Il tramonto della Lotteria della Befana. Quando si affida mezza Rai a una sciacquetta è il minimo.

Ormai, dal 1994, la Rai è diventata la discarica delle zoccole incapaci di merdaset. Zoccole di tutti i sessi, dj ignoranti, galline che pretendono di fare interviste. Dirigenti magnaccia che non sanno nulla di televisione, ma nemmeno di Cultura. La televisione più brutta del mondo è andata per stracci e sta sull’orlo del baratro. Proprio come voleva il delinquente di hardcore.

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ma con che faccia la rai licenzia e aumenta il canone? Una nuova tassa sull’immondezza?

Io non lo pago perché la rai berlusconiana fa cagare, perché si rubano miliardi di euro (li ho denunciati quasi 20 anni fa con nomi e cognomi, ma d’alema e veltroni hanno insabbiato tutto), perché mi deve 20 anni di vita e tre miliardi per lavori fatti… mai pagati, e per i miei format rubati (alcuni portati da carlo fuscagni, ex direttore di raiuno, a merdaset).

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Rai, un bilancio in rosso di 200 milioni. Piantatela di arricchire zoccole e dj inutili. E faccendieri come Josi, Presta, etc.

Raiset: nessuna strategia, nessuna idea, nessuna professionalità davanti alle telecamere. Esclusi pochi rarissimi esempi, nessun investimento sulla qualità da 20 anni. I professionisti a casa a fare la fame e la discarica di merdaset a fatturare milioni ingiustamente. ma quando ne uscite?

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Dov’era Giulietti quando raiset fece molto di peggio a me e io denunciai anche a lui e ai suoi dirigenti i fatti?

E ora chi chiederà scusa a Massimo Fini?

 Il Giorno di Milano ha riportato la notizia della condanna, in primo grado, del vice direttore generale della Rai Antonio Marano, già sottosegretario della Lega. La condanna, un anno e mezzo, riguarda la falsa testimonianza che, a suo tempo, Marano avrebbe fornito ai giudici sulle ragioni della espulsione del giornalista Massimo Fini dalla Rai con relativa soppressione, ancora prima della partenza, del suo programma “Cyrano”.

La vicenda fu clamorosa perché Fini, giornalista senza collare alcuno, denunciò il colpo di mano, raccontò che lo stesso Marano gli aveva parlato di “gravi interferenze berlusconiane” e, per non lasciare nulla al caso, rese note le registrazioni, da lui stesso eseguite, e che documentavano, in modo non equivocabile, le parole di Marano.

I mazzieri di allora e di oggi invece di condannare l’ennesima variante del conflitto di interessi, gonfiarono le gote e tuonarono contro Fini, reo di aver denunciato la prepotenza e di averla documentata. Così andavano le cose nel mondo e forse così vanno ancora oggi, per parafrasare il Manzoni. Naturalmente Marano farà appello e magari ribalterà pure la sentenza di primo grado, maquesto non giustifica il silenzio politico e mediatico che, sino ad oggi, ha circondato la vicenda.

Il Consiglio di amministrazione ha nulla da dire? Il direttore generale è stato forse tenuto all’oscuro? Al di là della questione Marano, qualcuno vorrà finalmente chiedere scusa a Massimo Fini e invitarlo a ripresentare il suo progetto editoriale? Probabilmente dirà di no, ma quel no eventuale, questa volta dovrà dirlo lui e non Berlusconi o un suo ventriloquo.

Oggi deve valere per Fini, domani per tutti quegli autori, quei temi, quei soggetti sociali, espulsi durante il ventennio trascorso e ancora fuori dai cancelli e dagli schermi di viale Mazzini.
Per ora, almeno sotto questo profilo, da quelle parti nulla è ancora cambiato.

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Gli ascolti tv crollano (nonostante i dati auditel falsi) e la pubblicità pure.

Mediaset e Rai: rivoluzione pubblicitaria

La pubblicità annoia. Quando interrompe un programma, il primo riflesso è verso il telecomando per cambiare canale. Però, la pubblicità produce l’ossigeno per le televisioni, anche per il servizio pubblico Rai.

Il mercato non è separato da quello che, finanza compresa, avrebbe scatenato la depressione (o recessione) economica nel pianeta. Ma c’è una regola non scritta che non esiste in realtà per qualsiasi categoria: la raccolta pubblicitaria non aumenta o diminuisce rispetto agli ascolti. Almeno così funzionava a Mediaset fin quando Silvio Berlusconi ha frequentato Palazzo Chigi. Quest’anno è rivoluzione e le cifre che vi stiamo per svelare lo spiegano con una semplicità inaudita e, se volete, con una noia che si può sopportare.

I dati si riferiscono ai primi sette mesi del 2012. Il Biscione ha smarrito quasi 2 punti di share, passando da 36,73 per cento a 34,38. Ma la concessionaria Publitalia, che per stagioni interminabili ha mostrato risultati eccezionali (a volte, incomprensibili), ha patito il colpo più duro: -12,3% che, in moneta sonante, vuol dire cadere da 1,719 miliardi di euro a

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Rai, le olimpiadi più merdose di sempre. Niente Boxe, ma un mare di collegamenti inutili.

A parte i commentatori e i capi progetto da cacciare a calci nel culo, chi mi spiega come mai la boxe: lo sport più antico e seguito del mondo, solo perché non piace a quello storpio di burlesquoni, non si vede MAI! Manca solo il nascondino e il rubamazzo e poi hanno fatto vedere per ore qualunque sport che non interessa nessuno.

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