LA COSCA DEI MAFIOSI AL POTERE VISTA DA TRAVAGLIO, CHE ormai SCRIVE COME ME.

Marco Travaglio

24 settembre 2011

Legalizzare la mafia sarà la regola del Duemila”, cantava De Gregori nel 1989. Finalmente ci siamo. I politici di governo parlano come i mafiosi. Altro che casta, questa è una cosca. L’altro giorno abbiamo segnalato il contributo del molto intelligente Ferrara alla mafiosizzazione del linguaggio politico, quando il tenutario di Radio Londra ha fatto un uso criminoso della tv pagata coi soldi di tutti per spiegare che B., versando centinaia di migliaia di euro a Tarantini e Lavitola, non ha pagato il pizzo al racket: si è solo garantito “la protezione”. Gli ha subito fatto eco il suo padrone con tutta la corte, fulminando il ministro Tremonti, reo di non aver votato per salvare dal carcere il fido Milanese, accusato solo di associazione a delinquere e altre robette. Ma come: la cosca si presenta compatta alla Continue reading
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L’ipocrisia dei cani al potere, come B. insegna: stravolgere le parole e dire bugie.

La capotreno punita
per aver detto «guasto»

Lettera di Trenitalia: sull’Alta velocità usare altri termini

MILANO – È un po’ come se un idraulico non potesse parlare di «perdite» ai suoi clienti ma solo di «verifiche della tenuta delle tubazioni dell’impianto idrico». Il manuale degli annunci a bordo delle Frecce, Rosse o Argento che siano, è chiaro: in caso di guasto ai passeggeri dell’Alta velocità si deve parlare solo di «controlli tecnici sulla linea». C’è un guasto alla trazione elettrica? Il capotreno consulta la tabella e annuncia il «controllo tecnico».

C’è un guasto ai binari, ai deviatoi? Il capotreno di una Freccia, a differenza del collega di un «treno normale», parlerà sempre di controllo tecnico. Non è andata così il 16 maggio a bordo dell’Eurostar 9455. Per un problema sulla linea, tra Firenze e Roma, il Frecciargento è stato deviato dalla Direttissima alla «linea lenta». La capotreno ha annunciato «un guasto deviatoio». E per quelle parole, veritiere ma non rispondenti a quanto previsto dalla tabella sulle criticità, è finita nei guai: «L’azienda le ha inviato una contestazione disciplinare – fa sapere la rivista dei macchinisti ancora In Marcia ! -, poi le ha notificato una sanzione di 20 euro». La motivazione è scritta in una lettera del 31 maggio firmata dal responsabile della Divisione Frecciargento: l’aver comunicato la presenza di «un guasto deviatoio quando il manuale degli annunci (Mab) per i treni Av non prevede il termine “guasto” e ha utilizzato il termine tecnico “deviatoio” probabilmente sconosciuto ai viaggiatori. Avrebbe dovuto dire invece per “un controllo tecnico sulla linea”».
Di manuali per gli annunci ne esistono tre. C’è il manuale di Rfi per gli annunci nelle stazioni (Mas) redatto con il Dipartimento di studi filologici, linguistici e letterari della Sapienza di Roma. C’è quello per gli annunci a bordo (Mab) usato su tutti i treni. E ce n’è uno ad hoc per Frecciarossa e Frecciargento. Nei primi due la parola «guasto» è prevista. «Anche se poi come successo due domeniche fa a Napoli – dicono da ancora In Marcia ! -, per ore è stato annunciato un problema elettrico omettendo che era deragliato un treno». In quello per l’Av la parola è sostituita con il noto «controllo tecnico». Nei primi due l’«ostacolo in linea» è annunciato come tale («Anche se si tratta di un albero di trasmissione perso da un Pendolino»), in quello per l’Av diventa un generico «ingombro». E in caso di incendio? Tutti e tre prevedono che si parli di «intervento dei vigili del fuoco». «Così come è accaduto per il rogo a Tiburtina: su Viaggiatreno per due giorni i ritardi sono stati motivati con l’intervento dei pompieri».

°°° Questa è la “regola Burlesquoni”: dire libertà al posto di dittatura, amore al posto di servilismo, stiamo lavorando al posto di mi sto facendo i cazzi miei, giustizialismo al posto di giustizia, ecc.

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Berlusconi, un dittatorello pazzo e mafioso al potere

Il secondo atto
della farsa Brancher

di GIOVANNI VALENTINI (Rep)

Caso Brancher, atto secondo. Con le dimissioni-lampo del ministro-fantasma, s’è chiuso in qualche modo il caso giudiziario innescato dalla sua improvvida nomina e dal suo ancor più improvvido ricorso al legittimo impedimento.

Un ricorso voluto nel vano tentativo di sottrarsi al verdetto della

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