Soldi del Cavaliere alla madre di Noemi: 20mila per la signora Anna°°° Vale così poco un imene minorenne?

Soldi del Cavaliere alla madre di Noemi: 20mila per la signora Anna

di Claudia Fusani

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Sono sfilate tutte le papi girl in questa storia di Arcore e delle feste a base di bunga bunga. Inevevitabile che a un certo punto spuntasse fuori anche lei, la prima delle papi girl, Noemi Letizia, la bionda eterea di Casoria che ha segnato l’inizio del disvelamento del regno del drago di Arcore.

Noemi, la diciottenne che venne prima di Patrizia d’Addario, delle feste a villa Certosa, a palazzo Grazioli e poi a villa San Martino. Dal conto corrente presso il Monte dei paschi di Siena, agenzia di Milano 2-Segrate, quello dove agiva il ragionier Spinelli per nome e per conto del cavaliere Silvio Berlusconi per soddisfare necessità, capricci e richieste della fanciulle dell’harem di Arcore, sono partiti bonifici per circa almeno ventimila euro anche a favore della signora Anna Palombo, la mamma di Noemi Letizia.

°°° A Casoria vende la verginità delle ragazzine  per pochi spicci. Anche perché, grazie a Mafiolo, guadagna benissimo con gli appalti e la tragedia dell’immondezza.

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Casoria, il museo assediato da Gomorra ora chiede asilo ad Angela Merkel°°° VERGOGNA!!!

Casoria, il museo assediato da Gomorra
ora chiede asilo ad Angela Merkel

Una lettera inviata dal direttore del Contemporary Art Museum al cancelliere tedesco. L’idea è quella di traslocare con l’intero bagaglio di opere contemporanee, valore 10 milioni, in Germania. “Da due anni oggetto di minacce, telefonate, atti vandalici per la nostra programmazione contro la camorra”. Sterile la richiesta d’aiuto alle istituzioni nostrane. “Solo il presidente Napolitano ci ha risposto, ma non basta”

di LAURA LARCAN

Casoria, il museo assediato da Gomorra ora chiede asilo ad Angela Merkel L’ingresso del Cam con la bandiera della Repubblica Federale di Germania

ROMA – Dal “triangolo di Gomorra” l’arte chiede asilo politico-culturale alla Germania, perché adotti e salvi il patrimonio del Museo di Casoria 1 nell’hinterland napoletano, che vanta circa mille opere di artisti internazionali per un valore complessivo di 10 milioni di euro. “Gentile Cancelliere Angela Merkel, Le invio una richiesta che è frutto della grande difficoltà di fare cultura in Italia. Una difficoltà che non è solo di carattere economico e tecnico ma soprattutto di carattere sociale. Ritengo che in una visione europea, della quale Lei è certamente il più importante testimone, il suo Paese potrebbe adottare il nostro Museo per non abbandonare a se stesso un immenso patrimonio culturale”.

Con queste parole inizia la lettera che questa mattina il direttore del Cam, il Contemporary Art Museum di Casoria Antonio Manfredi ha spedito tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, e per conoscenza all’Ambasciatore tedesco in Italia. La richiesta specificata nell’oggetto è “Asilo politico/culturale al Governo della Repubblica Federale Tedesca”. “Un gesto estremo  –  racconta Antonio Manfredi – che può sembrare solo provocatorio, ma che per noi è l’ultima possibilità di salvaguardare un patrimonio d’arte contemporanea di altissima qualità, più volte minacciato tra atti vandalici, telefonate minatorie,

minacce, nell’incuranza da parte delle istituzioni locali e nazionali, e che ormai non possiamo più proteggere in modo adeguato”. Nella lettera Manfredi, artista lui stesso, nato a Casoria, illustra alla cancelliera Merkel la realtà del Cam, da lui fondato e diretto dal 2005:

“Personalmente sono andato in giro nei luoghi più sperduti della terra a cercare artisti giovani e meno giovani  –  scrive – che grazie a noi sono stati rivalutati, e molti dei quali hanno successivamente partecipato a importanti mostre e biennali”. E non può non citare Roberto Saviano, che in passato ha testimoniato la sua solidarietà al museo: “La realtà sociale in cui operiamo è Casoria  –  scrive Manfredi – nell’hinterland napoletano, spesso oggetto di cronaca per gli episodi camorristici, quella che il nostro scrittore Roberto Saviano nel suo libro definisce il “triangolo di Gomorra”. E insiste sulla cronaca: “Negli ultimi due anni, nella totale indifferenza delle istituzioni pubbliche locali, regionali e nazionali, siamo stati oggetto di ripetuti atti di ostilità 2 (minacce, telefonate minatorie, atti di vandalismo), dovuti alle recenti mostre da noi realizzate contro la camorra”.

E attacca: “Preoccupati di tutelare l’immenso patrimonio artistico/culturale del museo finora costituito, abbiamo chiesto attenzione e protezione a tutte le istituzioni italiane, dal ministero della cultura a quello degli interni, dagli organi di polizia ai prefetti. Ma purtroppo in Italia l’ultimo dei problemi sembra essere quello della cultura”. E formula la richiesta: “Le chiedo pertanto di accogliere la nostra istanza in nome della cultura e dell’arte, rendendomi disponibile, sin da ora, a trasferire l’intera collezione in uno spazio in Germania e a gestirlo insieme ai miei collaboratori”.

E’ l’ultima lettera su cui Manfredi e il suo staff di collaboratori (ovviamente volontari per passione e impegno sociale) riversano le speranze: “Siamo completamenti ignorati dalle istituzioni  –  avverte – il nostro museo, che abbiamo voluto aprire proprio qui a Casoria nella terra della camorra, per pura responsabilità morale nei confronti di un territorio malato, non riceve finanziamenti pubblici e riesce a vivere solo grazie a pochi illuminati sponsor”. Tra i mille appelli fatti alle istituzioni, l’unica lettera ufficiale ricevuta è stata, tre mesi fa, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Ci faceva i complimenti per il lavoro svolto in un territorio così difficile. Ci conforta, ma non basta”. E così è partita la lettera ad Angela Merkel: “Abbiamo scelto la Germania  –  racconta Manfredi – perché nell’analisi geopolitica dell’Europa è l’unico paese che non ha sancito tagli alla cultura, perché è un paese sensibile che punta alla qualità degli interventi sulla cultura, perché lì c’è un approccio forte da parte delle istituzioni e da parte della gente al bene pubblico”.

(01 febbraio 2011)

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Umilio Fido: “Ruby? Feste? Alle 22,30 io sono già a letto”°°° Anche Mora, ma con un moro però!

Sono un po’ confuso per le frequentazioni di Berlusconi, amici. Lui, il peggior marito e il peggior padre del mondo, si fa chiamare PAPI… Una ragazzina che zoccoleggia e RUBA, si chiama Ruby… Ma allora Mangano non si sarebbe dovuto chiamare Vittorio, ma Uccidi! La Carfagna, POMPI? Bondi, LECCHI? Gelmini, SODOMIZZI? Fede, SBAVI?  Previti, CORROMPI? Dell’Utri, MAFI?

 E Noemi? Ricordate la zoccoletta di Casoria? La storia si ripete e fa strani scherzi, amici.  Prendiamo la Bibbia:

 ( Originaria di Betlemme, Noemi era sposa di un uomo chiamato Elimelech, da cui aveva avuto due figli, Maclon e Chilion. In seguito ad una carestia, si trasferì con la famiglia nel paese di Moab, dove rimase presto vedova. I figli sposarono due donne moabite, Orpa e Rut, poi dopo circa dieci anni anch’essi morirono. Noemi si trovò dunque sola, in terra straniera, insieme alle due nuore. Cambiò il suo nome in Mara)

MARAAAAAAAAAAAAA?!

Come la Carfagna!

Sono davvero confuso, amici…

arte

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Salute e grano a tutti!

La ragazza del compleanno con Berlusconi a , sta prendendo lezioni di canto e recitazione

Pronto il provino con Ballandi: “Dovrà dimostrare di saper stare sul palcoscenico”. E lei: “Si avvera un sogno”

E ora Noemi debutta in Rai

Show in tv, ma dopo le elezioni

di LEANDRO PALESTINI

E ora Noemi debutta in Rai Show in tv, ma dopo le elezioni
ROMA – Piccole showgirl crescono. Noemi Letizia, la ragazza che chiama “Papi” Silvio Berlusconi (il premier fu ospite d’onore alla festa dei suoi diciotto anni), sta per coronare il suo sogno: ballare e cantare in uno show televisivo. L’entrata non sarà dalla porta di servizio. Per lei si dovrebbero accendere i riflettori di RaiUno o RaiDue. “Dite la buona notizia a Noemi: le farò fare il provino che tanto desidera. Lo merita perché è una ragazza determinata. Ma dovrà dimostrare di saper ballare e cantare prima di fare uno show”. Bibi Ballandi, uno dei maggiori produttori di show della nostra tv, conferma indirettamente una notizia che circolava. Noemi da alcuni mesi vive in una casa romana, nella capitale prende lezioni private di ballo, canto e recitazione, scalpita per entrare nella prestigiosa scuderia Ballandi. Subito dopo le elezioni regionali (per evitare scandali sgraditi al premier amico di famiglia), Noemi sarà matura per una prima apparizione sul servizio pubblico: per il debutto le reti Mediaset appaiono meno indicate, per via della proprietà berlusconiana.

Mauro Masi, direttore generale Rai, è a conoscenza dei sogni televisivi di Noemi? È lecito sospettare che la diciannovenne di Casoria goda di una corsia preferenziale? Ballandi lo esclude: “Calma con le dietrologie. La mia è una ditta seria, non prendo i raccomandati ma i nuovi talenti. Lo ammetto, la notorietà di Noemi in tv può tornare utile, ma esigo professionalità da chi va sul palcoscenico. Le voci di un suo arrivo a Ballando con le stelle? Ho letto che lei voleva lavorare con Milly Carlucci. Poi l’equivoco dello show di Morandi: dovevamo inserire un’altra Noemi, la cantante di X-Factor, hanno pensato alla Letizia: omonimia”. Bibi Ballandi fa il pompiere. Ma a RaiDue c’è chi ha sentito pronunciare (un mese fa) il nome di Noemi e quello di Federica Pellegrini (la campionessa di nuoto) come accanto a quello di Francesco Facchinetti alla guida dello show Il più grande di tutti i tempi (produzione Ballandi). Ma le ragazze apparivano acerbe per una conduzione, poi affidata a Martina Stella.

“Stavolta voglio riuscirci. Sento che per me è arrivato il momento decisivo. Ho un obiettivo e devo arrivarci con le mie capacità”, ha spiegato Noemi Letizia ieri al sito Ign (gruppo AdnKronos). Confessando: “Voglio entrare nel mondo dello spettacolo. Il mio sogno è entrare a far parte di una delle produzioni di Bibi Ballandi. Gli chiedo di fare un provino, poi decida se ho le possibilità per fare carriera”. I suoi modelli? “Barbara D’Urso, Milly Carlucci e Michelle Hunziker. Ma considero Sofia Loren il mio mito più grande”.

°°° Ecco qua: un’altra zoccoletta inutile e ignorante che ruba il pane a tante ragazze davvero brave, ma che non sono andate a fare leporcherie coi vecchi bavosi e impotenti. Solo a sentirla parlare cadono le braccia e le palle. Ancora una volta, silvio berlusconi usa la “più grande fabbrica culturale italiana” come sua personale discarica di zoccole fallite e zavorra senza nessun talento.

Però… dopo le elezioni!

Altrimenti, qualche maligno potrebbe pensare che  questa grandissima star superdotata approdi a Raiuno esclusivamente per qualche favore personale del vecchio sultanino arrogante, e non per le sue straordinarie doti artistiche, tecniche, e culturali…

L’ipocrisia di questi vermi è davvero stomachevole.

santanoemi

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“Stiamo meglio degli altri”

°°° Questo è il mantra che continua a ripetere quel mafionano che si divide tra le zoccole del suo partito e quelle di Bari o di Casoria. La verità è OVVIAMENTE un’altra: e cioè che tutti i paesi occidentali stanno uscendo dalla crisi, mentre l’italietta di Mafiolo sta colando sempre più velocemente a picco. Non bastasse, gli europei e gli americani

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CHE VERGOGNA IMMANE!

La matrioska di Villa Certosa
di GABRIELE ROMAGNOLI

QUESTO forse non sarà il migliore dei mondi possibili, ma certamente è il solo in cui possiamo vivere io, voi e tutti i suoi abitanti, incluso il presidente del Consiglio italiano. È un mondo che sviluppandosi ha acquisito pregi.

E’ divenuto globale, veloce, ha allargato gli spazi di libertà. E ha contemporaneamente mantenuto o accresciuto difetti: è classista, sessista e ancora conosce sacche in cui viene negata la libertà. Un selvaggio uscito da decenni di isolamento nella giungla di quell’Africa che il premier italiano vede ormai dovunque potrebbe non sapere come rapportarsi a tutto questo e quali conseguenze attendersi.

Il premier italiano no. Perché ne è parte integrante, ha contribuito attivamente a renderlo quel che è, trasmettendogli pregi e difetti, in quale misura dipende dalle opinioni, ma qui non rileva. Quel che conta è saper affrontare la realtà. Le foto di Villa Certosa, non le immagini in sé, non quel che ritraggono, ma proprio il loro essere incorniciate in pagine di giornale sono uno specchio in cui Silvio Berlusconi non può rifiutare di guardarsi. Andiamo per gradi.

Le scatta un fotografo sardo e il premier ne blocca la pubblicazione con un ricorso a quella stessa magistratura che, per altri versi, ha appena finito di insultare. Evidentemente non basta andare ai vertici per capire che il mondo si è ristretto. Non basta aver posseduto giornali e tivù per rendersi conto che la comunicazione non ha più confini. I politici della Prima Repubblica rilasciavano imbarazzanti interviste a giornali stranieri convinti che non sarebbero state tradotte o straparlavano in aereo come se quelle parole non potessero atterrare. Il dominus della Seconda Repubblica fa mettere un veto alla stampa italiana e si ritrova su “El Pais”. Poi da lì su tutti i siti del mondo, Italia inclusa. Con quel titolo che sarebbe stato meglio non dover leggere: “Ecco le foto che gli italiani non possono vedere”, di taglio sotto lo storico discorso di Obama al Cairo.

Non occorre essere padre di cinque figli per sapere che un divieto scatena il desiderio di infrangerlo e che a vedersi trattare dagli altri come quelli con meno libertà o capacità di giudizio ci si sente umiliati. Che poi “El Pais”, come già importanti giornali inglesi e tedeschi, faccia parte di un complotto internazionale ordito dalla sinistra italiana, un’entità appenninica ormai incapace di far eleggere un sindaco oltre il Po, è un altro tentativo di distorsione ottica.

Gli italiani dovevano poter vedere e hanno visto. Ne avrebbero fatto volentieri a meno, certo. Ma la storia è un accidente che si ritorce spesso contro i suoi artefici. Qui non stiamo parlando di tre zie suore di clausura sorprese dagli obiettivi mentre fanno la doccia. Stiamo invece guardando l’uomo che ha spettacolarizzato la sua esistenza, che ci ha inviato a domicilio, senza che lo richiedessimo, l’album fotografico della sua vita, la cui tivù ci ha dato lo stesso “Drive in” che ora replica a bordo piscina, ha indotto metà di una generazione a mettersi in fila per farsi spiare in una casa, ha trasmetto Tg in cui il pettegolezzo era la notizia. Silvio Berlusconi ha voluto, per poterne diventare l’oggetto di culto, una platea di pubblico e mediatica voyeuristica, sgangherata e sbarazzina con le regole. L’ha avuta.

E ora le si mostra in costume da bagno, in un contesto tardo hollywoodiano, che, siamo sinceri, nulla rivela, che non va di un centimetro al di là di quel che avevamo da tempo immaginato. Lo dice lui stesso: “Scatti innocenti”. Allora, perché tanto clamore per bloccarli? Questo ultimo atto, aperto da una festa a Casoria, somiglia sempre più a una matrioska al contrario: da una cosa piccola ne esce una più grande, poi più grande ancora. Il sospetto è che si debba guardare meglio per capire che cosa veramente non si vuole che vediamo: qualcosa più che una ragazzina o uno stornellatore partenopeo. Se quel qualcosa esiste esisterà anche lo sguardo per coglierlo e tutto il mondo lo vedrà.

b-pappone

berl-pagliaccio2

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Il ritardato arriva in ritardo

Festa Repubblica, premier in ritardo
causa «telefonate istituzionali»

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è arrivato con circa un quarto d’ora di ritardo alla tribuna d’onore per assistere alla tradizionale parata militare ai Fori Imperiali in occasione della “Festa della Repubblica”.


°°° Ecco in esclusiva il testo di una telefonata istituzionale di Mafiolo:
“Pronto? Mi conscienta… hai un viso angelico… ho appena visto il tuo book fotografico che mi ha portato la servitù di rete 4… lo sciai che potresti fare la velina? Domani ti mando un bombardiere militare a prenderti a Casoria e vieni a trovarmi nella mia villa in Sardegna. Non preoccuparti… niente di depravato o di lecito, solo un rapporto da padre a figlia. Anzi… chiamami “papi”. Parliamo esclusivamente di lavoro e della tua carriera. Porta i tuoi quadernetti, così, mentre noi lavoriamo, ti faccio correggere i compitini dalla Gelmini. Cantiamo il karaoke e ragioniamo dei grandi sistemi. Ah… le manette col peluche le porto io, tu… non mettere le mutandine. Ti baciuo, cara. Ora scusami, ma devo andare a recitare la gag del “grande statista” alla sfilata militare. Spero che non si accorgano che l’ho fatta ridurre ai minimi termini… perché gli automezzi delle forze armate hanno la benzina giusta giusta dal Colosseo a garage militare.”

berlus_cazzaro

GHEDINI, PRONTO AD AGGREDIRE NOI CHE INFORMIAMO

ghedini

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La menzogna al potere

L’ANALISI
Il nuovo volto del potere
di GIUSEPPE D’AVANZO

IL “caso Berlusconi” svela da oggi anche altro e di peggio. Ci mostra il dispositivo di un sistema politico dove la menzogna ha, non solo, un primato assoluto, ma una sua funzione specifica. Distruttiva, punitiva e creatrice allo stesso tempo. Distruttiva della trama stessa della realtà; punitiva della reputazione di chi, per ostinazione o ingenuità o professione, non occulta i “duri fatti”; creatrice di una narrazione fantastica che nega eventi, parole e luoghi per sostituirli con una scena di cartapesta popolata di fantasmi, falsi amori, immaginari complotti politici.

E’ stato per primo Silvio Berlusconi a muovere. Si scopre vulnerabile nelle condizioni di instabilità provocate dalle parole della moglie (“frequenta minorenni”, “non sta bene”) e fragile per la sua presenza nella peggiore periferia di Napoli a una festa di compleanno di una minorenne. E’ dunque costretto a mostrare, senza finzioni ideologiche, il suo potere nelle forme più spietate dell’abuso e della pura violenza. E’ già un abuso di potere (come ha scritto qui Alexander Stille) in un pomeriggio di autunno telefonare, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina che sta facendo i compiti nella sua “cameretta” per sussurrarle ammirazione per “il volto angelico” e inviti a conservare la sua “purezza”. E’ un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di “una decennale amicizia” con il premier, nata invece soltanto sette mesi prima grazie a un book fotografico finito non si sa come sullo scrittoio presidenziale.

E’ pura violenza pretendere che gli si creda quando dice: “Io non ho detto niente”. Tutti abbiamo sentito Berlusconi dire, spiegare, raccontare in pubblico e soprattutto contraddirsi e mentire. Ora egli pretende che il potere delle sue parole sulla realtà e sui nostri stessi ricordi sia, per noi, illimitato e indiscusso. Esige che noi dimentichiamo ciò che ricordiamo e crediamo vero ciò che egli dice vero e noi sappiamo bugiardo. Non ha detto niente, no? Berlusconi chiede la nostra ubbidienza passiva, l’assuefazione a ogni manipolazione anche la più pasticciata. Reclama una sterilizzazione mentale (e morale) dell’intera società italiana.

Già basterebbe questo atto di pura violenza per riproporre le dieci domande a cui il capo del governo non vuole dare risposta da più di due settimane perché, palesemente, non è in grado di farlo. Se lo facesse, potrebbe compromettere se stesso, rivelare abitudini e comportamenti in rumorosa contraddizione con il suo messaggio politico (Dio, patria, famiglia).
C’è altro, però. Berlusconi sa che questa prova di forza non lo mette al sicuro dal potenziale catastrofico della “crisi di Casoria”. Sa che spesso i fatti sono irriducibili e hanno la tendenza a riemergere. Sa che per distruggere quella realtà minacciosa, deve distruggere presto e nel modo più definitivo chi la può testimoniare. Anche in questo caso il premier ha deciso di muoversi con un canone di assoluta violenza. E’ quel che accade in queste ore. Per raccontarlo bisogna ricordare che i giorni non sono passati inutilmente perché hanno offerto a chi ha voglia di sapere e capire qualche accenno di “verità”.
Veronica Lario dice a Repubblica che il premier “frequenta minorenni”. Berlusconi nega dinanzi alle telecamere di Porta a porta di frequentare minorenni.
Mente, ora è chiaro. Ci inganna intenzionalmente e consapevolmente, ben sapendo che cosa vuole deliberatamente nascondere. Ha frequentato la minorenne di Napoli come altre minorenni hanno affollato le sue feste e affollano i suoi weekend nella villa di Punta Lada in Sardegna. Dov’erano quelli che oggi minimizzano la presenza di ragazzine alla corte di un anziano potente di 73 anni quando quel signore negava di “frequentare minorenni”?

Un secondo punto, fermo e indiscutibile, è l’inizio dell’amicizia con Noemi, la ragazza napoletana. La retrodatazione del legame tra il premier e la famiglia della ragazza al 1991 si è rivelata posticcia e contraddittoria. I suoi incontri con la minorenne, anche in assenza dei genitori, sono stati documentati (Villa Madama; Capodanno 2009 a Villa Certosa). L’inizio dell’affettuosa e paterna amicizia tra il capo del governo e la minorenne è stata testimoniata dall’ex-fidanzato della ragazza, confermato da una zia di Noemi, fissato nell’autunno del 2008.

Contro questi “punti fermi”, che lasciano il premier nudo con le sue bugie, si è scatenata una manovra utile a scomporre, ricomporre e confondere i fatti in un caleidoscopio mediatico di immagini false dove l’arma è la menzogna e gli armigeri sono i giornalisti stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori; i corifei del leader, forti dell’immunità parlamentare e disposti a ogni calunnia. Buon’ultima Daniela Santanché che accetta di fare, nell’interesse del Capo, il lavoro sporco di diffamarne la moglie (“ha un compagno”). Chiunque, in questo affare, abbia portato il suo granellino di verità viene ora sottoposto a un pubblico rito di degradazione fabbricato con un violento uso della menzogna.

Il primo assalto è toccato a Repubblica investita, dall’editore all’ultimo cronista che si è occupato del “caso”, da un’onda di panzane. Prima il complotto politico (ma la polemica sulle veline è stata sollevata dal think tank di Gianfranco Fini). Poi la bubbola del pagamento del testimone (Gino Flaminio) che colloca la prima telefonata di Berlusconi a Noemi alla fine del 2008. L’accusa la grida in tv il ministro Bondi. Qualche giorno prima che un allegro commando di redattori del giornale della famiglia Berlusconi si scateni contro Flaminio allungandogli un paio di centoni “per l’incomodo” e realizzando la ridicola impresa di essere i soli a pagare l’ingenuo Gino. Che, anche se spaventato e intimorito, dice, ridice e conferma in tre occasioni di “non aver avuto un centesimo da Repubblica”. Non è finita. Uguale trattamento viene inflitto al fotografo che ha immortalato, nell’aeroporto di Olbia, lo sbarco da un aereo di Stato delle ragazze (alcune, appaiono da lontano minorenni) invitate a allietare il fine settimana del presidente del consiglio. Infilato prima in una trappola dall’house organ di Casa Berlusconi, denunciato poi per truffa (improbabile reato) dall’avvocato del premier, la procura di Roma decide di sequestrare sia le immagini illegittime (scattate verso il patio di Villa Certosa) sia le foto legittime (raccolte in un luogo pubblico).

Siamo solo all’interludio perché il colpo finale, la menzogna usata come manganello punitivo, viene riservato alla prima e più autorevole testimone dell’instabilità psicofisica del premier e dei suoi giorni con le minorenni: Veronica Lario. Daniela Santanché (non è un’amica della Lario, non frequenta la villa di Macherio) svela a Libero che “Veronica ha un compagno”. E, se “Veronica ha un compagno”, come possono essere attendibili i suoi rilievi al marito? Il cerchio ora è chiuso. Il pestaggio menzognero è completo, anche se non concluso. Ciascuno ha cominciato ad avere quel che si merita.

Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un’altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. Si scorge nella “crisi di Casoria” un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l’irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l’impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d’interesse è stato “assorbito” dal Paese). E’ il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E’ il paradigma di una macchina politica che intimorisce. C’è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?


°°° NON AGGIUNGO UNA SOLA VIRGOLA…

APTOPIX ITALY BERLUSCONI

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