Manovra Bersani, mi sembra abbastanza corretta. Ma in galera Burlesquoni subito!

Una tantum, sui capitali, evasione e crescita
Ecco la contromanovra dei democratici

Da Bersani una serie di punti alternativi per affrontare l’emergenza. “Manovra Tremonti iniqua e non adatta alla ripresa del Pil”. Tra le proposte dismissioni immobili pubblici, liberalizzazioni e meno oneri sociali e investimenti su tecnologia e ricerca.

Una tantum, sui capitali, evasione e crescita Ecco la contromanovra dei democratici

ROMA – Per il Pd le decisioni prese dal Consiglio dei ministri “sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte”.  Non solo. Sono “fortemente inique sul piano sociale e fiscale”. In sintesi, per i democratici, la manovra del governo scarica il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse.  E’ inoltre un intervento destinato a deprimere l’economia invece di rilanciarla e non prevede nulla di significativo per la crescita.

Dal partito di Bersani arriva dunque una “contromanovra” oper affrontare l’emergenza, “con soluzioni più eque ed efficenti” e soprattutto “in grado di fornire un sostegno selettivo alla crescita”. Ecco i punti:

Una tantum sui capitali esportati. Si prevede un

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La oppo e la russa

di Maria Novella Oppo

Meno male che c’è Ignazio

Meno male che (anche) Ignazio c’è. E parliamo ovviamente di La Russa che, intervenendo a Ballarò, ha dimostrato magistrale chiarezza nello spiegarci per filo e per segno come i soldi della Social card, che dovevano essere elargiti ai bisognosi, in base a criteri ingiusti e offensivi, ma pur sempre stabiliti dal governo, siccome non sono stati distribuiti che in minima parte, andranno ai terremotati. Insomma, ancora una volta, saranno presi ai poveri. Esattamente quello che succede nel prelievo fiscale, in massima parte effettuato sulle buste paga. Mentre non si vuole accettare che si disturbino i signori ricchi neanche per Una Tantum. Del resto, lo stesso principio è stato seguito dal ministro Ignazio nel caso dei soldati mandati a fare la ronda in città. Uno spot in costume costato 60 milioni di euro sottratti alle forze dell’ordine, tanto care a La Russa e al suo spirito guerriero, ma malpagate e taglieggiate senza pietà.

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Le cazzate di Mafiolo

Lacrime di Caimano di Marco Travaglio

“Berlusconi giura che tornerà, se necessario, ‘ogni giorno’ in Abruzzo. E lo farà perché lui è il presidente del Consiglio e sotto di lui c’è il dipartimento della Protezione civile. “Non vi abbandoneremo”, ripete più e più volte, stringendo le mani degli sfollati, promettendo impegno a chi implora di non dimenticare questa tragedia. Ai bambini della tendopoli di San Demetrio chiede addirittura di convincere le mamme a portarli al mare, nell’attesa consiglia di proteggersi ‘con la crema solare’. A trasportarli sulla costa
abruzzese ci penseranno ‘gli autobus’ organizzati per l’occasione, tutto ‘a spese dello Stato’…” (Apcom, 7 aprile 2009)

“Berlusconi in lacrime: non vi abbandoneremo… E’ stata una lunga notte quella del premier, arrivato in Molise alle dieci di sera e ripartito alle due del mattino, dopo aver visitato anche gli ospedali di Larino e Termoli: ‘Su che ce la fate a uscire presto di qui, vi vedo in gamba’, ha detto a quelli che stavano meglio” (Corriere della Sera, San Giuliano di Puglia, 2 novembre 2002).

“San Giuliano, case nuove per 500 persone. Consegnati i prefabbricati di legno. Berlusconi: sono provvisori, entro sei mesi partirà la ricostruzione. Il
premier ha ringraziato Corriere e Tg5 che hanno raccolto oltre 12 milioni di euro: ‘Sono orgoglioso di quello che lo Stato e la Protezione civile hanno
saputo fare’. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non ha risparmiato i complimenti, ieri pomeriggio, durante l’inaugurazione del villaggio provvisorio, in prefabbricati di legno, che accoglie 146 nuclei familiari rimasti senza casa dopo il terremoto del 31 ottobre. Appena messo piede a terra, all’eliporto del nuovo villaggio, ha incontrato il presidente della Rcs Editori, Cesare Romiti, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, e Vito Oliva, in rappresentanza del Tg5. Berlusconi ha ringraziato calorosamente per la raccolta di fondi organizzata dalle due testate giornalistiche, ‘Un aiuto subito terremoto del Molise’: ‘Con i 12 milioni di euro che avete messo a disposizione la Protezione civile ha potuto costruire il nuovo villaggio. Il governo ne ha aggiunti 5 e mezzo. Un grande successo nella collaborazione tra privato e pubblico’. Berlusconi, durante la visita del nuovo insediamento, si è assunto un preciso impegno: ‘Queste case sono comode, ma sono comunque provvisorie. Entro 6 mesi inizierà la ricostruzione di San Giuliano. La valutazione sismica del terreno è stata completata, entro pochi mesi si deciderà quali case ricostruire e quali aree destinare al verde’…” (Corriere della Sera, 29 marzo 2003).

“Gli abitanti ancora nei prefabbricati. Il comitato delle vittime: ‘Sarà un autunno caldo’. San Giuliano senza rinascita. Due anni dopo il sisma ferme ricostruzione e perizia sulla strage. ‘L’unica cosa positiva è che il villaggio provvisorio è fatto bene. Per il resto è stata la fiera delle promesse non mantenute. Quando è venuto Berlusconi, subito dopo il terremoto, ci ha detto che San Giuliano sarebbe stata ricostruita in due anni. Poi quando è tornato, a Natale del 2002, ha corretto: ‘Due anni, dal momento in cui avremo in mano il progetto definitivo della ricostruzione’. Ma il presidente della
regione Molise, Michele Iorio, nominato commissario per la ricostruzione, ha fatto approvare il progetto soltanto nel luglio scorso. Per di più in tutto questo tempo non sono state completate le demolizioni. Ci sono ancora 20 case da abbattere. In un anno nessuno ha fatto niente. Ci sono ancora da rimuovere le macerie delle demolizioni completate nel giugno del 2003. Ma le rimozioni, guarda caso, sono iniziate solo dieci giorni fa, quando è stata annunciata la visita del presidente del Consiglio’… Per quanto riguarda i tempi della ricostruzione, siamo allo scaricabarile. Luigi Barbieri, il nuovo sindaco di San Giuliano, eletto nel giugno scorso, elenca gli errori del suo predecessore e le responsabilità del presidente Iorio: ‘Come commissario delegato, doveva predisporre il piano di ricostruzione d’intesa col comune. Ha nominato due tecnici che dovevano seguire il piano. Quando questi sono entrati in conflitto con i tecnici del comune e si sono dimessi, lui non li ha sostituiti’. Tranquillo il commissario delegato per la ricostruzione, Michele Iorio: ‘Sono tempi che potrebbero apparire eccessivi – osserva – ma non credo di poter dire che ci sia stato un ritardo’…” (Corriere della Sera, 30 ottobre 2004).

“San Giuliano, a tutti i soldi delle collette. La decisione contro il parere della Protezione civile. Assegnata anche un’una tantum di 1.000 euro ai parenti dei defunti negli ultimi 3 anni. Il sindaco distribuisce fondi. E chi non ha subìto danni li usa per auto e viaggi. Lunedì il terzo anniversario dal sisma. Nel 2007 la fine dei lavori di ricostruzione della scuola… ‘Provo mortificazione e disgusto per tale obbrobriosa decisione…’. A Carmela Ferrante, che si sente morta ormai da tre anni, da quando il terremoto schiacciò la scuola di San Giuliano e la vita della sua bambina più grande, a Carmela l’unica parola che viene è quella: mortificata. Un’altra volta. ‘Spartire i soldi in questo modo è irrispettoso. Che cosa resta della solidarietà che tutto il mondo ci ha dimostrato? Nulla. Un pugno di mosche. È un insulto. Un’offesa alla memoria di chi non c’è più. È umiliante che diano un contributo uguale per tutti. Offensivo per me che ho perso una figlia. Imbarazzante per chi non ha avuto neanche un danno’. Il 31 ottobre 2002 si mosse il mondo, su San Giuliano. La scuola crollata. I 27 bambini e le loro maestre sotto. Le tv dal Canada e dal Giappone. Le sottoscrizioni, le collette, i vaglia, gli sms. Australiani commossi che ritagliavano dai giornali la foto d’un terremotato molisano, graffettavano cento dollari e sulla busta scrivevano: ‘Please, dateli a lui…’. Tre anni dopo, le lacrime sono finite e i soldi anche. Se li sono spartiti. Nessuno l’ammette, tutti lo sanno: chi s’è fatto la macchina bella e chi il parquet nelle case popolari mai lesionate; chi s’è regalato l’hi-fi e chi la vacanza alle Maldive… Gli ultimi due milioni e mezzo di euro, gli aiuti spediti dal mondo intero ‘senza vincolo di destinazione’, il sindaco Luigi Barbieri li ha divisi così: 2.250 euro a testa. Come i pacchi di Pupo. Un ‘contributo simbolicò a chiunque. Vecchi e neonati. Ricchi e poveri. Single e famiglie numerose. E siccome i soldi avanzavano ancora, che cosa ci si è inventati? Un bonus ai morti. Ma mica a quelli del sisma: quelli che, pace all’anima loro, se ne sono andati anche un mese fa. Mille euro una tantum, a chiunque dal 2002 a oggi abbia avuto in famiglia un lutto qualsiasi, la nonna presa dal coccolone o lo zio malato. L’Enalotto del terremoto non ha ridato sorrisi. Tre anni dopo, San Giuliano è un paese distrutto. Non solo nei muri. Il marito di Carmela, che è poi l’ex sindaco Antonio Borrelli, a gennaio sarà processato per omicidio e disastro colposi, assieme a progettisti e costruttori della scuola: il suo bambino viene insultato in strada, ‘figlio d’un assassino’, i fiori sulla tomba della figlia morta li strappano e li buttano via. Sono cominciati i lavori di ricostruzione, i cantieri hanno l’ordine d’assumere i terremotati, ‘abbiamo fatto mille solleciti – si stupisce Massimiliano Di Pietro Paolo, direttore degli appalti per la chiesa -, ma nessun operaio è della zona: qua litigano e basta’. L’ultima, è la lite sui soldi. Benedetti dal sindaco Barbieri, che ci ha fatto la campagna elettorale. Maledetti da qualcun altro… Il primo a non starci, e per iscritto, è il capo della Protezione civile Guido Bertolaso: quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (febbraio 2005) autorizzò il sindaco a utilizzare i ‘fondi non vincolati’, quando si capì che a San Giuliano quei soldi non li avrebbero impiegati in opere, Bertolaso (10 marzo 2005) suggerì d’evitare almeno il bonus ai morti di morte naturale. Il parroco, le vittime, il tecnico: voci inascoltate. A San Giuliano hanno acchiappato, poco e subito, e oggi sono sempre tutti lì, nel villaggio prefabbricato, fra rancori e rimpianti, ad aspettare una scuola nuova che ancora non c’è, le case nuove che non si vedono. Data fine lavori: 2007 (forse). Lunedì, terzo anniversario, si piangeranno i bambini morti. Il presidente Ciampi s’era inchinato alla loro memoria con 27 medaglie d’oro. Ma le onorificenze stanno ancora in un cassetto: tre anni dopo, al contrario dei soldi, nessuno ha fretta di consegnarle” (Francesco Battistini, Corriere della sera, 28 ottobre 2005).

“New L’Aquila: una città tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama ‘new town’, termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, l’inizio della sua epopea. Le frasi pronunciate dal premier a L’Aquila hanno però qualcosa di déjà vu: ‘Entro due anni gli abitanti riavranno le case’. Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convocò una conferenza stampa: ‘Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un’ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano’. Anche allora il disegno era quello della new town, la città satellite: ‘Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai
percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti
funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica’. Non sembrava un’impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. ‘Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi’, ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: ‘Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà riconsegnato alla completa e
normale fruibilità degli abitanti’. Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici ‘intelligenti’ ad altissima tecnologia, non se n’è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola – questo sì un istituto d’avanguardia, definito ‘il più antisismico d’Italia’ – di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l’inaugurazione nello scorso settembre. Come è lontano quell’autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l’opera con Milano 3… (Gianluca Di Feo, l’Espresso, 7 aprile 2009)

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