Il tirassegno…

Il tirassegno è un sport, ma non quando due fanatici sparano a persone VERE, ignare, che stanno lavorando per portare il pane a casa. Che il risarcimento sia bello pesante. Grazie.

Marò, il Tribunale internazionale assegna il processo all'Italia: "Ma Roma dovrà pagare per i pescatori uccisi"

https://www.repubblica.it/esteri/2020/07/02/news/caso_maro_arbitrato_da_ragione_all_italia-260768107/?ref=RHPPTP-BH-I260767810-C12-P1-S5.3-T1

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Il cane e il pane.

Sono uscito col cane

Per comprare il pane

E non sono più tornato.

Ora vivo col cane

Vicino a un torrente

Senza conto corrente

Senza le tue stronzate

Senza troppe boiate.

Vorrai ammettere

Che messo alle strette

Come scusa è migliore

Che

“SCENDO A COMPRARE LE SIGARETTE”.

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No, capo, no documenti…

NO CAPO, NO DOCUMENTI.

Io stare a tavola con mia famiglia

Quando scoppiato parapiglia:

tanti terroristi molto armati

entrati in mia casa

feroci e drogati.

Forse Boko Haram, forse non so

E io non sapere cosa far

Gridavano “Allah-u akbar!”

“Allah-u akbar!” “Allah-u akbar!”

Danno me molti colpi di Kalashnikov

A mia testa, uccidono mia moglie

E sfogano loro voglie.

Violentano mie bambine

Vedevo stravolte le faccine.

Poi

A colpi di machete

Tagliano a pezzi i miei figli

A pezzi

 Come conigli.

Io mi risveglio in quel macello e scappo

Da quel bordello.

No tempo per cercare documenti

Tu solo ti tormenti

Per tua vigliaccheria

Di padre amato,

ma disarmato.

E io scappa, scappa, scappa.

Nottate di deserto

Giornate tutte a piedi,

senza rimedi

per le mie piaghe

per la mia sete

che voi non conoscete.

Ogni villaggio incontrato

Sempre lavorato

Sempre insultato

E poco pagato.

Poi arrivi a Libia

Che non è l’Emilia.

E fame e torture

E notti di pianti

Ma non per le botte

I pianti di notte

Ma notti di veglia

Per mia famiglia

Che non c’è più

E io pregare a lassù.

Ora sono qui,

schiavo tra altri schiavi

trattato ancora male

in un lager amorale.

E dopo, come liberazione

Arriva barcone.

Trecento scheletri

Per molti kilometri

Di mare.

Non posso abbandonare

Non posso stare male.

Trecento scheletri

Per barca pochi metri

Trecento moribondi

Che ti aggrappi o sprofondi

In mari sconosciuti

In mari profondi.

E dopo tanti giorni

Tante notti a sperare

Di non affogare

 Arrivi a Lampedusa

E quello in divisa ne abusa

Ti accusa

Insulta tua testa confusa.

“Non hai documenti!”

No, non ho documenti, fratello

Sono appena scampato a un macello.

E allora prigione

Senza ragione

Solo per legge razzista

Di sovranista.

E niente avvocato

Per povero negro

Appena scampato

Alla morte

Appena scampato a un macello.

Che brutta sorte, fratello!
Ti vesti da lupo e sei agnello.

Ti voglio vedere al mio posto

Subire anche un minimo torto

nemmeno due giorni

E sei morto.

Ma vedi, fratello

Non so darti torto

Tu

sei nato già morto,

come tutti i razzisti

come tutti i fascisti.

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«Io, comico irriverente cancellato dal potere»

L’artista di Santa Giusta Lucio Salis, diventato famoso negli Anni 80 per la frase «Cappitto mi hai?», racconta lo scontro col Quirinale e la cacciata da Mediaset. «Rifiutai di partecipare al progetto di Forza Italia e da allora sono fuori»

DI PIERO MANNIRONI

22 LUGLIO 2013

OLBIA. I potenti hanno paura della satira perché niente è più irriverente ed eversivo del sorriso. Che può frantumare i bastioni della paura, rendendo ridicolo, e quindi umano, il potente. Il sorriso è infatti capace di scomporre gerarchie sociali e indebolire il “sistema”, che viene sezionato e raccontato con le parole acuminate dell’ironia. Ecco perché il potere non tollera la satira e, quando può, cerca di cancellarla. Il sistema è semplice e violento: si impedisce l’accesso al palcoscenico e così si “ruba” la platea. E allora per chi fa satira diventa inutile parlare, perché tanto nessuno ti può più sentire. Poi, ci penserà il tempo a cancellare tutto. Così è accaduto molte, troppe volte. Così è accaduto a Lucio Salis, oggi 66 anni, sardo di Santa Giusta, artista ingiustamente dimenticato.

Lui, autore e attore, eclettico e vulcanico organizzatore di eventi e inventore di personaggi, è scomparso da anni nel nulla. Dimenticato, rimosso. «Preferisco dire epurato e condannato al silenzio» dice lui con un sorriso triste nel suo piccolo appartamento di Golfo Aranci. Lucio Salis non è stato una meteora, una fortunata invenzione della tv berlusconiana degli anni Ottanta. È infatti un uomo che è arrivato al successo dopo un lungo e complicato percorso artistico. Raggiunge la grande notorietà però solo negli anni Ottanta, quando entra nel tempio del cabaret televisivo di Antonio Ricci: Drive in.

La trasmissione diventa presto un fenomeno di costume e lui, Lucio Salis, è una delle stelle del programma. Inventa un personaggio che “buca” il video: il sardo che commenta il costume e la politica del Belpaese con battute al fulmicotone, irriverenti e graffianti. Una sorta di Bertoldo moderno, arguto e candido, che fustiga i potenti con una satira corrosiva e che, con lo sberleffo, cattura la risata. Salis condisce le sue scorribande verbali con una battuta ricorrente con la quale, ammiccante, lancia un messaggio di complicità al pubblico: “Cappitto mi hai?”. Un refrain che diventa presto un tormentone. Quando c’è lui gli ascolti si impennano e la concorrenza della Rai viene stracciata. La consacrazione arriva con il telegatto d’oro.Quella di Lucio Salis è una rivoluzione nell’universo della comicità italiana. Perché con lui la satira irrompe nella politica, fino ad allora uno spazio considerato tabù. Almeno nel piccolo schermo. Sono gli anni del craxismo rampante, del consolidamento del potere di Cossiga e nei quali Berlusconi si afferma come imprenditore di successo. E l’inizio della fine è proprio in quegli anni di successo folgorante. Lucio Salis ha purtroppo due soli padroni: il pubblico e la sua autonomia intellettuale. Il compromesso è un metodo che non gli appartiene. Tra le sue “invenzioni” nasce la caricatura della zia di Cossiga, Tzia Peppa. L’obiettivo è ovviamente l’inquilino del Quirinale che però si irrita per le battute e le gag di quel sardo che, nella trasmissione Striscia la notizia, lo punzecchia e lo irride.

«Mi ricordo che un giorno mi telefonò Sergio Berlinguer – dice Salis –, segretario generale del Quirinale. Con molta cortesia, ma anche decisione mi disse: “Al presidente non piace quello che stai facendo. E poi, tra sardi… sai non è bello”. Io ovviamente continuai e le pressioni si spostarono su Berlusconi. Lui si fece due conti: gli costavo due milioni lordi la settimana e gli portavo contratti pubblicitari per miliardi. Poi seppi che si era messo di mezzo anche Craxi che malsopportava le mie battute sul Psi. Allora Berlusconi mi fece chiamare da Ricci e mi propose di sospendere la mia partecipazione a Striscia la notizia. In cambio, mi offrì contratti per 28 miliardi di lire in tre anni. Come attore, autore e regista di miei format televisivi. Come se non bastasse, avrei avuto un supporto nella realizzazione di due miei film».

«Ma c’era un ma – continua Salis –, una condizione: sarei dovuto diventare uomo-immagine e promotore della nascente Forza Italia. Sì, perché cosa che pochi sanno, il progetto di creare un soggetto politico risaliva a quegli anni, molto prima, dunque, del 1993. Io dissi no. Era come un mettermi le catene, omologarmi a un mondo che io attaccavo tutti i giorni con la mia satira. Era come chiedermi di tradire me stesso… E rifiutai. Fui così cancellato, “epurato”. Di più: non mi pagarono neppure un centesimo. La cosa che più mi ferì fu il metodo che utilizzarono per azzerarmi. Ai giornalisti che mi cercavano a Mediaset facevano rispondere: il signor Salis non lavora più con noi perché è scappato senza pagare l’albergo. Alcune grandi firme come Beniamino Placido e Leandro Palestini chiesero stupiti: “E da quando in qua una vostra grande star si deve pagare l’albergo qui a Milano?” “Non lo so – rispondevano le segretarie – mi hanno detto di rispondere così”».

Lucio Salis continua: «Dopo sei mesi feci causa, ma accaddero cose molto strane in quel periodo. Alla fine mi fecero firmare due chili di carte e mi diede un assegno da 24 milioni. Tutto finito, tutto qui. A oggi, Silvio Berlusconi mi deve qualche milione di euro, 22 anni di vita, una famiglia e la mia dignità».

Da allora comincia la caduta. Anche il sogno di creare un grosso centro di produzione cinematografica in Sardegna si arena. «Era il 1988-1989 – dice Salis –. Era un’avventura affascinante che avrebbe meritato successo. Il progetto era quello di creare una cittadella del cinema e della musica in uno dei posti più belli della Sardegna. Io sono stato sempre convinto che se i Beatles avessero inciso i loro dischi non ad Abbey Road, ma altrove, il loro successo sarebbe stato identico. Perché non è importante dove tu fai una cosa, ma come la fai. Ci misi tutto quello che avevo, circa due miliardi di lire, nella “Cooperativa cinemazione”. Poi la Regione, che mi aveva garantito l’appoggio, fece un passo indietro. Mi dissero: si prenda questo miliardo e 300 milioni e se ne torni in Continente. Era la fine. Da allora non mi sono più ripreso».

Comincia così la parabola discendente, anche se Lucio Salis cerca di trovare spazi nel mondo del cinema. Un mondo che conosce molto bene, visto che negli anni precedenti aveva avuto contatti e frequentazioni con mostri sacri come Federico Fellini, Sergio Leone e Ugo Pirro. Ad aprirgli le porte del cinema era stato Nanni Loy che lo aveva introdotto in “Cinema democratico”.

Con Renato Pozzetto gira “Porca Vacca” per la regia di Pasquale Festa Campanile e “Baciami Strega” di Duccio Tessari. Partecipa poi al remake di “Cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Giuliano Montaldo, andato in onda su Rai3, interpreta alcune puntate di “Classe di ferro” di Bruno Corbucci ed è protagonista di “Sos laribiancos”, i dimenticati, di Piero Livi. Ma si fa notare soprattutto in Magnificat di Pupi Avati, che si merita una nomination al festival del cinema di Cannes. Nel mentre si esaurisce la sua collaborazione con la Rai, dove era entrato grazie a Nanni Loy che lo aveva “scoperto” durante la preparazione di una puntata di “Radio anch’io” e lo aveva subito voluto con se. Così Salis, con “Via AsiagoTenda”, “Permette, cavallo?”, “Ribalta aperta”, “Sapore di Salis” e “Il Guastafeste” era diventato una delle voci più ascoltate della radio pubblica. «Nella radio – ricorda – c’era più libertà, meno censure rispetto alla tv».

Torna così in Sardegna e sopravvive grazie a un talk-show su Tele Nova di Oristano e qualche comparsata sporadica. Una sua rentrée a Zelig si arena subito. Il comico “epurato” torna dove aveva cominciato la sua carriera come produttore musicale alla fine degli anni Sessanta, diventando la mente del complesso Salis’n Salis, del quale facevano parte due suoi cugini (Francesco e Antonio) di sicuro talento. Per loro scriveva canzoni, organizzava concerti e tournée e produceva dischi.

«Oggi – conclude Lucio Salis – cerco di sopravvivere. Con fatica. L’effetto dell’epurazione della quale sono stato vittima è stato devastante nella mia vita professionale e privata. Oggi cerco ancora di lavorare, di proporre le mie idee e i miei progetti che potrebbero fare economia e aiutare il turismo. Ma nel mondo della politica non trovo sponde. Forse mancano coraggio e fantasia».

P.S. Il signor Antonio Ricci continua a querelarmi ogni due mesi per le verità che scrivo. Purtroppo, quando potevo presenziare a questi processi-farsa li facevo sempre tutti a pezzi: ho vinto tutti gli 85 processi per “diffamazione a mezzo stampa”. IO faccio satira, non diffamazione, come certa gente che conosciamo tutti. E la Satira non può essere MAI condannata se non nelle dittature. O dalla mafia. Ho vinto i processi ed ho fatto arrestare molti pezzi da 90 della politica e della massoneria. Ma da anni non posso più muovermi e questi, che hanno più avvocati che dipendenti, hanno buon gioco trovando magistrati svogliati o compromessi. Però, caro Ricci, il tempo è galantuomo e la verità viene sempre a galla. La mafia mi ha portato via tutto, tranne la mia forza vitale e la mia dignità, quindi delle vostre condanne pilotate me ne sbatto altamente. E poi, ricordati che c’è una cosa chiamata NEMESI.

Lucio Salis


https://www.lanuovasardegna.it/regione/2013/07/22/news/io-comico-irriverente-cancellato-dal-potere-1.7461225

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