Scandalo calcio, scandalo governicchio: stessa cosa, stessi protagonisti malavitosi.

I giocatori «responsabili»

di Maria Novella Oppo

Mentre il partito di plastica si fa una plastica, Berlusconi tenta ancora di disinnescare i referendum, pur dicendo che tanto sono inutili. E siccome, parafrasando Oscar Wilde, niente è più indispensabile della cose inutili, il casino è grande sotto il Sole. Tutto sembra destinato a franare, perfino la religione nazionale del calcio, scosso da un ciclone di corruzione, compravendite, scommesse e infiltrazioni camorristiche. Tale e quale la politica del governo, che infatti, tace sulla questione, non avendo alcuna morale da fare ai campioni strapagati o anche ai campioncini pagati così così, cioè sempre cento volte più dei metalmeccanici, ai quali invece tutti fanno la morale. Sfilano nei tg la facce e i gol dei calciatori intercettati, i quali, sorpresa!, parlano un italiano meno volgare delle olgettine laureate. È immorale vendere e comprare le partite, è vero, ma, in fondo, è più antisportivo vendere le partite o le sorelle e le figlie? Meglio lasciarsi fare un gol o vendere se stessi in Parlamento? Magari, d’ora in avanti, per decenza, i giocatori venduti potremmo chiamarli «responsabili».
6 giugno 2011


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