Burlesquoni:«Farò il condono trombale» veramente, ehm… non te lo vorrei ricordare, ma sei impotente totale da 22 anni. Come va la pompetta?

Le protesi peniene

Quando le altre strategie terapeutiche non sono praticabili si ricorre alle protesi. L’introduzione delle terapie orali con inibitori delle fosfodiesterasi ha limitato molto l’utilizzo di questa strategia chirurgica.

L’inserzione di una protesi è comunque utilizzata da più di 50 anni. Il primo impianto fu fatto utilizzando una sezione di cartilagine costale su di un uomo che aveva avuto il pene amputato. L’uso di materiali non sintetici comportava però un riassorbimento della sostanza usata e quindi furono messi a punto dei materiali sintetici inerti.

Due tipi di protesi si sono sviluppate in questi anni: le semirigide e le gonfiabili.

Le protesi semirigide, rispetto alle gonfiabili, sono dispositivi meno costosi, facili da impiantare e difficilmente vanno incontro a deterioramenti meccanici.

Tra queste ricordiamo la semplice protesi di Small – Carrion e quella di Subrini, costituita da due elastometri di silicone. Queste protesi danno una adeguata rigidità per la penetrazione, ma non possono essere facilmente mascherabili.

Le semirigide più correntemente utilizzate hanno un anima metallica centrale così che il pene può essere facilmente messo in qualsiasi posizione e per questo sono dette “malleabili”.

Erezione. Protesi gonfiabileNel 1973, per venire incontro alla crescente domanda di protesi più “fisiologiche” e quindi maggiormente accettabili da un punto di vista psicologico ed estetico, Scott introdusse la prima protesi peniena gonfiabile. La protesi di Scott è costituita da due cilindri per i corpi cavernosi, un serbatoio e una pompa.

Le caratteristiche positive di questa protesi erano bilanciate in negativo da una serie di complicanze quali la fuoriuscita di liquido dai cilindri, l’aneurisma degli stessi, le più facili infezioni.

Una seconda generazione di protesi gonfiabili è stata introdotta nel 1983. Apparentemente simili alle protesi di Scott ma prodotte con un materiale più resistente ed anelastico: il bioflex poliuretano . In questo modo gli aneurismi del cilindro e le rotture diventavano evenienze più rare.

In questi ultimi anni un’altra famiglia di protesi idrauliche (le bicomponenti) sono state utilizzate per conciliare la facilità dell’impianto, la riduzione dei costi e una migliore rigidità. In questa famiglia di protesi si hanno sempre i cilindri mentre la pompa e il serbatoio sono assemblati e possono essere posizionati nello scroto.

E’ molto importante informare i pazienti candidati a un impianto protesico su tutte le scelte, i problemi e le possibili complicanze delle diverse protesi in commercio.

 

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Pompetta uccide anche la Dia, creatura di Falcone e Borsellino. No pago di aver fatto eliminare loro.

In piazza anche gli agenti della Dia
“Il governo ci chiede di lavarci le auto”

Manifestazione davanti a Montecitorio degli “in-Dia-gnados”, investigatori delle strutture che lottano contro la criminalità organizzata e mafiosa: “Il governo uccide il progetto di Falcone e Borsellino”. La nuova protesta dopo quelle del Cocer dei carabinieri e dell’Esercito, che aveva chiesto le dimissioni del governo. Interrogazione di Rosa Calipari (Pd) al ministero dell’Interno

di ALBERTO CUSTODERO

In piazza anche gli agenti della Dia "Il governo ci chiede di lavarci le auto"

ROMA – «A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto. E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria. E la pressione delle ruote.

Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone. Che, oggi, alle 15, sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados». «State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia. «Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un

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Pompetta e la sua cosca, altro che Totò e Peppino: due giorni per accroccare una lettera!

Sono di nuovo riuniti tutti questi decerebrati del regime a palazzo Grazioli e stanno cercando disperatamente di scrivere una “lettera di intenti”… piena di minchiate da portare a Bruxelles entro le 18.

L’Europa ci chiede PROVVEDIMENTI IMMEDIATI PER LA CRESCITA, TAGLI ALLA SPESA (che questa cosca ha triplicato in tre anni), PROSPETTIVE PER I GIOVANI.

SONO ANNI CHE L’iTALIA E IL MONDO chiedono queste cose. Ma questi incapaci malavitosi hanno continuato a rubare, distruggere, devastare. Ora, messi alle strette e commissariati da Francia e Germania, si stanno dannando da due giorni a mettere insieme i soliti slogan, le solite promesse da marinaio, convinti di pigliare per culo i capi di stato e di governo che gli ridono ormai apertamente in faccia.

E io me li vedo tutti sudati, con le linguette spugnose  e le mani sudate, che cercano le doppie nei dizionari della cepu e si mandano ripetutamente affanculo tra loro.

In europa se ne fottono di Pompetta e dei suoi nani e sanno già perfettamente che quello non è un governo e tantomeno un interlocutore. I grandi d’Europa e del mondo, infatti, da tre anni parlano di cose serie solo con Prodi, Draghi, e napolitano.

berlusconi-padrino

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e Pompetta si inventa la pantomima del “consiglio dei ministri” per sfuggire ancora al processo.

E’ evidente che si tratta di una farsa ignobile, dato che di tempo ne hanno avuto a iosa. Solo che tutti i pseudo ministri sono al “si salvi chi può” da mesi  e il mafionano non ha “tempo da perdere”, troppo concentrato su zoccole, lavitola e scilipoti.

b.hommemmerda

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Ancora bugie e deliri del nano di hardcore

SCOPARE COSTA! – IL CAVALIER POMPETTA SPARA CAZZATE: DAL SUO CONTO, NEL 2010, SONO STATI PRELEVATI 13 MLN DI EURO E L’ANNO PRIMA ALTRI 9 – BANCOMAT ROVENTE A DICEMBRE SCORSO, MENTRE SI DISCUTEVA LA FIDUCIA ALLA CAMERA – TUTTO QUESTO CASH E’ SERVITO PER I SOLLAZZI DELLA SCUDERIA DI SMUTANDATE? MANNO’: IL BANANA HA UN CUORE DI PANNA: “IO SONO COME UNA CARITAS QUOTIDIANA. PAGO INTERVENTI CHIRURGICI, IL DENTISTA, LE TASSE UNIVERSITARIE A TUTTI COLORO CHE NE HANNO BISOGNO”…

Giuseppe D’Avanzo per “la Repubblica

Il comodo con Berlusconi è che non ti delude mai. Per giorni e settimane ha ripetuto, con il petto gonfio, che non vedeva l’ora che il processo – quel processo che lo umilia e l’angoscia, il “processo Ruby” – avesse inizio.

Bocassini Berlusconi Ruby

Che avesse inizio per dimostrare dinanzi al Paese, al popolo che lo ha voluto a capo del governo, al mondo che sempre lo ammira, la sua innocenza, l’inconsistenza di “accuse allucinanti”, la barbarie di un’eversiva inquisizione togata. “Andrò a tutte le udienze”. Gliela avrebbe fatta vedere lui, sempre presente in aula, vigile e parlante, a quella “certa magistratura politicizzata”, l’avrebbe screditata in diretta tv.

Gli ingenui credono alle sue parole. Pensano che ancora una volta il Cavaliere ce la farà – ed è tutto un vivamaria – a venir fuori dall’angolo in cui lo hanno cacciato caotiche abitudini. I creduloni si convincono che davvero il capo del governo voglia difendersi nel processo e non dal processo, come ha sempre fatto affatturandosi cavilli, pretesti, legittimi impedimenti, legge ad personam, immunità.

Berlusconi Ruby

La faccia feroce del Cavaliere non dura molto. Qualche ora, diciamo. Il tempo di dare uno sguardo all’esito delle indagini supplementari consegnate dal pubblico ministero di Milano ai suoi avvocati e il collegio di difesa chiede subito e in gran fretta il rinvio della prima udienza fissata per il 6 aprile. In realtà, un’udienza tecnica: un presidente di sezione assegna a uno dei suoi tre collegi il processo, ma tutto torna buono per prendere tempo e cercare altre vie – politiche, parlamentari, legislative – per venir fuori da guai che gli hanno cancellato dal viso ogni sorriso e ribalderia.

BERLUSCONI-RUBY

Ci si deve chiedere allora che cosa c’è in questi atti istruttori integrativi che lo hanno costretto a gettarsi a corpo morto in pubblico, accettando addirittura qualche domanda, incontrando nientemeno quel che egli considera un ostinatissimo “nemico” come Repubblica che ha documentato le sue ragioni in un colloquio: “per parlare con la mano sul cuore e spiegare come stanno davvero le cose”.

Giuseppe D’avanzo

Il Gran Venditore sa come vanno queste faccende. Non deve imparare nulla. Le mosse gli nascono d’istinto, come per un riflesso immediato. Meglio anticipare i passi dell’avversario, organizzare una “narrazione” diversa e contraria per neutralizzare il racconto e i documenti che teme. Al peggio, ne nascerà una confusione che renderà indifferente l’opinione pubblica. Ecco allora sciorinare l’intera gamma della fenomenologia della menzogna.

Sara Tommasi e Lele Mora si scambiano un bacio milestone ed w j

Nasconde il vero dissimulandolo (“Io in questura ho chiesto solo informazioni di Ruby, nessuna pressione sui funzionari”). Modifica la natura del vero (“Hanno messo in piazza 33 ragazze che passeranno il resto della loro vita con il marchio della prostituta”). Deforma la realtà rimpicciolendone il formato (altro che “bunga bunga”, “cene spensierate, eleganti. Le ragazze facevano quattro salti in discoteca, Da sole, perché a me non è mai piaciuto ballare. Niente di più”).

bunga bunga tutti da lele mora

Dice l’assoluto contrario del vero (“Non ho mai pagato una prostituta e poi può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale?”). Infine, non maschera soltanto la realtà, la inventa di sana pianta (“Ho sempre avuto vicino a me la mia fidanzatina che per fortuna sono riuscito a tenere fuori da questo fango. Se avessi fatto tutto quello che dicono, mi avrebbe cavato gli occhi. E assicuro che ha anche le unghie lunghe).

Emilio Fede

Ora per comprendere l’ansia che agita il presidente del Consiglio bisogna scorrere, anche rapidamente, gli atti d’indagine integrativi, gli esiti dell’istruttoria – ora conclusa – contro Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti. Si scoveranno immagini, parole, ricordi, resoconti che sbriciolano il racconto del Cavaliere svelandone menzogne che non potrebbero reggere con decenza a una verifica processuale.

Nicole Minetti

Si possono vedere fotografie di ragazze mascherate da poliziotte seminude con le manette bene in vista. Si apprenderà delle istruzioni cui bisognava attenersi, ai travestimenti necessari (in un caso, “come un giocatore del Milan”), a quel che bisogna fare, come e con chi e in quale occasione. Naturalmente questi convegni possono essere “eleganti”, come dice il Cavaliere, ma ammesso che ci sia stata anche grazia e distinzione, non si elimina il nocciolo della questione: decine di ragazze venivano retribuite per fare sesso con il Sultano e tra di loro una minorenne.

Emilio Fede con la Olgettina Marysthell Garcia Polanco nel 2007

Le ragazze ne parlano tra di loro, discutono di quanto “hanno preso”, si invidiano l’attenzione del Cavaliere perché maggiore interesse significa maggiori ricavi. Per dire, si legge in un sms: “Sappiamo che uno dei venti uomini più potenti del mondo ti muore dietro e ti ha pensato tutta la sera…”. Alcuni documenti liquidano l’argomento principe del capo del governo. Questo: “Può mai essere possibile che uno paghi con dei bonifici bancari una prestazione sessuale?”.

Raissa Skorkina

È utile dare uno sguardo alle carte degli accertamenti bancari sul conto corrente di Berlusconi, il numero 1.29 presso la banca del Monte dei Paschi di Siena. Sappiamo, dalle testimonianze raccolte dal pubblico ministero, che le ragazze ricevevano i loro emolumenti in moneta sonante, in buste di 500, 1000, 2000, 5000 euro in fogli da 500. Sappiamo che da quel conto si muovono bonifici di dieci, ventimila euro a favore delle “ragazze”.

Dice a Repubblica Berlusconi: “Io sono come una Caritas quotidiana. Pago interventi chirurgici, il dentista, le tasse universitarie a tutti coloro che ne hanno bisogno. Alcuni di questi bonifici servivano a pagare il mutuo ai genitori di una ragazza. Dei signori in difficoltà”.

Miriam Loddo

Tuttavia, se si guarda a quanto denaro contante ogni mese muove Silvio Berlusconi si rimane stupiti. Non usa troppi bonifici, il Cavaliere. Forse non se ne fida. Nemmeno negli assegni o nelle carte di credito ha fiducia. Il Cavaliere firma al suo ragioniere, Giuseppe Spinelli, un assegno e Spinelli nello stesso giorno lo negozia con un’operazione “cambio assegni”.

Maristel Garcia Polanco

Le cifre sono importanti e, se nel 2009 hanno raggiunto i sette milioni 675 mila euro, nel 2010 hanno superato i 12 milioni e 880 mila euro. Le tranche mensili sono molto variabili. Oltre il milione in gennaio, aprile, maggio. Vicino al milione in luglio, settembre e ottobre. Meno di ottocentomila euro in febbraio, marzo e giugno. Un modesto 344 mila euro in agosto e un’impennata a fine anno: un milione e 496 mila euro a novembre e addirittura 2 milioni e 555 mila in dicembre. Assegni per 250 mila, 300 mila euro.

Iris Berardi

Per sedici volte incassato il lunedì; in cinque occasioni il martedì; in quattordici e undici occasioni il mercoledì e giovedì e per tredici volte il venerdì, dunque alla vigilia del week end abitualmente destinato ai bunga bunga. Questo denaro contante palesemente non è tutto destinato alle feste “eleganti” per la retribuzione delle ragazze.

Barbara Guerra

È legittima una domanda (forse): ma perché il capo del governo ha bisogno di tanto contante? A chi lo consegna e per quali ragioni? Che cosa deve comprare o finanziare con il cash che non possa essere sostenuto con un pagamento che lascia una traccia (assegno, bonifico)?

Ognuno avrà la sua congettura (forse ne avranno anche i pubblici ministeri), soprattutto se si scrutinano gli assegni e le cifre trasformate in contante nel dicembre del 2010, in quel mese orribile che ha visto Berlusconi, a un passo dalla bocciatura parlamentare, combattere voto su voto per sopravvivere. Vale la pena darne conto. In dicembre ci sono undici “cambi assegni” in quattordici giorni, a cavallo del 14 dicembre quando la Camera vota la fiducia al governo.

Marysthell Garcia

Due soli negoziazioni sono trascurabili , il 21 dicembre per 40 mila euro e il giorno successivo per 14.687 euro. Al contrario, i restanti nove “cambi assegni” sono rilevanti. Ecco la sequenza. 9 dicembre, 270 mila. 10 dicembre, 274 mila. 13 dicembre, 250 mila. 14 dicembre, 250 mila. 15 dicembre, 250 mila. 16 dicembre, 250 mila. 21 dicembre, 350 mila. 22 dicembre, 350 mila. 23 dicembre, 257 mila. A chi sono finiti questi soldi? È anche di questo che ha paura il presidente del Consiglio? Si raccolgono anche qui le ragioni che gli impediscono di affrontare il processo?

Barbara Faggioli

Nel “carnevale permanente” dell’Italia di oggi – un mondo rovesciato dove gli ipocriti recitano da iconoclasti, la menzogna diventa verità e la realtà s’adultera in quinta di cartapesta – si agita un bizzarro argomento: chi s’azzarda a raccontare le patologiche abitudini del capo del governo è soltanto un voyeur anche quando quelle disordinate pratiche si mostrano come un reato. Anzi come due reati.

alessandra sorcinellil

Il premier si riempie la casa di prostitute. Nulla quaestio, fatti suoi, se non lo rendessero pericolosamente ricattabile come suggeriscono le parole rassicuranti dedicate nel colloquio con Repubblica alle 32 ragazze. Tra le prostitute però dal febbraio al maggio del 2010, per tredici volte, c’è anche una minorenne e non è più un fatto suo, privato, ma un reato (sfruttamento della prostituzione minorile). Per nasconderlo, una notte di maggio il presidente del Consiglio è costretto a giocare tutta la sua influenza nella questura di Milano per liberare la ragazza minorenne accusata di furto e troppo linguacciuta. È il secondo reato (concussione).

Gustavo Zagrebelsky foto La Presse

La storia è tutta qui, se di guarda all’affare penale. Ma c’è anche una questione politica che accompagna l’affare penale e impone al capo del governo di rendere disponibile la verità perché “chi mente – non importa su che cosa – è un pericolo per la libertà e la democrazia” (Gustavo Zagrebelsky, Quando il potere teme la verità, 17 luglio 2009). C’è stato un tempo che anche Berlusconi fingeva di essere d’accordo. Era il 2 marzo 1994 e il Sultano così ammoniva il popolo: “La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità”.

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