Passeggeri in calo, per i porti sardi sarà un 2012 da incubo. CI VOGLIONO AMMINISTRATORI CAPACI E NON GLI ASINI CHE ABBIAMO ORA!

Passeggeri in calo, per i porti sardi sarà un 2012 da incubo

Rotte tagliate, meno traghetti, passeggeri in costante calo anche nei primi due mesi del 2012. Dopo la crisi del 2011, il nord dell’isola teme il tracollo.
Passeggeri in calo, per i porti sardi sarà un 2012 da incubo
°°° Questi politicanti di serie C non lo capiranno mai che per avere il turismo bisogna avere idee, coraggio, cultura, intrattenimento di eccellenza e capacità organizzative. Essendo asini, non solo non hanno la più pallida idea di cosa fare, ma respingono con sufficienza chiunque abbia dei progetti seri, che farebbero la felicità e la ricchezza di qualunque altra regione.
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I 16 deputati decisivi per le sorti di Silvio

I 16 deputati decisivi per le sorti di Silvio

Governo appeso al pallottoliere, l’incubo di 40 defezioni

Nelle loro mani c’è il destino politici di Berlusconi e del suo governo. Sono i malpancisti del centrodestra, per usare un brutto neologismo che ben descrive quanto profondo sia il malessere nei partiti di maggioranza. Alcuni sono già fuori dall’alleanza, altri borderline, altri ancora a carte coperte: deputati a pieno titolo con Berlusconi, ma che dietro le quinte dialogano con il Terzo polo. Se si fa di conto incrociando storie politiche, dichiarazioni e informazioni raccolte in Transatlantico, si scopre che a negare la fiducia al premier sono un numero variabile di onorevoli che arriva fino a 40. Per questo che nell’entourage del Cavaliere il pessimismo sembra avere la meglio. Raccontano che venerdì sera Verdini, che ha fama di ottimista a prova di bomba, abbia detto al Cavaliere: «Abbiamo numeri risicati». E lui ha colto al volo il messaggio: «Capito Denis, la maggioranza non c’è più…».

Stracquadanio
«Sfiducia? Non esistono solo sì e no»
«Come voterò in caso di fiducia a Berlusconi? Non lo so, la fiducia non è stata ancora posta…». Giorgio Stracquadanio è uno dei sei dissidenti dell’Hotel Hassler. Berlusconiano di ferro fino a pochi giorni fa, ha firmato la lettera dei dissidenti che chiedono un nuovo governo. Martedì voterà il rendiconto dello Stato mentre sulla legge di stabilità valuterà «con molta attenzione quale atteggiamento tenere». Sfiducerà il premier? «Non esiste solo il sì e non esiste solo il no».

Nucara
«Deciderò sulla base dei contenuti»
«Di fiducie a Berlusconi ne ho votate anche troppe. Perché mai dovrei votarne un’altra, visto che il presidente del Consiglio non ci ha ancora detto se i repubblicani stanno o no nella maggioranza?». Francesco Nucara è ancora tra color che stan sospesi e non scioglie la riserva. Nell’entourage del premier si confida nella possibilità di recuperarlo. La sua linea ufficiale al momento è questa: «Il Pri si riserverà di votare la fiducia al governo solo sulla base dei contenuti che saranno presentati alle Camere».

Pittelli
«Economia, valuterò caso per caso»
Giancarlo Pittelli ha firmato la lettera dei «dissidenti» ma non vuole passare per malpancista. Sul rendiconto dello Stato voterà a favore: «È un atto dovuto». Ma sui provvedimenti economici non scioglie la riserva: «Valuterò volta per volta». Anche se ha lasciato il gruppo del Pdl dice di non avere alcuna acrimonia nei confronti di Berlusconi: «Non ho niente da chiedere, ma non condivido le scelte del partito e chiedo un allargamento della maggioranza». Il voto di fiducia? «Spero non si arrivi a tanto».

Antonione
«Cambio vero o nessun appoggio»
«Se non c’è un cambiamento vero, la fiducia non la posso votare. E un cambiamento vero è solo un allargamento della maggioranza. Mi auguro che ci sia una nuova fase e che Berlusconi la guidi invece di subirla». Il premier lo ha chiamato ed è convinto di averlo «recuperato» alla causa del Pdl, ma il leader dei ribelli non gli ha promesso nulla. Il 2 novembre Roberto Antonione aveva detto: «Mai più voterò la fiducia a questo governo». Si dice che Casini gli abbia offerto un posto da ministro.

Gava
«Silvio capisca che ci vuole una nuova fase»
Fabio Gava fa parte del nocciolo duro dei dissidenti dell’Hassler. Il 14 ottobre non ha votato la fiducia ed è tra coloro che nelle ultime ore hanno ricevuto la telefonata di Berlusconi. È pronto a votare il rendiconto martedì, o ad astenersi per segnalare il dissenso. Quanto alla legge di stabilità dice: «Voterò i provvedimenti che ci chiede l’Europa solo se saranno sganciati dalla fiducia». Al premier propone: «Chieda il voto sul maxiemendamento impegnandosi a consentire l’apertura di una fase nuova»

Sardelli
«Non intendo prolungare quest’agonia»
«Sono pronto a votare la sfiducia costruttiva, se ci sarà». La telefonata da Palazzo Grazioli non gli è arrivata, segno che Luciano Sardelli è nella lista dei non recuperabili. Il 14 ottobre è uscito dalla maggioranza e ora è in costante contatto con Casini. Assieme a Scotti e Milo ha firmato un documento in cui si chiede un nuovo governo. Per lui votare la fiducia a Silvio Berlusconi vorrebbe dire «prolungare l’agonia, del suo governo e del Paese».

Mannino
«All’estero non possiamo continuare così»
La sua ultima fiducia Calogero Mannino l’ha votata il 14 dicembre. Da allora l’ex ministro dc è di fatto uscito dalla maggioranza e ha lasciato «decantare la situazione». Adesso dice di essere «pronto a sfiduciare Berlusconi». Il suo

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Il premier: “Parleremo ai cittadini°°° A quali, a quelli che vi fischiano o a quelli che vi sputano addosso?

Il mafionano sta vivendo il peggior incubo della sua vita. Come pronostico da anni, sta facendo la fine del sorcio. Doppiamente penosa, per uno che ha investito tutto in un inesistente fascino personale e nel culto della propria miserabile personalità da coatto da bar.  Con l’1% di quello che ha speso per la sua propaganda personale in un anno, si potrebbero fare dieci grandi film da Oscar e superare i maggiori incassi di sempre. Con lo 0,5%  della sua propaganda personale anche il mio verduario sarebbe stato cento volte più popolare di lui. Che dire? Va bene così. Sarà costretto ancora una volta a pagare (o promettere di pagare) un centinaio di comparse che starnazzeranno “silvio silvio” e agiteranno leloro ridicole bandierine. Ma credo che verrà fischiato malamente, di nuovo, anche nella Milano che ha devastato. Come ha devastato tutto il resto dell’Italia.

IL DELINQUENTE DI HARDCORE E’  SOLO COME UN CANE ROGNOSO

b-solo

PUSSA VIA, MAFIOLO!

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La devastazione di silvio berlusconi

Crisi, terzo suicidio in Veneto
ossessionati dal dover licenziare

L’ultimo episodio avvenuto nel Trevigiano: l’uomo, un manager d’azienda, si è lanciato sotto un treno. Stava per avviare la cassa integrazione e – riferiscono i conoscenti – ne era sconvolto. Le storie di artigiani e dirigenti travolti dall’incubo della crisi


°°° Mentre il pappagallino ammaestrato lupi spara le sue cazzate precotte e non tenta nemmeno di difendere l’orco contro la verginella, la gente si suicida. Rialzati, Italia!
(vomito)

berlusconi_ficco

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Cose così

Arti e Spettacolo – Vita notturna

Amanti focosi, restano “attaccati”
Devono essere soccorsi dal 118
Cassiera lei e guardia giurata lui, entrambi sposati e con prole, da tempo erano amanti. Ma la loro ultima performance erotica, nelle toilette del centro commerciale della Bergamasca dove entrambi lavorano, è diventata un incubo per entrambi. Qualcosa, infatti, è andato storto, e i due sono rimasti attaccati. Alla fine, disperati, hanno dovuto chiedere aiuto al 118 che, ancora avvinghiati, ha trasportato i due amanti all’ospedale.

Tutto è cominciato, riferisce la “Gazzetta dell’Adda”, quando la cassiera, appena terminato il turno di lavoro, ha cercato il suo amante: la guardia giurata ha detto ai colleghi che si sarebbe allontanato qualche minuto per un caffè e ha raggiunto la donna in un bagno. Qui la loro passione ha preso il sopravvento, e i due si sono avventurati in un rapporto anale. Ma qualcosa è andato decisamente storto, e i focosi amanti non sono più riusciti a staccarsi.

Dopo diversi, inutili tentativi, i due hanno dovuto chiedere soccorso al 118: gli infermieri, non senza parecchio imbarazzo, hanno caricato i due sull’ambulanza dopo averli opportunamente nascosti sotto un telo durante il trasporto in barella, e li hanno trasportati all’ospedale per l’operazione di distacco.

L’arrivo dell’ambulanza al centro commerciale, però, non è passato inosservato: attorno all’autolettiga si è infatti radunata una folla di curiosi. Tra questi anche il marito della cassiera, che con il figlio si era recato al supermercato per fare la spesa e stava attendendo la fine del turno della consorte. Quando si è accorto che sotto il telo c’era la moglie e che “incollato” a lei c’era un altro uomo, è svenuto ed è stato soccorso dal personale del 118.

Pochi minuti dopo il malcapitato si è ripreso, e i presenti hanno dovuto faticare non poco per evitare che compisse una follia. Oltre alla scoperta in flagrante e all’imbarazzante figura, la scappatella dei due amanti si è quindi conclusa anche con il licenziamento in tronco della guardia. La cassiera, invece, si è salvata, almeno dal punto di vista lavorativo, poiché al momento dell'”incidente” non era più in servizio.

clisterone

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“Adesso parlo io…”

IL RACCONTO. “Al mattino c’è freddo, poi dopo due ore di sole non si respira più
Il dirigente della Protezione Civile: “Vivere così per molti mesi è difficile
E la tendopoli diventa un incubo
“Non resistiamo fino all’autunno”

dal nostro inviato JENNER MELETTI

E la tendopoli diventa un incubo “Non resistiamo fino all’autunno”
L’AQUILA – Sta all’ombra corta dei salici, sul piazzale di cemento. “Siamo appena a maggio e la tenda è già un forno. Questa estate saremo come San Lorenzo, sulla graticola”. Claudio Bartolini, pensionato Telecom, è uno dei 33.457 aquilani che, un mese dopo il terremoto, vivono in tenda e non sanno assolutamente quando potranno uscirne. “Al mattino c’è freddo e dopo due ore di sole in tenda non si respira più. Si sta qui e si aspettano notizie che non arrivano. Nessuno ti sa dire come sarà il nostro futuro”. Tendopoli Italtel 2, si montano altri gabinetti chimici. Un signore arriva in macchina. “Ho portato mia moglie in una pensione al mare. Non c’è servizio cucina, ci facciamo da mangiare noi. Ma a 70 anni in questi gabinetti strani non riusciva più a entrare. Rischiava un blocco intestinale”. Tendopoli di Collemaggio, nel prato della basilica di Celestino V. “In tenda sembra di essere sulle sabbie mobili. Quando le hanno montate c’era già l’erba alta e con la pioggia e il primo caldo è marcita. Sotto c’è una gran poltiglia, c’è una puzza tremenda”.

Non è facile vivere nelle città di tela. I primi giorni te la cavi, perché hai ancora dentro la grande paura. Qui, se la terra trema, non ti cade nulla in testa. C’è il caldo della stufetta, ci sono i maccheroni e le cotolette preparati dai volontari. “Un mese dopo – dice Claudio, imbianchino che non trova più case da dipingere – ti chiedi: mi sembra di avere già passato una vita qui dentro e sono passati solo 30 giorni. Come farò a restarci, se va bene, fino all’autunno?”. Nella tendopoli di piazza d’Armi ci sono cartelli che fanno capire quali saranno i problemi dei prossimi giorni. “Giovedì alle ore 23,30 sarà effettuato un trattamento anti zanzare e altri insetti. Siete invitati a chiudere le finestre e gli ingressi delle tende”. Ancora c’è tanta neve, sul Gran Sasso e sul Silente, ma il caldo fa già paura. In altri terremoti le tende sono state usate solo nella prima emergenza. Presto sono arrivate le roulottes e poi le casette prefabbricate. C’erano i gerani, nelle case di legno di Colfiorito in Umbria, e chi vi abitava ha potuto vivere con dignità i due o tre anni necessari alla ricostruzione della sua casa.

Qui si è deciso che invece si aspetteranno le case “vere”, sia pure prefabbricate. Sei mesi almeno di attesa, ma poi si scopre che i soldi saranno dati in parte quest’anno e in parte nel 2010. Qualcuno dovrà aspettare quasi due anni in tenda. “Vivere così per molti mesi – dice Demetrio Egidi, direttore della Protezione civile dell’Emilia Romagna, che guida piazza d’Armi – è senza dubbio difficile. Le tendopoli resistono solo se hanno numeri non altissimi. Bisogna ridurre le presenze altrimenti si rischiano tensioni. Si litiga in un condominio con tutti i confort, immaginiamo in una tendopoli”.

Nei primi giorni dopo la scossa ci furono quelli che Stefania Pezzopane, presidente della Provincia, chiama “i fuochi artificiali”. “Facciamo questo e facciamo quello, disse il governo, e tutto sembrava risolto. Adesso scopriamo che i soldi saranno dati con il contagocce e fino al 2032. Forse mia figlia potrà vedere la nostra casa ricostruita”. Oggi all’Aquila l’entusiasmo per il governo sembra un ricordo. “Bisogna togliere peso alle tendopoli”, dice la presidente. “Il progetto è semplice: chi ha la casa agibile, deve rientrare. Ma quasi tutte le agibilità sono date a una condizione: effettuare alcuni lavori. C’è un pilastro da rafforzare, c’è una scala da sistemare… Fai presto a spendere venti o trentamila euro. Ma per questi interventi nel decreto – noi lo abbiamo denunciato assieme ai sindaci tre giorni fa – non c’è nemmeno un soldo. E allora si rischia di avere tendopoli di massa fino all’inverno e anche oltre. Ci siamo confrontati con chi ha vissuto altri terremoti. In Irpinia hanno pagato anche le suppellettili e le bottiglie di vino rotte in cantina. Noi non vogliamo questi eccessi. Però diciamo una cosa: siamo abruzzesi fieri ma non stupidi. Le case debbono essere pagate al 100%, come avvenuto in Friuli e in Umbria. Se non paghi tutto, molti non riusciranno a ricostruire le loro abitazioni. E così, queste che verranno costruite in prefabbricato, diventeranno case che non saranno più abbandonate. Ci troveremo l’Aquila 2, l’altra città”.

Un mese dopo, la cosa che più colpisce, nelle strade dell’Aquila, è l’assenza di sirene. Nei primi giorni erano la colonna sonora costante e non servivano a nulla, perché cento sirene annullavano le altre cento. Non c’è il terrore delle prime ore ma i volti restano tesi e molti sguardi vuoti. I vecchi, nelle tendopoli, hanno ormai il loro posto fisso, su una seggiola o su una panchina, come facevano in paese. La notte gelata e il giorno che scotta hanno fatto aumentare bronchiti, broncopolmoniti e attacchi d’asma. Per sorridere bisogna entrare nelle scuole sotto i grandi tendoni bianchi. Sono bravissimi, i bambini. Attorno a tavoli diversi ci sono i piccoli della materna e quelli delle elementari che disegnano o studiano e parlano sottovoce, in queste classi senza pareti. Ci sono i clown come Tric Trac che al mattino sono disoccupati e allora vanno a fare compagnia agli anziani. “I pagliacci – dice Gina – non li avevo mai visti dal vivo. Quando ero piccola arrivava il circo ma noi non avevamo i soldi”.

All’inizio di via XX Settembre, come ogni mattina, c’è la fila di chi aspetta i vigili del fuoco per essere accompagnato per la prima volta nella casa abbandonata il 6 aprile. “La mia casa – dice Anna Rita – ha i pilastri tutti storti. Avevo comprato l’enciclopedia Treccani, per i miei figli studenti, e l’ho vista ridotta in poltiglia, distrutta dalle pietre e bagnata dall’acqua entrata dalle finestre aperte. Per un attimo ho guardato fuori. C’erano altri balconi, di fronte. Erano pieni di bambini. Ho visto solo macerie. Per fortuna il vigile mi ha detto che non potevo restare ancora. Mi sarei messa a piangere”.


°°° Ecco come muoiono i “fuochi d’artificio” del cazzaro imbroglione. Si fa cento passerelle propagandistiche in Tv, a reti unificate, spande merda e deliri, la povera gente ci casca… passa un mese è NON E’ SUCCESSO NIENTE! La gente disperata e preoccupata per l’oggi e per il domani. Ma il cazzaro va a Porta a porta a insultare la moglie, i figli e gli italiani tutti. Non sta zitto un attimo però… ADESSO PARLO IO, titola l’insetto viscido coi nei, mentre para il culo al padrone.

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