Monti: bla bla bla sul fisco, ma favorisce gli evasori. Proprio come il mafionano.

Fisco, niente accordo tra Italia e Svizzera. Intanto gli evasori scappano

Nel Paese elvetico cresce l’opposizione popolare all’operato del governo di Berna. Così, mentre Regno Unito e Germania hanno portato a casa delle “intese lampo” (non oltre 6 mesi), Monti continua a promettere lotta senza quartiere a chi non paga le tasse, ma non trova risultati oltre le Alpi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/19/niente-accordo-tra-italia-e-svizzera-e-intanto-evasori-scappano/329047/

°°°Il tecnico non perde occasione per continuare l’opera devastatrice del mafioso di Hardcore: dalla macelleria sociale ai regali alle cosche, dalla legge bavaglio agli occhi chiusi su ricconi ed evasori. A CASA!

Eveline Widmer Schlumpf monti interna nuova

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Bossi e Maroni: “Referendum per annettere la Svizzera alla Lombardia”

Se lo voteranno anche gli svizzeri sarà un successone. Come quello di Bossi che per un mezzo pompino di una squinzia televisiva trash si è beccato un ictus o come il suo spermatozoo  fradicio che ha creato il TROTA.

Ma meno male che per questi trogloditi ANNETTERE vuol dire ALTRO VINO!

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Scandaloso aumento della benzina.LOMBARDIA TUTTI IN SVIZZERA PER FARE IL PIENO A CHIASSO

Stefano Feltri per “Il Fatto Quotidiano

C’è un solo punto che nella manovra non si tocca mai in questa guerra per emendamenti che si combatte nelle commissioni parlamentari e nei corridoi di Palazzo Chigi: il balzello più iniquo, l’aumento del prezzo della benzina che passa per l’innalzamento delle accise da 6,13 centesimi (ottobre 2011) a 7,05 (dal 2013). E ormai perfino nelle rilevazioni del ministero dello Sviluppo, sempre più basse del prezzo reale, il litro di benzina sfiora quota 1,6 euro.

MONTIMONTI

“L’Italia ha il prezzo dei carburanti più alto d’Europa e per ammontare della tassazione è seconda solo all’Olanda per la benzina e al Regno Unito per il gasolio”, scrive nella newsletter settimanale del 9 dicembre Luca Squeri, numero uno della FIGSC, associazione di categoria dei gestori degli impianti (i benzinai, insomma), stretti tra la forza contrattuale dei grandi gruppi fornitori e la rabbia dei clienti alla pompa.

Secondo il Codacons, un’associazione di consumatori, il rincaro delle accise (cioè le tasse espresse in centesimi e non in percentuale) deciso dalla manovra costerà fino a 150 euro ad ogni automobilista. Senza considerare l’aumento dell’Iva e l’effetto a catena che ha sull’inflazione, perché se i camion pagano di più il gasolio, anche i prezzi dei beni trasportati saliranno.

Il rincaro della benzina era “indispensabile”, afferma il premier Mario Monti, sostenendo che il gettito previsto (4,8 miliardi nel 2012, 4,6 nel 2013, altrettanti nel 2014) serviva per finanziare il trasporto pubblico locale. Quei soldi si potevano prendere anche altrove, ma mungere gli automobilisti (cioè tutti) è sempre lo strumento più comodo.

Basta guardare gli ultimi anni: il 24 novembre 2008, dati del ministero, le imposte su un litro di benzina pesavano 7,56 centesimi. Un anno dopo 7,78, nel 2010 7,95 e il 28 novembre 2011, ultima rilevazione prima della manovra, eravamo a 8,96 centesimi. Stesse dinamiche sul gasolio per auto, GPL e gasolio per il riscaldamento. Negli stessi anni il Brent, petrolio greggio quotato a Londra, ha oscillato tra i 60 e i 140 dollari. Su e giù, ma la benzina non cala mai.

pompe di benzinaPOMPE DI BENZINA

Come è possibile? Le compagnie petrolifere, dall’Eni all’Api, si riparano sempre dietro la stessa spiegazione: il prezzo della benzina è fatto al 45 per cento dalla materia prima, al 55 per cento dal peso fiscale e soltanto quel che resta è margine dell’operatore. Come dire: non possiamo farci molto, se il greggio sale. Peccato che il “prezzo industriale” non sia quello indicato dal Brent, che fluttua liberamente sul mercato, ma dall’indice Platts. E su questo indice c’è più di qualche sospetto.

Aprendo un’indagine conoscitiva, a marzo, l’Antitrust ha scritto a proposito del Platts che “è frequentemente oggetto di osservazione da parte dell’Autorità” perché “si è spesso paventata la possibilità che le società petrolifere concordassero il prezzo di vendita secondo schemi che ad esempio prevedessero una diversa velocità di adattamento alle quotazioni di riferimento, molto rapida per i rialzi delle quotazioni e molto lenta per le variazioni al ribasso”. È lo schema perfetto: se il petrolio sale, la benzina sale, se il petrolio scende la benzina resta ferma.

Da oltre dieci anni in Italia c’è la diffusa convinzione che il problema si risolve solo aumentando la concorrenza, visto che tassare i produttori servirebbe solo a far aumentare ancora il prezzo alla pompa (troppo facile scaricare il rincaro sul consumatore). E aumentare la concorrenza significa favorire la diffusione dei distributori senza marchio (“bianchi”, in gergo, contrapposti ai “colorati”).

Anche se è più un dogma di fede che un riscontro empirico. L’Antitrust scrive che “emerge chiaramente la funzione di stimolo concorrenziale che i punti vendita senza marchio possono svolgere”, ma poche righe sotto ammette che “non se ne conosce il numero esatto né la localizzazione geografica. Di conseguenza, non si possono individuare con precisione né i

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L’italietta della cosca è la vergogna del mondo anche fiscalmente

Giuditta Martelli per Il “Corriere della Sera

GIULIO TREMONTIGIULIO TREMONTI

La Svizzera non sarà più un libero parcheggio per i soldi inglesi in fuga dalle tasse nazionali. La privacy rimane salva, ma le imposte arriveranno. Salate e retroattive. Il trattato bilaterale – che supera a sinistra l’euroritenuta – è stato annunciato qualche giorno fa e deve essere approvato dai rispettivi Parlamenti. Sarà musica nuova per le casse di George Osborne, il ministro delle Finanze britannico che, secondo il Financial Times, si aspetta dall’operazione un extra gettito di 5 miliardi di sterline entro il 2013.

george osbornegeorge osborne

Ma sarà anche un altro pezzo di dignità ritrovata per la Confederazione elvetica, che non vuole più essere accusata di coltivare gli evasori altrui. E che quindi accetta, in cambio della rinuncia alla crociata contro il segreto bancario, di fare il sostituto d’imposta internazionale. Il trattato tra Londra e Berna ricalca quello raggiunto poco fa con la Germania. E c’è da scommettere che non

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Chi paga il conto delle bugie di Burlesquoni.

Marco Onado

Chi paga il conto delle bugie di B.

Di tutte le bugie che hanno accompagnato le dichiarazioni di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti di questi giorni, due si contendono il primato. La prima è che la crisi ha colpito all’improvviso l’Italia per colpa di una speculazione dissennata e, ovviamente, del destino cinico e baro. Per completare Bossi ha pure parlato di una congiura massonica.

Non è vero: la maggior parte dei commentatori indipendenti e la stessa Banca d’Italia avevano ammonito da tempo che la crisi che imperversava da più di un anno su Grecia, Irlanda e Portogallo poteva estendersi anche all’Italia, in mancanza di misure capaci di rilanciare l’economia. Fiato sprecato, perché il governo si continuava a baloccare nell’illusione di una pretesa superiorità dell’Italia, dovuta al suo minor debito privato e alla grande vitalità della nostra economia. Ma quei punti di forza non potevano essere sufficienti per riparare un’economia che in dieci anni è cresciuta del 2,7 per cento (quello che una volta si faceva in un anno) da una crisi finanziaria che imperversa ormai da quattro anni e di cui non si vede la fine. Bastava leggere le considerazioni di Mario Draghi dello scorso 31 maggio.

Adesso che la situazione precipita, il governo interviene con una manovra che non contiene un solo punto a favore della crescita, che taglia i

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Le lauree finte della destra. Dopo quelle di B. e della Santanché, eccone un’altra

Monica Rizzi, la laurea in Svizzera?

L’ateneo non ne sa nulla

Roberto Formigoni e Monica Rizzi

L’indagine aperta dalla procura di Brescia è ancora in corso. I magistrati vogliono verificare se davvero, come scritto dal Fatto Quotidiano lo scorso luglio, Monica Rizzi, l’assessore leghista in Regione Lombardia, ha millantato una laurea in psicologia. L’ipotesi di reato è quella di abuso di titolo. Gli inquirenti stanno inoltre verificando la partecipazione della Rizzi a convegni e incontri pubblici in veste di specialista di problematiche infantili. Ma i problemi maggiori per l’assessore leghista sembrano adesso arrivare dalla Svizzera. Fabio Lorenzi Cioldi, presidente della sezione di Psicologia- Fpse dell’Università di Ginevra dove Rizzi sostiene di essersi laureata, spiega infatti in una mail che “la formazione in psicologia è di minimo 5 anni, il ‘breve corso’ al quale fa riferimento (Rizzi, ndr) non può assolutamente conferirne il titolo”.

L’assessore, più volte interpellata sull’argomento, ha preferito non chiarire la propria posizione. I suoi collaboratori, il portavoce, il gruppo della Lega in Regione Lombardia e l’ufficio stampa del consiglio regionale e quello della giunta, contattati, non hanno avuto modo di parlare con Monica Rizzi né rispondere su ciò che la riguarda. E la questione, per come la sta ricostruendo la procura lombarda, appare semplice.

Dal 2002 e fino al marzo del 2010, l’assessore ha partecipato a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile, titolo di studio esibito, tra l’altro, nel suo curriculum al Pirellone. L’aspetto più clamoroso riguarda un convegno sponsorizzato dalla Provincia di Brescia: siamo nel giugno del 2002, e la “dottoressa Monica Rizzi” partecipa come relatrice alla seconda giornata di studio contro l’abuso sessuale sui minori. Il convegno dal titolo “Dì di No! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” è curato da Sabrina Fabbri e da Claudia Remondina dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia. “I relatori – si legge nella presentazione del convegno – affronteranno questi temi con l’esperienza che deriva loro dall’essere in trincea, direttamente coinvolti nella lotta contro l’abuso sessuale”.

Al tavolo dei relatori Rizzi siede con il Procuratore Capo presso il Tribunale per i minori di Brescia, Emilio Quaranta, impegnato in una relazione dal titolo: “L’abuso sessuale e la legge”; Ivana Giannetti, presidente del Telefono Azzurro-Rosa, interviene con una relazione dal titolo “Intervista del minore”; Anna Grazia Rossetti, psicologa esperta in linguaggio non verbale, spiega come meglio cogliere nel minore i segnali del disagio; all’incontro non mancano i massimi rappresentanti del mondo istituzionale come il presidente della provincia Alberto Cavalli e il Prefetto Annamaria Cancellieri. Tra gli specialisti chiamati a discutere di abusi sui minori, intervengono anche Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta famigliare del Cbm” e, appunto, Monica Rizzi presentata come “psicoterapeuta infantile”, con una relazione dal titolo “Evoluzione del bambino maltrattato”.

Il Comitato scientifico del convegno si è fidato senza preoccuparsi di verificare i titoli e l’esperienza professionale maturata nel campo specifico dall’allora futuro assessore Monica Rizzi, che infatti interviene e firma il suo discorso in qualità di psicoterapeuta infantile, arrivando ad affermare: “Collaboro per i problemi relativi all’infanzia con il Senato della Repubblica e in specifico con il senatore bresciano Franco Tirelli”. Un intervento in cui la Rizzi parla di “evoluzione del bambino abusato e di sintomi psicologici e fisici che il minore può sviluppare” e “degli indicatori e dei segni ritenuti, dagli studiosi del fenomeno, caratteristici del bambino vittima di violenza”.

Nel corso del suo intervento Monica Rizzi afferma: “la mia esperienza personale e le centinaia di documenti letti, mi portano ad affermare con certezza che spesso il minore vittima di abuso manifesta un interesse inusuale verso questioni sessuali, disturbi del sonno, ansia, depressione, comportamenti di isolamento e, a volte, comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti”. Un intervento da specialista, che si spinge a consigliare alla magistratura “l’intervento di un tecnico esperto in materia al fine di ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori del minore coinvolgendolo se non quando strettamente indispensabile”. La relazione prosegue affrontando i temi del reinserimento del bambino abusato e la disamina di alcuni casi riguardanti l’incesto e “le strategie di seduzione a cui ricorre l’abusante nell’incesto, come la svalutazione della figura materna”. Ma la “psicoterapeuta infantile” va oltre, parlando di “terapie psicofarmacologiche nell’elaborazione del trauma e nel superamento dello stesso” e “dei percorsi terapeutici familiari con l’obbiettivo di ricostruire le relazioni familiari dal punto di vista psicologico e relazionale”. E pensare che Rizzi è “solo” un ragioniere.

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