Altri domestici di Hardcore ai ministeri del ducetto

Bernini, zeru tituli

Dunque domani Paolo Romani sarà ministro. In un governo guidato da un tycoon televisivo, che sogna un’Italia uguale agli studi di Cologno Monzese, è più che normale che allo Sviluppo vada un imprenditore tv. (ma de che?)

Il degno corollario dell’operazione è invece la prevista nomina a viceministro di Anna Maria Bernini, con niente meno che la delega alle Comunicazioni.

Per l’onorevole pidiellina è il giusto premio per essersi immolata alle Regionali nella sfida impossibile con Errani in Emilia Romagna. Ma di certo, non è un premio alla competenza.

Scorrendo la sua attività parlamentare c’è di tutto, dalle tante proposte di legge sulla giustizia alla promozione della pasta sfoglia emiliano-romagnola, dalle nuove norme per i padri separati alle radici giudaico-cristiane dell’Europa.

Di comunicazione e affini, un buco di un buco di nulla. A confermare la regola che nei settori che stanno cuore al capo o va un fedelissimo o uno che ne capisce poco.

Se poi quella che ne capisce poco è anche una fedelissima, tutti più contenti.

ESPERTE DEL PDL

candidate pdl

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Il ducetto ridicolo sul bavaglio: “”Basta modifiche, è vincolo per il Pdl”

b.mattissimoBavaglio, Berlusconi blinda il testo
“Basta modifiche, è vincolo per il Pdl”

°°° Questo delinquente è completamente pazzo. Io sarò il primo a disubbidire, ma credo che nessuno sano di mente osserverà MAI una porcata del genere. Siamo nel 2010, qualcuno lo avverta: non siamo più nel 1934!

 

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L’inizio della fine

Ieri è andato a puttane  tutto il reality  fasullo, costruito pazientemente in quasi 20 anni con aggressioni e falsità -  corruzioni e misfatti, dal mafionano silvio berlusconi. Ieri in Piazza del Popolo e zone limitrofe c’era  l’Italia VERA, l’Italia colta, onesta e informata. L’Italia occidentale e

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Il ducetto si ribella ai FATTI!

La tregua, i fatti
di MASSIMO GIANNINI

È PERFETTAMENTE comprensibile la preoccupazione che traspare dalle parole di Giorgio Napolitano. Alla vigilia del G8 a L’Aquila, l’Italia si presenta nelle condizioni peggiori. Gravemente vulnerata dalle vicende pubbliche che riguardano Berlusconi, e che non a caso da due mesi riempiono i giornali di tutto il mondo. È naturale che l’istituzione più autorevole e rappresentativa, la Presidenza della Repubblica, esprima la sua inquietudine. La stessa degli italiani che hanno a cuore l’immagine e l’interesse della nazione. Ma il monito del Quirinale non può e non deve essere trasformato in ciò che non è e non voleva essere: cioè un invito ai mass media a non occuparsi più di ciò che disturba il governo.

In questi due mesi non sono mancate le “polemiche”, alimentate dal Cavaliere che ha straparlato di “piano eversivo” contro di lui, e che ancora ieri si è permesso di dire che “”Repubblica” e i giornali si inventano le cose”. Ma in questi due mesi sono emersi soprattutto i “fatti”. Ciò che avviene di notte a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli, dove transitano veline, escort e “ospiti sbagliati”. Ciò che accade di giorno alla procura di Bari, dove si indaga su tangenti, droga, prostituzione. Continue reading

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Buongiorno a tutti!

IL PLEBISCITO INVOCATO DAL DUCETTO NON C’E’ STATO. COME PREVEDEVO. ANZI… IL MAFIONANO SI E’ PRESO QUATTRO SONORI SCHIAFFONI. MI FANNO INCAZZARE FRANCESCHINI E FERRERO… SI FOSSERO UNITI, CON DI PIETRO AL FIANCO AVREBBERO PRESO ALMENO UN 10% IN PIU’ E BURLESQUONI OGGI SAREBBE STATO COSTRETTO A TACERE PER SEMPRE E AD ANDARE FUORI DALLE PALLE.

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Again

Epurazioni e anatemi, 15 anni in tv all’ombra del Caudillo
di Marco Travaglio

Nella Spagna di Francisco Franco e nella Serbia di Slobo Milosevic, l’opposizione si riuniva nei teatri agli spettacoli di satira. Che veniva tollerata da quei regimi, come estrema valvola di sfogo. Nel regimetto ottuso del ducetto italiota, celebre nel mondo (ma non in Italia) per aver fatto fuori in 15 anni i migliori giornalisti, da Montanelli a Biagi, da Santoro a Beha a Massimo Fini, non si tollera nemmeno la satira.

Quella contro Vauro è soltanto l’ultima di una lunghissima serie di censure ed epurazioni di autori e attori satirici in tv (sui giornali, l’unico precedente è la ridicola querela di D’Alema a Forattini, poi fortunatamente ritirata). Serie che nella Seconda Repubblica (nella Prima gidano ancora vendetta i caso di Dario Fo en Franca Rame, nonché di Beppe Grillo) è stata inaugurata nel 2002 dall’editto bulgaro che colpiva anche Daniela Luttazzi, additato al mondo (ma soprattutto a Saccà) come “criminoso” e mai più visto dalle parti della Rai (tornò due anni fa a La7, giusto il tempo per essere riepurato alla vigilia di una puntata sul Papa e la Chiesa, con la scusa di una battuta su Giuliano Ferrara). Nel 2003, in rapida successione, toccò a Sabina Guzzanti, che si vide chiudere il programma «Raiot» dopo una sola puntata (record di ascolti per Rai3) grazie al trio Annunziata-Cattaneo-Ruffini; e a Paolo Rossi, invitato e poi disinvitato da “Domenica In” per aver osato proporre la lettura di un discorso di Pericle, noto sovversivo, sulla democrazia ateniese.

Nel 2004, sempre regnante Al Tappone, l’apposito Del Noce provvide ad annullare una comparsata di Paolo Hendel nel varietà del sabato sera perché il comico toscano minacciava addirittura una battuta su Vespa e una su Bondi. Fu allora che il popolare Noisette, scavalcando Milosevic, annunciò all’inclita e al colto che «la satira politica è estranea al piano editoriale di Rai1» perché “da noi non si parla male di nessuno».

Memorabile, nel 2005, la telefonata di Gasparri a “Che tempo che fa” per protestare con Simona Ventura che s’era azzardata a mandare in onda un servizietto satirico sul suo conto. L’altra sera il sincero democratico Maroni ha concesso il bis con Maurizio Crozza, già bersagliato ai tempi di La7 per aver imitato nientemeno che il Papa. Altri anatemi, negli anni, hanno fulminato Dario Fo e Franca Rame (il loro “Anomalo bicefalo”, denunciato da Dell’Utri che poi ha perso la causa, andò in onda la prima sera su Sky senza l’audio), Corrado Guzzanti (per il suo irresistibile Bossi-Hannibal Lecter) e altri celebri tupamaros come Antonio Cornacchione (“povero Silvio”), Rosalia Porcaro (l’operaia Veronica), Paola Minaccioni (che si era permessa di parodiare mamma Rosa vergine e martire), Francesco Paolantoni e i conduttori di talk satirici come Fabio Fazio e Serena Dandini.

Punito con continue sanzioni disciplinari anche il responsabile della satira di Rai3, Andrea Salerno, colpevole di collaborare con simili figuri e di chiamare censure la censure. Ognuna delle quali veniva accompagnata da una giustificazione, ancor più ottusa della censura che intendeva coprire: satira senza contraddittorio, satira blasfema, satira che fa informazione, satira inopportuna, satira eversiva, satira senza par condicio, satira poco riformista, satira volgare, satira nemica del dialogo, satira a senso unico, satira che cerca il martirio.

Roba da far rivoltare, anzi scompisciare nella tomba Aristofane e Rabelais. Vauro, satiricamente in vacanza a San Pietroburgo (che lui chiama ancora Leningrado), si starà sbellicando a sua volta. «L’invidia del cretino per l’uomo brillante – diceva Max Beerbohm – trova sempre qualche consolazione nell’idea che l’uomo brillante farà una brutta fine». E da noi la madre dei cretini è sempre gravida. Un po’come il cavallo di Viale Mazzini.

°°° Caro Marco, so che mi leggi… sono felice che abbia usato una mia terminologia specifica (regimetto, ducetto italiota…). Sono meno contento che tu abbia accomunato a Fo, Rame, Paolo Rossi e Grillo un bel po’ di scimmiette comicarole senza alcun pregio, dimenticando che io sono stato IL PRIMO EPURATO da Mafiolo nel 1990 e che facevo sedici/diciotto milioni di telespettatori. Non i programmi (Drive in, Striscia) ma io personalmente nei miei pezzi: come da tabulati Auditel minuto per minuto. Tutti quelli che hai accostato a noi comici non li faranno nemmeno tutti insieme in 90 anni l’ascolto che io ho fatto ogni sera per quasi quattro anni. Molti di loro, infatti, a cominciare da luttacci, sono stati cacciati perché non li guardava nessuno, non certo per censurarli. Erano semplicemente inguardabili e antieconomici. Se la prossima volta ti ricordi di distinguere, non mi dispiacerebbe. Grazie.

forza-mafia2

santoro3

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IL DUCE DEI POVERI

Il premier, denuncia Manuela Ghizzoni, chiede di trasferire quattro
opere dal museo delle Terme di Diocleziano a palazzo Chigi..

..Pd: “Berlusconi come Napoleone
vuole statue per le sue stanze”..

..Interrogazione al ministro Bondi: “Alto valore artistico
andrebbero ad ornare gli spazi privati del premier”..

ducetto

ROMA -
Quattro statue romane, da trasferire dal Museo delle Terme di
Diocleziano a Palazzo Chigi. La richiesta di autorizzazione al
trasferimento è stata presentata da Silvio Berlusconi al ministero dei
Beni Culturali, denuncia il Pd. Che a riguardo ha presentato
un’interrogazione al ministro Bondi, sottolineando l’alto valore delle
opere, che andrebbero ad ornare “gli spazi privati del presidente del
Consiglio”.

“Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiesto al
ministero dei Beni Culturali di autorizzare il trasferimento di quattro
statue romane dal Museo delle Terme di Diocleziano a Palazzo Chigi”,
rende noto la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

“Si tratta di statue, di alto valore artistico – prosegue – attualmente
non esposte al pubblico per una cronica carenza di fondi che, anche a
seguito del taglio contenuto nell’ultima manovra finanziaria, non
consente la riapertura degli spazi espositivi che ospitarono il primo
museo nazionale di Roma, dopo l’Unità d’Italia”.

“Precludere al pubblico la fruizione di queste opere d’arte e usarle
per il decoro degli spazi privati del presidente del Consiglio -
conclude Ghizzoni – appare una scelta profondamente sbagliata, così
come errata sarebbe la decisione di smembrare collezioni archeologiche
pubbliche per di più per soddisfare richieste che ricordano vezzi
napoleonici. Per questo abbiamo presentato una interrogazione al
ministro Bondi per fare luce sulla vicenda e chiedere l’apertura al
pubblico degli spazi espositivi delle Terme di Diocleziano di Roma”.

°°° Questo è molto malato. Molto, molto, malato…

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