Olbia, uno stazzo diventa una villa abusiva di don Verzè e il comune manda le ruspe. ERA ORA!


Via alla demolizione della villa gallurese di don Verzè

Olbia, ordinanza di demolizione per la Casa Rossa all’ombra del San Raffaele. La dependance con piscina che ospitava i vertici della fondazione Monte Tabor in trasferta in Gallura, dovrà essere rasa al suolo

Via alla demolizione della villa gallurese di don Verzè

OLBIA. La villa cresciuta all’ombra del San Raffaele sembra destinata a finire in macerie. La Casa Rossa, la dependance con piscina che ospitava i vertici della fondazione Monte Tabor in trasferta in Gallura, dovrà essere rasa al suolo. Dall’ufficio Urbanistica del Comune è partita l’ordinanza di demolizione delle “opere abusive perché realizzate in assenza di concessione edilizia e di nulla osta dell’ufficio tutela paesaggio”. Come riporta il testo dell’ordinanza. Le ruspe del Comune stanno per accendersi. Entro 90 giorni la fondazione San Raffaele dovrà provvedere a cancellare le opere che il Comune considera abusive.

In caso contrario il bene potrà essere incamerato nel patrimonio dell’amministrazione o demolito. L’ultima carta per la fondazione è il ricorso al Tar contro l’ordinanza. Ma nelle stanze dell’Urbanistica sono certi di avere in mano tutte le carte per dimostrare che l’ampliamento dello stazzo è stato fatto senza rispettare le leggi. La fondazione dovrà demolire i 387 metri quadri della Casa Rossa, uno spogliatoio di 40 metri quadri e una tettoia grande più o meno altri 50 metri. Un altro colpo per l’impero di provette e mattoni costruito da don Luigi Verzè. La Casa Rossa era finita nel tesoretto da sacrificare per far continuare a vivere la fondazione San Raffaele travolta dai debiti. Un advisor finanziario, che porta avanti la stima e il piano per la liquidazione del patrimonio, ha inserito la Casa Rossa tra i gioielli da mettere sul mercato. Per la società lo stazzo, diventato villa con piscina, vale 7 milioni di euro, compresi i 5400 metri quadri di terreno che circondano l’edificio realizzato alle spalle dell’ospedale.

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l’Espresso. Dietro i maxi-appalti edilizi del San Raffaele c’è una trama segreta da film di mafia.

Paolo Biondani e Luca Piana per l’Espresso in edicola domani

Don Verze' e Mario CalDon Verze’ e Mario Cal
Dietro i maxi-appalti edilizi del San Raffaele c’è una trama segreta da film di mafia. La storia drammatica di un’insospettabile azienda lombarda che per trent’anni viene strangolata da continui ricatti della camorra. Attentati. Assunzioni di mafiosi imposte con la paura. Prestiti in odore di usura. Visite intimidatorie nei cantieri finanziati dal grande ospedale privato. E la misteriosa gambizzazione di un politico che faceva da prestanome agli imprenditori taglieggiati.

DON VERZE

I rapporti con il mondo degli appaltatori e fornitori, dall’edilizia all’energia, sono una delle direttrici di fondo delle inchieste giudiziarie che puntano a far luce sulla montagna di debiti che rischia di far fallire il grande polo ospedaliero fondato a Milano da don Luigi Verzè. E sulle cause dell’improvviso suicidio di Mario Cal, il manager che da anni era il braccio esecutivo del prete veronese.

Indagini delicate. La prima ipotesi di reato è infatti l’induzione al suicidio: pressioni esterne che potrebbero aver spinto Cal a spararsi, la mattina di lunedì 18 luglio, proprio vicino all’ufficio di don Verzè.

In queste prime settimane di indagini la Guardia di Finanza sta passando al setaccio soprattutto l’archivio privato di Mario Cal: faldoni che il manager suicida custodiva in Brianza, ritrovati grazie a un

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