Salute e grano a tutti!

Un “governo di salvezza nazionale”, alternativa per il 2013 o per l’emergenza

La Bonino si sbilancia: “Le probabilità che Berlusconi cada sono al 50%”

L’alleanza trasversale

che lavora al dopo-Silvio

di MASSIMO GIANNINI

GLI AMICI SE NE VANNO…

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C’E’ chi sostiene che il dopo-Berlusconi abbia già un nome. Si chiamerebbe “governo di salvezza nazionale”. Ci lavorano in parecchi, nell’ombra e a cielo aperto. Per offrire al Paese un’alternativa nel

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Furio Colombo

Parlare male di Berlusconi
di Furio Colombo

Perché non possiamo non dirci antiberlusconiani, qualunque sia il risultato elettorale (che speriamo largamente democratico, nel senso politico, nel senso di antifascista, nel senso che Marco Pannella ha ridato alla abusata parola)? La ragione si esprime in pochi punti.

1. L’ideologia, ovvero il patrimonio di idee e di visioni che Berlusconi ha trovato abbandonati sul terreno quando è “ sceso in campo”, non c’entra. Questo non è un governo di destra. Non c’è il decoro e il senso delle istituzioni della Destra di Gianfranco Fini, né la concitazione aggressiva e xenofoba della Lega Nord che – in tante diverse incarnazioni – avvelena il clima morale e politico di mezza Europa. Berlusconi non è né Fini né Bossi. È solo se stesso. Un signore ricco, furbo, non intelligente ma svelto, svincolato dal peso della buona reputazione e ricoperto dal manto – tutto teatrale però efficace – del successo populista. Non c’è nulla prima di Berlusconi, nulla che gli assomigli. Non ci sarà nulla dopo di lui (certo non il devoto Bondi). Abbiamo a che fare con un caso unico in Europa e raro nella storia. Non è raro il leader squilibrato. È rara una così vasta sottomissione delle cosiddette classi dirigenti.

2. È vero (cito ancora Marco Pannella) che malgoverno e malaffare hanno a lungo lavorato insieme in Italia ben prima dell’uomo di Arcore. Ma sono confortato dal grido di allarme del leader radicale che, invece di scusarsi per l’antiberlusconismo dichiara, col consueto coraggio, che c’è un vero e imminente pericolo di fascismo e che la persecuzione delle persone segue, non precede, la strage di notizie. Questa strage è già in atto se pensate ai molti grandi giornali che non hanno osato pubblicare le immagini di comportamento indecente del premier alla parata del 2 giugno. Più ancora, se si ricorda a che punto estremo di manifestazione e di denuncia i nonviolenti Pannella e Bonino sono dovuti arrivare per rompere il silenzio.

3. Chiunque può avere, per un periodo, un ministro inutile come Brunetta; un capo dell’Economia impegnato a scrutare un altro orizzonte, non quello vero, come Tremonti; un finto ministro dell’Istruzione come la Gelmini (memorabile l’invenzione del 6 rosso) di cui si ricorderanno solo il tailleur alla Mary Poppins, gli occhiali e i tagli poderosi alla scuola pubblica. Ma nessuno ha avuto e continua ad avere per quindici anni un uomo troppo ricco, non nel pieno controllo del suo comportamento pubblico (la vivacità eccessiva certe volte lo aiuta, certe volte lo sputtana) e preoccupato solo di se stesso, immagine, donne (nei limiti e con la pena dell’età), e finti progetti, uno o due al giorno, annunciati e poi buttati, in un delirio di applausi che – ci siano o non ci siano gli oppositori – ad un certo punto cesserà di colpo.

4. Berlusconi siede sul groviglio dell’immondizia, del terremoto, della crisi economica senza governare. Tutte le sue leggi sono ritorsioni, punizioni, vendette, volute e votate per interesse aziendale o personale o tributo a un partito feudatario, come il disumano e incivile «pacchetto sicurezza», vero best seller di condanne nel mondo civile laico e religioso. In particolare non si registra una legge o misura o azione o strategia anticrisi che non sia una esortazione all’ottimismo e al consumo. La parola d’ordine del non-governo Berlusconi è «lavorare di più», ammonimento diretto non si sa a chi, date le cifre continuamente in crescita della disoccupazione. Lo dice mentre lo affianca la neoministro del Turismo Brambilla, di cui non si sa nulla, eccetto il colore vistoso dei capelli, e che non può far nulla in un Paese che affoga nell’immondizia e nel cemento. Infatti, nel frattempo, incombe sulla Toscana l’immensa colata di cemento detta «Spaccamaremma», l’inutile autostrada destinata a isolare la regione italiana più celebre al mondo dal suo mare (la colata di asfalto e cemento corre lungo le spiagge). E incombe su tutto il Paese il «piano casa». È un singolare condono preventivo che autorizza ciascuno al peggio, senza autorizzazioni, senza controlli, senza regole. Ma questo è il cuore del discorso. Berlusconi, da solo, siede sul Paese. Come se non bastasse lancia una frase squilibrata al giorno. L’ultima è “troppi negri a Milano”, nell’anno, nel giorno, nell’ora dello straordinario discorso al Cairo di Barack Obama, primo Presidente afro-americano degli Stati Uniti. Sua moglie – che deve averci pensato molto – ci dice che non sta bene. Alcuni italiani lo ammirano perché è ricco e sono sicuri che non usa aerei di Stato per ballerine di flamenco e chitarristi personali. Altri – come Pannella – vedono e dicono chiaro il pericolo. In Italia manca l’ossigeno delle notizie vere. Il piede sul tubo è quello di Berlusconi.

APTOPIX ITALY BERLUSCONI

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Ma non è una cosa seria…

Da ieri la gara per la presentazione dei simboli, finora depositate 59 liste
Al Viminale è ingorgo di falci e martelli, scudocrociati e garofani
Dal Gabbiano all’Italia dei Malori
tutti in corsa per un posto in Europa
Raffica di proposte del dottor Cirillo: Preservativi gratis
Donne insoddisfatte e Partito degli impotenti

di ANTONELLO CAPORALE

ROMA – E’ sempre bellissima l’idea che chiunque voglia possa. Possa permettersi cioè di entrare al Viminale e depositare il suo simbolo, presentare il suo partito, chiamare il popolo al voto, e proprio per lui, senza chiedere a nessuno il permesso. E seppure sia un sogno di cartapesta, resta mirabile il disegno onirico del cittadino italiano dottor Cirillo, che ieri ha avanzato richiesta di partecipare con una sua lista alla competizione elettorale europea.

Nella giornata vissuta in altri momenti con presidi notturni e scontri verbali finiti a volte pure a spintoni per l’accaparramento del miglior posto sulla scheda (in alto a sinistra, in basso a destra) l’orizzonte si apre noiosamente su cinquantanove stemmi politici che, in teoria, dovrebbero affacciarsi al voto. Entro oggi infatti le quattro bacheche del corridoio al pianterreno del ministero dell’Interno si riempiranno tutte di colori e di segni. Tondini possibili e altri impossibili. La loro morte è annunciata, avverrà al momento in cui la commissione elettorale provvederà alla verifica delle firme necessarie per la presentazione. All’esame bisognerà vedere quante falci e martello ammettere tra quelle presentate (due per adesso), quanti partiti comunisti (ancora due), o partiti socialisti (ce ne sono già tre), e democrazie cristiane (le solite moltitudini). E’ un giudizio al quale, spesso, seguono conflitti giudiziari.

Si pensi che il detentore, ora sembrerebbe già ex, del simbolo di una delle Dc in circolazione, il signor Pino Pizza, è sottosegretario di questo governo all’Università e alla Ricerca, proprio in ragione del compenso, chiamiamolo così, che Silvio Berlusconi gli ha riconosciuto per aver evitato di posizionare nella scheda la sua Dc, conquistata dopo liti interminabili in tribunali.

Si ritiene infatti che esistano quantità significative di voti espressi per pura confusione o raccolti grazie a una evidente alterazione della identità politica. In pratica molte migliaia di italiani, soprattutto i più anziani, votano o per sbaglio sul simbolo più conosciuto o anche per pura e solitaria affezione, associandolo a volte erroneamente a protagonisti che concorrono invece in altri schieramenti. Questo errore produce vantaggi enormi per chi detiene il solo marchio di fabbrica: ruba voti. E i voti contano e costano.

Proprio per evitare i furti di identità i funzionari del Partito democratico hanno presentato anche il vecchio simbolo della Margherita e della Quercia diessina. Depositandoli evitano atti di pirateria. Così come è stata tutelata Forza Italia, oggi Popolo della libertà.
La realtà e la finzione viaggiano appaiate. Qualche gabbiano, oltre quello di Antonio Di Pietro, un filosofico partito “Spirito del Tempo”, lo zeitgeist, un’aquila, molte leghe (della Padania, della sola Lombardia, delle Venezie, del Meridione) e naturalmente parecchie Italie.

I soliti nomi tracciati nei simboli: di Berlusconi, Bossi, Casini, della coppia radicale Bonino-Pannella. E infine il citato dottor Cirillo. Salernitano 45enne ha esposto le sue idee sotto il suo nome in alcune varianti fantastiche: Italia dei Malori, la prima. Interrogativa la seconda: Italiani poca cosa?, poi il sesso naturalmente (vota la lista “Donne insoddisfatte e incomprese” o anche “Preservativi gratis”). Si è saputo che il titolare di questa fabbrica di marchi si è presentato altre quattro volte a consultazioni elettorali. L’anno scorso propose gli “Impotenti esistenziali” che divenne il titolo anche di un film in cui Tinto Brass non ha voluto far mancare un suo segno.

Alle otto di ieri il portone del Viminale si è chiuso. Si riprende oggi, e alle quattro del pomeriggio, orario di chiusura, la parete del ministero sarà tappezzata di centinaia di segni in gara in questa Canzonissima della politica.

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Trasparenza? Col cazzo!

Bonino: «Mettiamo su Internet redditi e ‘affari’ di onorevoli e funzionari»

«Il candidato sotto la lente dell’elettore, in modo che questi possa conoscerlo, seguirlo nella sua attività politica, monitorare le sue scelte e anche i suoi interessi» e possa esercitare il suo «voto consapevole». È l’anagrafe degli eletti, una iniziativa dei Radicali italiani, tradotta al Senato dal giuslavorista Pietro Ichino in una proposta di legge che ha il sostegno di 23 parlamentari del Pd, tra cui la capogruppo Anna Finocchiaro e, naturalmente, la vicepresidente di palazzo Madama, Emma Bonino.

L’idea è quella di rendere visibili a tutti, su internet, non solo i redditi di tutti gli eletti e i nominati (nei partiti e nelle amministrazioni pubbliche, come le Asl), ma anche la loro attività all’interno delle istituzioni e nel privato («per rivelare ogni possibile conflitto d’interesse»). «Di una legge non ci sarebbe bisogno – dice Ichino – Anche perché già una legge dell’82 ha introdotto questa forma di pubblicità: basterebbe solo estenderla alla pubblicazione su internet».

Ma, spiega Ichino, al Senato ad esempio i dati vengono diffusi con un «bollettino che è praticamente irreperibile». «Nei contatti con altre forze politiche – sottolinea Emma Bonino – non abbiamo trovato nessuno che dicesse che questa idea, già praticata in molti Paesi, è pessima, ma poi pochissimi si impegnano a realizzarla. Quindi qualche problema c’è». La proposta radicale è stata per ora adottata da 5 comuni, 4 province e 1 regione, l’Abruzzo. Altre 5 regioni sono pronte a recepirla. Ma la legge presentata al Senato «non è stata ancora neanche incardinata».

I radicali hanno pubblicato sul sito www.radicali.it nel dettaglio i redditi dei dirigenti del partito e degli 11 eletti al Parlamento italiano e all’Europarlamento. Per tutti, più della metà dei redditi derivanti dall’attività istituzionale, va al partito e alle sue associazioni. Marco Pannella dichiara di aver versato contributi pari a 524.811,32 euro tra 2001 e 2008. Nessuno ha incarichi in consigli d’amministrazione pubblici o privati. Solo due, Marco Beltrandi e Donatella Poretti hanno l’automobile. Emma Bonino ha annunciato l’invio di una lettera a tutti i parlamentari, perché aderiscano all’iniziativa, pubblicando il loro reddito sul sito dei radicali.

°°° Questa è bellissima! Piacerà da morire a Mafiolo e a tutti i trafficanti e faccendieri amici suoi. Ma piacerà molto anche agli altri evasori fiscali e falsificatori di bilanci come lui. Ricordiamoci che falsificò anche i bilanci di fininvest PER ENTRARE IN BORSA, altrimenti oggi sarebbe sotto i ponti o in galera. Solo così, truffando un mare di gente e un mare di investitori gnorri e gnoccoloni, è riuscito a costruire le sue immense ricchezze: RUBATE!

bonino

capone

MA HO PAURA CHE RESTERA’ CON LA ROSA NEL PUGNO

rosa_nel_pugno

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