Fateci caso: più sono ignoranti e volgari e più vogliono restare ignoranti e volgari. E ti credo che votano per la feccia! Attaccano uno dei migliori sindaci d’Italia solo perché garantisce un diritto costituzionale: il diritto allo studio. VERGOGNA DEL GENERE UMANO, SIETE.

L’Italia è una grande Reggio Calabria

Il sindaco del capoluogo calabrese prova a tenere aperte le scuole e ad applicare la legge, ma viene sommerso dagli insulti. In un dialetto sgrammaticato

di Antonio Gurrado

L’Italia è una grande Reggio Calabria

Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria (foto LaPresse)

Non è stato dato sufficiente risalto alla protesta contro il sindaco di Reggio Calabria che invece è (per usare una parola difficile) paradigmatica dell’attuale rapporto fra cittadini e potere, anzi ne è (per usarne una ancora più difficile) l’epitome. I fatti li conoscete: a causa del maltempo nel sud Italia si era sparsa la voce che i sindaci potessero chiudere le scuole in via eccezionale; quello di Reggio Calabria aveva deciso di non farlo immediatamente quindi sui social è stato sommerso da insulti e minacce degli scolari e dei loro parenti, finché non le ha chiuse davvero. Ecco gli elementi sottovalutati da prendere in considerazione. I cittadini hanno ricevuto voce incontrollata della chiusura delle scuole e ne hanno tratto la conclusione approssimativa che, siccome ne avevano sentito parlare, si trattasse di un loro diritto. I cittadini hanno trattato da villano e traditore un politico che non solo si è limitato ad applicare la legge ma ha tentato di garantire loro un diritto effettivamente vigente, quello all’istruzione. I cittadini si sono ribellati poiché, in una situazione di emergenza, il sindaco ha tentato di salvaguardare l’ordinaria amministrazione anziché piangere subito miseria. Ma soprattutto, e questo è il capolavoro, per protestare contro il diritto di andare a scuola i cittadini hanno rivolto al sindaco messaggi dialettali e sgrammaticati: per criticare il modo in cui venivano guidati da un politico, si sono sentiti in dovere di fare un vanto della propria incompetenza. L’Italia è una grande Reggio Calabria.

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LA LEGA LADRONA è UNA MONTAGNA DI MERDA. PER COLPA DI SALVINI E DEI SUOI DECEREBRATI TROGLODITI RAZZISTI.

Le biciclette sono un problema culturale. Almeno per la Lega

Per la segretaria leghista di Prato Patrizia Ovattoni le piste ciclabili sono “una misura favorevole ai migranti, a discapito dei residenti pratesi”. Una strizzata d’occhio ai commercianti

Giovanni Battistuzzi

di Giovanni Battistuzzi

L’assurdità è una striscia sottile, un territorio di tutti e di nessuno, un filo teso – in questo caso – tra una pista ciclabile e una strada. E a sentire certe cose sale una nostalgia bislacca nel rileggere Dino Buzzati quando al termine del Giro d’Italia del 1949 chiedeva alla bicicletta di non mollare, perché “se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sarà finito, ma si restringerà ancor più il superstite dominio dell’illusione, dove trovano respiro i cuori semplici”.

In giro per Prato il dominio dell’illusione s’è rattrappito, è evaporato, sparito, kaputt. Forse, anzi quasi sicuramente non in tutta Prato, ma senz’altro nelle parole della segretaria della Lega pratese Patrizia Ovattoni che alla trasmissione radiofonica condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, La Zanzara, ha detto che le piste ciclabili sono ”una misura favorevole ai migranti, a discapito dei residenti pratesi”. Che le strade fossero sovraniste e le piste ciclabili invece pericolose rotte migratorie non era ancora dato a sapersi. Ora che siamo stati avvisati sapremo come comportarci. D’altra parte secondo l’Ovattoni, “noi, ovvero chi va a lavorare, di solito si sposta con la macchina. Oppure, chi ha i bambini piccini che devono andare dal pediatra, non li porta in bicicletta. Chi ha un lavoro e dei bambini rischierebbe di esser messo sotto un camion, come è successo una volta a me”.

https://youtu.be/JJ03pYvN0-I

 Appare evidente che ci sia un noi, italiani e lavoratori ossia automobilisti, e un loro, immigrati e parassiti ossia ciclisti. Un noi e un loro che non si può far stare in un unico luogo come vorrebbe fare la giunta comunale. Il progetto in questione è quello dell’ammodernamento, tra l’altro grazie ai fondi del Ministero dell’Ambiente per la mobilità sostenibile, di viale Montegrappa. Il piano prevede la creazione di una pista ciclabile su entrambi i lati della carreggiata, la sostituzione degli alberi, una nuova illuminazione, la ridefinizione dei posti auto e il restringimento della carreggiata da 6 a 4,5 metri. Nulla più e nulla meno di quello che sta succedendo in altre città italiane. L’idea è semplice: favorire lo spostamento in bicicletta per ridurre quello a motore. E’ qualcosa che in tutta Europa conoscono bene e ha semplici ma significativi benefici: tra i tanti, la riduzione delle auto in città, il miglioramento della qualità della vita, la riduzione delle emissioni, la riduzione degli incidenti e quindi delle spese sanitarie.

Foto tratta dal sito del comune di Prato


Tutto ciò, ben prima delle dichiarazioni della segretaria leghista, era stata criticata dai commercianti di viale Montegrappa. A loro modo di vedere ”con una sola corsia non sarebbe più possibile fermarsi vicino al negozio anche per breve tempo”, ha spiegato al Tirreno un commerciante della zona, Maurizio Torrini. “Abbiamo paura così di perdere i clienti, perché se non trovano parcheggio o non si possono fermare vanno via”.

Questo spiega bene perché l’Ovattoni ha detto quello che ha detto alla Zanzara. La macchina, almeno secondo una certa visione delle cose, significa commercio. E modificare la mobilità, renderla vicina alla standard europei, in questa ottica diventa sinonimo di sconquasso, di golpe, di distruzione di ogni cosa.

E poco importa se tutti gli ultimi studi fatti hanno dimostrato che gli esercizi commerciali abbiano solo da guadagnare dalla chiusura dei centri storici. L’ultimo è quello fatto dalla Camera di Commercio di Amburgo che ha evidenziato come i commercianti che hanno un esercizio all’interno di una zona chiusa al traffico guadagnino il 29 per cento in più rispetto a chi ha attività commerciali in strade aperte al traffico e che gli stessi esercizi commerciali abbiano in media raddoppiato gli introiti da quando la loro zona è stata chiusa al passaggio delle automobili.

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E qui abbiamo l’ennesima minchiata del parassita Crik. BOCCIATI DI NUOVO I SUOI COMPITINI, PROPRIO COME QUELLE QUATTRO VOLTE CHE è ANDATO A SCUOLA.

 

Il Servizio bilancio del Senato boccia il decreto Sicurezza di Salvini

Per i tecnici di Palazzo Madama la modifica della normativa sul rilascio dei permessi di soggiorno non è a costo zero.

di Paolo Emilio Russo e Gianluca De Fili

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IL FANNULLONE MONDIALE A PREZZI SCONTATI. 49 MILIONI IN 80 anni.

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Settimane a dare contro alla Ragioneria generale dello stato perché i “tecnici” facevano – come sempre – le pulci ai decreti prima di “bollinarli”. Ma alla fine, a tradire Matteo Salvini e il suo provvedimento-simbolo sulla Sicurezza è stato il Servizio bilancio del Senato.

Il “fattaccio” è avvenuto martedì a Palazzo Madama, con la verifica fatta dagli uffici legislativi sul decreto Sicurezza. Dopo che i gialloverdi avevano accusato un po’ tutti, sparando più volte nel mucchio dei cosiddetti “tecnici del Mef”, l’esame era andato liscio e nessuno aveva avuto niente da ridire.

Ma il Servizio bilancio del Senato ha trovato qualcosa che non funziona, proprio nell’articolo che è il cuore del provvedimento, il numero 1. E’ quello con cui Salvini modifica la normativa sul rilascio dei permessi di soggiorno e “chiude le frontiere”. Il decreto cancella la possibilità che il permesso sia rilasciato per motivi umanitari e mantiene in piedi la possibilità di rilascio del permesso di soggiorno soltanto in condizioni speciali: per le cure mediche, in favore delle vittime di violenza o di sfruttamento, delle vittime di violenza domestica, per calamità naturali o per meriti civili. Il provvedimento modifica anche le procedure per i ricorsi. La relazione tecnica che accompagnava il testo stabiliva che le disposizioni dell’articolo 1 “non producono alcun costo per la finanza pubblica”. Quel cambio di regole, dunque, sarebbe a costo zero. Anche per quanto riguarda l’attribuzione della competenza sui ricorsi alle Sezioni speciali già istituite presso le Corti di appello la relazione tecnica certificava che queste modifiche non comportavano oneri poiché non sarebbe stato necessario né nuovo personale né un riassetto organizzativo.

Ma proprio su questo punto il Servizio bilancio del Senato, nella Nota di lettura n. 43, ha detto no. O meglio, i tecnici hanno specificato che sulla tesi del vicepremier non v’è certezza. Si segnala che – come disciplinato dall’articolo 17, comma 6-bis della legge 196/2009 – quando nella relazione tecnica di un provvedimento si specifica che una norma è a costo zero, il legislatore è tenuto non a ipotizzare, ma a dimostrare che le cose siano davvero così. Non basta dirlo, bisogna provarlo con carte e numeri alla mano. A suffragio di questa tesi che ha portato alla bocciatura, l’Ufficio Studi cita anche una circolare della Ragioneria generale dello stato, la n.32/2010. Salvini avrebbe dovuto allegare statistiche e numeri sulle diverse tipologie di permesso di soggiorno e sui relativi ricorsi, quantificarli, allegare le famose tabelle, ma non lo ha fatto.

C’è un altro rilievo. Il ministero dell’Interno ha scritto nel testo della relazione tecnica che per le Sezioni speciali presso le Corti di appello vi sarà un aumento del lavoro rispetto a oggi, ma senza aggravi economici aggiuntivi rispetto a quelli già a carico di diversi capitoli di bilancio del ministero della Giustizia. Sarà il Guardasigilli Alfonso Bonafede, dunque, a sostenere la spesa relativa all’ampliamento dell’attività giurisdizionale e al lavoro aggiuntivo che dovranno sostenere alcuni magistrati per decidere quale immigrato ha titolo a rimanere in Italia e quale no. Anche su questo punto, però, il Servizio bilancio del Senato ha dei dubbi specificando che “gli stanziamenti già iscritti in bilancio a copertura dei fabbisogni di spesa sono costruiti ai sensi della legislazione vigente” e chiarendo che quelle risorse non possono comunque giustificare, né tanto meno coprire, le maggiori attività previste dalle norme del nuovo decreto.

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Reddito di fannullanza. Le mille minchiate e le barzellette di Crok sembrano scritte ogni giorno da Marcello Marchesi o Achille Campanile. Monologhi così comici e sempre diversi, ma così deliranti e in malafede che in un paese normale gli avrebbero già fatto fare tutto il periplo dell’Italia a calci nel culo.

·

17 ottobre 2018

Le giravolte sul reddito di cittadinanza

Le giravolte, gli annunci e le smentite, le barzellette alla voce grandi magazzini non si contano più. E le regioni hanno implorato il governo di fermarsi

Sul reddito di cittadinanza la confusione è totale. E chissà se almeno uno tra i tanti elettori del Movimento 5 Stelle riceverà mai qualcosa di simile a ciò che era stato promesso dal biministro Di Maio.

Le giravolte, gli annunci e le smentite, le barzellette alla voce grandi magazzini non si contano più. E non è un caso che ieri le regioni abbiano implorato il governo: Fermatevi, dateci tempo. Non imponeteci l’ennesima riforma che ci dobbiamo smazzare noi coi comuni, davanti a cittadini pronti a infilzarci coi forconi.

Prima è stata la volta dei 780 euro per tutti, per intenderci 3.120 euro per 4 persone, un sogno. Poi si è precisato: cifra piena solo per chi ha una casa in affitto (da notare che l’85% degli italiani ha una casa di proprietà). Poi l’annuncio di una condizionalità rafforzata, se rifiuti 3 offerte di lavoro perdi il sussidio.

Ma se sino ad oggi i centri per l’impiego hanno intermediato solo l’1,7% delle persone in cerca di lavoro, come faranno in 3 mesi a trasformarsi in un campo dei miracoli? Pronte a servire sul piatto 3 lavori, chiavi in mano? Uffici, ricordiamolo che hanno poco più di 7.500 dipendenti contro i 115.000 della Germania.

Poi è arrivata la fantastica idea delle gabbie salariali, quelle che esistevano negli anni Cinquanta, cioè un’Italia divisa in tanti quadrettini geografici in cui le persone guadagnavano meno a parità di lavoro perché abitavano in zone disagiate. Giusto riconoscere le differenze del costo della vita, ma fare dell’Italia uno spezzatino dei diritti con le complicazioni burocratiche che ne deriveranno pare meno sensato.

E’ il turno poi della promessa di abolire la povertà, cancellata col bianchetto come gli errori blu alle elementari. D’ora in poi tutti saranno ricchi e felici; peccato che la povertà è una dimensione dinamica, per i poveri che escono dal circuito dell’indigenza che ne sono altri che vi entrano. Non ci sarà mai un momento in cui il saldo sarà zero, ma se lo dice Di Maio, a pieni denti, magari qualcuno ci crede.

Poi siamo passati alla colpevolizzazione dei poveri, se sei povero, fai schifo. Come nell’Inghilterra vittoriana in cui si diceva che chi era pigro e non lavorava non doveva mangiare, un salto indietro al 1830. Sei povero e sei pure suddito di uno stato che ti controlla, e se sgarri, se ti viene l’idea di decidere qualcosa con la tua testa e di fare un salto che so all’Unieuro, ti mando la guardia di finanza e ti punisco pure.

Infine, la più grande delle bufale poi (per fortuna) smentite. Reddito di cittadinanza solo agli Italiani, quelli doc, quelli nati qui, quelli con la pelle bianca, il solito refrain. Salvini aveva squadernato un sussidio di cittadinanza solo per i patrioti, magari immaginando due sportelli: uno per i poveri italiani e un altro, sicuramente più brutto, per dire no ai poveracci stranieri, un po’ come con i bambini di Lodi.

La manovra invece dice tutt’altro: il reddito di cittadinanza verrà dato a chi ha almeno 5 anni di residenza, come avviene anche per altri servizi sociali, per le case popolari ad esempio, innalzando di soli 3 anni la residenza storica chiesta dal REI. Per fortuna si è tornati a una maggiore ragionevolezza anche perché le norme europee vietano di discriminare nel settore dei servizi sociali tra cittadini comunitari e non comunitari, per non parlare dei principi della nostra Costituzione.

Il ravvedimento è importante, peccato però che smentisca ciò che si era appena saputo, gettando i comuni ulteriormente
nel caos. Tra dilettantismo e incertezza il governo del cambiamento fa girare comuni e regioni sulle montagne russe. E’ tutto eccitantissimo, ma l’impressione è che i cittadini comincino a stufarsi.

 

https://www.democratica.com/focus/m5s-reddito-cittadinanza-dimaio-giravolte/?utm_source=onesignal&utm_medium=notifiche

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Non c’è giornalista o commentatore serio e senza padroni, italiano e straniero, che non faccia a coriandoli la ridicola e pericolosissima manovra finanziaria del duo analfabeta e incapace italiota: Crik e Crok. Amici degli amici e da loro votati.

La manovra alla Macron è diventata Micron

Poteva essere la manovra del lavoro, della crescita e del taglio delle tasse ma è stata la manovra del non lavoro, della decrescita e delle tasse che non vanno giù. Perché il “successo” di Salvini e Di Maio è un altro colpo all’affidabilità dell’Italia

Claudio Cerasa

di Claudio Cerasa

cerasa@ilfoglio.it

17 Ottobre 2018 alle 06:18

 Nelle trentasette pagine di manovra inviate dal governo italiano alla Commissione europea c’è un un numero che ha la forza di sintetizzare in modo immediato il principale problema contenuto nella legge di Stabilità: 41,8 per cento. Il 41,8 per cento è la previsione della pressione fiscale rispetto al nostro pil prevista dal def per il 2019, e il dato significativo è che il governo ha scelto di scrivere nero su bianco che la manovra del cambiamento, che avrebbe dovuto avere…
LEGAMI PERICOLOSI DI CRIK …
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L’incredibile sfortuna di Matteo Salvini in tre foto | nextQuotidiano

nextQuotidiano

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… E CROK

Risultati immagini per di maio mafia e camorraPreso Giuseppe Corona, il tesoriere della mafia. Su Fb mostrava Di …

Il Giornale

Preso Giuseppe Corona, il tesoriere della mafia. Su Fb mostrava Di Maio nel suo bar
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Disse: “La camorra mi fa schifo”. Oggi il figlio del capoclan è stato arrestato per mafia

Un anno fa il servizio de Le Iene, partito da un apprezzamento per Luigi Di Maio e per il Movimento 5 Stelle. Oggi Tiberio La Torre, figlio di un boss, è finito in manette per camorra

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Altro livello, solamente poco tempo fa. Quando l’Italia era potente e credibile, coi conti in ordine e costantemente in crescita.
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VI STANNO CONTINUANDO A PRENDERE PER IL CULO E CI STANNO SOMMERGENDO DI TASSE E DI DEBITI PER I DECENNI FUTURI.

·

17 ottobre 2018

Forbici e tasse, altro che cambiamento

La manovra è tutt’altro che espansiva. Intanto arriva la bocciatura di Oettinger e prima del fine settimana la lettera ufficiale da Bruxelles

Dietro alle roboanti (solo negli annunci) misure del reddito di cittadinanza, flat tax e superamento della Fornero c’è una manovra fatta di tagli, spostamenti di risorse e nessuna diminuzione della pressione fiscale. Sì perché per salvare la faccia e fare una minima parte di quanto promesso i gialloverdi hanno indebitato ulteriormente i cittadini italiani, ma anche spostato risorse da misure che stavano dando i loro frutti. In pratica il gioco delle tre carte, notoriamente un gioco a perdere.

Innanzitutto va detto che dopo cinque anni di riduzione delle tasse, per la prima volta nel 2019 rimarranno sostanzialmente sui livelli del 2018, con il rischio di aumentare dal 2020. Sempre per quanto riguarda la pressione fiscale l’aumento ci sarà per le imprese. Sì perché la flat tax, che non è quella promessa in campagna elettorale, sarà finanziata con la cancellazione dell’aiuto alla crescita per le imprese e con l’Iri, l’imposta sul reddito degli imprenditori.

Veniamo poi a come sarà finanziato il reddito di cittadinanza, anche questo in versione light rispetto alle promesse elettorali. Sarà finanziato, in parte, con le risorse stanziate dal precedente governo per il Rei (2,6 miliardi su 9). Ci sono poi i tagli ad esempio sull’accoglienza, ma anche su sanità e istruzione.

Infine il taglio dell’ecobonus, in barba alle tante dichiarazioni fatte in questi anni dai pentastellati sullo sviluppo sostenibile. Sì perché dal 2019 le detrazioni per l’efficientamento energetico sarà 50 per cento invece che 65 per cento. La stesso detrazione prevista l’acquisto di un mobile. Per questo Governo, quindi, l’acquisto di un comodino ha lo stesso valore sociale di sostituire una vecchia finestra con un moderno ed ecologico infisso a doppio vetro, che fa risparmiare energia e ci aiuta a ridurre le nostre emissioni di CO2. Il contrario di quanto professato negli ultimi anni, una misura che riporta l’Italia indietro di anni, in un momento in cui si dovrebbe investire ulteriormente nella green economy e nell’efficientamento energetico.

Intanto dall’Ue arriva un’ulteriore conferma della bocciatura europea della manovra. A darla è il commissario europeo al Bilancio, Guenther Oettinger allo Spiegel online. Oettinger conferma anche che una lettera del commissario Pierre Moscovici dovrebbe arrivare a Roma, giovedì o venerdì. Dunque entro la fine di questa settimana la bocciatura sarà ufficiale, niente di nuovo viste le premesse.

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L’IGNORANZA PIÙ BIECA AL POTERE. Il primo lavoro dell’ebete di mail? MINISTRO DEL LAVORO DELLA 6a POTENZA INDUSTRIALE DEL MONDO. Farebbe già ridere così, ma poi questo coglionazzo parla, e parla, e parla…

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Del Conte ci spiega perché il reddito di cittadinanza non funzionerà

Il presidente di Anpal: “Riformare i centri per l’impiego in cinque mesi? Non si sa di cosa si parla. Questo è un ammortizzatore”

di Valerio Valentini

Roma. “Più che propaganda, mi pare si tratti di mancanza di consapevolezza”. Nel suo studio luminoso, al settimo piano, Maurizio Del Conte allarga le braccia: “Quando gli esponenti del governo parlano di reddito di cittadinanza mi sembra che non sappiano quale sia la complessità della materia”. E anche per questo, spesso, sono gli stessi giornalisti a rivolgersi al presidente dell’Anpal, l’agenzia per le politiche attive istituita dal Jobs Act, per decifrare le criptiche esternazioni di Luigi Di Maio. E’ successo anche l’altro giorno, quando Giuseppe Conte ha parlato di un reddito di cittadinanza su base “geografica”. Esegesi? “Dovendo sforzarci di dare un senso alle parole, direi che il premier volesse scongiurare la riproposizione del problema connesso alle cosiddette ‘deportazioni di insegnanti’ generate dalla ‘Buona scuola’. Preoccupazione politicamente comprensibile. Solo, mi chiedo: costringendo tutti i disoccupati a trovare lavoro nelle loro zone di residenza, non si finisce col creare delle gabbie di povertà, specie al sud? Ci sarebbe semmai bisogno di evitare queste frammentazioni geografiche. Il mercato del lavoro va reso più trasparente: nel centro per l’impiego di Lecco, che è tra le eccellenze assolute, non si sa quale siano le imprese attive a Como”.

Maurizio Del Conte (foto Imagoeconomica)


Ci sarebbe insomma un lavoro enorme da fare. E i grillini dicono che riusciranno a farcela in cinque mesi. “Riformare i centri per l’impiego in così poco tempo è inverosimile. Di qui a maggio, sarebbe già un successo riuscire a stilare un cronoprogramma delle modifiche da apportare, con scadenze precise condivise dallo stato e dalle venti regioni, da cui dipendono i centri”. S’ispireranno alla Germania. “Dove il piano Hartz ci ha messo anni per entrare a regime. I centri per l’impiego lì hanno 110 mila dipendenti, noi ottomila. Lì c’è una filiera unica e rodata: noi abbiamo una dissociazione tutta italiana per cui l’Inps eroga i contributi, Anpal coordina l’azione dei centri per l’impiego che cercano di far incontrare domanda e offerta di lavoro, l’ispettorato vigila su eventuali abusi”.

Cosa bisognerebbe fare? “In estrema sintesi, tre cose. Primo: creare un modello unico di centro per l’impiego e imporlo a livello nazionale, omologando strutture e servizi, e chiarendo una volta per tutte che il centro per l’impiego è rivolto non solo a chi cerca lavoro, ma anche a chi lo offre. Secondo: un piano massiccio di assunzioni, impegnandosi a creare il profilo professionale dell’operatore del centro per l’impiego. Bisognerebbe formare il formatore, insomma, magari attraverso una accademia ad hoc. Terzo: informatizzare le banche dati, creando almeno un archivio comune tra Inps, Anpal e ministero dell’Istruzione. Anche se, prima di questo, sarebbe semmai il caso di assicurarsi che a Crotone e in altri dodici centri per l’impiego arrivi quantomeno la connessione internet”.

Sei milioni di poveri assoluti (IN QUALE FILM? ANCORA CON QUESTA BAGGIANATA?! FATEMENE CONOSCERE ALMENO MILLE, IO VIVO NEL SULCIS, LA PROVINCIA PIÙ POVERA D’EUROPA E NON CONOSCO NEMMENO UN SOLO POVERO. NON NE ESISTONO NEMMENO IL 10%! Nota mia): tre proposte di lavoro da potere declinare prima di vedersi negato il reddito. “Alt. Mi pare che la durata del reddito di cittadinanza, stando almeno alle ultime dichiarazioni del governo, sia di 18 mesi: un periodo troppo breve per trovare tre offerte a ciascuno. Sarà più comodo aspettare, semplicemente, che trascorra quell’anno e mezzo. D’altronde, tra quei sei milioni ce n’è almeno un terzo non occupabile nel breve periodo: tossicodipendenti, senza fissa dimora, persone per cui è più opportuno attivare altri circuiti. Molti andrebbero ad esempio assegnati ai Sert, che potrebbero prevedere percorsi di recupero che durano più di un anno. Altri andrebbero magari coinvolti in corsi di formazione specifica, altri ancora invitati a riprendere gli studi. Tutta gente a cui pensare di offrire anche un solo lavoro, nel giro di 18 mesi, è impensabile e perfino controproducente, perché li si condannerebbe a svolgere lavori squalificati, e a farlo in condizioni di disagio personale”. Ma allora questo reddito di cittadinanza… Qui Del Conte anticipa la risposta: “Diciamo che è un ammortizzatore sociale generalizzato: è più corretto così”.

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L’HO SCRITTO E RISCRITTO DA ALMENO 4 ANNI: LA SITUAZIONE VERGOGNOSA DELL’ITALIA DI OGGI SI DEVE PER IL 90% AI GIORNALAI PREZZOLATI O A QUELLI SCAFATI MA INGENUI, COME SANTORO CHE DIEDE ORE DI VIDEO AL PAZZO BEPPE GRILLO.

Così come fecero gli altri dei simil talk show unidirezionali e tutti a favore delle destre mefitiche: da Floris alla Gruber e tutti gli altri giornalai. E’ la DISINFORMAZIONE che ha inquinato e rovinato l’Italia. Italia che fino a sei mesi fa  aveva il miglior governo del dopoguerra con Matteo Renzi, e oggi ci ha buttato nelle braccia di parvenus truffatori, analfabeti, in malafede e assolutamente e completamente inadeguati e incapaci.

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Ci meritiamo l’Italia creata dai talk-show

Il nostro paese si prepara alla “tempesta perfetta”, lo dicono tutti: in Europa, nell’economia. Ma c’è qualcosa di peggio: i mostri del rancore, i Landini e i Davigo fomentati per anni dalle tv, stanno per prendere il potere reale. Guai

Maurizio Crippa

di Maurizio Crippa

Ci meritiamo l’Italia creata dai talk-showFoto LaPresse

“Potrebbe essere peggio – E come? – Potrebbe piovere”. La democrazia mondiale dovrebbe essere per sempre grata a Marty Feldman. Mentre le Leggi di Murphy (se una cosa può andare male, lo farà) sono pessimismo sociopatico, decrescita infelice delle capacità di reazione, il Grande Strabico guarda avanti, vede la situazione ma invita a resistere. L’irreparabile non è ancora accaduto.   Eccettuata la parte del paese che soffre di distopia meteorologica come Gigi Di Maio, che scruta i cieli d’Europa e…

https://www.ilfoglio.it/politica/2018/10/17/news/ci-meritiamo-litalia-creata-dai-talk-show-219349/

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CHE GLI USA TORNINO AD ESSERE UNA POTENZA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA. VIVA Elizabeth Warren “Pocahontas”

Elizabeth Warren
ApprofondimentoStati Uniti

La sfida di Elizabeth Warren “Pocahontas” a Trump: “Ecco il mio Dna dei nativi americani”

La senatrice democratica replica al presidente che la accusava di mentire sulle sue origini. E a colpi di video e provette si prepara al duello finale per la Casa Bianca nel 2020

DALLA NOSTRA INVIATA ANNA LOMBARDI

NEW YORK – Pocahontas for president. Elizabeth Warren, l’agguerrita senatrice del Massachusetts amatissima dalla base democratica per le sue posizioni anti Wall Street, è sempre più pronta a sfidare Donald Trump alle presidenziali 2020: addirittura come prima nativa americana a scalare la Casa Bianca. A patto, naturalmente, di riconquistare il suo seggio al Senato il prossimo 6 novembre. I tamburi di guerra hanno cominciato a suonare lunedì, quando, attraverso un vi…

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E niente: non c’è un solo statista al mondo che non schifi questi due ridicoli e pericolosissimi Cric e Crok. Parlo del mondo civile, naturalmente, non di Trump, Putin e Orban

Martin Schulz
IntervistaUe

Schulz: “L’idea di Europa deve tornare a emozionarci. Ma zero fiducia in Salvini e Di Maio”

L’esponente socialdemocratico tedesco, ex presidente del Parlamento Ue: bisogna risvegliare l’orgoglio europeista con progetti concreti e contrastare il protagonismo dei populisti

DALLA NOSTRA INVIATA TONIA MASTROBUONI

MONACO DI BAVIERA (MONACO). Il socialdemocratico Martin Schulz è preoccupato per la tenuta della democrazia, “se vincerà il fronte degli autoritari” alle elezioni europee. Dunque per l’ex presidente del Parlamento Ue bisogna risvegliare l’orgoglio europeista con progetti concreti e contrastare il protagonismo dei populisti. Quanto alla batosta in Baviera per la Spd, Schulz minimizza sulla tentazione di qualcuno nel partito di staccare la spina: “Bisogna t…

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/10/16/news/schulz_l_idea_di_europa_deve_tornare_a_emozionarci_ma_in_salvini_e_di_maio_zero_fiducia_-209142405/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P8-S1.6-T1

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