Lo schifo dei giornalai massoni raccomandati, pieni di odio per i giganti e leccaculo dei boia prepotenti e incapaci.

Lettera a Marco Damilano, direttore dell’Espresso.

Egregio Direttore,
Non sono d’accordo con coloro secondo i quali la copertina dell’Espresso è semplice spazzatura o una mascalzonata ispirata da antipatia personale nei confronti di Matteo Renzi. Quando si studierà ciò che è successo in Italia in questi anni e di come sia stato possibile che un gruppo di persone ignoranti e xenofobe, guidato da un personaggio truce, forte coi deboli e debole coi forti, sia riuscito a prendere il potere e avere il consenso di un terzo della popolazione, ecco quel giorno sarà necessario studiare il comportamento degli intellettuali, della stampa e degli opinion makers. Di tutti coloro, in altre parole, che con modi garbati, forbiti e variamente zelanti hanno contribuito a dare legittimazione culturale e politica alle posizioni più estremiste, violente e volgari di chi oggi è salito al potere. È tipico della retorica della destra affermare che tutti i politici (tutte le policies) sono uguali e che non c’è differenza fra di loro. Un atteggiamento giustificazionista a priori dei peggiori comportamenti di mala gestione della cosa pubblica spesso preludio ad arricchimenti privati e appropriazione di altri benefici a spese del pubblico. Oggi si assiste ad un salto di qualità (un salto verso il basso direi) equiparando chi in tema di tutela dei diritti civili e diritti umani ha messo a repentaglio il proprio destino politico e chi invece sulla loro negazione ne ha fatto la grancassa per il proprio tornaconto elettorale. Mettere sullo stesso piano Matteo Renzi che è andato a ripescare in fondo al mare i corpi di 300 migranti affogati e chi chiude i porti a coloro che sono ancora vivi a me pare qualcosa di più grave di una oscenità. Negare la differenza tra chi ha garantito per legge la tutela dei minori non accompagnati e chi li fa marcire per settimane sulla tolda della Open Arms non è una provocazione innocente. Occultare la differenza tra chi è arrivato a mettere la fiducia sulle leggi per i diritti civili e chi occupava l’aula del senato scagliando i regolamenti contro il presidente per impedirne l’approvazione non è semplice amnesia o mistificazione. No, la copertina dell’Espresso è il simbolo e la rappresentazione perfetta di quello che Julien Benda chiamò nel 1927 “La trahison des clercs” (il tradimento degli intellettuali). Tradotto con il linguaggio di oggi si può dire che è troppo semplice liquidare la copertina dell’Espresso come spazzatura o una mascalzonata. No, ciò non rende giustizia all’operazione che coscientemente i suoi autori si sono riproposti ben sintetizzando un atteggiamento di una classe più ampia di commentatori politici e che consiste in una vera e propria correità morale e politica con quelli che sono gli obiettivi politici di Salvini e dei suoi accoliti.

Roberto Cociancich

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Ecco un’altra risorsa salviniana, putrida come lui, che paga la sua follia. Speriamo.

Denunciato per razzismo l’ex gestore di Punta Canna, la spiaggia fascista

Denunciato per razzismo l'ex gestore di Punta Canna, la spiaggia fascista

Ha costretto una bagnante italiana con genitori africani a lasciare uno stabilimento con le musiche e le frasi diffuse dagli altoparlanti.

SOTTOMARINA (VENEZIA) - Gianni Scarpa, l’ex gestore della spiaggia ‘fascista’ di Playa Punta Canna a Sottomarina, finisce nuovamente nei guai, a due anni di distanza dalla sua iscrizione nel registro degli indagati per apologia del fascismo, per i cartelli in spiaggia con le foto e gli slogan di Mussolini.

I Carabinieri di Chioggia lo hanno denunciato alla Procura per violenza privata aggravata da finalità di discriminazione razziale, ingiuria e apologia del fascismo.

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/19/news/denunciato_per_razzismo_l_ex_gestore_di_punta_canna_la_spiaggia_fascista-233917811/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1

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Le minchiate del boia ottuso, nazista e cazzaro #salvini, le sue bugie e la sua follia malata, e la testa sulle spalle dell’onesto Sanchez e dell’Europa civile.

Ecco perché la Spagna ha concesso un porto sicuro alla Open Arms soltanto ora

Salvini ha continuato a ripetere che la nave sarebbe dovuta andare da subito nel Paese di cui batte bandiera. Madrid ha risposto ora attaccando il nostro ministro dell’Interno. Lo stallo politico europeo di fronte alla tragedia di chi muore nel Mediterraneo

Ecco perché la Spagna ha concesso un porto sicuro alla Open Arms soltanto ora

(ansa)

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, lo ha ripetuto più volte: “La Open Arms poteva andare in Spagna”, Paese di cui batte bandiera. In realtà, se il governo di Pedro Sanchez ha concesso soltanto oggi un porto sicuro alla nave, che da 17 giorni si trova in mare, le responsabilità sono proprio della prova di forza di Salvini e della sua politica contro i migranti.

La Spagna ha infatti tolto l’autorizzazione alla Open Arms a svolgere attività di ricerca e soccorso già sei mesi fa. Questo perché il governo spagnolo, attraverso la sua guardia costiera, si fa carico di salvare e portare a terra i migranti che cercano di raggiungere l’Europa attraverso la rotta occidentale. Non a caso Sanchez scrive infatti oggi, nell’offrire Algeciras alla Open Arms, “l’inconcepibile risposta delle autorità italiane, e in particolare del suo ministro dell’Interno Matteo Salvini, di chiudere tutti i suoi porti e le difficoltà esposte da altri paesi del Mediterraneo centrale, hanno portato la Spagna a guidare nuovamente la risposta alla crisi umanitaria”.

Sanchez di fatto ricorda che quest’anno la Spagna ha già salvato e accolto 15.000 migranti, un numero cinque volte maggiore rispetto a quelli accolti dall’Italia. Inoltre, quando Madrid ha tolto l’autorizzazione alle attività della Open Arms ha motivato il provvedimento (e le multe fino a un milione di euro che comminerebbe in caso di inosservanza) come reazione alla chiusura dei porti italiani.

La Spagna, di fatto, ha voluto mandare un segnale all’Italia ma soprattutto alla Ue, per ribadire che accoglie molte più persone rispetto all’Italia e che non intende farsi carico delle persone sulla rotta del Mediterraneo centrale, perché già impegnata su quella occidentale. Madrid sa anche quanti giorni di navigazione separano Lampedusa e la rotta del Mediterraneo centrale dai suoi porti e con la sua apertura sottolinea che è più naturale che le navi che operano in quell’area devono naturalmente dirigersi verso l’Italia.

Il governo spagnolo vuole sottolineare inoltre che il meccanismo di suddivisione europea dei migranti non è mai stato applicato alla rotta spagnola, perciò si rifiuta di dover pensare anche alle persone che vanno verso l’Italia.

E qui veniamo al secondo impedimento: una cosa è certa, mentre migliaia di persone muoiono nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e altre centinaia sono lasciate in condizioni insostenibili al largo di Lampedusa in attesa di uno sbarco, una soluzione condivisa europea è assai lontana. Ancora, Salvini ha detto più volte che ci sono città europee disposte ad accogliere i migranti. Il punto è che offerte come quelle di Valencia e Barcellona nel caso della Open Arms, o della tedesca Rottenburg nel caso della Sea Watch 3, cadono nel vuoto se non c’è il via libera delle autorità statali competenti, cioè dei governi nazionali, come è avvenuto oggi.

Venerdì scorso, in piena crisi Open Arms, sei Paesi europei (Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo e Romania) hanno dato la loro disponibilità ad accogliere le persone bloccate a bordo della nave della ong spagnola. A nessuna di queste “disponibilità” è seguita però la necessaria richiesta per la redistribuzione di migranti. Questo perché il Paese richiedente diventerebbe automaticamente “Paese di base” e dovrebbe farsi carico della prima accoglienza. Tale onere è assai temuto, perché in passato una volta accolti i migranti la loro ricollocazione dal “Paese di base” ad altre nazioni è avvenuta in media soltanto per il 50 per cento.

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Studiate, bestie di destra, studiate come si fa politica, come la fa il miglior statista italiano di sempre.

Un governo istituzionale per rientrare nella UE. Ed ad ottobre la Leopolda.

18 Agosto 2019

Intervista di Laura Cesaretti per Il Giornale, 18 agosto 2019

Matteo Renzi, non è che la sua proposta di governo istituzionale produrrà il paradosso di far tornare Salvini a Canossa?
«Questa è la crisi più pazza del mondo. E come andrà a finire non lo sa nessuno. Certo è che Salvini fino a una settimana fa era l’uomo invincibile osannato da media e social: adesso rincorre Di Maio per elemosinare la pace. Deve scegliere se perdere la poltrona o la faccia, e la prima opzione potrebbe essere troppo dura per lui. Le ultime settimane certificano comunque il suo fallimento come leader: ha sbagliato tutto, e chi sbaglia si dimette, se è persona d’onore. Invece Salvini ha intimato a noi senatori di ‘alzare il culo’ e andare in Senato a votare: noi lo abbiamo alzato e lo abbiamo sconfitto. Tutti si aspettavano che, dopo un’estate in spiaggia tra mojito e cubiste, fosse a quel punto lui ad alzare le terga dalla poltrona del Viminale: invece vi si è inchiodato. Per dimettersi ci vuole dignità. E lui, purtroppo, non ne ha».

Come si spiega questa allergia salviniana a mollare il Viminale?
«Da un lato Salvini ha paura: delle inchieste sui 49 milioni, sui rubli, di altre indagini. Dall’altro, Salvini è passato dal 17 al 34% grazie all’uso sapiente della macchina pubblica: le strutture ministeriali sono piene di giovani della Lega, a cominciare dal team della propaganda guidato da Morisi. Se Salvini si dimette, perdono all’istante il posto di lavoro. E la macchina della Lega ha finito i soldi per pagarli».

Lei intanto continua a perorare la causa di un governo coi grillini?
«No: la causa del rispetto delle istituzioni e del bene degli italiani, se mai: votare a ottobre fa aumentare l’Iva al 25% e innesca la recessione. E’ una follia far pagare agli artigiani del nord o alle famiglie italiane le ambizioni o le paure russe di Salvini. Serve un governo istituzionale, che metta in sicurezza l’Italia e con un ministro degli Interni degno di questo nome».

Ripeto: con quegli stessi grillini che continuano a insultarla?
«Non me ne parli, neppure Berlusconi ha subito dai Cinque Stelle il trattamento riservato a me, ma ci sono momenti in cui le questioni personali devono stare in secondo piano. Se vuoi essere un uomo delle Istituzioni prima viene la voglia di dare una mano al Paese, poi quella di reagire agli insulti. A livello personale, mi mordo la lingua. Ma serve un governo per evitare il voto a ottobre e l’Iva, poi sta ai segretari dei partiti definirne la formula politica. Una cosa è chiara: per la Ue sarebbe un sollievo poter tornare a dialogare con l’Italia, che ora si è tagliata fuori. E senza l’Italia, con l’imminente Brexit, l’Europa diventa pericolosamente una questione a due tra Francia e Germania».

Un governo aperto anche a Forza Italia?
«Se devo basarmi sulle pessime parole della capogruppo Bernini in aula, Forza Italia è vittima della sindrome di Stoccolma verso Salvini. E tuttavia, anche se Fi si è tirata fuori dal Governo istituzionale, convinta di poter avere qualche poltrona da un Capitano che non può garantirle neanche ai suoi, devo riconoscere che in quanto a rispetto delle istituzioni tra Berlusconi e Salvini c’è un abisso. Abbiamo sempre criticato Berlusconi su questi temi. Ma non avevamo ancora visto un Salvini che chiede pieni poteri, pretende la convocazione del Parlamento, attacca Paesi alleati, sottrae competenze a ministri o addirittura al Colle. In Ue è un appestato come Le Pen, mentre Berlusconi ha una casa politica centrale. Di fronte alla sguaiata schizofrenia di Salvini, il Cavaliere è un rassicurante uomo delle istituzioni. Ora si capisce che il ‘Capitano’ era solo una costruzione mediatica di chi (dalla Rai a Mediaset a La7) gli ha consentito per anni di fare comizi senza uno straccio di contraddittorio».

Ha rivalutato anche lei Conte, che ora bacchetta Salvini sui migranti?
«No. Troppo facile cambiare idea quando va di moda. Era Conte o esiste un suo sosia che prima firmava i decreti Salvini e adesso firma le letterine? Detto ciò, sulla Open Arms ha fatto bene:  tardi ma bene. La questione migratoria si affronta lavorando in e con l’Africa, non certo facendo gli show con tre barconi di disperati».

Mettiamo che il governo si faccia. Spera di tornare a Palazzo Chigi e dintorni?
«Non esiste. Se mai girerò per l’Italia e per l’Europa, incontrerò aziende e famiglie per spiegare, da ex premier, che la priorità è salvare il paese dalla recessione e che se Salvini non tocca palla l’Italia può riuscire a tornare in campo a Bruxelles. E vorrei riallacciare con il volontariato, colpito da una campagna di diffamazione senza precedenti. Anche quello cattolico, scandalizzato dalla strumentalizzazione della fede, dei rosari, della Madonna».

Non teme che, alleandosi, un Pd dall’identità così fragile subisca la nefasta egemonia culturale grillista?
«È il grande rischio di questa operazione: sarà la sinistra a costituzionalizzare M5s o M5s a grillizzare la sinistra? Dal giorno dopo, la questione nel Pd sarà questa. Io resto fiducioso, ma molto dipenderà dall’accordo di governo».

E i renziani che parte faranno?
«Faremo ciò che serve al Paese. Voteremo la fiducia, non chiederemo neppure uno strapuntino per noi e faremo proposte concrete per mettere in sicurezza l’Italia. Poi faremo il punto alla Leopolda dal 18 ottobre».

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I profughi non reggerebbero ALTRI 7 GIORNI DI MARE. Ma… “Open Arms si rifiuta di andare in Spagna. Salvini, inaccettabile” Ma salvini, chi? Ma chi cazzo crede di essere? Ma ha una figlia? leggi qui, COGLIONE! E se fosse tua figlia?

Open Arms: Hikma 18 anni, torturata per 3 anni in Libia

Era sulla nave Ong, sbarcata 4 giorni fa per motivi di salute

Hikma, una ragazza etiope sbarcata quattro giorni fa dalla nave della Ong spagnola Open Arms per  motivi di salute. © ANSA

Hikma, una ragazza etiope sbarcata quattro giorni fa dalla nave della Ong spagnola Open Arms per motivi di salute. -

Redazione ANSA

“Sono stata tre anni in Libia, un anno e 4 mesi in prigione e un anno e sei mesi chiusa in un magazzino. Lì è terribile, mi hanno torturata, calci e pugni. I libici sono pazzi, è un posto pericoloso”. Occhi nerissimi e sorriso splendido, Hikma, etiope di 18 anni, racconta la sua terribile storia. Ora è a Lampedusa, nell’hotspot in attesa di partire. Era tra i 13 naufraghi sbarcati dalla Open Arms quattro giorni fa per motivi di salute. “Finalmente libera, voglio andare a Roma per proseguire gli studi”, dice.

SI VERGOGNA GIUSTAMENTE DI DIRE CHE E’ STATA STUPRATA MALAMENTE. Nota mia.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/08/18/open-arms-hikma-18-anni-torturata-per-3-anni-in-libia-_c779ed49-afa3-4690-9fa5-3714275050d8.html
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I problemi VERI del paese, a parte i nazisti come selfini, NON sono 200 poveri naufraghi profughi, SONO LE MAFIE e L’economia che sta morendo! “Artigiani, moria di imprese: scomparse 6.500 aziende in sei mesi!” Tante quante ne nascevano con lo statista Renzi.

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