Ma dove sono il 92% dei giovani che lavorano? Io non ne vedo nemmeno un terzo.

Ma perché l’Istat continua a falsificare i numeri come nell’era Burlesquoni?

La crisi si abbatte sugli under 25
In quattro anni disoccupazione +7,8% 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/10/istat-disoccupazione-giovanile-78-in-quattro-anni-cala-reddito-degli-operai/258740/

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La mia terra, da SIR degna a Sardistàn, per colpa dei sardi e dei politicanti asini e ladri.

Benvenuti in Sardegna, dove l’unica industria rimasta è quella del debito

La Vinyls ha chiuso, a Porto Torres ci sono cinquemila disoccupati e il sussidio di mobilità (dopo un anno) non è ancora arrivato. La città simbolo dell’industrializzazione sarda che fu oggi rischia di diventare una ghost town, uno dei presìdi cimiteriali dell’Italia del non-lavoro

“È vero. Qui ci sono due ristoranti sempre pieni. Però sono quelli della Caritas”. Cominciamo da qui, dalla battuta amara di Giannu Nieddu e la Sardegna torna di nuovo metafora: l’immagine spettrale di un
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E che mi dite dei dati FALSI sulla disoccupazione?

Ho sentito tutti i politicanti e i sedicenti giornalisti commentare i dati dell’Istat e chiudere con “In Europa stanno peggio” UN CAZZO! In Europa danno DATI REALI!!! E soprattutto certificano i disoccupati iscritti realmente negli uffici di collocamento, mentre qui almeno l’80% dei giovani e non solo, MANCO CI VA A PERDERE TEMPO NEGLI UFFICI-FARSA! Qui ormai tutti sanno perfettamente che: se sei un maschio e non conosci “nessuno” è inutile che ti sbatti; se sei femmina e giovane, MA NON LA DAI A GETTONE, manco ti cagano. E’ VERO O NO?

gggiovani

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Ragazzi sfruttati, non gongolerei. Mi piacerebbe molto di più se si occupassero di aziende abbandonate.

Meno disoccupazione giovanile?
Ragazzi sono al lavoro nei campi

raccolta frutta vendemmia ragazzi contadini

Almeno 200mila giovani hanno trascorso l’estate 2011 a lavorare nei campi soprattutto nelle attività di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. È quanto stima la Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati Istat che attestano una riduzione della disoccupazione giovanile nel mese di luglio, sottolineando che per molti giovani lavorare nei campi ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro in un momento di crisi dove è difficile trovare alternative occupazionali.

«L’estate coincide – sottolinea la Coldiretti – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne dove si svolgono le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche fino alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre. Quest’anno alcune difficoltà si sono verificate a causa del crollo dei prezzi pagati ai produttori per la frutta, dalle pesche fino alle angurie che molti produttori non hanno potuto neanche raccogliere, nonostante il fatto che i prezzi della frutta al consumo hanno continuato ad aumentare».

«A far crescere la presenza di giovani in campagna è stata anche la possibilità di utilizzare i voucher, dal primo giugno per i giovani dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi. Lo strumento dei voucher – ricorda la Coldiretti – è stato introdotto per la prima volta proprio in occasione della vendemmia 2008 (agosto) e poi esteso ad altre figure di lavoratori ed altre attività, anche se i maggiori utilizzatori restano i lavoratori agricoli. Da allora secondo i dati dell’Inps sono stati staccati complessivamente oltre 20 milioni (per l’esattezza 20.336.605) buoni lavoro fino alla fine di luglio 2011. Di questi – sostiene la Coldiretti – quasi uno su quattro (24 per cento) per il lavoro agricolo».

«Buone prospettive si hanno per il mese di settembre durante il quale è in corso la vendemmia iniziata nel nord con un anticipo fino a due settimane, nelle regioni del centro – sottolinea la Coldiretti – è anticipata in media di una settimana mentre nel mezzogiorno è più o meno nella norma».

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Rialzati, italietta!

Occupati, mai così giù da 15 anni

Persi 400mila posti in tre mesi

Disoccupazione in crescita: nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione aumenta al 7,4%. Il calo è di 378mila unità. Crollo del numero di contratti a termine e di collaborazione che avevano tenuto nei mesi precedenti. Aumentano gli occupati stranieri

°°° Ecco uno dei VERI MIRACOLI del mafionano! La devastazione continua. ma… come mai non si parla più del ponte sullo stretto? Era la priorità assoluta… come mai?

ITALIA ALL’AVANGUARDIA

aeromulo

aligatori

passeggeri

fanculo

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Berlusconi e il disastro totale

Conti pubblici, rispetto ad un anno fa

il fabbisogno è più che raddoppiato

In otto mesi la spesa del settore statale è salita a circa 61 miliardi, 33,1 miliardi in più di quello registrato nell’analogo periodo 2008, pari a 27,868 miliardi

°°° Meravigliosa notizia, che si somma al debito pubblico e la disoccupazione alle stelle, al raddoppio delle povertà, alle leggi liberticide e razziste, al ludibrio del mondo nei nostri confronti… insomma: Rialzati, Italia.

b-kriminal

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COLIAMO A PICCO. Grazie, silvio…

Crisi, allarme Ocse per l’Italia Giù il pil, più deficit e disoccupati

PARIGI – L’Ocse stima una profonda recessione quest’anno per l’Italia, con un Pil in calo del 5,3% e una ripresa nel 2010 a 0,4%. E’ quanto emerge dal rapporto sull’Italia nel quale si evidenzia che “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza“. L’analisi dell’organizzazione rileva che il paese soffrirà di un forte incremento della disoccupazione (“che potrebbe raggiungere il 10% entro la fine di quest’anno”) anche nel 2010, il che determinerà un calo dei consumi. Allarme grave anche per il deficit, che “raggiungerà il 6% del Pil nel 2010, mentre il debito pubblico supererà il 115% e continuerà a crescere, nonostante un certo sforzo di consolidamento fiscale”, per tendere al 120%.

I consumi accuseranno un calo del 2,4% per restare poi fermi l’anno prossimo mentre gli investimenti fissi a fine 2009 crolleranno del 16% (-20,2% per macchinari ed equipaggiamenti) per tornare a crescere di appena l’1,3% nel 2010. Particolarmente negativo anche l’andamento del commercio estero: le esportazioni scenderanno del 21,5% (-0,7% nel 2010) e le importazioni del 20,2% (-0,2% nel 2010).

Rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso 31 marzo, oggi l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica rivede le stime sul Pil a -5,3% nel 2009 (da -4,3%) e +0,4% nel 2010 (da -0,4%). L’aumento dell’impatto negativo è dunque bilanciato da qualche nota più ottimistica. “La recessione italiana ha sorpreso per la sua ampiezza – osserva il rapporto – ma grazie alla relativa solidità dei bilanci delle famiglie e delle imprese, la ripresa potrebbe essere più robusta che altrove“.

Quanto alle banche italiane finora hanno ben sostenuto il primo impatto della crisi e non hanno avuto bisogno di aiuti, “ma avranno probabilmente necessità di ulteriori mezzi propri man mano che la recessione si aggrava. Bisogna continuare gli sforzi per ricapitalizzarle, di preferenza con finanziamenti privati, sul mercato interno o all’estero, ma senza escludere l’iniezione di capitali pubblici”.

L’Ocse ricorda che l’Italia, inoltre, sconta i “lenti progressi nell’introduzione delle riforme strutturali per migliorare la competitività dei servizi e l’efficienza della pubblica amministrazione“. Dunque vede con favore le misure anticrisi che, “nonostante il limitato spazio di manovra”, sono state introdotte dal governo italiano, ma raccomanda che “nel lungo periodo la performance economica può essere migliorata con riforme macroeconomiche e strutturali”.

Quanto al federalismo fiscale, “potrebbe essere difficile da perseguire. L’introduzione del meccanismo del federalismo fiscale al momento attuale può porre difficoltà ed è importante che abbia un forte sostegno politico e regionale“, afferma l’organizzazione, dando comunque atto che “le linee base della legge, in particolare il finanziamento della spesa essenziale da parte delle entrate centrali su una base standard dei costi e un trasparente meccanismo di suddivisione delle entrate basato sull’Iva e sulla capacità di introito fiscale, sono sane“. Secondo l’Ocse, inoltre, “una nuova tassa locale, in parte basata sul valore delle proprietà di case, sarebbe altamente desiderabile dal punto di vista del federalismo fiscale“.

L’Ocse non sembra essere favorevole agli incentivi italiani per l’acquisto dell’auto varati ad inizio 2009. “Il sostegno all’industria dell’auto rischia di provocare una allocazione squilibrata di risorse“. L’Ocse afferma che gli incentivi sono stati, probabilmente, motivati dalle preoccupazioni che gli aiuti decisi da altri paesi potessero penalizzare i produttori nazionali.
(17 giugno 2009)

°°° Da profano, mi salta agli occhi una cosa terribile: l’Ocse fa i suoi conti basandosi sul fatto che noi abbiamo un GOVERNO NORMALE!!! Invece qui abbiamo un dittatorello del cazzo, malavitoso e incapace, e una serie di suoi domestici buoni solo per farne sapone: da alfano alla brambilla, dalla gelmini a maroni, da calderoli alla carfregna… gente che non potrebbe amministrare nemmeno un condominio di pollai!

poverta

povertyct1

viuleenz

cesso

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Da Travaglio

Il reality show

Sui siti internet c’è da tempo una rubrica fissa dedicata ai «cappelli di Berlusconi». È una photogallery con le immagini del premier-pompiere, del premier-esploratore-artico, del premier-cow boy, del premier-giocatore-di-baseball etc etc. Ieri s’è aggiunta quella del premier-cuoco-delle-tendopoli. E presto la galleria sarà arricchita da un premier-primo-ufficiale nelle crociere sul Mediterraneo che ieri ha promesso ai terremotati abruzzesi. Sono cose che succedono qua da noi, a Berlusconistan, come la nostra povera Italia è stata appena ribattezzata dal Time.

La rubrica sui cappelli è nata da un’evoluzione di quella sui capelli, con una p, che fu inaugurata dallo storico trapianto del 2004 e dalla conseguente bandana che, per la gioia della famiglia Blair, andò a coprire i follicoli in fiore. Sono passati appena cinque anni, ma sembrano mille. La bandana creò un po’ di stupore. Oggi il premier potrebbe sistemarsi sul cranio la Nike di Samotracia o Mara Carfagna o, perché no?, Fabrizio Cicchitto e pochi ci farebbero caso.
Il travisamento è la condizione ordinaria del presidente dello Stato libero di Berlusconistan. A volte è fisico, ed ecco i cappelli, i capelli, il cerone e i tacchi a spillo, altre volte si estende all’intera realtà che lo circonda e, ahìnoi, ci circonda. A volte ha la funzione di nasconderla, la realtà, altre di obbligarci a distogliere lo sguardo da essa per rivolgerlo altrove. Scoppia il penoso caso-Noemi ed ecco un furibondo attacco al Parlamento, ai giudici, alla moglie e al composito fronte della «stampa comunista»: da Famiglia Cristiana al Financial Times. La crisi economica divampa ed eccolo – il giorno in cui il governatore della Banca d’Italia nella sua relazione annuale dà le cifre di un’autentica catastrofe – tra le consuete macerie abruzzesi. È un po’ nervoso. Forse teme che qualcuno, tra la folla, possa gridare qualcosa di inopportuno. Chissà. Fatto sta che sferra un attacco preventivo alla magistratura «eversiva» che vuole «cambiare il voto popolare». A cosa si riferisce? Niente. Riprende il controllo, cambia maschera. Ed ecco il cappello da cuoco e le promesse a vanvera. Gli allegri campeggiatori abruzzesi potranno proseguire la vacanza sul mare. Già, andranno in crociera. Sul Titanic.

Le cifre del naufragio parlano di una disoccupazione destinata a superare il 10 per cento. Di due milioni di precari che a fine anno resteranno senza lavoro. Di un milione e 600mila lavoratori che non avranno alcun sostegno se perderanno il posto. Di altri 800mila che devono sopravvivere con 500 euro al mese. E parlano, sia pure con molta prudenza, dell’inadeguatezza di una politica economica che ha trascurato le prime e più fragili vittime della crisi: i lavoratori precari e le piccole imprese.
Com’era naturale, il premier si è detto soddisfatto. Ha definito il discorso del governatore «molto berlusconiano». E subito dopo è rientrato nel camerino per preparare la prossima puntata di quello che l’organo del Partito comunista americano, il New York Times, ieri ha definito «un reality show».

berlusconi-cappelli1

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