Berlusconi costringe i magistrati antimafia a combattere con le fionde contro i carri armati.

Napoli, i pm anticamorra restano a piedi
“Dite ai boss che prendiamo la metro”

Grave disagio e rischio per l’incolumità del gruppo che contrasta il crimine organizzato. Non ci sono più i fondi per pagare lo straordinario agli autisti delle auto di scorta.

I pm anticamorra restano a piedi "Dite ai boss che prendiamo la metro" Da ieri i magistrati di Napoli sottoposti a tutela (il procuratore, gli aggiunti e i sostituti della Dda) sono costretti a lasciare l’ufficio entro le 18 o a tornare a casa con

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Il mondo gli crolla intorno, ma Burlesquoni pensa ad attaccare i magistrati e ai simboli dei venduti.

Al processo le tv di tutto il mondo
il premier teme la sfilata di papi-girl

Richieste da tutti i media, ma in aula potrebbero essere ammessi solo gli operatori della Rai. E il G8 di maggio potrebbe trasforarsi in un incubo

di FRANCESCO BEI e EMILIO RANDACIO

Al processo le tv di tutto il mondo il premier teme la sfilata di papi-girl Turri, D’Elia e De Cristofaro: i tre magistrati che giudicheranno il premier

ROMA – Decine di telecamere accese, da Al Jazeera alla Bbc, fino ai grandi network americani. Gli inviati di tutto il mondo a raccontare il grande processo dell’anno, quello a Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione. È questo l’incubo che agita il premier, convinto che “in altri paesi questa storia sarebbe stata chiusa alla prima udienza, invece a Milano andranno avanti per mesi per ottenere un processo e una condanna mediatica. Sarà lo sputtanamento dell’Italia”. Un ministro del Pdl, mentre il Cavaliere è impegnato a Bruxelles al vertice Ue, spiega qual è la vera preoccupazione che tiene l’intero governo con il fiato sospeso: “Da una parte ci saranno tre donne magistrato, che appariranno come tre integerrime servitrici dello Stato, e dall’altra sfileranno trentatre Iris, Aris e Maristelle a raccontare cosa fanno nella vita. Un disastro”.

La coincidenza fra processi e impegni del premier all’estero è tale che, quando le “olgettine” inizieranno ad andare alla sbarra, interrogate dai pm come testimoni, Berlusconi probabilmente si troverà a Deauville, in Francia, per il G8 di fine maggio. Il rischio di una figuraccia internazionale è elevatissimo. Anche perché il flusso di richieste di accredito per il processo è ininterrotto: da giorni, alla cancelleria della quarta sezione del Tribunale di Milano, dove il prossimo 6 aprile prenderà il via la prima udienza a carico di Berlusconi, il fax è intasato dalle lettere in arrivo da

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Salute e grano! I magistrati pronti alla rivolta “Serve uno sciopero immediato”

Sulle mailing list delle toghe parte l’offensiva contro il governo.  Il procuratore aggiunto di Milano Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali” di LIANA MILELLA

I magistrati pronti alla rivolta "Serve uno sciopero immediato"

ROMA - Assicurano che lo ufficializzeranno a tempo debito, ma già se lo dicono tra loro. Anche al vertice dell’Anm: “Se questi vanno avanti, altro che sciopero faremo”. E la magica parola, sciopero, corre nelle mailing list delle toghe per un intero pomeriggio, rimpalla nelle telefonate, assieme all’ormai famoso, forse abusato, ma pur sempre valido slogan “se non ora, quando?”. Per dirla con il pm di Milano Armando Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali…”
Le prime fondate indiscrezioni sulla riforma costituzionale della giustizia compaiono su Repubblica.

Trapela la minaccia di una norma transitoria che farebbe entrare in vigore subito parti definite “devastanti” dai giudici, come il ridimensionamento del Csm, l’autonomia della polizia giudiziaria, il nuovo potere della difesa nei processi. L’esistenza di tal norma non viene ufficialmente smentita per tutta la domenica. Si scatena l’allarme, parte il tam tam della voglia di reagire, di non essere schiacciati da una riforma che subito il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ribattezza “la controriforma”. Quella che, negli scambi di messaggi sul web, fa dire a un’autorevole toga di Magistratura democratica: “L’Anm dovrebbe deliberare immediatamente uno sciopero”.

L’accelerazione sul ddl costituzionale produce uno shock. Cui non può che seguire la necessità di un’immediata e forte reazione. Spataro parla a RaiNews24, ribadisce che “nessuna delle riforme annunciate serve per far funzionare la giustizia e per rispondere agli interessi dei cittadini”. Poi, a sera, invia in rete il suo messaggio. Cita Gustavo Zagrebelsky: “Ciò che viene presentato come il “nuovo costituzionale” difficilmente potrebbe fregiarsi del titolo di disegno costituzionale organico. Siamo a un bivio: o questa china, o la difesa e la rivitalizzazione della Costituzione che abbiamo. Ognuno… faccia la sua scelta”. Spataro, già protagonista di una lettera appello a Napolitano, chiede all’Anm “una risposta in tempi rapidi che non consista nell’ennesimo, per quanto ottimo e condivisibile, comunicato stampa”. Aggiunge che questa “non è una messa in mora”, ma la richiesta di “una mossa epocale a una riforma epocale”.

Non c’è ancora un testo ufficiale, è vero, ma le anticipazioni disegnano un ddl che riscriverà tutto il capitolo della Costituzione sulla magistratura. Scrive il magistrato di Trani Francesco Messina: “Se dovesse passare la devastazione della giustizia che si legge sui giornali, non saranno pochi coloro che penseranno seriamente di cambiare lavoro. Ritengo che nessuno di noi abbia studiato e agito, mirando al modello di magistrato che si vorrebbe imporre”. Chi vuole cambiare le regole “avrà il problema di trovare altre persone disponibili”. E l’annuncio di una possibile fuga, l’ammissione che se il cambiamento delle regole sarà proprio quello, molti magistrati potrebbero anche decidere di lasciare la toga e cambiare mestiere.

Non è più tempo di “cincischiare”, né di “sfogliare margheritine”. È tempo di reagire. Il magistrato di Bologna Marco Imperato ricorda il suo appello con 137 adesioni in cui chiedeva all’Anm di sbarcare su Facebook proprio per contrastare i quotidiani attacchi di Berlusconi e aprirsi alla gente. Ma riconosce anche che la minaccia della riforma non è, né potrebbe, essere immediata. Ben che vada, se essa dovesse effettivamente andare avanti, se il governo arriverà fino al termine della legislatura, se ne parla tra due anni. Questo spinge alcuni, anche nell’Anm, ad avere un tono più meditativo. “Facciamo uno sciopero. Bene. E poi? Ne rifacciamo uno a ogni passaggio parlamentare? I nostri passi devono essere più attenti e tenere conto che Berlusconi, mentre tenta in tutti i modi di liberarsi dei suoi processi, ora gioca a fare lo statista. Gliel’avrà consigliata Ferrara ‘sta storia delle riforme epocali”. Attendere? Interrogarsi? Prevale l’input a lanciare subito un segnale forte per dire “fermatevi, lasciate la Costituzione com’è, non fate prevalere la voglia di dare una lezione ai giudici”.

°°° Le faine che vogliono fare le leggi sulle galline. Siamo al delirio totale!

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Salute e grano! I magistrati: “La misura è colma.”

Colleghi, fuori da via Arenula

Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio MorosiniIl segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini

«La misura è colma». I magistrati non ne possono più. Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini chiede ai colleghi di fare sciopero. Non usa proprio questa parola, parla di «forte mobilitazione», di «forme di astensione dall’attività». Ma la sostanza è quella.
Nella settimana in cui, a palazzo Chigi, parte il treno della riforma costituzionale della giustizia, lui, di mestiere gip a Palermo, ai vertici della sua corrente da pochi mesi, rivolge un invito shock ai colleghi che lavorano in via Arenula, accanto al Guardasigilli Angelino Alfano. Perché «le proposte politiche sul tappeto non debbono trovare in alcun modo l’appoggio e il contributo di magistrati che hanno giurato fedeltà alla Costituzione». Chiede loro di andarsene, di voltare le spalle al ministro e tornare a casa.
Cosa voglia cambiare Berlusconi è noto. Vuole separare le carriere dei giudici da quelle dei pm, in modo da indebolire i secondi, spingendoli verso l’esecutivo. Vuole dividere in due il Csm, indebolendo anche questo. Vuole spogliare lo stesso Csm della sezione disciplinare, che “processa” i magistrati che sbagliano, per trasformarla in un’Alta corte di nomina politica. Vuole fissare nella Costituzione il principio che il magistrato che sbaglia paga di tasca sua, in modo che un pm prima di avviare l’azione penale ci penserà otto volte. Vuole distorcere gli equilibri della Consulta, stabilendo che per le decisioni di tipo costituzionale, come per i lodi Schifani e Alfano e per il legittimo impedimento (cancellati o ridimensionati dalla Corte di stretta misura), ci vuole la maggioranza dei due terzi. Vuole togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria, che a quel punto risponderà solo al ministero dell’Interno, cioè al governo, cioè a lui. Vuole ampliare il potere delle difese nei processi, costringendo i giudici ad accettare supinamente le loro richieste. A cominciare dai suoi. Per far felici Gjhedini e Longo. E vuole pure il processo breve per chiudere i suoi processi. E approvare la legge sulle intercettazioni di modo che voi tutti cittadini non conosciate più nulla delle inchieste giudiziarie, soprattutto quelle che riguardano lui.
Dunque il segretario di Md Morosini ritiene che nessun magistrato, di fronte a riforme come queste, possa ancora star seduto accanto ad Alfano. Come se nulla fosse. E chiede una mobilitazione.
Se non ora, quando?

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Ma quale conflitto? C’è solo un delinquente e la sua cosca che insultano e delegittimano i magistrati!

Il timore del Colle:
insanabili conflitti tra le istituzioni

Più forte l’ipotesi che le urne siano lo sbocco fatale della legislatura Dietro le quinte. Disagio anche per la neutralità appannata di Fini e Schifani Il timore di Napolitano: conflitti istituzionali insanabili Più forte l’ipotesi che le urne siano lo sbocco fatale della legislatura Giorgio Napolitano, 85 anni Giorgio Napolitano, 85 anni Ormai lo teme anche lui: la conclusione anticipata della legislatura potrebbe diventare lo sbocco fatale di un conflitto politico che si trascina da mesi e che coinvolge pure le istituzioni. Un esito forse quasi inevitabile, insomma. Appunto perché, considerato il calcolo costi-benefici prodotto dallo scontro in corso – calcolo che pende tutto sul lato dei costi – corriamo il rischio che la sola prospettiva sul tappeto a breve termine sia un chiarimento attraverso le urne. Rispetto a quella che appare sempre più come una sfida allo sfascio, il Paese potrebbe avere meno da perderci. Ecco che cosa pensa Giorgio Napolitano, in questi sconcertanti giorni di rissa, confusione, guerra civile continua. Lo pensa e lo dice a chiunque incontri, della maggioranza come dell’opposizione. Avvertendo che, se fino a poche settimane fa si era speso per salvaguardare il valore della stabilità (ma occhio agli equivoci: la stabilità dell’intero sistema democratico messo a rischio, purché sia una tenuta concreta e operosa, e non certo un galleggiamento torpido e avventuroso), da oggi in avanti farà fatica a essere altrettanto perentorio. È un estremo richiamo alla responsabilità che il presidente della Repubblica ripete, nella sua ininterrotta moral suasion. Probabilmente gli appare come l’ultimo avvertimento possibile, dopo che non sono stati raccolti i tanti pubblici appelli a deporre le armi lanciati dal Quirinale. Non prenderà iniziative istituzionali straordinarie, il capo dello Stato. Non convocherà martedì al Quirinale Gianfranco Fini e Renato Schifani, come qualcuno ha suggerito, se non altro (ma non solo) perché sarà in visita tra Milano e Bergamo. L’ultima volta in cui li ha incontrati, in un vertice a tre, fu il 16 novembre 2010. Quando concordò con loro il calendario parlamentare per approvare la Legge di Stabilità prima di un critico voto di fiducia al governo, che slittò di un mese. Con quell’intesa, i due gli parvero all’altezza della situazione, che imponeva di blindare la manovra finanziaria nell’interesse di un’Italia esposta alla speculazione internazionale. Adesso le cose sono un po’ cambiate. Per Fini, che da allora ha accentuato molto il proprio impegno politico, fondando un partito collocato all’opposizione e reclamando le dimissioni del premier. E per Schifani, che, per come ha consentito l’irruzione del «caso Santa Lucia» al Senato, si è mosso anch’egli quasi alla stregua di un capo-fazione. Dimostrando entrambi difficoltà a sottrarsi alle reciproche appartenenze di partito, hanno fatto lievitare un altro motivo di disagio per Napolitano. Il presidente della Repubblica ha riservatamente spiegato a tutti e due i motivi delle sue preoccupazioni e, di conseguenza, l’inderogabile necessità di preservare l’immagine e la sostanza «neutrale» delle istituzioni loro affidate. Così come lui stesso si sforza di tenere l’istituzione Quirinale al riparo dalla tempesta. A quanto pare, sia Fini sia Schifani gli hanno espresso una pari consapevolezza della pericolosa scivolosità di un conflitto che non risparmia più nessuno. «Mai come ora l’Italia ha avuto bisogno di persone che non siano protagoniste di un duro scontro politico e reggano con forza il timone delle regole e delle procedure»: così ha scritto Sergio Romano l’altro ieri sul Corriere, in un editoriale che rispecchiava molte idee del capo dello Stato. Regole, procedure, decoro delle cariche istituzionali, senso di responsabilità da parte di tutti: è l’intero sistema democratico che rischia di essere violentemente travolto (per non dire della paralisi dell’azione di governo), in questi momenti convulsi e confusi. Il problema, nella prospettiva del Colle, è che nessuno dimostra di voler fare un passo indietro. Non lo fa Silvio Berlusconi, che a giorni alterni inonda le televisioni di ansiogeni videomessaggi: un disco rotto in cui si autoassolve e, insieme, attacca la magistratura, altro potere dello Stato. Non lo fanno certi esponenti di spicco della maggioranza che, se pure in privato confessano al presidente un profondo malessere, in pubblico smarriscono il coraggio e mostrano troppa timidezza e poca autonomia, magari temendo di essere messi ai margini. E non lo fanno i mass-media che – a parte alcuni casi di provocazioni e manipolazioni interessate – lo stesso incalzare delle notizie costringe ad alimentare il tritacarne delle polemiche. Una delegittimazione incrociata e un crescendo di tensioni che Napolitano segue con ansia, impressionato per lo scenario generale. Un panorama di rovine così sconfortante da fargli immaginare (e temere) che, a questo punto, le elezioni siano forse il male minore e il solo modo per sbloccare la situazione. «Il voto non è un balsamo per tutte le febbri», aveva detto a metà settembre, replicando a chi gli intimava di prepararsi a firmare il decreto di scioglimento delle Camere. Ma questa sta diventando più che una semplice, fisiologica febbre.
Marzio Breda 30 gennaio 2011]

°°° Credo che sia ora di smetterla di trattare Silvio Berlusconi come se fosse davvero il premier di questa nazione. Tutto il mondo sa benissimo che si tratta solo di un pericoloso delinquente che si è comprato un partito di malavitosi ed ha devastato per tre volte l’Italia intera per arricchirsi e sfuggire alla giustizia. Io non mi sono mai sentito rappresentato da questo cialtrone e come me almeno l’80% dei miei concittadini. Una preghiera alla dormiente opposizione:  SVEGLIATEVI! Cacciamolo via, riprendiamogli tutto ciò che ha rubato e mandiamolo in galera a scontare le giuste pene. SOLO COSI’ TORNEREMO A ESSERE UN PAESE NORMALE.

b.delinquente

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Silvio Berlusconi, imputato: Basta insulti e attacchi contro i magistrati! Fatti processare, delinquente!

“Basta insulti e attacchi contro i magistrati”
Allarme Giustizia: “Il settore è al collasso”

Oggi l’inaugurazione dell’anno giudiziario. In tutte le città verrà letto un documento contro “le riforme ad personam e le campagne di denigrazione contro chi fa solo il suo dovere”.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1147&ID_sezione=274&sezione=

b.delinquente

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