Berlusconi interrogato dai pm “Mangano era una persona perbene”

Questo tipo ha un concetto bizzarro di “persona per bene”.  Perdonatemi, ma tra Burlesquoni e Borsellino, io sto con Borsellino. Ecco chi era in realtà questo criminale.

Vittorio Mangano (Palermo18 agosto 1940 – Palermo23 luglio 2000) è stato un criminale italiano pluriomicida legato a Cosa Nostra conosciuto – attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito le vicende processuali che lo hanno visto coinvolto – con il soprannome de “lo stalliere di Arcore“, data l’attività che svolgeva presso la villa brianzola di Silvio Berlusconi. Fu definito da Paolo Borsellino una delle “teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia.

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Si commemora Borsellino davanti a chi lo ha fatto ammazzare e ai loro complici: chiamansi “autorità”.

La lettera di Scarpinato: “Caro Paolo, tempo scaduto per i sepolcri imbiancati”

L’intervento del pg della corte d’Appello di Caltanissetta alla commemorazione per i 20 anni dell’attentato al magistrato antimafia: “Stringe il cuore a vedere talora tra le prima file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/22/lettera-di-scarpinato-a-borsellino-caro-paolo-per-chi-ha-tradito-e-solo-questione/301931/

scarpinato borsellino interna nuova

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Dell’Utri: ”Borsellino? Siamo stati io e Berlusconi” Come se non lo sapesse tutto il mondo da un pezzo.

E poi raglia: “Ma in che paese stiamo vivendo?”

Te lo dico io, Marcellino, in un Paese che da Craxi in poi ha portato la mafia al potere istituzionale e dove un criminale come te si fa chiamare SENATORE! Manco Caligola era arrivato a tanto. Parlaci un po’ del tuo gemello Alberto, cosa fa per vivere nel lusso? Perché lo tenete nascosto?

http://video.repubblica.it/dossier/trattativa-stato-mafia/dell-utri-borsellino-siamo-stati-io-e-berlusconi/100997/99376

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Burlesquoni è un mafioso?

Mi scrive una gentile amica: “Lucio, ma non hai paura di scrivere sempre che silvio berlusconi è un mafioso? Non è mai stato condannato per mafia.”

Cara G. e cari tutti voi che avete questo dubbio, a parte il fatto che il nano si è comprato ed ha corrotto oltre la metà della magistratura e dei capi delle polizie, nonché i 3/4 del parlamento… ma vi siete dimenticati che si è fatto delle leggi ad personam per 20 anni: proprio per scampare il culo alla galera e per aiutare le mafie?! Non solo, esistono prove documentali e testimonianze a vagoni sulla sua mafiosità, a partire dai primi libri di Giovanni Ruggeri per finire con quelli di Peppino Fiori o Marco Travaglio. Ma ci sono altre due cosette che voglio dire:

a) Come sostiene intelligentemente Piercamillo Davigo, “se io ti invito a cena e mi sparisce l’argenteria, io non ti ho visto rubare, ma qualche sospetto ce l’ho. Ti invito di nuovo a cena e mi sparisce ancora l’argenteria… siamo soli, io e te… beh, non ho bisogno di una condanna definitiva in terzo grado per affermare che tu SEI UN LADRO!”

b) Avete mai sentito Burlesquoni commemorare Falcone, Borsellino, Caponnetto (il creatore del Pool Antimafia morto di crepacuore) o qualunque altra vittima di Cosa Nostra? L’avete mai visto prendere posizione contro le mafie? Mai! Nemmeno mezza parola. Anzi… ha sempre parlato come Totò Riina: dando dei comunisti ai magistrati onesti e spacciando per un eroe un assassino capomafia come Vittorio Mangano. O no? E, infine, chi credete che gli abbia dato vagonate di miliardi in nero per mettere in piedi il suo impero del male? Per chiudere, ma lo sapete chi era suo padre Luigi? Fate una ricerca su Google e digitate semplicemente: luigi berlusconi. mafia.

berlusconi ladro1

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Pompetta uccide anche la Dia, creatura di Falcone e Borsellino. No pago di aver fatto eliminare loro.

In piazza anche gli agenti della Dia
“Il governo ci chiede di lavarci le auto”

Manifestazione davanti a Montecitorio degli “in-Dia-gnados”, investigatori delle strutture che lottano contro la criminalità organizzata e mafiosa: “Il governo uccide il progetto di Falcone e Borsellino”. La nuova protesta dopo quelle del Cocer dei carabinieri e dell’Esercito, che aveva chiesto le dimissioni del governo. Interrogazione di Rosa Calipari (Pd) al ministero dell’Interno

di ALBERTO CUSTODERO

In piazza anche gli agenti della Dia "Il governo ci chiede di lavarci le auto"

ROMA - «A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto. E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria. E la pressione delle ruote.

Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone. Che, oggi, alle 15, sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados». «State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia. «Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un

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Parma, il parco Falcone e Borsellino intitolato ai Vianello: è polemica°°°Due eroi svenduti a due guitti.

Certo che il degrado dell’Italietta berlusconiana si vede smaccatamente anche da queste stronzate pericolosissime. Due guittacci senza nessun talento, ma tanto devoti al boss pedofilo e cocainoma più ignorante e volgare del mondo,  vengono preferiti a due eroi della storia recente. Due martiri del civismo che forse proprio il patron delle tv abusive ha fatto trucidare.

IL PICCIOTTO GORLA, PADRONE DELLA RAI PER CONTO DI MAFIOLO. GUARDATE CHE GRUGNO ONESTO…

gorla

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Chi uccise Borsellino? Le indagini della Dia di Caltanissetta sono arrivate a una svolta decisiva

Chi uccise Borsellino

falcone-borsellino


Il killer fu il boss Giuseppe Graviano. Il movente: il magistrato sapeva troppo sui colloqui tra mafia e Stato. A 19 anni dalla strage di via D’Amelio, le indagini della Dia di Caltanissetta sono arrivate a una svolta decisiva

l boia di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta si chiama Giuseppe Graviano, il boss di Brancaccio che secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza dopo l’attentato di via d’Amelio avrebbe trattato direttamente con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.

Il pool di

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Ingroia e Bocassini, attaccati dalla destra mafiosa, sono i nuovi Falcone e Borsellino.

di Giuseppe Lo Bianco

26 aprile 2011

Operazione Ingroia, il pm nemico pubblico

Ferrara: “In galera”. E i berluscones sono scatenati: il Pdl usa l’arresto di Ciancimino jr per fomentare la guerra contro i magistrati

Giuliano Ferrara chiede la condanna a dieci anni di carcere per Antonio Ingroia, colpevole di “attentato a organi costituzionali”. Il senatore Luigi Compagna vuole una commissione d’inchiesta sulla gestione dei pentiti. Maurizio Gasparri sollecita la Procura di Palermo a spogliarsi dell’inchiesta sulla trattativa mafia-Stato: “Non possono indagare su Ciancimino coloro che ne hanno fatto un oracolo”. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, chiede addirittura un intervento del Csm sul procuratore aggiunto di Palermo. Per Fabrizio Cicchitto “la Procura di Palermo arresta Ciancimino e lo interroga escludendo quella di
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“Yara forse è morta di freddo” °°° Certo. Come Gesù, Falcone e Borsellino.

“Yara è stata uccisa subito dopo il sequestro”

Durante la conferenza stampa il questore di Bergamo aggiunge anche che le tracce di Dna trovate non corrispondono a quelle dei familiari né della cerchia più stretta d’amici

Yara è morta in quel campo di Chignolo d’Isola dove è stata trovata tre mesi dopo il suo rapimento. E’ l’unica conclusione cui sono giunti gli investigatori. Non è una certezza, ma “ci sono alte probabilità” che sia andata così. Lo spiega il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni, in una conferenza stampa presa d’assedio da taccuini e telecamere.

Per il resto, l’indagine sulla tragedia della tredicenne di Brembate Sopra non ha altri punti fermi. Non si sa, tanto per cominciare, cosa abbia determinato il decesso. “I tagli sul corpo sono molto superficiali, non tali da provocarne da soli la morte”. Ferite leggere dunque, non pugnalate. Che l’aguzzino potrebbe aver inflitto a Yara quando lei non era più in grado di reagire. “Non sono compatibili con una dinamica che fa pensare a una lotta”. Ce ne sono sulla schiena, “ma sembrano casuali, non c’è un disegno”, poi uno sul collo e due sull’interno dei polsi. Forse anche sulle gambe. Difficile dire che arma sia stata usata, al momento gli esami del medico legale Cristina Cattaneo non l’hanno accertato. “Per avere un quadro completo bisognerà aspettare settimane, se non un mese”.

Non sono stati letali nemmeno i tre colpi alla testa: i traumi riscontrati non sono gravi, potrebbero essere stati inflitti con un oggetto o con una semplice percossa. “Forse la morte è stata determinata da una serie di concause”. Tra cui non si può escludere nemmeno il freddo. Di sicuro non c’è stato dissanguamento, perché le tracce ematiche sui vestiti erano trascurabili. Improbabile anche il soffocamento.

Yara abbandonata in quel campo incolto, dopo esser stata stordita da una botta al capo e seviziata con un oggetto appuntito. E’ questo il quadro che sembra emergere. Ma perché e da chi ancora non si sa. Vacilla anche il movente sessuale: “Non ci sono evidenti tracce di violenza, anche se gli accertamenti biologici sono ancora in corso”. L’unico particolare che fa pensare a un maniaco è il reggiseno, trovato al suo posto ma slacciato. Gli slip erano tagliati all’altezza del fianco, ma lasciati dov’erano.

La firma dell’assassino (o degli assassini) potrebbe essere nel dna trovato su due dita di un guanto di Yara, che era nella tasca del giubbotto. Una traccia maschile e una femminile, che non appartengono alla ristretta cerchia dei familiari della bambina, né a nessuno dei profili genetici in mano alle forze dell’ordine. Si cercano due sconosciuti “dappertutto, anche se il luogo desolato dove è stata trovata non è facilmente raggiungibile da una persona che non lo conoscesse o lo frequentasse”.

L’obiettivo della procura è “scoprire almeno le cause esatte della morte”. E la cattura del mostro? “Ci vorrà anche fortuna” ammette Meroni. Un quadro sconfortante che porta a non escludere nessuna ipotesi. Non si sa nemmeno se l’omicida abbia voluto uccidere o se la situazione gli sia sfuggita di mano, andando oltre le sue intenzioni. A quasi venti giorni dal ritrovamento di Yara, le indagini stentano a trovare una direzione chiara. “Non c’è una pista privilegiata”. Se possibile, gli esiti dell’autopsia hanno complicato ulteriormente il giallo.

°°° Quando una procura è incapace o corrotta…

aiuto_grande

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