_euro-246209209/?ref=RHPPLF-BH-I246210274-C8-P6-S1.8-T1
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Tranquilli: adesso arrivano quelli del “cambiamento”#raggi in testa, e cambiano tutto: superano anche Bogotà.

Roma: per ore perse nel traffico è seconda solo a Bogotà

Roma: per ore perse nel traffico è seconda solo a Bogotà
(fotogramma)

Congestione stradale a livelli record: 254 ore a testa perse ogni anno nel traffico - Lo studio completo (pdf)

di VINCENZO BORGOMEO

Cronica crisi del trasporto pubblico, assenza di metropolitane, una conformazione stradale complicata: Roma è la seconda città del pianeta terra per ore perse nel traffico. Questo quanto emerge dal Global card scorecard di Inrix, analisi dei trend della mobilità e della congestione urbana in 200 città di 38 Paesi.

Un risultato choc: la capitale è infatti addirittura al secondo posto con 254 ore a testa perse ogni anno nel traffico, preceduta solamente da Bogotà con 272.

Lo studio completo (pdf)

In compagnia di Roma c’è anche Milano nella top 10 delle città del mondo con più ore perse per ogni cittadino nel traffico. Il capoluogo lombardo però è settimo con 226 ore. Terzo posto per Dublino (246), davanti a Parigi e la russa Rostov-on don (237) e Londra, con 227.

Scorrendo la classifica scopriamo poi che Firenze è 15/ma con 195 ore perse nel traffico, Napoli è 17/ma (186 ore), Torino è 22/ma con 167, Genova è 46/ma con 148 ore e Bologna è 47/ma con 147 ore. Migliore la situazione a Bari (71/ma e 133 ore perse), e Palermo (83/ma con 119 ore perse).

“La congestione delle città – spiegano alla Inrix – è un fenomeno globale indiscriminato che è drammaticamente influenzato dalla popolazione, dall’economia, dalle infrastrutture e dalla proliferazione di rideshare e servizi di consegna. Implica anche costi enormi sia dal punto di vista economico che sociale”. Difficile però trovare soluzioni univerali: “Da quersto punto di vista – spiegano i ricercatori Inrix – ogni città è diversa e richiede un approccio su misura per le diverse esigenze di
ogni agglomerato urbano”.

Di certo “C’è un altro inquinante che riduce la qualità della vita delle persone oltre allo smog, sono le ore perse nel traffico da ogni cittadino e Roma e Milano sono tra le città nel mondo con il maggior numero di ore perse per ogni cittadino nel traffico”, come spiega il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, commentando in dati.

La classifica completa
Bogotà
Roma
Dublino
Parigi
Rostov-on-Don
London
Milano
Bordeaux
Mexico City
Mosca
Belo Horizonte
Saint Petersburg
Rio de Janeiro
Firenze
Brussels
Belfast
Napoli
Guadalajara
Nizhny Novgorod
Warsaw
Quito
Guayaquil
Torino
Edinburgh
Toronto
Boston
Montpellier

https://www.repubblica.it/motori/sezioni/ambiente/2020/01/20/news/per_i_romani_record_mondiale_di_ore_perse_nel_traffico-246216099/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
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Se non collasso lo faccio anch’io: sempre meglio e meno dannose degli ansiolitici e antidepressivi:

CANNABIS TERAPEUTICA

Il nonno ora si fa una canna: è boom di marijuana tra gli anziani

Cliniche specializzate, club di pensionati-consumatori e ricerche sugli effetti curativi nelle malattie senili. La nuova frontiera dell’erba negli Stati Uniti sono gli over 65. Che in questo modo combattono dolori di ogni tipo

 

E lasciamo la cocaina ai politicanti di destra.

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/01/15/news/marijuana-nonni-1.342694?ref=RHRR-BE&preview=true
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“Al pronto soccorso di Sassari non ci sono barelle, ambulanze in fila. Poliambulatorio ex Inam a Sassari: dalle 6 del mattino in fila per la guerra del numerino” Tranquilli, ora i criminali della massoneria vi sistemeranno per bene! Torneremo agli sciamani?

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Siccome fanno schifo nel loro totale servilismo: sembrano tutte #telesalvini e #telemeloni, proviamo a imitare le tv VERE, quelle straniere. Idem varrebbe per la carta stampata: la nostra è carta igienica usata.

L’Agcom ordina a Rai, Mediaset, Sky e La 7: “Riequilibrare il pluralismo”

Il monito: “Provvedano ad assicurare nei notiziari una immediata e significativa inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato nel trimestre settembre-novembre 2019″.

L'Agcom ordina a Rai, Mediaset, Sky e La 7:  "Riequilibrare il pluralismo"

Il Consiglio dell’Agcom ha deciso a maggioranza di rivolgere a Rai, Mediaset, Sky Italia e La7 “un ordine affinché provvedano ad assicurare nei notiziari una immediata e significativa inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato nel trimestre settembre-novembre 2019″.

La decisione è stata presa dopo aver esaminato i dati dei tg relativi a dicembre 2019 nei quali l’Agcom “ha accertato il permanere delle criticità: in particolare, i tempi fruiti da alcuni soggetti politici non sono risultati coerenti con le rispettive rappresentanze parlamentari”.

Per l’andamento registrato nel trimestre settembre – novembre, le società RAI, RTI, Sky Italia e La7 erano state già invitate, con comunicazione trasmessa il 30 dicembre, “a garantire il più rigoroso rispetto dei principi sanciti a tutela del pluralismo dell’informazione, avendo cura di assicurare, pur nel rispetto della libertà editoriale e alla luce dell’attualità della cronaca, un equilibrato accesso di tutti i soggetti politici al fine di garantire un’informazione completa ed imparziale”.

Il Consiglio dell’Autorità, relatore Antonio Nicita, ha pertanto deciso di rivolgere alle  società – a maggioranza e con il voto contrario dei Commissari Antonio Martusciello e Francesco Posteraro, quest’ultimo perché in dissenso sul termine per la verifica dell’ottemperanza ai provvedimenti dell’Autorità – un ordine affinché provvedano ad assicurare nei notiziari una immediata e significativa inversione di tendenza. Nel trimestre in corso (dicembre 2019 – febbraio 2020) – sottolinea la nota Agcom – “dovrà dunque essere garantita un’informazione equilibrata e un effettivo e rigoroso rispetto del principio della parità di trattamento tra i soggetti politici, che tenga conto del grado di rappresentatività di ciascun soggetto politico, anche con riferimento al rapporto dei tempi fruiti tra i diversi soggetti politici, nel rispetto dell’autonomia editoriale e giornalistica e della correlazione dell’informazione ai temi dell’attualità e della cronaca politica”.

https://www.repubblica.it/politica/2020/01/17/news/l_agcom_ordina_a_rai_mediaset_sky_e_la_7_riequilibrare_il_pluralismo_-246042658/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
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Ascoltatelo, ve lo dimostra da almeno 20 anni: è l’unico che ci capisce e sa di cosa parla.

Autostrade, Renzi avverte: ‘Non spaventare gli investitori’

Autostrade senza base giuridica chiederà 40 miliardi di risarcimento

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

 ”La revoca ad Autostrade sta in piedi se hai la base giuridica, altrimenti stai facendo il più grande regalo ad Autostrade che chiederà 40 miliardi di risarcimento”. Lo ha detto a Circo Massimo, su Radio Capital, Matteo Renzi, leader di Italia viva.

“Chi è colpevole paghi – ha aggiunto – ma bisogna avere serietà, dire che faremo la revoca significa spaventare gli investitori”.

“Sono ancora più arrabbiato ogni volta che leggo queste interviste (a manager o azionisti di Atlantia, Ndr.) perché il Governo non si fa ricattare, fa schifo questo modo di porsi“. Lo afferma il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni (M5S). “Stiamo parlando di atti dovuti, la vera domanda è: ma cosa avete fatto fino ad oggi? Dopodiché l’azionista di riferimento di Atlantia ha fallito, bisogna farsi la domanda se è il caso di fare scelte differenti”, aggiunge Buffagni.

Ieri Autostrade ha presentato un nuovo piano con investimenti triplicati e manutenzione rafforzata, 1.000 assunzioni, monitoraggio in tempo reale di ponti e viadotti. Così Aspi Autostrade prova a riconquistare la fiducia persa negli ultimi mesi e a salvare la propria concessione.

Sul dossier intanto il Governo sembra avere ancora bisogno di tempo. La decisione non è ancora stata presa, tanto che la relazione finale è ancora in fase di ultimazione sulla scrivania della ministra Paola De Micheli: serve tempo perché, spiega, si stanno valutando a fondo anche le conseguenze di qualunque decisione.

Il premier Giuseppe Conte assicura comunque che “siamo in dirittura finale”: il dossier sarà portato in consiglio dei ministri “quando saremo pronti”. Quindi non oggi, riunione che infatti non ha l’argomento all’ordine del giorno.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/01/17/aspi-renzi-non-spaventare-investitori_1925909f-2ffb-4bbc-a68c-002db483b3e4.html
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