Articoli marcati con tag ‘aperta’

Formigoni attacca sulla manovra: “Tutti pronti a restituire le deleghe”

Bossi minaccia: “La Padania nascerà e per la violenza c’è sempre tempo”

 °°° La successione  è aperta, ragazzi!  Se non l’aveste ancora capito, il mafionano è spirato e… quando cade l’albero, TUTTI A FARE LEGNA!

Harris_Popolarità

Condividi
  • Facebook
  • MySpace
  • del.icio.us
  • Digg
  • Google
  • TwitThis
  • Technorati
  • Live
  • YahooMyWeb

La verità che non può dire

La verità che non può dire
di GIUSEPPE D’AVANZO

esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse “unto dal Signore”, la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un’apparenza che si cucina in casa con i cuochi di . contraddittorio, una domanda, un’increspatura, la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori – plaudenti – della sua performance. ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l’anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno d’animo e una debolezza.

, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell’impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) “Adesso parlo io” (di e di ), ci riprova. “Adesso parlo io” strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un’atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell’affetto dei figli; l’amore per ferito – certo – ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una irreprensibile che non impone discolpa; l’ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una “squillo” di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il “piacere della conquista”.

Acconciata così la sua esistenza che il più benevolo oggi definisce al contrario “licenziosa”, chi la racconta in altro modo non può essere che un “nemico”. Da un’inimicizia brutale sono animati i giornali che, insultati ma non smentiti, raccontano quel che accade nelle residenze del . Antagonisti malevoli, prevenuti o interessati sono quegli editori che non azzittiscono d’imperio le loro redazioni. C’è qualcosa di luciferino (o di vagamente folle) nella pretesa che l’opinione pubblica – pur manipolata da un’informazione servile – s’ingozzi con questo intruglio. Dimentico di governare un occidentale, una società aperta, una democrazia (ancora) liberale, il del pare convinto che, ripetendo con l’insistenza di un disco rotto, la litania della sua esemplare “ ” possa rianimare l’ormai esausta passione nazionale per l’infallibilità della sua persona. È persuaso che, mentendo, gli riesca di sollecitare ancora un odio radicale (nell’odio ritrova le energie smarrite e il consenso dei “fanatizzati”) contro chi intravede e racconta e si interroga – nell’interesse pubblico – sui lati bui della sua che ne pregiudicano la reputazione di uomo di e, ampiamente, la sua affidabilità internazionale. sembra non voler comprendere quanto grave – per sé e per il – sia la situazione in cui si è cacciato e ha cacciato la rispettabilità dell’. Ha voluto convertire, con un tocco magico e prepotente, le “preferite” del suo harem in titolari della sovranità popolare trasformando il suo privato in pubblico. Non ha saputo ancora spiegare, dopo averlo fatto con parole bugiarde, la frequentazione di minorenni che ora passeggiano, minacciose, dinanzi al portone di Chigi. Ha intrattenuto rapporti allegri con un uomo che, per business, ha trasformato le tangenti alla politica in meretricio per i politici. Il del deve ora fronteggiare i materiali fonici raccolti nella sua stanza da letto da una prostituta e le foto scattate da “ragazze-immagine”, qualsiasi cosa significhi, nel suo bagno privato mentre ogni giorno propone il nome nuovo di una “squillo” che ha partecipato alle feste a Villa Certosa o a Grazioli (che pressione danno a , oggi?).

La quieta scena familiare proposta da Chi difficilmente riuscirà a ridurre la consistenza di quel che, all’inizio di questa tragica, si è intravisto e nel prosieguo si è irrobustito: la febbre di , un’inclinazione psicopatologica, una sexual addiction sfogata in “spettacolini” affollati di prostitute, minorenni, “farfalline”, “tartarughine”, “bamboline” coccolate da “” tra materassi extralarge nei palazzi del ornati dal tricolore. Una condizione (uno scandalo) che impone di chiedere, con la moglie, quale sia oggi lo di salute del del Consiglio; quale sia la sua vulnerabilità politica; quanta sia l’insicurezza degli affari di ; quale sia la sua ricattabilità personale. Come possono responsabilmente, questi “buchi”, essere liquidati come affari privati?

La riduzione a privacy di questo deficit di autorità e autorevolezza non consentirà a di tirarsi su dal burrone in cui è caduto da solo. Ipotizzare un “mandato retribuito” per la “escort” che ricorda gli incontri con il a Grazioli è una favola grottesca prima di essere malinconica (la D’Addario è stata prima intercettata e poi convocata come persona informata dei fatti). Evocare un “complotto” di questo giornale è soltanto un atto di intimidazione inaccettabile.

Ripetendo sempre gli stessi passi come un automa, lo stesso ritornello come un cantante che conosce una sola canzone, appare incapace di dire quelle parole di verità che lo toglierebbero d’impaccio. Non può dirle, come è sempre più chiaro. La sua , e chi ne è testimone, non gli consente di dirle. È questo il macigno che oggi il del si porta sulle spalle. Non riuscirà a liberarsene mentendo. Non sempre la menzogna è più plausibile della realtà. Soprattutto quando un desidera e si aspetta di sentire la verità su chi (e da chi) lo governa.

°°° L’unico commento che posso fare, a questa riflessione lucidissima, è: Caro Silvio, chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente. Lo vedi che brutta fine ha fatto Icaro, per essersi esposto troppo al Sole la giusta crema protettiva?

berlusconi-governo

berlusconi-minchiate-agenda1

primo

Condividi
  • Facebook
  • MySpace
  • del.icio.us
  • Digg
  • Google
  • TwitThis
  • Technorati
  • Live
  • YahooMyWeb
Translator
Translator by Yellingnews

  • Caricamento...


    Loading...

    Login






    Registrati | Hai perso la password?

    Registrati





    Ti verrà spedita una password.
    Entra| Hai perso la password??

    Recupera la password





    Una e.mail di conferma verrà spedita al tuo indirizzo e.mail
    Entra| Registrati
  • Archivio Articoli

    3x2c8u5hrk