Ci mancava un altro pseudo scrittore idiota, tuttologo del menga e odiatore di Renzi.

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30 settembre 2016

Ecco a voi Mauro Corona in costume da barbone: ha capito tutto del referendum

Surreale intervista al Fatto. Il Fattone va in vacanza, da lunedì ci sarà il Noista!

Ci sono molti motivi per votare No, e quelli di Mauro Corona – quel tizio che sta sempre in tv in costume da barbone – meritano di essere riportati per intero.

Ringraziamo dunque il Fatto, che oggi gli dedica una lunga intervista sotto il titolo “Renzi crea il suo feudo con riforme da piccolo re” – una frase che persino Travaglio non ha idea di che cosa significhi.

“Perché no alla riforma?”, chiede deciso l’intervistatore. “La riforma della Costituzione dovrebbe farla il popolo”, replica convinto il tizio travestito da barbone.

Il popolo, nella Costituzione vigente, “la più bella del mondo”, elegge il Parlamento, il quale legifera in suo nome. La medesima Costituzione, all’articolo 138, prevede per le riforme costituzionali un secondo intervento del popolo, attraverso il referendum. Ma il costituzionalista truccato da barbone sembra averlo dimenticato.

Il resto della conversazione è una collezione di perle che meritano di essere riportate senza commento, per la gioia dei lettori e per la gloria del Sì: “Siamo alla costruzione della torre d’avorio, dove nessuno potrà entrare”; “Sento il dovere di chiedere pubblicamente scusa a Berlusconi: rispetto a Renzi era molto meglio lui”; “Sentire frasi come ‘Metteremo in sicurezza l’Italia’ mi fa venire il latte alle ginocchia. Questi proclami mi fanno ridere: ci vorranno 150 anni a mettere l’Italia in sicurezza”; “Sento ancora parlare del Mose: in questi anni ci hanno voluto far credere che tre lamiere di metallo avrebbero fermato il mare. Io sarò morto, ma vi garantisco che l’acqua alta a Venezia ci sarà sempre”.

Qua e là – forse perché l’indossatore ha scritto anche qualche libro – una spruzzata di citazioni a caso, da Camus a Borges, da Oscar Wilde alla “frase molto bella” di Filippo Turati: “Basta saperlo”.

Riassumendo: si vota No per scusarsi di aver criticano Berlusconi, perché le case non vanno mai ricostruite e perché l’acqua alta continuerà nei secoli ad allagare Venezia.

Non c’è che dire: il tizio in costume da barbone ha colto il nocciolo del problema.

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La prima pagina del Fatto è da deferimento all’Ordine. Il solito fango sulla Boschi. Da carogne quali sono.

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29 settembre 2016

La prima pagina del Fatto è da deferimento all’Ordine. Il solito fango sulla Boschi

L’aumento delle commissioni praticato da alcune banche non c’entra niente con il governo

L’inesauribile fantasia di Marco Travaglio ha partorito oggi un titolo di prima pagina che, se il Fatto fosse un giornale vero anziché il simpatico foglio satirico che ben conosciamo, meriterebbe un paio di querele, il deferimento all’Ordine dei giornalisti, un vibrante esposto delle associazioni dei consumatori, l’intervento dell’Abi nonché l’obbligo di scrivere cento volte sulla lavagna: “Anche oggi non mi sono preparato per il compito in classe”.

“Boschi Tax sui conti correnti”, spara il giornaletto di Travaglio: il che, in italiano corrente, dovrebbe significare che Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e dei rapporti col Parlamento, ha imposto – s’immagina inserendola nella legge di bilancio che sta per essere licenziata dal governo – una tassa speciale sui conti correnti di tutti gli italiani per finanziare se stessa.

Accipicchia!

La storia, naturalmente, è un’altra: ed è lo stesso Fatto a raccontarla. Perché nel giornale di Travaglio, come sappiamo, un conto sono i titoli, un altro gli articoli, e un altro ancora la realtà: proprio come in quei settimanali scandalistici che annunciano a caratteri cubitali il divorzio di un vip o l’arrivo degli alieni per conquistare i lettori in edicola, e poi all’interno pubblicano servizi sulle creme di bellezza o sull’ultimo vincitore della lotteria.

Scrive dunque il Fatto che “dal 31 dicembre il Banco Popolare addebiterà ai suoi vecchi correntisti 25 euro da pagare sotto la voce: ‘Parziale recupero dei contributi versati al neocostituendo Fondo nazionale di risoluzione’. Quello gestito da Bankitalia, che controlla i 4 istituti [salvati a novembre dal governo]”. Fra i quali, com’è noto, c’è anche Banca Etruria, di cui, com’è noto, il padre della ministra Boschi è stato per pochi mesi vicepresidente, senza deleghe operative.

Dunque, ricapitoliamo: alcune delle banche chiamate a finanziare il salvataggio di Banca Marche, CariChieti, Banca Etruria e Carife hanno deciso di alzare i costi dei depositi, a spese dei correntisti, per riprendersi parte del denaro. Giustamente le associazioni dei consumatori protestano.

Ma il governo non c’entra nulla, né tantomeno la ministra Boschi.

Travaglio può continuare all’infinito a infangare il nome della ministra, se questo gli torna utile per calmare le sue ossessioni: stia attento però, perché di questo passo, a forza di tirarla in ballo a sproposito, ne farà una santa.

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Se fossero veri questi dati sulla disoccupazione, chi becca dai 43 ai100 mld di euro l’anno? Abbiamo 3/4 milioni di lavoratori in nero. Sappilo.

Da quando c’è Renzi il lavoro è tornato, compreso quello in nero. Ci sono ancora troppi farabutti evasori fiscali in Italia. E’ dura cancellarli tutti in poco tempo.

Lavoro nero: un’evasione da 100 miliardi di euro all’anno

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/notizie-nascoste/55149/lavoro-nero-un-evasione-da-100-miliardi-di-euro-all-anno.html

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Il neo neo neo assessore Mazzillo non piace a molti grullini in Campidoglio. Ahi ahi ahi. Dilettanti allo sbaraglio.

Raggi sul tetto del Campidoglio, la foto fa il giro del web

«Abbiamo davanti delle sfide importanti e il contributo di Mazzillo sarà prezioso vista la sua esperienza in finanza locale – ha commentato Raggi – Ho chiesto a Mazzillo di ricoprire l’incarico in giunta non solo per le sue competenze ma anche per affermare che il Movimento mette in campo i suoi più qualificati militanti». Per quanto riguarda Colomban, la Raggi ha spiegato in una nota che «la sua esperienza ci sarà utile per realizzare il nostro programma sul tema delle società partecipate: l’obiettivo è razionalizzare le municipalizzate, ottimizzare i servizi per i cittadini ed eliminare gli sprechi».

«Mazzillo e Colomban collaboreranno con noi per realizzare il programma che avevamo condiviso con i cittadini e che ci ha portato alla guida di Roma. Si tratta di due professionisti che hanno deciso di mettere a disposizione tutte le loro competenze per un progetto difficile quanto ambizioso: restituire la Capitale ai romani e a tutti gli italiani», ha scritto poi Raggi su Fb. «Andrea Mazzillo è un nostro attivista, uno di noi che si è speso per i programmi del M5S insieme ai cittadini ma, soprattutto, è un esperto di finanza locale e di bilanci. Massimo Colomban è un imprenditore con un’incredibile esperienza, umana e professionale. Ha risanato decine di aziende e risollevato imprese e lavoratori da situazioni complesse. A Roma verrà a mettere ordine nella giungla delle società partecipate, condividendo idee e principi della nostra giunta. Un grazie ed un benvenuto ai nostri due nuovi assessori».

Lo stesso Grillo dal suo blog ha augurato «un buon lavoro ai due nuovi assessori della Giunta di Roma. Sono sicuro che entrambi faranno un ottimo lavoro per realizzare il programma del M5S votato dalla stragrande maggioranza dei romani. Andiamo avanti per portare al successo le nostre idee».

CHI SONO
Il manager Massimo Colomban è il fondatore di Permasteelisa, il gruppo leader mondiale negli involucri delle più alte torri ed architetture monumentali edificate nel mondo dalla Sydney Opera House al Guggenheim Museo di Bilbao.

Quanto ad Andrea Mazzillo si tratta di persona già nello staff di Virginia Raggi. Lavora già in Campidoglio come dirigente. Il suo contratto è passato in giunta i primi di agosto «con funzioni di coordinamento dello staff della sindaca e di verifica dell’attuazione delle linee programmatiche». Dottore di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, ha lavorato anche in Equitalia. Nel 2006 si candidò con la lista civica Veltroni, in un municipio. Negli ultimi anni si è consolidato il legame con il M5S e con Virginia Raggi che ripone in lui grande fiducia.

Proprio il nome di Andrea Mazzillo, però, sta generando le prime tensioni nel Movimento 5 Stelle. La conferma che sarà lui il neo assessore manda su tutte le furie il capogruppo del M5S in Aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, a quanto apprende l’Adnkronos protagonista di una vera e propria sfuriata – presenti altri consiglieri – in cui non ha risparmiato critiche durissime contro Mazzillo prima di allontanarsi dal Campidoglio senza rilasciare commenti ai cronisti. Ma i contraccolpi arrivano fino in Parlamento. «Se Raggi lo aveva nominato nel suo staff – sbotta una deputata – vuol dire che aveva il suo curriculum sotto gli occhi da mesi. È una porcata incredibile..». (Ferrara ha smentito: «Basta con queste invenzioni. Approfitto per fare pubblicamente i miei più cari auguri ad Andrea per il suo nuovo incarico»).

Il motivo di tanto livore? Innanzitutto il passato di Mazzillo nel Pd di Ostia, candidato col centrosinistra nella lista civica di Walter Veltroni. Ma anche l’accusa, mossa da molti parlamentari romani compresi i membri dell’ormai ex mini-direttorio, di esser stato, assieme a Salvatore Romeo, l’assessore al Bilancio ombra di Marcello Minenna, «spinto a rassegnare le dimissioni da una situazione insostenibile», lamenta un altro parlamentare di spicco. Mazzillo, d’altronde, era finito nel mirino degli ‘anti-Raggi’ già per lo stipendio percepito per il suo ruolo nello staff della sindaca.

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