Sì, va beh, ma se i tg intervistano persino tontinelli su cose che non sa e non capisce… il mio cane ne sa di più e non lo intervistano.

Dicono no a tutto, si cagano in mano per le elezioni, ma ragliano che è il PD che non vuole andare a votare. Alle urne ci faremo due risatine.

Ecco gli amichetti della setta. 4 anni in Campidoglio e a Ostia e NON si erano MAI accorti di niente, finché non ha denunciato il malaffare il PD. Il PD, non grillo o tontinelli.

Processo Mafia Capitale, il pm chiede condanne esemplari: 28 anni per Carminati, 26 per Buzzi

Massimo Carminati

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“Risolveremo i problemi delle buche e del traffico” (V.Raggi) Sì, col cazzo! Flaminio, tamponamento tra auto: traffico in tilt e code su Muro Torto e …

Piazzale Flaminio, tamponamento tra auto: traffico in tilt e code su Muro Torto e Corso d'Italia

Circolazione intensa e disagi al traffico in numerose arterie stradali della città vengono segnalati da Luce Verde Roma, in particolar modo sulle consolari in entrata a Roma. Code si registrano sul Gra, sulla Tangenziale Est, via Appia nuova, viadotto della Magliana, Flaminia, Salaria, Cassia, viale del Muro Torto e Corso d’Italia a causa di un incidente a piazzale Flaminio dove sono rimasti coinvolti diversi veicoli.
Giovedì 27 Aprile 2017 – Ultimo aggiornamento: 10:24

http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/incidente_piazzale_flaminio_muro_torto-2405408.html

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Un mese d’oro per l’export italiano. GRAZIE,RENZI! Verso i Paesi extra Ue +6,5% a marzo (+32% verso la Cina)

L’Italia sarà pure in crisi, sarà pure il Paese dove non si riesce più a produrre, come tanti lamentano, però resta il produttore industriale numero due in Europa e fra i primi del mondo, e il suo surplus commerciale verso i Paesi extra Ue a marzo è risultato in forte crescita rispetto al marzo 2016: dice l’Istat che rispetto al mese precedente le esportazioni hanno fatto +6,5% e le importazioni +0,5%. In valore assoluto l’avanzo commerciale è di 4,143 miliardi e quello dei prodotti non energetici (cioè escludendo petrolio eccetera) cresca addirittura a 7,024 miliardi.

A marzo 2017, rispetto allo stesso mese del 2016, hanno fatto boom le esportazioni verso la Cina (+32,3%), i paesi dell’Asean (+31,1%), quelli del Mercosur (+23,4%), la Russia (+21,2%) e Giappone (+18,0%). Cresciuta a due cifre anche nei confronti di Svizzera (+12,2%), Turchia (+11,8%) e Stati Uniti (+10,9%). Invece nei confronti dei Paesi dell’Opec le nostre esportazioni sono risultate in calo (-3,2%).

http://www.lastampa.it/2017/04/27/economia/un-mese-doro-per-lexport-italiano-vnh6SE4RczAPzrBQma9eZP/pagina.html

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Col SI’ al referendum sarebbe già cosa fatta. Al via la riforma dei contratti statali, i cambiamenti…

 

È scattato il conto alla rovescia per la riapertura delle trattative sugli statali. Dopo otto anni di stop è ormai tutto pronto per la spedizione della cosiddetta `direttiva madre´, ovvero l’atto di indirizzo sui contratti che sarà firmato dalla ministra della P.A, Marianna Madia. Una sorta di canovaccio a cui si dovranno ispirare i rinnovi. Linee guida che saranno in parte comuni per tutti i comparti. Da quello che trapela tanti sono i capitoli in ballo, dalle assenze per malattia alle tutele per chi lavora con contratti precari.

I prossimi giorni saranno cruciali. Sono, infatti, attesi gli ultimi pareri sulla riforma del pubblico impiego. I decreti Madia ora all’esame delle commissioni di Senato e Camera, compreso il correttivo sulle partecipate, dovrebbero finire il giro in settimana. A quel punto, probabilmente inizio maggio, tutte le carte sul tavolo saranno scoperte e l’atto di indirizzo potrà essere siglato e spedito all’Aran, l’Agenzia che rappresenta il governo nei tavoli con i sindacati.

Per riaprire la contrattazione sono necessari punti fermi sia sul fronte delle risorse che delle regole. Quanto al budget sono state date dal governo garanzie per aumenti in busta paga da 85 euro mensili medi (secondo una piramide rovesciata che privilegia i salari più bassi). Sul piano normativo gli ultimi aggiustamenti al Testo Unico dovranno tenere conto del giudizio dei parlamentari. Ma alcuni suggerimenti sono già arrivati dal Consiglio di Stato, che ha espresso forti dubbi sul procedimento disciplinare. Palazzo Spada ha invitato a fissare scadenze precise per l’azione che può portare fino al licenziamento, anche allungando i tempi (da 90 a 180 giorni) purché i `paletti´ siano `perentori´.

Qualcosa manca ancora sul piatto ma ci sono già abbastanza ingredienti per immaginare la ricetta che sarà messa a punto con la `direttiva madre´. Si darà di certo mandato per riprendere i negoziati sul pacchetto `malattia´, l’obiettivo è rendere la materia più flessibile per venire incontro sia alle esigenze del lavoratore che dell’amministrazione, anche in un’ottica anti-abuso. Ecco che per le viste specialistiche si potrebbe optare per permessi ad ore senza dover saltare l’intera giornata. Dei ritocchi potrebbero anche riguardare la fruizione della legge 104 del 1992 sulla disabilità. Posto che la legge in sé non si tocca, da tempo si parla di programmare le assenze previste, così da dare all’amministrazione un margine di preavviso.

Non sarebbe poi più rimandabile un intervento sui tempi determinati, in modo da rendere il più simile possibile il trattamento tra precari e fissi, anche per rispondere alle sentenze che si sono accumulate su carriera e altri diritti. È forte anche la pressione per rivedere le regole, semplificandole, sul salario accessorio, così da facilitare lo sblocco dei fondi. Nell’atto di indirizzo dovrebbero inoltre fare capolino accenni al welfare aziendale e al telelavoro.

http://www.lastampa.it/2017/04/26/multimedia/italia/cronache/al-via-la-riforma-dei-contratti-statali-i-cambiamenti-dalla-malattia-ai-precari-6TUuagpHMkyHuLAF7AqczL/pagina.html

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“I presidi bocciano la riforma della scuola e attaccano: “Ormai siamo passacarte” Imbecilli! Sono tre anni che discutete col governo. La verità è che non avete voglia di fare un cazzo e soprattutto NON volete responsabilità.

Di cosa avete parlato per tre anni coi ministri, che hanno fatto la riforma CON VOI?

I presidi bocciano  la riforma della scuola e attaccano: “Ormai siamo  passacarte”

 

ROMA

Da super-presidi a passacarte il passo è breve. Sono bastati pochi mesi e qualche ammorbidimento della legge sulla Buona Scuola, per ridimensionare alcuni poteri dei dirigenti scolastici. È la denuncia delle associazioni di categoria. L’Anp, l’Associazione Nazionale Presidi a cui è iscritto il 51% dei dirigenti, ha pubblicato un comunicato da cui emergono netti rifiuti che rischiano di pesare sulla gestione delle scuole.

 

Si rifiuteranno di selezionare gli insegnanti ad agosto, di accettare reggenze di nuovi istituti. Rifiuteranno nuovi incarichi e si dimetteranno da ruoli non obbligatori già rivestiti. Non si presenteranno più dal giudice del lavoro a fare le veci degli avvocati per difendere gli istituti, non invieranno i documenti per farsi valutare e non faranno riempire i questionari che arrivano alle scuole da parte di Miur, Invalsi, Indire, Regioni.

 

La domanda

« Siamo presidi o meri esecutori?», chiede Giuliano Bocchia, preside del liceo scientifico Da Vinci di Pescara, un colosso di circa 1500 alunni e oltre 100 professori. «Non vogliamo bloccare tutte le scuole d’Italia ma l’anno scorso abbiamo lavorato in un clima di caccia alle streghe e in emergenza. In piena estate a scegliere i professori. Invece, nelle classi è arrivato tutt’altro. Ora dovremmo venire valutati su quello che abbiamo dovuto subire contro la nostra volontà? Non collaboreremo più, rifiuterò con la morte nel cuore. Amo la scuola ma tutto si basa sul volontariato di alcuni, non è pensabile che la scuola funzioni così. E quest’anno andrò in ferie». E chi effettuerà la chiamata dei professori? «Delegherò il collegio dei docenti. È formato da tutti i professori della scuola, sono 120 persone, faranno loro i colloqui e sceglieranno. Vediamo che cosa succederà. A scuola c’è paura per l’uomo forte, si pensa che tutti abbiano il diritto di far valere la propria voce e nel frattempo stanno smontando la legge 107».

 

Dal punto di vista dei presidi la struttura della Buona Scuola ha iniziato a scricchiolare la scorsa estate. Mentre loro erano chiusi negli uffici a compulsare curriculum e liste di docenti anche a Ferragosto sulla base di scadenze-capestro stabilite dal Miur, i sindacati concludevano un accordo che offriva la possibilità agli insegnanti di accettare la chiamata dei presidi – e di diventare quindi di ruolo, spesso a centinaia di chilometri lontano da casa – ma di rimanere per un anno ancora vicini alla famiglia.

 

È stato necessario sostituirli, e poi sostituirli di nuovo in un domino che in alcune scuole non si è mai interrotto e in altre è andato avanti fino a Natale tra supplenti e classi abbandonate a se stesse.

 

Maurizio Franzò, preside dell’istituto Curcio di Ispica, 1250 alunni, 5 plessi e un corso serale: «Ho lavorato l’anno scorso senza badare alle ferie e all’estate perché tutto fosse in regola. Tutto inutile, vanificato dagli accordi raggiunti dai sindacati dei professori. Il primo periodo dell’anno scolastico abbiamo assistito allo stesso andirivieni di professori dell’anno precedente. E noi continuiamo ad avere troppe reggenze e troppi incarichi non legati alla scuola. Non ho più il tempo di presenziare ai consigli di classe. Mi capita di non conoscere i docenti della mia scuola. Temo che l’amministrazione abbia creato un mostro. Per quel che riguarda noi dirigenti la nostra protesta sarà questa: faremo i presidi nelle nostre scuole. Per tutto il resto se la sbrighi qualcun altro».

 

Anche se a volte si tratta di atti dovuti? Giorgio Rembado, presidente dell’Anp: «Speriamo che non si arrivi alle conseguenze estreme ma, se dovesse capitare, sappiamo quello che stiamo facendo». Alessandro Artini, preside dell’Isis Fossombroni ad Arezzo: «Dove potremo rifiutarci ci rifiuteremo. Se non potremo farlo, obbediremo. Ma si deve sapere che il nostro parere è negativo».

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