LA FESTA DELLA MERDA del Popolo dei ladri. Tema azzeccatissimo!

Dopo il ‘toga party’ di De Romanis
Il supertrash con Cappellaro (Pdl)

Uno dice, coi maiali si è raschiato il fondo della porcilaia. La festa del consigliere Pdl Carlo De Romanis (eletto alla regione Lazio nel listino di Renata Polverini), con lui vestito da Ulisse, gente con la maschera da maiale che attorniava la presidente della regione, e un conto da 20mila euro, sembrava fosse l’apice della malagrazia e del malcostume politico.

LE FOTO DELLA FESTA

E invece. Invece, a pochi giorni dallo

 

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FINALMENTE SI RIVEDONO LE MANETTE PER I LADRI! ARRESTATO FIORITO.

Fondi Lazio, arrestato Fiorito ex capogruppo Pdl.

E’ accusato di peculato

La Guardia di Finanza fatto scattare le manette nei confronti del politico questa mattina all’alba. E’ accusato di peculato per l’utilizzo indebito di soldi pubblici. Il consigliere detto “Er Batman” è anche indagato a Viterbo per calunnia e falso. Perquisizioni in corso.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/fondi-lazio-arrestato-fiorito-ex-capogruppo-regionale-pdl/369795/

Batman Franco Fiorito

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Regioni, per il Partito dei Ladri arriva la piena (Peter Gomez)

Non è che l’inizio. Le dimissioni di Renata Polverini segnano solo un primo giro di boa nello scandalo dei fondi milionari incassati, spesi senza controllo, e spesso rapinati dal Pdl e da altri movimenti politici. Non servono particolari capacità divinatorie per capire che il sistema Lazio, ben  incarnato dalla pantagruelica figura Franco Fiorito, è patrimonio comune di molti consigli regionali. Ovunque l’opacità regna sovrana. Ovunque, appena si tenta di fare qualche domanda, si scopre l’imbarazzo.

Regioni, per il Partito dei Ladri arriva la piena

In Lombardia Pd, Pdl e Lega, non vogliono mostrare ai giornalisti gli scontrini. “Sono cose nostre, c’è la privacy”, dicono all’unisono, sorvolando sul fatto che pranzi e riunioni saranno pure loro, ma i soldi, almeno quelli, sono dei contribuenti. In Emilia Romagna, quando è stata avviata un’indagine interna, è saltato fuori che quattro partiti non avevano depositato le fatture. I documenti sono comparsi dopo un mese e, da un primo esame, la Guardia di Finanza si è resa conto che un ex consigliere dell’Idv (subito cacciato) risultava aver cenato in quattro diversi ristoranti la stessa  sera. Un record. In Campania si trattiene il fiato per un blitz delle Fiamme Gialle: in ballo ci sono un paio di milioni di euro di uscite sospette. In Veneto,  i 60 consiglieri percepiscono ogni  trenta giorni 2100 euro in nero a titolo di rimborso, senza presentare alcun giustificativo.
Insomma, i mattoni della politica italiana cadono uno dopo l’altro. E tra le macerie non finiscono sepolti solo questi partiti (cosa che non è un gran guaio). Ad andarci di mezzo sono le istituzioni – o quello che ne resta – e i cittadini. Servono atti immediati. Almeno tre.
Il primo: Polverini e gli altri consiglieri devono rendere tutto quello che, a vario titolo, hanno incassato. Non perché sia più tempo di gesti simbolici, ma perché con quei soldi si potrà molto più concretamente restituire ai disabili i servizi sociali tagliati dalle Asl del Lazio ed evitare di far pagare loro il ticket.
Il secondo: a Roma, nelle segreterie dei partiti, è saggio che quei politici capaci di conservare ancora la testa sulle sulle spalle comincino finalmente a fare dei calcoli. Attendere che il disastro arrivi dalla periferia al centro – ancora oggi i gruppi del Senato non vogliono controlli su 22 milioni di euro – non conviene. Più furbo e utile, anche per loro, è anticipare la piena. Senza parole, leggi o riforme, a cui a questo punto non crede più nessuno. Ma solo con i comportamenti. Con cose semplici del tipo: rendere pubblica in Rete tutta la contabilità, vietare ai propri eletti di accedere ai rimborsi regionali e magari obbligarli a dirottare parte dei loro super stipendi ai disoccupati.
Il terzo: ci vuole un intervento del governo. Sappiamo infatti bene che, tra i nostri sedicenti rappresentanti, saranno in pochi quelli disposti, solo su base volontaria, ad autoridursi le prebende o a scegliere la via dell’assoluta trasparenza. Tutti, o quasi, diranno: “Queste proposte non sono politica, ma populismo”. E allora bisogna intervenire per decreto. C’è la necessità e ce n’è l’urgenza. La riforma del titolo quinto della costituzione, quello sull’autonomia delle Regioni, lo impedisce solo in parte. Come ha spiegato su questo giornale web il presidente emerito della Consulta, Valerio Onida, l’esecutivo può fissare “un tetto di spesa per i consiglieri regionali”.
Monti, se non vuole passare alla storia come il liquidatore fallimentare della Repubblica Italiana (cosa che cominciamo sempre più a sospettare) il decreto lo faccia adesso. E che il limite stabilito sia bassissimo. Altrimenti, domani, nella disgregazione dello Stato, non lo potrà fare più nessuno.
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POLVERINI: mentre la Regione triplicava la sovrattassa Irpef e tagliava i posti letto negli ospedali, LORO SCIALAVANO.

Le macerie della destra

Il risultato è questo. Oggi, con l’ammaina bandiera nel Lazio, il Pdl viaggia a grandi passi verso la dissoluzione finale. Un destino irreversibile, per un partito “personale” che è nato e che morirà insieme all’improbabile maieuta che l’ha creato in pochi mesi e con molti miliardi. Che l’ha dotato di cuore, l’ha nutrito di pancia ma non ha voluto o saputo dargli una testa e due gambe per camminare. Non ha voluto o saputo dargli un’identità e una struttura. Sono penosi, in questi giorni, i conciliaboli a Palazzo Grazioli tra il Cavaliere e Angelino Alfano, i soliti coordinatori e gli impresentabili capigruppo. Ed è ancora più penoso sentire Gianni Letta che sdottoreggia alla Luiss contro “i gruppi di interessi particolari che frenano il sistema” (lui, che di quei “gruppi” è da vent’anni il garante supremo) o Gianni Alemanno che invoca “l’azzeramento totale e la rifondazione del centrodestra” (lui, che da sindaco della Capitale ha assunto plotoni di famigli e di ex picchiatori fascisti all’Ama e all’Atac.

C’è questa destra italiana, oggi, sotto le macerie fumanti della Pisana. Ma i miasmi spurgano ovunque. Per una Polverini che fa un passo indietro nel Lazio, c’è uno Scopelliti che resiste in Calabria, un Caldoro che resiste in Campania. E soprattutto c’è un Formigoni che continua inopinatamente a “regnare” in Lombardia. La sua Vacanzopoli ambrosiana può apparire forse un po’ più raffinata nella forma, ma nella sostanza non è meno grave della Sprecopoli ciociara. Sarebbe ora che anche il Celeste ne prendesse atto.
m.giannini@repubblica.it

http://www.repubblica.it/politica/2012/09/25/news/polverini_macerie_destra-43224072/?ref=HREA-1

Addio Polverini: "Consiglio indegno" -  video    foto

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Malasanità, 111 miliardi spesi invano. Storace e Polverini hanno creato metà del debito nazionale solo nel Lazio!

Malasanità, 111 miliardi spesi invano

Convenzioni, rimborsi e false esenzioni: in corsia mancano i soldi, ma più che dei tagli è colpa delle truffe. Oltre il sessantotto per cento dell’intero debito nazionale arriva dal Lazio e dalla Campania.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/sanit-bucata/193148/

Anche la sanità berlusconiana è un casino

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La destra al sacco dell’Italia: i magnaccioni fascisti del Lazio

Lazio, un solo consigliere (su 71)
è senza bonus da doppio incarico

Antonio Cicchetti era assessore all cultura. Ora è l’unico in Regione ad essere rimasto con un solo ruolo

Antonio Cicchetti
Antonio Cicchetti

Come un soldato giapponese sull’isola deserta, Antonio Cicchetti resiste granitico. Unico, nel Consiglio regionale del Lazio, a non incassare il «bonus» che spetta a chi ha un altro incarico. Unico, su settantuno. A dire la verità un incarico supplementare l’aveva anche lui: assessore alla Cultura. Poi la Polverini ha dovuto far entrare in giunta l’Udc e l’ex nazional alleato Cicchetti è stato dimissionato.

Gli è andata di traverso. Così ora se ne sta lì, sull’isola deserta, a godersi la sola paga base. Paga che comunque «non è poco, anzi è quasi da far schifo», per usare le sue parole. Una indennità netta di 4.252,35 euro più 3.503,11 euro di diaria. Totale, 7.755 euro e 46 centesimi. Puliti, e senza contare altre voci, come i generosi rimborsi chilometrici per l’uso dell’auto propria…
Eppure se il Nostro non fosse tanto ostinato, anche per lui non mancherebbe uno strapuntino. Perché le poltrone sono così tante che per occuparle non bastano i consiglieri. Intanto la

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Roma e il Lazio in mano ai magnaccioni: spese inutili + 74% rispetto a Marrazzo e Veltroni

l costo delle consulenze e degli onorari lievitato del 74 per cento

Lazio batte Germania 23 a 1

I conti del Consiglio regionale: oltre alla sede un’«ambasciata» a Roma. Un milione 824mila gli stanziamenti per le spese di rappresentanza

ROMA – «A costo zero!» aveva giurato Bruno Astorre. Ma come, la gente era costretta a tirare la cinghia, i cassintegrati stavano diventando un esercito, la disoccupazione giovanile galoppava e il nuovo Consiglio regionale del Lazio appena insediato si permetteva il lusso di spendere quattrini per fare un’inutile rivista di carta? Al tempo di Internet? Il vicepresidente Astorre si era sentito in dovere di mettere le mani avanti: «A costo zero!». Spese di stampa e distribuzione a parte, s’intende. Poi a qualcuno dev’essere venuto un dubbio.

Mario Abbruzzese e la presidente del Lazio Renata Polverini (Jpeg)
Mario Abbruzzese e la presidente del Lazio Renata Polverini (Jpeg)

«A costo zero» significa che il direttore resta senza busta paga? Non sia mai detto… Ecco perciò che il 2 dicembre scorso l’ufficio di presidenza del Consiglio, composto dal presidente Mario Abbruzzese (Pdl) e dai due vice Astorre (Pd) e Raffaele D’Ambrosio (Udc), ha fissato il compenso: 30 mila euro l’anno. Lo ha fatto con il voto contrario del consigliere dipietrista Claudio Bucci. E scatenando le reazioni del Verde Angelo Bonelli, autore di una infuocata interrogazione. Anche perché il direttore altri non è che il capo ufficio stampa del Consiglio Regionale Nicola Gargano, pubblicista, in pensione da qualche mese. Pensionato, e subito nominato direttore. Una pensione dignitosa, a giudicare dalle dimensioni del suo stipendio: 204.470 euro e 77 centesimi. Una retribuzione superiore di quasi il 30% a quella che sarebbe toccata al governatore della California, se Arnold Schwarzenegger non vi avesse rinunciato con una motivazione di decenza: «Sono già abbastanza ricco».

Immaginiamo cosa risponderanno a Bonelli. Magari useranno le stesse parole con cui Astorre aveva replicato a Francesco Di Frischia del Corriere nel bel mezzo delle polemiche: «Non sono certo questi gli sprechi che avvengono in Regione». Come dargli torto? Basta dare un’occhiata ai conti. Le spese per il Consiglio regionale, che già nel 2009 erano salite a 91 milioni, un anno dopo sono schizzate a 102 milioni. Un aumento di 11 milioni: il 12%. Alla faccia della crisi. E le previsioni per il 2011, sempre destinate in corso d’anno a

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Chi è il famoso stilista pezzo di merda che hanno beccato i carabinieri del Lazio?

Spero che l’inchiesta vada fino in fondo e che finisca anche in galera il colpevole o i colpevoli di questa truffa e di questa schiavitù dei miseri cinesi, che lavorano 24/24  ore per un piatto di riso. Poi vai a vedere i prezzi delle firme e scopri che i loro stracci costano migliaia di euro…

IL  FAMOSO STILISTA

verme-piccolo

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Tiè!

Caos liste, il Tar respinge
il ricorso Pdl nel Lazio

Pd e Idv sabato insieme
in piazza del Popolo

CIAPATE  QUESTO  BEL  SERPENTONE E PICCHIATEVELO SU PER IL CULO!

verme

Pochi minuti fa la decisione del Tar del Lazio. Le giunte regionali del Lazio e del Piemonte ricorrono alla Corte Costituzionale. Pd e Idv, torna il sereno: sabato insieme a piazza del Popolo. L’INIZIATIVA | Racconta quella volta che la burocrazia ti ha messo a dura prova e nessun decreto ti ha salvato

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