Le patetiche scuse dei delinquenti come dell’utri e il suo socio ricattato burlesquoni: mafiosi.

P3, Dell’Utri: “I bonifici di Berlusconi?
Ho ristrutturato casa, ero senza quattrini”

In un’intervista al Corriere il senatore azzurro dà la sua versione riguardo ai versamenti per 8 milioni di euro ricevuti dal presidente del Consiglio: “Ho dei problemi, vivo come un nobile decaduto”. Insomma, i soldi sono serviti per ristrutturare la villa di Torno che, a breve, sarà venduta “per problemi finanziari”

“Mi hanno ridotto a corto di quattrini. Ho dei problemi. Non riesco a mantenere più questa villa”. Così Marcello Dell’Utri, intervistato oggi da Il Corriere della Sera, spiega l’origine dei versamenti per dieci milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi, e finiti agli atti dell’inchiesta P3 come rivelato ieri da Il Fatto Quotidiano (Leggi). Il riferimento è alla magnifica dimora di Torno, sul lago di Como. Che ora il senatore vorrebbe vendere, racconta, ma prima deve ristrutturarla. Da qui l’esigenza di “chiedere un prestito a un amico”. Berlusconi, appunto.

Appare molto nervoso, Marcello Dell’Utri, nello spiegare l’ennesimo caso giudiziario che lo coinvolge. Si tratta di “miei affari personali e privati”, afferma, “anche quando si parla di ristrutturare, comprare o vendere una casa, chi mesta nel torbido ci voglia sempre mettere lo zampino. Capisco certi giornali, ma che c’entra il Corriere con questa rottura di c…?”. E ancora: “Ognuno di noi in questo Paese non è più libero di fare una trattativa, di chiedere un prestito a un amico, di fare un lavoro a casa, di avere un guaio? Tutto deve diventare di dominio pubblico, senza un minimo di riserbo? E questa non è secondo lei una rottura di c…?”.

Ma poi, incalzato, il senatore azzurro cede e racconta la sua versione dei fatti: “Va bene, basta, lo dico: sto vendendo casa. Ecco la verità. Non subito. Ma ho dato voce. E’ necessario fare dei lavori importanti. Ristrutturo e poi vendo tutto. Perché io ho da pagare c… e ramurazzi (ravanelli, ndr)». E’ una parte nuova da recitare per Dell’Utri, quella del “poveraccio” a corto di quattrini: «Ho dei problemi. Non riesco a mantenere più questa villa. Troppo grande. E’ stato un sogno. Mi rendo conto che nella vita c’è chi sale e chi scende. E io vendo casa… ». Insomma, Dell’Utri come un nobile decaduto: “Appunto, nobiltà decaduta. Ero anch’io un principe. E non lo sono più”. E a cosa attribuire le responsabilità di questo stato di indigenza se non ai processi? “Colpa della persecuzione”.

Non sembra appartenere alla sua mentalità il fatto che chi ricopre cariche pubbliche sia tenuto a dare spiegazioni ai cittadini specie se in ballo, come raccontato dal Fatto, ci sono 8 milioni di euro incassati direttamente dal presidente del Consiglio. Milioni che diventano 18 se si contano anche i versamenti fatti a Denis Verdini dal senatore del Pdl nonché editore di Libero e Riformista Antonio Angelucci (Leggi). Versamenti di cui si ha notizia dalle carte appena depositate nell’indagine sull’associazione segreta (P3) che mirava a condizionare gli organi costituzionali e giudiziari e gli enti pubblici nazionali e regionali.

Ma nell’intervista al Corriere, messo di fronte a quello che il giornalista chiama “il retro pensiero dei malpensanti”, e cioè che “Berlusconi potrebbe averlo pagato per mantenere un segreto o per non dire qualcosa magari con riferimento a qualche processo”, il senatore siciliano risponde con veemenza: “Menti disturbate possono pensare queste cose, ma io non mi voglio disturbare e vorrei starmene tranquillo”.

E proprio per starsene in tranquillità, lontano dalle “rotture di c.”, Dell’Utri  corre intorno alla sua villa sul lago: “Sì, corro attorno a casa mia. O meglio cammino veloce, diciamo 5 all’ora, giusto per mantenermi in esercizio. Ma ora passa la voglia di tutto con questi sospetti sul niente“. Il senatore corre anche per “controllare la pressione del cuore”. Colpa dei processi che gli rovinano l’umore: “Debbo controllarla. Sale quando penso a queste camurrie dei processi. Appena penso ad altro scende che è una bellezza». Già, perché Dell’Utri si sente “un perseguitato” dalla giustizia: “Ho visto tanti perseguitati morire di infarto o di cancro. Meglio la mia educazione arabo-fatalista. Forse mi salvo e arrivo all’11 settembre». Il giorno del suo 70esimo compleanno.

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ORA BASTA! I cittadini abbandonano il mafionano ma anche il socio Bossi.

Leghisti sul web contro Bossi
«Bugiardo, vuole una poltrona»

di Giuseppe Rizzo

sgommati sky bossi fini

Agli occhi di Berlusconi è un successo, a quelli di Bossi un moderato passo avanti, a quelli della base padana una iattura infinita. Il pareggio, e quindi la sostanziale bocciatura, del federalismo fiscale dei comuni in Bicamerale ha fatto andare su tutte le furie i militanti del Carroccio. E non è bastato neanche il Consiglio dei Ministri straordinario convocato da Berlusconi per scavalcare lo stop del Parlamento per calmarli. Sui blog, sulle pagine Facebook dei dirigenti nazionali, tra i commenti agli articoli di Padania.org, nelle trasmissioni di Radio Padania Libera e di TelePadania è esplosa tutta la loro rabbia.

Obiettivo principale, il Senatur in persona. «Bossi sta diventando più bugiardo di Berlusconi – scrive Fabio su www.padania.org –. Se non passa il federalismo si va subito al voto. Ed ora che si fa? Noi della Lega stiamo perdendo sempre più fiducia nel grande capo! Bisogna staccarsi dal grande puttaniere». E Gianni Baggini rincara la dose: «Berlusconi = Mubarak, e Bossi vende i vostri voti in cambio di una poltrona calda nel palazzo del faraone». Militanti come Fabio e Gianni, appena possono, dimostrano di avercelo più duro dei loro capi, il concetto di federalismo. Si sentono traditi, inascoltati: «Sono emiliana, ho sempre pensato che il popolo leghista avesse voce in capitolo, fosse anzi l’unico motore della Lega. Chiaro che non è così, grandissima la delusione, Bossi ha i numeri per poter staccare la spina a questo governo infame e vincere sul campo alle elezioni. Se fa in fretta, però. Se invece continua a incassare e a fare da scudo a un premier che sta tirando gli ultimi e che non è più difendibile la Lega i voti li perde. A cominciare da quelli delle donne padane».

Rivendicano quel voto che fino a qualche giorno fa Bossi minacciava, spada di Alberto da Giussano in una mano e sigaro in un’altra. «Che figuraccia, tanti bla bla bla, – scrive Umberto, sempre tra i commenti della Padania on line – noi non abbiamo paura del voto, l’unica soluzione è il voto, ma siccome il voto a Berlusconi faceva paura gli abbiamo parato il culo. Ora dopo gli ultimi comportamenti abbiamo mangiato tutto il credito elettorale che avevamo guadagnato a vantaggio del PdL. Ma mi spiegate perché io che ho la tessera della Lega e credevo che la Lega avrebbe fatto da controllore di Berlusconi, invece mi ritrovo una Lega che avvalla tutte le [XXX]te di Berlusconi, a questo punto mi conviene tesserarmi col PdL».

E hanno voglia Tremonti, Calderoli e via via tutti i leader del Carroccio a dire che l’approvazione del decreto, seppure per vie così tortuose, è «una svolta epocale». Sui loro profili Facebook i militanti la pensano in maniera diametralmente opposta. Su quello di Roberto Cota, per esempio, Giovanni Pau scrive: «Come al solito il maiale di Arcore ha fatto solo i suoi interessi e continua a prenderci per il c…..col federalismo bloccato. In più pure la Lega non volendo ammettere la sconfitta finge che ci sarà un altra via!!! Le bugie hanno le gambe corte, il voto non ve lo diamo più! A meno che non si vada subito al voto ma con la Lega in solitario!» Gli fa eco Maurizio De Berardi sulla bacheca di Luca Zaia: «Cosa aspettiamo a mollare il porco di Arcore??? Ne abbiamo piene le scatole di lui e le sue puttanelle… Maroni premier ora o mai più!!!».

Maroni premier è il grido di battaglia che accomuna molti militanti. Alessandro Buccelli lo mettere nero su bianco sulla pagina dello stesso ministro dell’Interno: «Dovevamo dare un calcio in culo al maiale di Arcore e Maroni premier o elezioni subito!!! Basta coprire quel puttaniereeeee!!!!! Bossi aveva detto elezioni subito!! Che delusione!!! Che schifooo».

Ai peana nei confronti della “svolta storica”, gli ascoltatori di Radio Padania Libera e di TelePadania, gli internauti che animano blog e pagine facebook verde-carroccio contrappongono una definizione del decreto sul federalismo approvato tutt’altro che lusinghiera. Di “federalismo alla pummarola”, parlano, una pietanza che gli da immediatamente il voltastomaco.

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Si riparte con la mafia, grazie Silvio!

INCHIESTA/ IL DOPO TERREMOTO (Repubblica)
Abruzzo, l’uomo che ha avviato i lavori è legato ai prestanome di Ciancimino
L’Aquila, le amicizie pericolose
all’ombra della prima new town

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

Un depliant che illustra la new town

case

L’AQUILA – Nel primo cantiere aperto per ricostruire L’Aquila c’è un’impronta siciliana. L’ha lasciata un socio di soci poco rispettabili, uno che era in affari con personaggi finiti in indagini di alta mafia.

I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il “tesoro” di Vito Ciancimino.

Comincia da questa traccia e con questa ombra la “rinascita” dell’Abruzzo devastato dalla grande scossa del 6 aprile 2009. Comincia ufficialmente con un caso da manuale, una vicenda di subappalti e di movimento terra, di incastri societari sospetti. Tutto quello che leggerete di seguito è diventato da qualche giorno “materia d’indagine” – un’informativa è stata trasmessa dalla polizia giudiziaria alla procura nazionale antimafia – ma l’intreccio era già rivelato in ogni suo dettaglio da carte e atti di pubblico accesso.

Partiamo dall’inizio. Dai fatti, dai luoghi e dai nomi di tutti i protagonisti e dei comprimari di questo primo lavoro per il terremoto d’Abruzzo. Partiamo dalla statale 17, la strada tortuosa e alberata che dall’Aquila passa per Onna, il paese che non c’è più, il paese spazzato via alle 3,32 di quasi ottanta notti fa. È qui, sotto la collina di Bazzano, dove sorgerà la prima delle venti “piccole città” promesse da Berlusconi agli aquilani per la fine di novembre – sono le famose casette, i 4500 alloggi per ospitare fra i 13 mila e i 15 mila sfollati – che è stato dato il via in pompa magna alla grande ricostruzione. È qui che sarà costruita la prima “new town”. È qui che hanno alzato il primo cartello: “Lavori relativi agli scavi e ai movimenti di terra lotto Ts”. Ed è qui che l’imprenditore Dante Di Marco, alla fine di maggio, ha cominciato a spianare la collina con le sue ruspe e i suoi bulldozer. Così si chiama l’amico degli amici siciliani che nascondevano in Abruzzo i soldi di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo.

Dante Di Marco ha 70 anni, ha amicizie importanti in tutto l’Abruzzo, è residente a Carsoli che è un piccolo paese fra l’Aquila e Roma. L’appalto per rosicchiare la collina di Bazzano e sistemare una grande piattaforma di cemento – è là sopra che costruiranno quelle casette sostenute dai pilastri antisismici – è stato aggiudicato da un’”associazione temporanea di imprese”. La capogruppo era la “Prs, produzione e servizi srl” di Avezzano, la seconda ditta era la “Idio Ridolfi e figli srl” (anch’essa di Avezzano, sta partecipando anche ai lavori per la ristrutturazione per il G 8 dell’aeroporto di Preturo), la terza era la “Codisab” di Carsoli, la quarta era l’impresa “Ing. Emilio e Paolo Salsiccia srl” di Tagliacozzo e la quinta l’”Impresa Di Marco srl” con sede a Carsoli, in via Tiburtina Valeria km 70.

L’impresa Di Marco è stata costituita nel 1993, ha una ventina di dipendenti e un capitale sociale di 130 mila euro, l’amministratore unico è Dante Di Marco (gli altri soci sono il figlio Gennarino e la figlia Eleana), la ditta non è mai stata coinvolta direttamente in indagini antimafia ma il suo amministratore unico – Dante – risulta come socio fondatore della “Marsica Plastica srl” con sede a Carsoli, sempre in via Tiburtina Valeria km 70. È questo il punto centrale della storia sul primo appalto del terremoto: un socio della “Marsica Plastica srl” ha praticamente inaugurato la ricostruzione.

Quest’impresa, la “Marsica Plastica srl”, è molto nota agli investigatori dell’Aquila e anche a quelli di Palermo. È nata il 22 settembre del 2006 nello studio del notaio Filippo Rauccio di Avezzano. Tra i soci di Dante Di Marco c’era l’abruzzese Achille Ricci, arrestato tre settimane prima del terremoto per avere occultato i soldi di Vito Ciancimino in un villaggio turistico a Tagliacozzo. C’era Giuseppe Italiano (il nome di suo fratello Luigi è stato trovato in uno dei “pizzini” del boss Antonino Giuffrè quando era ancora latitante), che è un ingegnere palermitano in affari di gas con Massimo Ciancimino. C’era anche Ermelinda Di Stefano, la moglie del commercialista siciliano Gianni Lapis, il regista degli investimenti del “tesoro” di Ciancimino fuori dalla Sicilia.

Il 22 settembre del 2006, nello studio dello stesso notaio di Avezzano Filippo Rauccio, era stata costituita anche un’altra società, l’”Ecologica Abruzzi srl”. Fra i suoi soci ci sono ancora alcuni della “Marsica Plastica srl” (la moglie di Lapis e il palermitano Giuseppe Italiano per esempio) e poi anche Nino Zangari, un altro imprenditore abruzzese arrestato il 16 marzo del 2009 per il riciclaggio del famigerato “tesoro” di don Vito. Erano due società, la “Marsica Plastica” e l’”Ecologica Abruzzo”, che con la “Ricci e Zangari srl” – se non ci fosse stata un’inchiesta del Gico della finanza e i successivi arresti – avrebbero dovuto operare per la produzione di energia, lo smaltimento rifiuti, nel settore della metanizzazione. Un labirinto di sigle, patti, commerci, incroci. Tutto era stata pianificato qualche anno fa. E tutto alla luce del sole.

Ecco come ricostruisce le cose Dante Di Marco, l’imprenditore che ha vinto il primo sub appalto per la ricostrizione dell’Aquila: “Ho presentato una regolare domanda per accreditarmi ai lavori di Bazzano e sono entrato nel consorzio di imprese, che cosa c’è di tanto strano?”. A proposito dei suoi vecchi soci siciliani ricorda: “Quella gente io nemmeno la conoscevo, mi ci sono ritrovato in società così, per fare il mio lavoro di movimento terra”. E consiglia: “Chiedete in giro chi è Dante Di Marco, tutti diranno la stessa cosa: uno che pensa solo a lavorare con tutti quelli che vogliono lavorare con lui”.

Proprio con tutti. Dante Di Marco ha una piccola impresa, tanti lavori e tantissimi amici in Abruzzo. È entrato in società non soltanto con i siciliani amici di Ciancimino ma anche con Ermanno Piccone, padre di Filippo, senatore della repubblica e coordinatore regionale del Pdl. Sono insieme dal 2006 – e con loro c’è pure il parlamentare del Pdl Sabatino Aracu, sotto inchiesta a Pescara, accusato di avere intascato tangenti per appalti sanitari - nella “Rivalutazione Trara srl”, quella ha comprato alla periferia di Avezzano 26 ettari di terreno e un antico zuccherificio per trasformarlo in un termovalorizzatore. Fili che si mescolano, finanziamenti, compartecipazioni, una ragnatela. E appalti. Come quello di Bazzano, l’opera prima della ricostruzione. Per il governo Berlusconi è la splendente vetrina del dopo terremoto in Abruzzo. Per Dante Di Marco da Carsoli, socio dei soci dei Ciancimino, era un’occasione da non perdere.

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No, ragazzi, BASTAAAA!

Basta, amici. Spero che portiate o mandiate qualche cestino di viveri a mia moglie e alla mia figlioletta, ma da oggi entro nell’illegalità. Ho almeno due cose che posso fare subito e le farò oggi stesso. Ovviamente per difendere la vita delle mia donne indifese e se ci riesco anche la mia. Un reato, l’unico della mia vita, l’ho già commesso: alla Rai, che mi deve circa tre milioni di euro, non pago il canone da due anni. Il capo del loro ufficio legale, avvocato Rubens Esposito (come riportato nel mio libro biografico “MEGLIO SARDI CHE RAI”) ha ammesso il debito dell’azienda già nei primissimi anni ’90. Però mi hanno liquidato con 160 milioni (85.000 euro) e da allora NON MI FANNO PIU’ lavorare. Vorrebbero me, ma chiamano il povero benito urgu: che non farebbe ridere nemmeno se scivola su una buccia di banana, vestito da lord inglese, e cade in una pozza di fango. E infatti… Va tutto bene. Non mi piango addosso e continuo a lottare. Però, cazzo, non posso vedere le lacrime delle mie amiche che non arrivano ormai nemmeno alla seconda settimana del mese CON DUE MINISTIPENDI, non posso ascoltare più LE CAZZATE DELIRANTI DI BURLESQUONI (che è un delinquente abituale, molto malato mentalmente) ma SOPRATTUTTO… perdonatemi, ma non posso sopportare una cosa come “schifani”, domestico del mafioso di Arcore e socio di mafiosi, che va a commemorare GIOVANNI FALCONE. Non ce la faccio.

b-porc5

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Per esempio…

Per esempio, mi sono rotto le palle dei fessi che, o perché mi devono soldi che non mi daranno mai o semplicemente per invidia e per stupidità, entrano sulla pagina che mi ha dedicato Wikipedia per togliere notizie VERE e aggiungere stupidaggini. Questa è la pagina che ho trovato ieri:
Lucio Salis

Lucio Salis (5 marzo 1947, Santa Giusta, Oristano) è un comico e direttore discografico italiano.

Dopo un infanzia trascorsa in Sardegna, si trasferisce a Milano tra il 1968 ed il 1972. Diventa direttore delle case discografiche di Antonio Casetta (Belldisc, poi Produttori Associati) pubblicando, fra gli altri, Fabrizio de André, gli Alunni Del Sole, Duilio Del Prete e Beppe Chierici[senza fonte].

Si scopre poi cabarettista e partecipa a Drive In, dove interpreta un sardo. È sua la battuta-tormentone “Capitto mi hai?”.
….
Indice
[nascondi]

* 1 Carriera
o 1.1 1960-1977
o 1.2 1978-1990
o 1.3 1991-2000
o 1.4 2000-oggi
* 2 Altri progetti
* 3 Collegamenti esterni

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Carriera [modifica]

1960-1977 [modifica]

In Sardegna dà vita al gruppo vocale e strumentale I Barrittas, per il quale scrive e compone diversi brani. Sotto la supervisione di Lucio Salis il gruppo conquista ben presto la ribalta nazionale con diverse importanti produzioni discografiche tra le quali spicca la «Messa Beat», il cui successo – nell’edizione inglese curata da Clay Pitts – varcherà i confini nazionali.

Nello stesso periodo per la sede regionale RAI della Sardegna è autore di numerose commedie in sardo per la regia di Lino Girau. A livello nazionale è autore di numerosi sketch e gag teatrali per il gruppo comico-musicale dei Brutos.

Con alcuni elementi dei Barrittas dà vita al gruppo vocale e strumentale dei “Salis and Salis”, per i quali scrive e compone canzoni poi riprese da numerosi altri interpreti quali Brenton Wood, Bing Crosby, Elis Regina, Rita Pavone[senza fonte]. Con i «Salis and Salis» incide alcuni singoli e due fortunati LP, uno dei quali registrato con l’allora avveniristica tecnica quadrifonica. I Salis and Salis sono stati ospiti delle trasmissioni giovanili RAI (su tutte Settevoci, condotta da un giovanissimo Pippo Baudo, e Per voi giovani con Renzo Arbore).Partecipano in seguito anche al Cantagiro[senza fonte]. Con le canzoni scritte per i Salis & Salis ottiene cinque Premi della Critica, assegnati dalle maggiori testate nazionali che si occupano di musica giovanile[senza fonte].

A Milano è il giovane direttore artistico della “Bluebell”, poi diventata “Belldisc” e infine “Produttori Associati”. Tra i numerosi autori con i quali collaborò i più importanti furono certo Fabrizio De Andrè e Rino Gaetano. Nello stesso periodo è nominato Segretario giovanile dell’UNCLA (Unione Nazionale Compositori, Librettisti e Autori) e scrive programmi radiofonici per Radio Capodistria e Radio Monteceneri.

Rientra in Sardegna per realizzare il progetto di una casa discografica regionale, la Strega Record srl, che vivrà per alcuni anni lanciando diverse giovani promesse regionali. Inizia l’esperienza di attore e autore satirico proponendo in diversi locali della Sardegna il suo cabaret italo-sardo. Alcuni dei suoi monologhi venero inoltre incisi su disco.

E’ presente nelle primissime trasmissioni di emittenti regionali come Radiolina e Radio 24 ore. Dall’esperienza di Radiolina nascerà poi Videolina, una delle prime emittenti televisive “libere”. Salis fu sempre in prima linea per difendere l’emittenza privata. Decide poi di portare il suo cabaret dai locali nelle piazze con il tour estivo “Sardegna Viva.

1978-1990 [modifica]

Nuovamente a Roma è ospite fisso della fortunata trasmissione “Radio anch’io”. Nanni Loy lo vuole a “Cinema democratico”, dove entra in contatto con i grandi nomi del cinema italiano, da Ugo Pirro a Sergio Leone, affinando le sue capacità di sceneggiatore e scrittore.

La grande riscoperta del mezzo radiofonico, profondamente rinnovatosi sotto la spinta dell’emittenza privata, lo vede ancora presente in Rai con le 95 puntate di “Via AsiagoTenda”, “Permette, cavallo?”, “”Ribalta aperta”", “”Sapore di Salis”", “”Il Guastafeste”". Ricopre il ruolo di comico in Radio Uno, per la quale scrive e recita oltre seicento monologhi[senza fonte].

A Milano entra a far parte del fortunato gruppo di Drive In, la trasmissione cult degli anni Ottanta. A Drive In presenta un nuovo personaggio di sardo mite e simpatico, e lancia il suo tormentone “cappittomihai?”. L’esperienza di Drive In lo lancia come attore e autore di dimensione nazionale. Sulla scia del successo del programma è ospite in trasmissioni quali Odiens, Campione d’Italia della risata, Risate di Capodanno, Buon Compleanno Canale 5, Buon Natale, Il gioco del 9. Nel 1989 partecipa alla fortunata serie di Striscia la notizia, mutuata dal suo format “TELEGIORNALE DELLA PERA”[senza fonte], trasmesso per anni in Rai e presente in tutti i suoi spettacoli fin dal 1974. La trasmissione riceverà il prestigioso riconoscimento del Telegatto d’Oro.

1991-2000 [modifica]

Lavora in RAI alla preparazione dell’edizione 1991 di “Uno Pomeriggio”, mentre sulla stampa appaiono recensioni favorevoli del suo personaggio a firma di Beniamino Placido, Oreste del Buono, Umberto Eco[senza fonte].

Le sue migliori battute vengono raccolte e consacrate accanto a quelle dei maggiori umoristi del secolo in volumi di successo quali Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano – Le cicale, ecc..

Dopo l’esperienza con Nanni Loy, Lucio Salis sente sempre più l’attrazione per il cinema. Con Renato Pozzetto gira per la regia di Pasquale Festa Campanile Porca Vacca; quindi per Duccio Tessari Baciami Strega e per Giuliano Montaldo è il protagonista del remake tv di Un cittadino al di sopra di ogni sospetto, andato in onda su Rai Tre; anche per Bruno Corbucci ha interpretato alcune puntate di Classe di Ferro. Con Pupi Avati ha una parte in Magnificat, film che si conquista una nomination al festival di Cannes. Partecipa quindi come co-protagonista in Sos Laribiancos – I dimenticati di Piero Livi (menzione d’onore al Festival del Cinema di Palm Springs)e fa un cameo coi Vanzina in SAPORE DI MARE.

2000-oggi [modifica]

Il nuovo personaggio di Lucio Salis si chiama “Gavino”, proprietario di un improbabile ristorante al mare che però… sta in montagna (da qui l’insegna del Cinghiale Marino). Il personaggio di Gavino è stato presentato in tv da Lucio Salis nel corso di una puntata di Zelig, e a detta dell’autore verrà perfezionato in vista di un lancio a tutto campo a livello editoriale, cinematografico e televisivo. A casa di Lucio, un talk show quotidiano tramesso in diretta, interamente prodotto in Sardegna e condotto dallo stesso Salis che andò in onda nel 2005 sulla piccola emittente privata “Nova tv” di Oristano.Diversi ospiti intervenivano nel programma come ad esempio i Vigili del Fuoco,la Guardia di Finanza, i Carabinieri e i Vigili Urbani che elargivano consigli per la sicurezza dei cittadini, mentre uno chef preparava dei piatti in diretta, per Lucio e i suoi ospiti. A casa di Lucio’ promuoveva inoltre la causa dell’Associazione Donatori Midollo Osseo e anche quella delle associazioni animaliste. Durante il programma infatti veniva proposta l’adozione di diversi cuccioli.

Altri progetti [modifica]

* Wikiquote

* Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Lucio Salis

Collegamenti esterni [modifica]

* Lucio Salis – Sito Ufficiale
* Scheda su Lucio Salis dell’Internet Movie Database

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Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Salis”
Categorie: Biografie | Comici italiani | Comici sardi | Produttori discografici italiani | [altre]


°°° Ci sono troppe imprecisioni e troppe minimizzazioni. Per esempio, “Sardegna Viva” è stato il primo e unico varietà mai prodotto in Sardegna, l’ho portato avanti per quattro stagioni ed è stato visto mediamente da trentamila persone ogni sera. Cosa MAI successa prima e nemmeno sognata OGGI da nessun artista o sedicente tale. Accettavo al massimo trenta date per il tour e ne rifiutavo almeno un centinaio ogni anno.
Per esempio, Rino Gaetano, oltre che un talento che avevo scoperto io, diventò mio amico e lo rimase fino alla sua scomparsa. Rino veniva da Roma a Milano in treno, con una borsa e con la sua chitarra, ed io feci di tutto per farlo mettere sotto contratto dal mio discografico. Ma Casetta non capì mai la potenza di Rino e allora segnalai i ragazzo a Vincenzo Micocci dell’RCA, che non se lo fece scappare.
Per esempio, anche i Tazenda: senza la mia segnalazione ad Angelo Vaggi (mio amico e direttore della Ricordi) non si sa se avrebbero mai potuto incidere qualche disco. Anche le loro prime date live gliele passai io. Non mi hanno nemmeno detto “grazie”…
Per esempio, NON HO partecipato a Radiolina e Radio 24 ore… LE HO PROPRIO FONDATE IO!!! E anche lì, sto ancora aspettando le centinaia di milioni (di allora) che si sono rubati Grauso e un certo Nieddu!
Per esempio, “A CASA DI LUCIO” il mio show-divertissement che ho fatto nel piccolo videocotofono di Oristano: “Nova”, è in assoluto l’unico programma televisivo realizzato in Sardegna, anche se senza budget, fatto con molta professionalità e senza ombra di smentita IL PIU SEGUITO ED AMATO della storia regionale. Figuratevi che andava in onda tutti i giorni IN DIRETTA dalle 12 alle 13,30… mentre le altre emittenti facevano le solite pallosissime televendite, e veniva REPLICATO dalle 23 alle 0,30.
Una società di ricerche regionale ha stimato in 330 mila telespettatori al giorno, che andavano aumentando continuamente, fino alla STOLTA chiusura del programma. Praticamente, faceva più ascolto “A CASA DI LUCIO” in UN GIORNO che tutte le altre tv locali in un anno… A parte la bontà dello show, davvero divertente ed utile, pieno di gag, filmatini spassosissimi, ricette, consigli utili da parte dei carabinieri, vigili del fuoco, finanzieri, guardia costiera, vigili urbani… c’erano le interviste leggere con esibizioni di ospiti artistici di livello: da Salvatore Garau (grande batterista: Salis&Salis e Stormy Six, nonché pittore astrattista di livello mondiale) ad Alfredo Barrago: uno dei tre migliori prestidigitatori italiani. Ma c’erano anche i medici dell’AIDO e in poche apparizioni abbiamo triplicato le iscrizioni dei DONATORI DI MIDOLLO OSSEO.
Ma abbiamo anche seguito la gravidanza di due giovani e bellissime puerpere. Ma abbiamo anche dato in adozione ogni giorno, in poche ore, almeno DUE cuccioli di cane o di gatto – che due ragazze della Protezione Animali portavano in studio – in ogni zona della Sardegna. E questo lo puoi fare solo se hai un grande ascolto e una grande autorevolezza.
Non so se a fare scempio della verità sia qualcuno degli eredi di questa piccolissima tv, che mi deve ancora 58 mila euro e che con gli sponsor di sole trenta puntate del mio show ha potuto pagare SEI MESI di stipendi arretrati al personale… o se sia qualcuno molto vicino al mio ex socio de “LA STREGA RECORD”, socio che ha ucciso l’azienda, falsificato la mia firma, e si è venduto le mie azioni e che mi deve ancora 126 milioni del 1973…
Insomma, chiunque sia è chiaramente una persona miserabile e falsa.
Scusate lo sfogo, ma ne ho veramente la palle piene di tutta questa piccineria suicida.
C’è qualcuno di voi che può inserire le notizie correttamente e BLOCCARE LA PAGINA? Grazie.

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