Calunnia e diffamazione, chiesto il processo per Di Caterina, l’accusatore di Penati


Calunnia e diffamazione, chiesto il processo per Di Caterina, l’accusatore di Penati

Il provvedimento della Procura di Milano in seguito alle accuse dell’imprenditore sestese al sindaco di Segrate, in merito all’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale

Piero Di Caterina

Richiesta di rinvio a giudizio per diffamazione e calunnia nei confronti di Piero Di Caterina, uno dei grandi accusatori del dirigente del Pd Filippo Penati nel caso tangenti a Sesto San Giovanni. La richiesta è formulata dalla Procura di Milano, che accusa Di Caterina di diffamazione aggravata e calunnia continuata nei confronti del sindaco di Segrate Adriano Alessandrini, per le sue dichiarazioni relative all’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale. L’udienza preliminare è fissata il 23 febbraio.

Come si legge nel capo di imputazione scritto dal pm Cristiana Roveda, l’imprenditore avrebbe inviato due lettere alle forze dell’ordine, il 20 aprile e il

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Milano e mazzette: non c’è solo Penati. Ci sono diversi verbali segretati che coinvolgono importanti esponenti regionali di Pdl e Lega nord

Davide Milosa

Milano, l’architetto mazzetta
Il secondo tempo della corruzione

Da settimane i magistrati di Milano stanno interrogando l’architetto Michele Ugliola coinvolto in un giro di mazzette nel comune di Cassano d’Adda. Le sue dichiarazioni, però, vanno oltre e adesso minacciano di terremotare importanti esponenti regionali di Lega e Pdl

B.amici e sodali

Da settimane ormai un uomo viene interrogato dai magistrati di Milano. Si chiama Michele Ugliola, pugliese di San Severo, classe 1958, professione architetto, ma soprattutto mediatore di tangenti e uomo cerniera tra l’impresa e la politica. Questo sostengono i pm, i quali, il 25 maggio scorso, lo hanno messo agli arresti domiciliari. Motivo: un giro di
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VERGOGNA!

Pessano, Oltre un terzo delle famiglie in difficoltà con i versamenti per la refezione
Bimbi senza mensa. «È uno scandalo»
Genitori in ritardo con le rette. Penati: paghiamo noi. Il provveditore: è un diritto. Il sindaco: non avevo scelta

MILANO – «La mensa? È una condizio­ne indispensabile». Per il prov­veditore Antonio Lupacchino non ci sono «né se né ma». Ed è chiaro: «Ai bambini va garan­tita una formazione educativa nella quale è compresa anche la mensa». E mentre il sindaco di Pessano con Bornago, Giusep­pe Caridi, resta sulle sue posi­zioni («I genitori se ne approfit­tano »), Filippo Penati, presiden­te uscente della Provincia, è di­sposto a pagare le rette fino al termine dell’anno scolastico, perché «non si possono lascia­re gli studenti a digiuno».

Le polemiche travolgono il Comune di Pessano. La Dus­smann service, società che for­nisce i pasti all’istituto com­prensivo «Daniela Mauro», d’ac­cordo con l’amministrazione, ha deciso di sospendere, da cir­ca dieci giorni, il servizio ai figli dei genitori che non pagano la mensa. Per adesso l’interruzio­ne riguarda 34 bambini, ma le famiglie non in regola sono 432, su 1.150. Alcuni sono italia­ni, gli altri stranieri. «Il proble­ma riguarda un po’ tutti», spie­ga rassegnato il preside Felice Menna. Per far fronte all’emer­genza gli insegnanti hanno de­ciso di rinunciare al proprio pa­sto a favore degli alunni cancel­lati dall’elenco mensa e che non possono tornare a casa per pranzo. Di fatto costretti al di­giuno. «Una scelta moralmente non accettabile», sottolinea Irene Aderenti, senatrice leghista e componente della commissio­ne Istruzione del Senato. Per Vittorio Agnoletto, «è in contra­sto con i diritti sanciti dalla no­stra Costituzione». E non solo. Perché al di là «della sommini­strazione del cibo», spiega An­tonio Marziale dell’Osservato­rio sui diritti dei minori, c’è in gio­co «il diritto allo studio che deve essere garantito a tutti. Nessuno escluso».

È questo il punto su cui ha insistito il prov­veditore. In una lettera al sinda­co ha ribadito la necessità di «sbloccare la situazione che è discriminatoria nei confronti dei bambini». Per Lupacchino «la morosità non è un proble­ma della scuola, ma riguarda so­lo genitori e amministrazione. Prima di tutto bisogna rispetta­re l’offerta formativa che, per il tempo pieno, comprende la mensa». Anche la Prefettura ha cercato «di fare pressioni». Per adesso, i risultati sono pochi. Già perché il sindaco indietro non torna. «Le regole devono valere per tutti — spiega Caridi —. Non sarebbe giusto andare a pesare sulle famiglie che han­no sempre pagato. Non possia­mo continuare con queste per­dite ». Il buco è di 50 mila euro fino a settembre 2008. Più altri 28 dall’inizio dell’anno:. «Abbia­mo provato a contattare i geni­tori in tutte le maniere. Questa è l’estrema ratio». Non tutti sono d’accordo.

Fi­lippo Penati parla di scelta «dra­stica e paradossale». Così surre­ale da intervenire per «garanti­re il servizio a tutti i bambini esclusi». Non sarà la Provincia a ripianare il debito, «perché quello spetta al Comune». Ma si cercherà «una soluzione con­divisa da tutti: impresa, ammi­nistrazione, famiglie e scuola». Un gesto di generosità per «sbloccare sia l’arretrato e sia il futuro». Anche se la preoccupa­zione principale rimangono i bambini. Perché «la mensa è una condizione indispensabi­le ».

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Benedetta Argentieri

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