Articoli marcati con tag ‘sondaggi’

Sondaggi e cazzate di Mafiolo

  ci ha sempre “gestionato la minchia” coi suoi sondaggi fasulli e addomesticati, fino a pochi giorni fa,  quando starnazzava di essere il recordman “mondiale” di gradimento del “suo popolo” – col 73% dei consensi -e molto più popolare di , che era al 58%.

Ecco dunque gli indici di popolarità dei principali leader mondiali (circa un anno fa, oggi sarebbe tragica ancora di più la faccenda…):

1. 80%
2. Dalai Lama 74%
3. Merkel 51%
4. Blair 48%
5. Sarkozy 40%
6. Ratzinger (Papa Benedetto XVI) 39%
7. Brown 36%
8. Zapatero 35%
9. Ban Ki-Moon 33%
10. Barroso 30%
11. Lula 25%
12. 17%
13. Fidel Castro 16%
14. Putin 16%
15. Chavez 14%
16. Mednev 10%
17. Hu Hintao 9%
18. Al-Assad (Siria) 8%
19. Ahmadinejad 6%

uovo jng

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Berlusconi crolla anche nei sondaggi

Le elezioni non risollevano
e al minimo della fiducia

La rilevazione di Ipr Marketing per Repubblica.it. La vittoria non risolleva il centrodestra
Travaso di consensi dal alla Lega. Ma l’opposizione non sa approfittarne e arretra ancora
di ANGELO MELONE

b.aforas
– Il centrodestra ha vinto le elezioni, ma il dopo voto ha portato un acuirsi dei contrasti nella compagine di e nuove polemiche su scelte e dichiarazioni del del . E poi l’esplosione del caso Fini. Il messaggio uscito dalle urne è controverso, e la rilevazione che Ipr Marketing conduce mensilmente per Repubblica.it registra una fiducia al livello più basso per da quando è alla guida del . E lo stesso registra il suo minimo: 38%.

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Salute e grano, amici! Contro di noi “Invidia e odio”

Salute e grano, amici! I sondaggi, che sono il VANGELO di , oltre ad essere le uniche cose che abbia mai letto in vita sua, lo danno in caduta libera. Allora cosa fa l’ominicchio malavitoso? Incita all’odio e all’aggressione i suoi pappagallini e le sue scimmiette ammaestrate. I pappagallini sentono già arrivare prematuramente la fine del culo al caldo delle poltrone e quindi addio a ruberie, favori monetari e sessuali, corruzioni e quant’altro; le scimmiette, a quanto pare, si stanno riducendo fortemente di numero. Ed ecco che il mafionano, scaduto l’effetto della falsa aggressione al Duomo, ritorna alla carica con le sue solite minchiate deliranti.

“E’ un sopruso! – sbraita – La sinistra mostra verso di noi odio e invidia!”

INVIDIA?!  Ma… è come se George Clooney  fosse invidioso della prestanza fisica sua o di Brunetta…

MA VI SIETE GUARDATI BENE ALLO SPECCHIO?

cornici

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Berlusconi, i sondaggi e la merda

chiama il suo  esperto in sondaggi:

“Cosa pensano gli italiani dell’attuale congiuntura economica?”.

“Dicono che finiremo con il mangiare la merda!”

“Ma avete intervistato solo i pessimisti?”.

“No, ! Quelli dicono che non ci sarà merda a sufficienza per tutti!”

bdimissioni

bdittatore

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Berlusconi: la faccia come il culo…

… di un babbuino con le emorroidi sanguinolente.

b-kriminal

PORCO  (BURLESQUONI  CON  RIALZATI, )

porco


IN CDM, BASTA ATTACCHI SU VITA PRIVATA

Sondaggi alla mano “il sta lavorando bene e quindi vi invito ad andare avanti perche’ avremo tante cose da fare”. Quello di Belusconi in dei ministri, con gli ultimi dati che rilevano un ulteriore incremento del

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The Times (quotidiano comunista)

Analisi della parabola del : dalla grande popolarità
della crisi del terremoto alle sempre più frequenti contestazioni

Il Times su

“Da eroe a buffone”

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA – “Da eroe a buffone”: così il Times di Londra riassume gli ultimi mesi per . Ovvero dal ruolo di salvatore nei giorni del terremoto in Abruzzo, quando il volava nei sondaggi, alle sempre più frequenti contestazioni, ai fischi, agli insulti come appunto “buffone”, che accompagnano le sue apparizioni, come accaduto dopo la sciagura di Viareggio. Il , scrive il quotidiano londinese, sembra sorpreso ed incerto davanti al mutato atteggiamento dell’opinione pubblica nei suoi confronti: lui che è sempre stato “orgoglioso del suo rapporto con l’uomo della strada”, all’improvviso si sente messo nel mirino. E reagisce, afferma il Times, dando prova di nervosismo e frustrazione, con le solite accuse a “comunisti e complottatori”.

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MANGERA’ IL PANETTONE?

Marco Damilano per “l’Espresso”

Sa, , Gianni Letta è bravissimo. Mi costa poco meno di Kakà, ma pazienza… Era il 7 maggio, a colloquio con Giorgio Napolitano al Quirinale si ritrovava a magnificare al solito le qualità del suo sottosegretario: governante eccezionale e per di più, massima soddisfazione, suo dipendente.

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Un mese e mezzo fa, un tempo felice. Oggi e Gianni sono ancora insieme, ma separati da una invisibile cortina di sfiducia. Alle cene di palazzo Grazioli, il sottosegretario era abituato ad arrivare dopo le nove di sera e ad andarsene intorno alle undici, quando arrivavano le dame e cominciavano le danze.

Negli ultimi mesi, poi, ha deciso di non farsi vedere più neppure nella prima parte della serata: meglio essere prudenti, viste le compagnie non sempre degne di uno statista. Ma nessuno sembrava accorgersi della sua assenza: era ancora la stagione del onnipotente, padrone d’, con il gradimento del 75 per cento degli italiani, almeno nei suoi sondaggi.

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Oggi invece al primo piano di palazzo Grazioli sventola un moscio tricolore, Apicella non suona più, si ritrova in perfetta solitudine nel momento più difficile della sua avventura politica e umana. È un leader politico sotto ricatto, diffidente perfino nei confronti degli amici di sempre, con la corte dei nuovi favoriti pronta a soffiare sul fuoco per scalare posizioni: il deputato-interprete Valentino Valentini, il deputato-segretario Sestino Giacomoni, il deputato-avvocato Niccolò Ghedini. Un uomo sotto assedio, che vede spegnersi la tradizionale buona sorte, l’ottimismo, “il sole in tasca”.

“Si è trasformato in un Re Mida all’incontrario: quello che tocca sporca”, lo dipinge con ferocia chi gli è stato vicino per anni e ora non se la sente più di seguirlo. Dopo aver infilzato a lungo un avversario dopo l’altro, il per la prima volta si sente preda di una caccia grossa, dove sono in tanti a voler sparare il colpo di grazia.

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Nella stretta cerchia dei berluscones le voci si rincorrono. Complotti interni e internazionali: i servizi italiani e il prefetto Gianni De Gennaro (”sciocchezze”, replica un sottile conoscitore dell’ambiente: “Branciforte è una brava persona, Piccirillo è un servitore dello Stato, De Gennaro non ha grandi poteri”), anzi no, la Cia, Barack che si vuole sbarazzare del leader italiano, troppo amico dei russi, scenari alla Ken Follett agitati da un esperto del ramo, Francesco Cossiga. I poteri forti: ha pestato i piedi alle banche, Cesare Geronzi si vendica. Luca Cordero di Montezemolo scalda i motori con l’associazione Futura, pronta a partire il 1 luglio.

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Fantasmi, come quello di una giovane misteriosamente scomparsa dalle parti di villa Certosa. Assurdo? Certo: ma a invocare Wilma Montesi, la ragazza ritrovata morta sulla spiaggia di Capocotta negli anni Cinquanta, è un ministro in carica, Gianfranco Rotondi.

Lo spettro di un 25 luglio berlusconiano: “Alla caduta del Duce ci fu un solo suicida, il direttore dell’agenzia Stefani Manlio Morgagni, oggi chi potrebbe imitarlo? Sandro Bondi?”, scherza macabro un deputato di An.

E le previsioni catastrofiche sul G8 dell’Aquila che avrebbe dovuto consacrare la figura internazionale del : ecco invece le voci di capi di Stato che vorrebbero evitare di farsi fotografare con il . E le first ladies che potrebbero disertare l’evento. Anche se, a spaventare davvero il , sono incubi molto più consistenti: l’inchiesta di Bari, i contatti tra l’amico del Giampaolo Tarantini e il capo della protezione civile Guido Bertolaso, fronti che potrebbero aprirsi in altre procure, da Firenze a Napoli.

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“Dobbiamo tornare a fare politica. Possiamo finire in molti modi, ma non così”, si dispera fino alle lacrime su un divano del Transatlantico la deputata Beatrice Lorenzin, pasionaria azzurra che è arrivata a Montecitorio dalla militanza nelle borgate romane, il contrario della velina. Non può finire così: con l’inedito duello -Patrizia, lui sull’house organ ‘Chi’ che da vero signore si vanta di non aver pagato una donna (”non sarebbe una conquista”), lei, la sdoganatrice del termine escort, che lo smentisce via agenzia.

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Con la fila delle ragazze che ostentano farfalline e tartarughe, ognuna con il suo regalino da esibire e una indimenticabile serata con da raccontare. Con l’ mai così screditata a livello internazionale, come dimostra il flop della candidatura del ciellino Mario Mauro alla presidenza del Parlamento europeo. ne aveva parlato per tutta la campagna elettorale, il settimanale ‘Tempi’ gli aveva già dedicato la copertina (”Il ”), niente da fare, anche Mauro ha pagato la vicinanza a , il re Mida all’incontrario.

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La caduta è stata appena bloccata dalla vittoria del centrodestra al ballottaggio per la provincia di , per soli quattromila voti, però, e con il centrosinistra che ha superato la coalizione -Lega in città. Ma il tritacarne si è rimesso subito in azione. Alimentato dalle ambizioni personali dei tanti che fiutano l’odore dell’animale ferito, la precoce fine del berlusconismo, se non ancora di , dopo appena un anno di legislatura, reclamano il loro pezzetto di eredità, si preparano al dopo. Il più rapido a farsi avanti è stato il ministro Claudio Scajola, con un’intervista al ‘Corriere’.

In apparenza di solidarietà con il , in realtà carica di richieste e di condizioni. La più pressante: “Rilanciare il strutturandosi meglio sul territorio”. Quando hanno letto queste parole in via dell’Umiltà hanno sospirato: “Ci risiamo. è in difficoltà e Claudio si candida alla guida del partito…”. Lo scontento dei parlamentari verso il triumvirato che guida il non si può più arginare. I due ex Forza , Bondi e Denis Verdini, entrambi toscani di Fivizzano, ex vicini di casa a , in piazza dell’Ara Coeli, non si parlano più, alle riunioni se c’è uno manca l’altro.

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Il terzo del trio, il post-missino Ignazio La Russa, è sbeffeggiato quotidianamente dagli amici di An. “I triumviri o quadriumviri hanno sempre fatto una brutta fine: ai tempi di Mussolini uno è caduto dall’aereo, uno è stato fucilato, un altro è diventato partigiano. Tutte cose che non auguro a La Russa”, ridacchia l’ex capo della segreteria di Gianfranco Fini Donato Lamorte. Di certo, il , il primo partito italiano, si è rivelato più permeabile di palazzo Grazioli: porte girevoli, gente che va gente e che viene, candidature imbarazzanti, nomi arrivati nelle liste per le elezioni europee o amministrative senza nessuna trafila o competenza.

E a immolarsi per difendere il leader-fondatore dalle accuse delle escort sono rimasti il solito Daniele Capezzone e la coppia dei Beni culturali, il ministro Bondi e il sottosegretario Francesco Giro, il bunker del Collegio romano, li chiamano nel partito. Così in tanti invocano un cambio di rotta immediato: un segretario organizzativo al posto di Verdini-Bondi-La Russa da nominare subito, entro l’estate, una macchina da guerra da mettere in campo subito, per non farsi cogliere impreparati quando arriverà il terremoto politico più sconvolgente degli ultimi anni.

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Le prossime settimane, infatti, decideranno il futuro di . Prima il G8, ad alto rischio flop. Poi le leggi più delicate da varare entro la pausa estiva, a partire da quella sulle intercettazioni approvata dalla Camera e ora in discussione al Senato. Infine, il passaggio più a rischio, la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano che impedisce i procedimenti a carico del fino alla scadenza del mandato: una bocciatura della Consulta sarebbe letale per il , in una maggioranza dove ognuno gioca la sua partita, come se la legislatura fosse al capolinea e non all’inizio.

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C’è il della Camera Gianfranco Fini, sempre più compreso nel suo ruolo istituzionale. Pronto a passare da un convegno sul parlamentarismo con la tedesca fondazione Adenauer a un incontro a Madrid con il think tank dell’ex Josè Maria Aznar, dalla benedizione per l’associazione ‘ Decide’ presieduta da Luciano Violante al lavoro sul ‘patriottismo costituzionale’, tra frasi di Habermas, Daherendorf, Piero Calamandrei, Giuseppe Mazzini e Rousseau: “La patria non esiste senza virtù”. Citazione perfetta per un aspirante inquilino del Quirinale, soprattutto ora che il candidato naturale, , su vizi e virtù manifesta qualche segnale di evidente confusione.

Con i suoi interlocutori il della Camera giura di non essere disponibile per eventuali governi istituzionali, in caso di caduta di : la sua strada lo porta verso il Colle più alto, ogni deviazione rischia di allontanarlo dall’obiettivo. Per questo, segretamente, tifa perché resista ancora un po’ al suo posto: un ferito, azzoppato, per mandare avanti la legislatura di qualche anno. Non a caso, dopo la polemica sulle veline in lista che provocò la reazione della signora Veronica , il sito della fondazione finiana Fare Futuro è rimasto silenzioso: meglio non infierire ora che il risultato di far precipitare tra i comuni mortali è stato raggiunto. Mentre l’ex sdoganato Fini, al contrario, sta ascendendo tra i padri della patria.

Silenzio condiviso dall’altro big della maggioranza, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Non ha speso una parola per difendere . È toccato a un amico, un deputato veneto del , raccogliere il suo sfogo nell’emiciclo di Montecitorio: “Mi parli di federalismo? Ma non vedi che qui sta crollando tutto…”. E in pochi ricordano che la rottura con si è consumata non sulla politica economica, ma su un terreno più politico.

Durante la seduta del dei ministri chiamato ad approvare il decreto che avrebbe imposto l’alimentazione a Eluana Englaro, lo scorso gennaio, Tremonti fu l’unico ministro a mettere in guardia sulle conseguenze del provvedimento: “Attenzione, se Napolitano non firma il decreto andiamo dritti allo scontro istitzionale”. non gradì per niente, e da allora Tremonti è entrato nella lista nera dei potenziali traditori. Ma anche in testa ai possibili candidati per la guida di un di emergenza nazionale in caso di caduta di , con l’appoggio di Massimo D’Alema e del .

Il favorito a Palazzo Chigi, se la situazione dovesse precipitare, resta però l’attuale sottosegretario Gianni Letta. L’unico in grado di garantire la tregua tra i poteri dello Stato dopo un cataclisma di tale portata. Non a caso Sua Eminenza da Avezzano è finito sotto gli attacchi neppure tanto velati di una parte del . Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello ne hanno chiesto l’audizione al comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti come responsabile politico dell’intelligence e dunque della sicurezza e della privacy del .

“Letta è troppo istituzionale per occuparsi di servizi segreti, qui siamo in guerra, serve un personaggio che abbia la mentalità del militare”, detta un falco ex Forza , esponente della corrente che spinge verso la linea dura e vorrebbe bloccare la strada verso un eventuale delle larghe intese, presieduto dallo stesso Letta. Ma sulla reazione allo scandalo delle escort, per la prima volta, gli azzurri appaiono spaccati. Il dopo- non è un tabù, neppure nel .

C’è chi se la prende con i più scalmanati del : “Ministri come Sacconi o Brunetta che in tempi di crisi invocano la spaccatura con i sindacati. Gente che ha i glutei al posto della testa”. E c’è chi invoca il ritorno dei vecchi saggi, i padri nobili, i Pisanu, i Martino, i Pera, da affiancare a : una specie di cordone sanitario, un collegio di badanti per il sull’orlo di una crisi di nervi.

Sulla capacità di tenuta di di fronte alla raffica di inchieste, rivelazioni, interviste, memoriali, fotografie, aspiranti ragazze immagine, trans, slave vestite da babbonataline e altri colpi di scena (”la coca, quella no!”, giura un forzista della prima ora, forse per darsi coraggio) si regge la possibilità della legislatura di proseguire. La minaccia di riportare il Paese alle elezioni anticipate, per l’ennesima ordalia, il referendum pro o contro , è sempre sul tavolo, un copione già ripetuto con successo in altre occasioni.

La Lega di Umberto Bossi lo spinge a sfidare i nemici, sicura di sopravvivere al cataclisma, una parte del lo invita a dare la caccia al traditore interno. Ma il sembra colto da un’improvvisa esitazione, da una malinconia. L’effetto che fanno le luci che si spengono al termine di una festa, come quelle che allietavano il al primo piano di palazzo Grazioli. Un’atmosfera deprimente da spettacolo concluso, uno show che si interrompe all’improvviso, un’emozione spezzata. Ma il timore di è che ora la giostra possa finire anche a palazzo Chigi.

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PRRRRRRRRRRRRRRRRRR !!!


“Il 4 per cento è alla nostra portata e siamo la vera novità nel panorama politico italiano” (Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà, 5 giugno 2009)

“Riusciremo a superare il 4 per cento, anche se hanno cercato in ogni modo di distruggerci” (Paolo Ferrero, Rifondazione-Pdci, Corriere della sera, 4 giugno 2009)

“Ma quale 4 per cento: noi non temiamo lo sbarramento, noi faremo il pieno di voti. E da lunedì’ lavoreremo per costruire una destra europea” (Francesco Storace, Mpa-Destra-Adc-Pensionati, 3 giugno 2009)

“Vinceremo la partita con il 5% dei voti, e andremo in Europa per competere sulle questioni concrete dei cittadini. Cioè rivedere i meccanismi del trattato di Lisbona, mantenere le prerogative delle sovranità nazionali, stoppare l’ingresso della Turchia… I sondaggi ci danno in continua crescita e saremo dunque soddisfatti. Da lunedì rinascerà la destra italiana nel nostro Paese” (Francesco Storace, Mpa-Destra-Adc-Pensionati, 4 giugno 2009)

tafazzi

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Il ritorno del Cazzaro

Il ringrazia per iscritto che gli ha dato il voto e dice
“Ora il è più solido, non mancate l’appuntamento con i ballottaggi”
agli elettori del
“Primi nonostante le calunnie”

agli elettori del “Primi nonostante le calunnie”

– Un ringraziamento, scritto, agli elettori. sceglio un modo per lui inusuale per rompere il silenzio dopo le elezioni. Un lungo messaggio quello partito da Palazzo Chigi per dire: “Abbiamo vinto nonostante le calunnie su di me”. Il sembra non vedere i problemi, che pure i numeri indicano chiaramente, che l’ultima tornata elettorale ha posto al suo neonato partito finito lontano da quel 40% che egli stesso aveva previsto come risultato possibile. Sceglie, da ottimo propagandista, la strada dell’ottimismo.

“Vi ringrazio di cuore – scrive il – perché al di là del conforto mio personale, avete sancito la nostra vittoria sia nelle elezioni europee sia in quelle per le amministrazioni locali, cambiando a nostro favore la geografia politica in moltissimi Comuni e Province da sempre dominati dalla sinistra. Con il voto avete confermato che il Popolo della Libertà è il primo partito in in tutte e cinque le Circoscrizioni europee, con un vantaggio più che raddoppiato rispetto ad un anno fa sul maggiore partito d’opposizione”. Il ricorda i 29 europarlamentari eletti e il secondo posto (non il primo come diceva alla vigilia) fra i partiti del gruppo del Ppe.

Poi aggiunge: “E’ un risultato che ci rende orgogliosi, perché conferma una volta di più che il nostro ha saputo affrontare meglio di altri in Europa la crisi economica. Mentre in altri Paesi i governi hanno perso consenso, noi i nostri consensi li abbiamo confermati e consolidati e la stabilità del ne esce rafforzata. Il nostro si è impegnato a non lasciare nessuno solo di fronte alla crisi. Continueremo a farlo, e procederemo con passo ancora più spedito nell’attuare le riforme necessarie per ammodernare l’”.

°°° Lo sconfitto riappare dopo tre giorni di assoluto mutismo. Ma ve l’immaginate se avesse davvero vinto? Cominciamo col dire che se c’è uno aduso a calunniare il prossimo è proprio . Nessuno l’ha mai calunniato: è lui che continua a comportarsi da gangster pedofilo e maniaco volgare. Secondo: mentre c’è una paurosa avanzata della destra in tutta Europa, lui è l’unico ad aver perso più di tre punti. Non solo, ma dopo una presenza fastidiosa e pressante a reti unificate, nonostante le menzogne raccontate al popolino da tutti i suoi megafoni, ha preso centinaia di migliaia di preferenze IN MENO rispetto a tutte le elezioni precedenti. Se avessi candidato Melina, la mia bambina di nove anni, come capolista in tutte le circoscrizioni, con soli due o tre passaggi televisivi avrebbe preso almeno sei milioni di preferenze. ne ha prese poco più di due milioni e mezzo: un fiasco totale! Ma se consideriamo che lui, ancora il giorno prima delle elezioni, sventolava i suoi sondaggi che lo davano al 45% e invece si è fermato al 35%… beh, allora si tratta di DISFATTA!
Chiudo con una scommessa… ci mettiamo una bevuta che le giunte dei famosi Comuni e Province conquistati alla sinistra saranno in brevissimo tempo decapitate e falcidiate da arresti per , camorra, corruzione, concussione, abuso d’ufficio, etc? A Cominciare dalla Campania… In , intanto, burlesquoni ha perso oltre dieci punti rispetto a pochi mesi fa. Vi dice niente?

b-cazzaronucleare1

bpesto

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Dall’archivio di Travaglio

I veri vincitori/1
“Ho ricevuto i sondaggi della settimana: il è al 45%, il gradimento del del è al 75% e questo significa che tre italiani su quattro apprezzano l’operato del . Mi aspettavo un calo di consenso verso di me, ma questa campagna mediatica che si è scatenata negli ultimi giorni sulla base di un cumulo di falsità è stata capita bene dagli italiani, in maniera intelligente, e mi sta rafforzando” ( , 9 maggio 2009).

“Siamo sopra il 40 per cento. Io poi sono più amato di , che è al 59%, mentre io sono arrivato al 75%” ( , 18 maggio 2009).

“Se avremo un risultato superiore al 40%, e gli ultimi sondaggi ci danno al 43-45, diventeremo decisivi a Strasburgo e potremo dare un drizzone all’Europa. La campagna su si è rivelata un boomerang contro la sinistra” ( , 30 maggio 2009).

“Siamo tra il 43 e il 45 per cento, a quel punto avremo il del Parlamento europeo” ( , 2 giugno 2009).

“Assisterete a un grande cambiamento della geografia politica in . Il è al 56% dell’apprezzamento degli italiani. è al 74%. La Lega Nord supera il 10%. Il è tra il 40 e il 45%. Lo sappiamo dai sondaggi, ma non ci sarebbe bisogno di sondaggi” ( , 4 giugno 2009).

vicino al 45 per cento. Sarà un trionfo” (Il Giornale, 5 giugno 2009)

°°° Sono veramente costernato per questo “trionfo” del mafionano. Soprattutto, sapendo che senza brogli, voti comprati (hanno fermato e denunciato alcuni corrotti che filmavano col cellulare i loro voti, a Napoli e in Sicilia), intimidazioni di -camorra-’ndrangheta… probabilmente avrebbe avuto un “trionfo” ben maggiore. Diciamo del 20%. E senza l’occupazione sistematica di tutte le , sicuramente avrebbe avuto un “trionfo” del 10%. Più che TRIONFO… mi pare un TRONFIO che si è sgonfiato miseramente.

berlusconi_ficco

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(8 giugno 2009)

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